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Giovedi'29/9 in Consiglio dei Ministri DL missioneLibia ?


marcopa
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Il Consiglio dei Ministri varera' questa settimana il Decreto Legge per il rifinanziamento della Missione in Libia ?

Nel prossimo Consiglio dei Ministri,che si dovrebbe tenere giovedi' 29 settembre, probabilmente si discutera' del rifinanziamento della missione Nato in Libia dal 1 ottobre 2011 e si ratifichera' la partecipazione italiana ai nuovi tre mesi di missione Nato dal 26 settembre al 26 dicembre 2011.
Nella legge finanziaria e' previsto un fondo per le missioni internazionali e la missione in Libia, coperta economicamente fino al 30 settembre, ha sicuramente bisogno di un nuovo intervento legislativo. Questo solitamente consiste in un decreto legge del Consiglio dei Ministri negli ultimi 15 giorni prima dell' inizio del periodo da rifinanziare ma l'emanazione del DL potrebbe essere anche posticipata ed avere un effetto retroattivo, come avvenuto il 7 luglio 2011.
Per capire come potra' essere l'intervento del governo credo sia utile leggere questo rifinanziamento a fine ottobre 2009, quando e' stata stanziata una cifra superiore alla disponibilita' residua per le missioni.
Tra il giugno e luglio 2011 la Lega fece molta propaganda sul limite al 30 settembre che aveva imposto al governo per la missione libica ma questa volta faremo fatica a trovare qualche traccia di questo provvedimento che dovra' passare in seguito anche dalla Camera dei Deputati e dal Senato.

Presentazione

Il Consiglio dei ministri n.67 del 28 ottobre 2009 ha approvato il decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. La copertura finanziaria delle missioni internazionali era assicurata fino alla fine di ottobre 2009: il decreto varato oggi le rifinanzia per il periodo 1 novembre - 31 dicembre 2009. Nello specifico, il decreto autorizza una spesa complessiva di 224,8 milioni di euro a fronte di una disponibilità residua di 181 milioni. La differenza sarà coperta con un’integrazione a carico dei bilanci dei ministeri degli Esteri e della Difesa.

L'importo del rifinanziamento delle missioni internazionali, ha spiegato il ministro della Difesa La Russa in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, è leggermente maggiore rispetto a quanto previsto qualche mese fa in virtù della permanenza dei 400 militari inviati Afghanistan per le elezioni presidenziali e per le fasi di rientro più lento dei soldati da alcune missioni, come quella dal Kossovo.

I numeri in Afghanistan e Libano
Il decreto si basa su una presenza di 3.150 militari italiani in Afghanistan. Un numero maggiore rispetto al numero autorizzato dal Parlamento (2.795 unità) perché vi sono i rinforzi inviati per le elezioni presidenziali, che resteranno fino al termine del processo elettorale.

In Libano, invece, i militari sono 2.080, con "una riduzione minima di 20 unità", ha spiegato La Russa, aggiungendo che la diminuzione sarà maggiore quando l'Italia cederà il comando della missione Unifil, anche se non è escluso un breve prolungamento.


Citazione
dana74
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Le richieste della marcia Perugia assisi che ignora completamente il genocidio in Libia

Estratto:

": "Contro il degrado di questa Italia, non possiamo stare a guardare".

Non a caso uno dei temi cardine della Marcia Perugia-Assisi di quest'anno sarà il lavoro, poiché non può esserci pace senza giustizia sociale, come hanno ricordato il rappresentante della Cgil e quello delle Acli. Ma anche i giovani, i primi a poter e a dover parlare di futuro, ma anche del presente, che li vede in questo paese le principali vittime dei tagli alle risorse per l'istruzione e lo stato sociale. Se ne incontreranno 4 mila a Bastia Umbra. Ci sono le associazioni come Libera e le vittime di mafia, come ha ricordato Tonio Dall'Olio. Ma un forte gesto simbolico sarà messo in campo durante la Marcia anche per ricordare la tragedia muta dei migranti che muoiono in mare: 1.500 dall'inizio dell'anno, ha ricordato Paolo Ciconte di Amnesty International. Che dedica quest'anno la sua presenza alla Marcia proprio ai morti dimenticati dei viaggi della speranza e della disperazione, distribuendo 1.500 maschere bianche che marceranno fino ad Assisi.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/09/articolo/5405/

CAPITO?
QUESTA MARCIA E' CONTRO IL DEGRADO ITALIANO AL LAVORO E L'ISTRUZIONE

e' una marcia per la pace questa?????????

