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15/5 - Pisa - Perchè Occupy Equitalia


radisol
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Quando la gente decide di lottare le sirene del potere annunciano (e preparano) l'escalation violenta. Ma chi rifiuta di pagare il debito sa di non essere ostaggio né dell'estetismo terroristico mediaticamente telecomandato né delle minacce sulle imminenti strette repressive in programma già dal cdm di giovedì. La lotta contro equitalia è una questione di dignità, di protagonismo sociale della nuova composizione degli “indebitati”, di riscatto dalla condizione di minorità, di subalternità che i dispositivi d'interiorizzazione del senso di colpa continuano a produrre, assieme a violenza, macelleria sociale e disperazione. Bisogna esser chiari: generalizzare il nostro rifiuto del debito - oltre i tentativi di confondere le acque operati da chi ha l'interesse di conservare questo sistema di rapina - equivale a lottare contro Equitalia praticando il diritto all'insolvenza, riappropriandoci di reddito e servizi, opponendoci all'impoverimento del lavoro vivo.

Non si tratta infatti di una questione di iniquità fiscale, chiave interpretativa comune a leghisti e grillini per segni opposti e complementari. Non può interessarci che Maradona si consideri perseguitato da Equitalia – come ci comunicano i media mainstream.

E a nulla valgono i moniti del ministro della giustizia Severino che ci ricorda che “pagare le tasse è un dovere” e che attaccare Equitalia significa attaccare lo stato.

Bisogna essere coscienti del piano della lotta per la nostra dignità, al fine di non sprofondarci nella cantilena reazionaria che recita “abbasso la gabella viva il re”, come le jacqueries contadine nella Francia dell'Antico Regime. Questa non è una rivolta contro il fisco, abbiamo il desiderio di scardinare il sistema del debito risalendo i livelli di potere che lo strutturano, partendo da Equitalia, suo dispositivo più immediato.

Ci opponiamo a Equitalia perché rifiutiamo il sistema del debito e l'ingiustizia, la ricattabilità e l'assoggettamento che produce. Rifiutiamo un sistema che impone l'austerità come regime di normale amministrazione per reintegrare le perdite del capitale finanziario. Non c'è nessun orizzonte progressivo per il capitalismo contemporaneo. Il No ad Equitalia, e la viralità che lo riproduce, interpreta la comune opposizione all'opera di rastrellamento di denaro sui livelli più bassi della società e l'esproprio finanziario sulla vita delle persone.

Rifiutiamo Equitalia e lottiamo per una sanatoria di tutti i debiti contratti e incrementati illegittimamente dai precari, i disoccupati, i lavoratori autonomi, gli artigiani a basso reddito e tutti coloro declassati e impoveriti dalla crisi. Questo piano rivendicativo nasce immediatamente dall'attuale composizione di classe: in tre mesi di occupy pisa in piazza dante la lotta contro la riforma Fornero ha prodotto picchetti e volantinaggi che hanno posto la questione di “come” e “cosa” significa praticare lo sciopero al tempo della crisi del debito. La risposta a questo interrogativo è stato il processo con cui segmenti sociali e “categorie” differenti si sono iniziati a riconoscere nei termini del comune indebitamento.

Equitalia è l'impossibilità di fare sciopero per i lavoratori, è il dispositivo di “isolamento” con cui disciplinare il disoccupato, è l'ipoteca sul futuro per il precariato sociale giovanile. Equitalia è la sanzione vessatoria per le multe non pagate per i biglietti dell'autobus e del treno, per le tasse sui rifiuti finiti negli inceneritori od in mezzo alle strade della città, per l'impossibilità di pagarsi neanche i contributi oltre che le aliquote per i tanti lavoratori autonomi. Equitalia è la crescente ingiustizia prodotta dalla divaricazione tra erosione del reddito (aumento del costo della vita, diminuzione salariale, precarizzazione del lavoro...) tramite misure di austerity, e l'aumento dei tassi d'interesse sul debito: ci prendono soldi e ci rendono debitori. Equitalia è la morale della vergogna.

Per questo pretendere la sanatoria, comporre le differenze delle tante generazioni sociali in crisi in picchetti che partiranno da quartieri, piazze e centri per l'impiego per bloccare la città ed abbattere il meccanismo Equitalia, significa rifiutare l'impoverimento delle nostre vite per ripagare un debito non nostro.

Occupy Pisa


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illupodeicieli
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Sono completamente d'accordo: hai sintetizzato ciò che spesso ho cercato di spiegare senza riuscirci. Tra l'altro una moratoria non risolverebbe i problemi dato che c'è chi ha perso beni che non riavrebbe, e anzi il debito gli rimane (seppure venisse sospeso il pagamento). Andrebbero anche riviste le aliquote, la pressione fiscale che genera mille tasse e imposte mensili


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radisol
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radisol
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radisol
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E' stata una lunga giornata di lotta a Pisa: città paralizzata dai blocchi, colpita equitalia, picchetti con copertoni sulla superstrada, occupata l'ex polisportiva di Pratale.

