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Un presidente che ormai fa solo pena


PietroGE
Famed Member
Registrato: 2 anni fa
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Il presidente americano, con quelle che la stampa italiana continua a definire 'gaffe' non fa più ridere, ora fa semplicemente pena. Il rapporto del consigliere speciale (nominato da lui) sui documenti riservati trovati nel suo garage nel quale viene definito come un uomo anziano incapace di ricordare persino le date della sua vice presidenza o la data della morte del figlio, mette di fatto fine alla sua candidatura per la rielezione a presidente. Non solo, ma, e questo il Deep State non lo perdona, svela a tutti, americani e resto del mondo, quello che già al suo ingresso alla Casa Bianca solo in pochi dicevano e cioè che a governare l'America sono le lobby del partito democratico, e lui è solo una tragica figura di front man. A questo punto i repubblicani non hanno neanche bisogno di spendere tanto per gli spot elettorali, ci ha pensato lo stesso Biden. Dal punto di vista geopolitico questo stato di cose è un disastro perché la effettiva debolezza della leadership americana potrebbe mutarsi nei punti caldi del mondo in aggressività militare proprio per cercare di dimostrare il contrario. Già si sentono commentatori democratici che lo consigliano di ritirarsi dalla competizione prima di essere fatto a pezzi in un dibattito con Trump e di suicidare politicamente tutto il partito. Il suicidio politico però il partito democratico americano se lo merita ampiamente, sapevano benissimo già 4 anni fa quale era lo stato mentale di Biden, ma la brama di potere e la possibilità di governare direttamente è stata più forte dell'interesse del Paese.

 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/caro-biden-ma-non-39-forse-ora-andare-giardinetti-nbsp-non-si-384377.htm

Le gaffe hanno accompagnato Joe Biden per tutta la vita, complicate anche dalla balbuzie che ha faticosamente superato da ragazzo, e adesso iniziano a comparire anche nelle uscite del suo rivale Donald Trump, poco più giovane di lui. Però non c’è dubbio che siano aumentate negli ultimi anni, forse anche per la maggior attenzione riservata alle parole del capo della Casa Bianca.

Questo porta con sé le inevitabili speculazioni su cosa succederebbe se la salute gli impedisse di completare la corsa alla rielezione, e chi potrebbe prendere il suo posto al volo, dall’impopolare vice Kamala Harris al sogno proibito di Michelle Obama, passando per i “surrogati” come i governatori di California, Illinois e Michigan, Newsom, Pritzker e Whitmer. […] Ora però il timore è che l’età stia aggravando il problema, a cui si aggiungono le cadute che ne sottolineano la fragilità.
Le ultime in ordine di tempo sono quella di giovedì sera, quando rispondendo al procuratore Hur per dimostrare che la sua memoria funziona bene, ha detto che il presidente egiziano al Sisi è leader del Messico. Pochi giorni prima aveva confuso il cancelliere tedesco Kohl con la Merkel, e il defunto presidente francese Mitterrand con il giovane Macron in carica. Quindi aveva definito Trump il presidente in carica, cedendogli il suo scranno.

L’elenco però è lungo. Nel giugno del 2023 aveva detto che «Putin sta perdendo la guerra in Iraq».
[…] Parlando di Putin a Varsavia, aveva detto che «questo uomo non può restare al potere», costringendo la Casa Bianca a fare marcia indietro, chiarendo che la linea non è il cambio di regime. Discorso simile con Xi, definito un dittatore, concetto ripetuto dopo il bilaterale di novembre in California.A questo vanno aggiunti gli episodi di fragilità fisica, come la pennichella all’inizio della Cop26 in Scozia, la caduta sul palco del discorso per la cerimonia dei cadetti della Air Force Academy, quella dalla bicicletta al mare, e le scivolate dalla scala principale dell’Air Force One, che infatti è stata sostituita negli ultimi tempi dalla scala posteriore più bassa. Trump compirà 78 anni a giugno, […] Il suo vigore[…] appare più solido, e difficilmente Biden riuscirà a liquidare i timori con una battuta, […]La Convention del partito, che si terrà ad agosto, è sovrana e può decidere qualsiasi candidato, mentre se il ritiro accadesse dopo, spetterebbe al Comitato Nationale Democratico il compito di scegliere il sostituto. La vice Harris sarebbe una scelta naturale, ma pochi credono che vincerebbe. Il sogno sarebbe Michelle Obama, che però odia la politica e ha sempre rifiutato di essere considerata come candidata. Il sostituto già pronto sarebbe il governatore della California Gavin Newsom, ma girano anche i nomi dei colleghi dell’Illinois J. B. Pritzker, del Michigan Gretchen Whitmer, e del Maryland Wes Moore. Un incubo, se accadesse sotto l’elezione.

 


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