Per la pace dell'ipocrisia infinita come giustamente disse Marinella Correggia

Il sindaco di Perugia in quota Pd ha detto che sono l'Italia Migliore

quello stesso sindaco osceno che dichiara (ma chiaramente il degrado morale certo non riguarda il Pd)
http://beta.partitodemocratico.it/doc/215345/pd-boccali-respingeremo-attacco-a-bersani-e-faremo-alternativa.htm

C'è un limite alla decenza all'ipocrisia ED ALLA MENZOGNA

Dai commenti estraggo l'opinione che condivido appieno di Pietro Ancona:

"Una marcia che non condanna i bombardamenti della Nato in Libia, il comportamento degli israeliani verso i palestinesi, i tentativi violenti di destabilizzare la Siria è paraimperialista. Un prodotto asettico per tenere buone le fasce della popolazione occidentale più sensibile alle problematiche della pace e della guerra e non indifferente come la maggior parte della inesistente opinione pubblica 24-09-2011 16:45 - pietro ancona "

UNA MARCIA PER LA PACE CHE PARLA DI LAVORO E IGNORA LA LIBIA

IL MASSIMO DELL'INSULTO all'intelligenza


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dana74
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domenica, 04 settembre 2011
L'insostenibile adesione della sinistra italiana ed europea all'imperialismo.