Già dal primo pomeriggio la gente ha cominciato a radunarsi nei tre picchetti di partenza che Occupy Pisa aveva lanciato per questo appuntamento: il presidio permanente di piazza Dante, il centro per l'impiego e il quartiere Cep.

Intorno alle 16:30 da piazza Dante è partito il primo e più numeroso corteo, che subito è andato a bloccare i lungarni; quasi contemporaneamente è partito il corteo dal centro per l'impiego, che ha bloccato la zona della stazione; poco dopo altri manifestanti sono partiti dal Cep, paralizzando la periferia.

I primi due cortei si sono incontrati in via Conte Fazio per poi ricongiungersi, all'altezza dell'Aurelia, al corteo proveniente dal Cep.
Qui centinaia di persone – studenti, operai, cassaintegrati, disoccupati, gente comune - hanno bloccato la strada per circa 20 minuti prima di rimettersi in cammino verso Equitalia.

In pochissimo la città si è ritrovata completamente paralizzata, tante le macchine rimaste bloccate in fila, tanti gli automobilisti solidali al corteo, alcuni dei quali hanno parcheggiato unendosi alla protesta.

Lungo l'Aurelia i 300 manifestanti si sono fatti sentire suonando pentole e battendo sulle lamiere che dividono la carreggiata da un cantiere; tantissimi i cartelli su cui c'erano scritte contro l'agenzia di riscossione. Lo striscione di apertura recitava 'blocchiamo equitalia – noi il vostro debito non lo paghiamo'.

Intorno alle 18:00 la manifestazione è giunta agli uffici di Equitalia che, vista l'annunciata contestazione, oggi hanno chiuso in anticipo. Qui i manifestanti hanno strappato decine e decine di cartelle esattoriali dell'agenzia di riscossione crediti e hanno lanciato davanti all'ingresso resti di macello di un animale: 'la macelleria sociale che banche, governo, padroni e la stessa equitalia vorrebbero mettere in atto, oggi gli viene restituita!'. Chi è indebitato ha deciso da oggi di non nascondersi più, di non rinchiudersi, di non abbassare la testa, di non farsi schiacciare, ma di ribellarsi insieme a tanti e tante, che pure in diverse condizioni, cominciano a ricomporsi e a riconoscersi come 'simili'.

Dopo diversi interventi il corteo è ripartito andando a bloccare nuovamente l'Aurelia, raggiungendo l'imbocco dell'autostrada e bloccando l'uscita della Fi-Pi-Li. Qui sono stati sparsi copertoni su tutta la carreggiata e il blocco è stato mantenuto per circa un'ora.

I manifestanti si sono poi rimessi in cammino, continuando a bloccare le strade e dirigendosi verso il centro cittadino, raggiungendo il presidio permanente di piazza Dante.

Sono circa le 20, ma la giornata non è ancora finita per tutti coloro che hanno deciso di dare una risposta concreta a questa crisi, di ribellarsi, di non rimanere soli, di creare nuovi legami sociali, di non pagare il debito creato dai pochi, politici e banchieri, che detengono il potere finanziario.

E così in tanti hanno ripreso il corteo per il centro della città, fino a raggiungere la periferia opposta rispetto alla sede di equitalia... tanta strada percorsa con determinazione per arrivare ad un nuovo, grande momento di riappropriazione: oggi, infatti, a tre mesi esatti dallo sgombero di via la Pergola e l'occupazione di piazza Dante, Occupy Pisa cesce e si trasforma ridando vita ad uno dei tanti luoghi della città abbandonati e lasciati al degrado.

Sono le 20:40 quando i manifestanti raggiungono via di Pratale ed entrano in un ex-polisportiva chiusa da tempo: campi da calcio, da calcetto e da tennis, spogliatoi e spazi enormi all'aperto. Un altro spazio restituito alla collettività, la cui riapertura ha trovato subito il plauso di alcuni vicini di casa che hanno accolto con il sorriso i 'nuovi arrivati'.

E' da qui che Occupy Pisa vuole proseguire, dando vita alla nuova camera del lavoro sociale, continuando con il progetto della mensa popolare e costruendo una polisportiva autogestita.

E' in questi spazi che troverà ulteriore linfa il percorso di costruzione dal basso dello Sciopero Sociale e Generale che, con questa grande giornata di lotta e di conflitto, ha compiuto un altro significativo pezzo di strada.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/metropoli/item/4748-occupy-pisa-scatenata-contro-equitalia


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