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ISRAELE FUORI CONTROLLO: “ATTACCHEREMO RAFAH”. 2 MILIONI DI PALESTINESI NEL MIRINO DI NETANYAHU


dana74
Illustrious Member
Registrato: 2 anni fa
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e naturalmente l'Egitto dal mainstream è vergognoso perché ha schierato i carri armati, peccato che Al Sisi ha anche dichiarato che nessun gazawi deve essere buttato fuori dalla sua terra. Israele non è vergognoso, no no


L'Egitto minaccia di sospendere il trattato di pace con Israele se le truppe dell'IDF verranno inviate nella città di Rafah nella Striscia di Gaza, scrive AP citando funzionari egiziani.

Netanyahu aveva precedentemente affermato che l’invio di truppe a Rafah è necessario per sconfiggere Hamas. Secondo lui, l'esercito israeliano entrerà nella città, nonostante le critiche degli Stati Uniti e delle organizzazioni internazionali.

🇷🇺 Vincenzo Lorusso ✈️ https://t.me/donbassitalia/20295


https://www.byoblu.com/2024/02/10/israele-fuori-controllo-attaccheremo-rafah-2-milioni-di-palestinesi-nel-mirino-di-netanyahu/

10 Febbraio 2024 Marco Paganelli
 
I tentativi della diplomazia internazionale di riportare la pace in Medio Oriente sono, al momento, falliti. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rifiutato la bozza di accordo proposta dal Qatar. L’operazione dell’esercito contro Hamas non solo dunque proseguirà, ma si estenderà ad altre aree della martoriata Striscia di Gaza che già conta, per i noti accadimenti avviati dal 7 ottobre, 27.365 decessi.
 

L’annuncio che fa tremare il Medio Oriente

Sarà presa di mira infatti, a breve, la località di Rafah. La prospettiva all’orizzonte ha allarmato Hamas che ha chiesto la convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dal momento che la nuova impresa bellica in fase di programmazione potrebbe causare decine di migliaia di morti. Potrebbero essere presi di mira infatti i circa  2 milioni di sfollati giunti in loco, da altre aree dell’enclave, per sfuggire alle violenze perpetrate dagli uomini del leader della Likud.
 

L’ordine di Netanyahu

 Il diretto interessato ha impartito l’ordine di evacuare i profughi senza indicare però dove potrebbero essere accolti. Ha promesso tuttavia che l’iniziativa terminerà attorno al 10 marzo. La possibile durata di un mese non neutralizza i rischi di una carneficina e quelli legati all’instabilità geopolitica che ne deriverebbe.
 

Le preoccupazioni del Cairo

Il vicino Egitto non riuscirebbe infatti ad ospitare un numero così consistente di persone e avrebbe inviato alla frontiera, secondo fonti locali, 40 carri armati per evitare che la situazione vada completamente fuori controllo. Il Paese ha avvisato Israele che ogni spostamento di massa di palestinesi, nel suo territorio, metterebbe a rischio il Trattato di pace siglato tra i due governi nel 1979. La ha riferito il Wall Street Journal, citando fonti diplomatiche.
 

L’appello di Riyad

 L’Arabia Saudita ha invitato a non gettare altra benzina sul fuoco a causa delle possibili ripercussioni derivanti dalla prospettiva che si sta delineando.  Le azioni di Israele proseguono però senza sosta a Khan Younis dove è stato preso di mira un ospedale. Il bilancio provvisorio parla di almeno 21 morti.
 

Raid contro il Paese di Assad

I jet con la Stella di David sono tornati a sganciare i loro ordigni anche in Siria, uccidendo almeno 3 persone alla periferia della capitale Damasco.
 

Il rischio di una guerra aperta tra Israele e Libano

I caccia hanno preso di mira pure target in Libano. Le autorità dello Stato ebraico non hanno escluso inoltre l’invio di soldati, nella nazione dei cedri, per eliminare quella che viene definita “la minaccia rappresentata da Hezbollah”.
 

Le conseguenze nello Yemen

Il quadro complessivo non lascia presagire nulla di buono e potrebbe spingere persino gli houthi a intensificare i lanci di razzi nei confronti dei mezzi commerciali, che solcano le acque del Mar Rosso, in risposta alle ingiustizie subite dai palestinesi nelle loro terre. L’arrivo di una missione navale dell’Unione europea nell’area di crisi potrebbe coinvolgere, se colpita dai vettori, il vecchio continente nel conflitto contro la milizia filo – iraniana e non toglierebbe il blocco attuale nei riguardi del 12% del flusso commerciale mondiale che transita nello stretto di Bab al – Mandab.
 

L’assenza della diplomazia

Bruxelles continua, nonostante ciò, a non promuovere iniziative efficaci per porre termine alla tragedia in atto. Gli Stati Uniti fingono di essere preoccupati per la stessa mostrando, però al contempo, le difficoltà nel frenare gli intenti egemonici, contrari al diritto internazionale, del proprio partner.

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