“Noi eravamo per la trattativa prima della guerra, siamo per la trattativa oggi. Pensiamo che la costruzione di una Libia democratica, liberata dal dittatore Gheddafi e dalle sue camarille senza diventare un protettorato dei bombardatori sia l’unico obiettivo legittimo. Prendiamo atto che non è così per coloro che hanno fatto l’ennesima guerra umanitaria e la distanza da loro non è solo politica ma anche morale”. Le precedenti parole sono del segretario di Rifondazione Comunista in un articolo pubblicato su Liberazione il 2 settembre. Nell'articolo il segretario di Rifondazione espone anche un punto di vista corretto circa l'ipocrisia della guerra umanitaria in realtà fatta per il puro interesse di impadronirsi del petrolio libico da parte dell'alleanza atlantica, così come della resistibile menzogna sottesa alla risoluzione n. 1973 con la quale si dovevano “proteggere i civili". Parla naturalmente anche dell'informazione con l'elmetto e dell'attuale scomparsa del protagonismo dell'Onu nell'attuale frangente delle carneficine compiute dai mercenari della Nato, dopo aver aperto e legittimato lo scenario di aggressione e guerra..
Ma il punto dirimente dell'intero articolo che ne costituisce la sintesi e l'indirizzo politico è il passo finale da me citato. “Pensiamo che la costruzione di una Libia democratica, liberata dal dittatore Gheddafi e dalle sue camarille senza diventare un protettorato dei bombardatori sia l’unico obiettivo legittimo.”
Quindi nei fatti Ferrero concorda che era un obbiettivo legittimo costruire, da parte di soggetti terzi, diversi dal popolo libico, una Libia “democratica”. A questo punto l'interventismo della Nato e dei suoi bombardieri potrebbe essere soltanto un incidente di percorso, una contraddizione che poteva essere evitata! Bisognava, in effetti...”liberare la Libia dal dittatore Gheddafi e dalle sue camarrille!” In questa breve frase è concentrata tutta la miseria del pensiero della sinistra italiana (ma anche europea...leggere analoghi articoli del quotidiano dei comunisti francesi) e la sua perdita di orientamento nell'attuale assetto unipolare del pianeta contrapposto ai nuovi poli emergenti (Cina, India, Venezuela, nonché la vecchia Russia).
Nei fatti si confessa in maniera abbastanza palese l'adesione all'orizzonte euroamericano sia in termini ideologici, cioè i valori della democrazia e dei diritti civili, sia in termini economici il cui grimaldello è proprio la guerra imperialista, della quale però non si accetta l'efferatezza e l'ipocrisia !
Niente male Ferrero!
Adesso credo sia chiaro perchè la sinistra italiana, non ha mosso un dito (con l'onorevole eccezione della piccola area organizzata dell'Ernesto che quantomeno si è spesa in un'opera di controinformazione militante sui social network) prima e durante l'aggressione imperialista. Non a caso anche Ferrara (esponente di una destra antinterventista quantomeno a parole) se ne è accorto dalle pagine del suo quotidiano e ha potuto sbeffeggiare i pacifisti per la loro adesione all'oltranzismo della fazione democratica americana.
Il pacifismo senza se e senza ma di ieri (Iraq, Serbia) che non riusciva a distinguere tra aggressore e aggredito, ma che ad ogni modo portò in piazza centinaia di migliaia di persone si è trasformato in astensionismo critico (né con la Nato né con Gheddafi) circa la contesa geopolitica considerata affare interno agli assetti imperiali.
Nei fatti una posizione “foglia di fico” che nasconde la sostanziale adesione all'orizzonte strategico occidentale e atlantico (in politica non fare equivale ad aderire a qualcosa d'altro!) e l'adesione ad un' indifferenzialismo cinico e neoqualunquista quando, addirittura, non suffragato da analisi sedicente marxista (vedi le risibili produzioni di Antonio Moscato e Sinistra Critica nonché dei sedicenti trotzkisti francesi consulenti di Sarkozy che avvalorano la tesi della rivoluzione Libica e scoprono nientedimeno le magliette di Che Guevara tra i “ribelli”).
Non intendo spendere una parola in questa breve nota circa le ragioni geostrategiche dell'imperialismo nell'attuale fase di drammatica crisi del capitalismo occidentale come foriere dell'ennesimo scenario di aggressione e di guerra di inizio secolo. Presuppongo che i lettori di questa nota siano sufficientemente colti e informati.
Intendo piuttosto focalizzare l'attenzione su alcuni punti che a mio parere sono dirimenti per tutti coloro che vogliono continuare a credere nella possibilità della costruzione di una forza comunista modernamente attrezzata all'attuale fase.
a) La sinistra (eclettica plurale) dopo lunga agonia, è definitivamente morta a Tripoli e non è il caso di riesumarla.
b) I comunisti se vogliono avere un futuro (quantomeno di riorganizzazione nel breve periodo) devono riattrezzarsi sull'analisi di fase del nuovo assetto imperialista, in potenza multipolare, e riscoprire un riposizionamento, momento per momento, a fianco della lotta degli stati sovrani e legittimi aggrediti, abbandonando l'equidistanza pelosa e lo scimmiottamento dei contenuti dell'avversario (...sono dittature, manca la democrazia, non ci sono i diritti civili ...e tutte le altre nobili amenità propagandate dalle tv di Obama e degli sceicchi dell'Arabia Saudita che naturalmente di diritti e democrazia ne fanno un grande esercizio a Guantanamo o nelle bidonville di Detroit, oppure nelle repressioni militari nel Golfo Persico e della penisola arabica).
c) L'imperialismo euroatlantico, nel quale il nostro paese è inserito nel reparto degli ufficiali di complemento senza potere decisionale, insieme all'esercizio della guerra permanente neocoloniale, per l'acquisizione delle fonti d'energia, insieme all'esercizio del banditismo predatorio per la sottrazione dei capitali (vedi fondi congelati della Libia), attua nelle sue cittadelle la definitiva graduale eliminazione dell'anomalia storica dello stato sociale novecentesco. L'avversario è lo stesso in Libia e in Italia.
I pentiti del comunismo novecentesco in servizio permanente effettivo (PD) e i gruppi di opinione delle formazioni democratiche ad essi legate (Di Pietro, Sel, ecc) costituiscono il polo politico che più coerentemente rappresenta il precedente blocco di interessi di cui al punto c. Inoltre costituiscono la punta avanzata e di sfondamento ideologico in seno al conflitto organizzato in funzione di un suo deragliamento verso falsi obbiettivi quali le campagne fintamente moralizzatrici, l'antipolitica, il leaderismo acritico e delegante nonché l'ennesima ristrutturazione delle regole elettive verso la completa blindatura del maggioritario.
d) Paradossalmente la destra presenta delle evidenti fratture al suo interno, sostanziate dall'agitazione dei gruppi di interessi populistico-protezionisti della Lega e dalle lobby che vedevano di buon grado una saldatura con l'asse Berlino-Mosca.
e) E' da rigettare per tutti coloro che ambiscono soltanto a costruire un'opposizione all'imperialismo con base di massa continuare a farneticare di alleanze democratiche (nei fatti con i partiti organizzati e le lobby dell'avversario).
Viceversa va scoperto e sperimentato un percorso inedito di alleanza democratica con tutti coloro che hanno a cuore l'indipendenza politica ed economica dall'imperialismo, secondo percorsi di sganciamento (vedere l'interessante movimento in Grecia, rappresentato coerentemente dal KKE) e sollecitando l'aggregazione politica di organismi che abbiano l'obbiettivo della difesa dell'economia nazionale dalla fase predatoria e banditesca dell'imperialismo finanziario.
g) si pone all'ordine del giorno la necessità della ricostruzione del partito comunista, capace di innescare una battaglia di cambiamento radicale rispetto alle attuali linee politiche dei due partiti comunisti esistenti in Italia, per la riunificazione, sconfiggendo al loro interno le illusioni del radicalismo p
ost-moderno manovrato dall'imperialismo. E' necessario ricostruire interesse nel paese circa la trasformazione radicale in senso socialista come obbiettivo attuale e risposta alla crisi del capitalismo euroatlantico.

Gaspare Sciortino 3/9/11

Di seguito l'articolo di Ferrero su Liberazione

i links sono da
http://sitoaurora.splinder.com/post/25515508/linsostenibile-adesione-della-sinistra-italiana-ed-europea-allimperialismo


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