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Satanismi nascosti

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Tibidabo
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Non credo in Satana ma i satanisti esistono, sono organizzati e sono potenti.

Una curiosità.

Questo è il vecchio simbolo dell'Università La Sapienza di Roma

Un cherubino o un serafino, non saprei, con due ali, una per lato.

Questo è il nuovo simbolo

Le due ali misteriosamente si sono sdoppiate, sono diventate due per lato non si sa perché, e socchiudendo gli occhi appaiono come le orecchie e le corna sopra il muso di un capro.

Vedete un po' voi...


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mazzam
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l'icona è corretta, i Serafini hanno 6 ali.
purtroppo credo sia corretta anche la tua lettura.
nessuno scherza.
immagino che l'immagine sarà stata disegnata e corretta cento e cento volte.
mille e mille commissioni l'avranno vista e giudicata.
nessuno scherza.
infine, dopo un milione di bozze, prove colore e tanto dire qualcuno ha detto si! mi piace il capro.
ecco per il nostro futuro, un bel capro, che andrà stampigliato su un miliardo di carte intestate, libri, pubblicazioni, bandiere, insegne, dispense.
troneggerà sulla testa di ogni relatore universitario non più un Serafino ma un capro,
,,, un capro demmerda,


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oriundo2006
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Tempo fa, ci fu chi fece notare che parecchi grattacieli che stavano costruendo nel mondo intero ( ad esempio a Mosca come a Napoli o anche Milano ) avevano, come dire, come due 'ali' o 'orecchie' sui lati della cima...la connessione venne interpretata come un omaggio ad una 'entita' extra che ha preso il dominio del Pianeta e vuole farsi riconoscere come 'dio'. Chissa' perche' le due ali superiori del serafino in immagine mi fanno ricordare questa simbologia...
Penso di ragionare ancora bene e so per certo che nulla e' lasciato al caso quando si tratta di simboli, data l'enorme quantita' di massoni e deliranti vari nell'esoterico. Naturalmente aspetto ulteriori indicazioni da parte vostra...


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Georgejefferson
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Wu ming 1

Estratti

I simboli non sono *trascendenti* rispetto alle formazioni sociali umane, non arrivano da un mondo “altro”, non sono affatto avulsi dai rapporti di forza vigenti in una società, non sono estranei ai conflitti. I simboli ci “parlano” in modi che si evolvono nel tempo. Sono, insomma, *immanenti* al nostro essere “animali politici”.
E infatti per ogni simbolo si constatano, nel corso della storia, evoluzioni e conflitti di interpretazioni, utilizzi contrapposti etc.

Se si pretende di leggere i simboli *a prescindere* da tutto questo, di fatto li si pone in una dimensione extra-umana, li si colloca a un piano “superiore” della comprensione etc.
Da lì si giunge molto in fretta a pensare che a questo piano “superiore” possano accedere solo pochi illuminati, sapienti, depositari del segreto del simbolo.

E da qui a pensare che costoro dovrebbero tenere le redini dell’umanità, il passo è breve. Ecco che parte il “c’era una volta” di un mondo in cui questo avveniva. Se ciò non avviene (più), allora vuol dire che l’umanità ha preso la strada sbagliata, allontanandosi dalla Tradizione basata sui simboli. Il passo è brevissimo.

Maneggiare/interpretare i simboli ponendoli come trascendenti, pensando che in essi vi sia un “segreto”, un significato ultimo a-storico, magari non porta immediatamente a rimpiangere una società ultra-gerarchica, ma certo rende molto vulnerabili a quel tipo di mito tecnicizzato.


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Tibidabo
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I Wu Ming sono dei fresconi di proporzioni inaudite


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Georgejefferson
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Insomma...sembrerebbe che un gruppo di poca gente, molto influente ma nascosta ai più, si sia infiltrata in una istituzione storica come la Sapienza per introdurre un messaggio subliminiale (o forse, il gruppo e' sempre stato infiltrato) comunicando "intenzioni" e ridendo sotto i baffi con altri agenti segreti complici e sparsi per il mondo. Al posto dell' angioletto rassicurante "avvolto" dall' aquila che lo dirige, un bambino che col suo sorrisetto ingenuo rappresenta il popolino stolto da manipolare ed usare come capro espiatorio.

Facile "interpretazione", e infatti come dimostri il contrario? Non e' proprio un capro quello li? E si sà quanta rilevanza simbolica abbia, storicamente. Quasi elementare.

Eppure, sappiamo che il mito e il simbolo si possono tecnicizzare, interpretare come si vuole per scopi attuali.
E allora interpretiamo, tanto e' facile, facciamo che:

La minerva era anche il simbolo della guerra, quindi espressione della "sacra difesa", ma dato che ogni nefandezza e sopruso umano e' sempre stato ammantato dalla foglia di fico della "difesa" lo cambiamo (il complotto dei pochi agenti "infiltrati" che cambiano le carte in tavola).. con un angioletto cherubino innocente diretto dall' aquila protettiva. Ma questo e' stato spesso frainteso e diviene rappresentante la condizione degli "inferiori" per natura innata che "eseguono gli ordini" dall' aquila, simbolo della regalità divina che trascende (per mezzo dei suoi rappresentanti in terra, ovviamente). E allora lo cambiamo ancora, mostriamo un bambinetto ingenuo incoronato che si usa come capro espiatorio, con l' intento critico di protesta, perchè e' una menzogna, cioè e' una menzogna far credere che le persone siano nate con lo stampo fisso, manipolabili in quanto tali e non per ragioni storiche contingenti e quindi non meritevoli di fiducia al loro spontaneo sviluppo e autonomia.

Quindi, se vale tutto nelle interpretazioni semplici (specie se accarezzano pregiudizi ormai ben strutturati), cosa dimostra che sia vera l' una, o l' altra? Nulla in verità.
Se ne potrebbero inventare a decine, e troverebbero il loro pubblico, qual' ora accarezzino con la persuasione (la vecchia "magia") "frame" concettuali già stabiliti.


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Georgejefferson
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Wu ming 1

Questo fantomatico “piano superiore” è totalmente inesistente. Ognuno e' libero di credere in una “trascendenza” dei simboli, all’esistenza di significati pre-esistenti alla storia, alla cultura e all’esistenza umana. Ma i simboli sono costruzioni culturali.

Nella storia d’Europa, nella storia reale, concreta, la Tradizione è stata mito tecnicizzato e la fede nel “segreto” dei simboli ha prodotto pensiero aristocratico e anti-egualitario, con le conseguenze che sappiamo.

Wu ming 5

Guenon

Ho molto letto Guenon. Credo di anzi aver letto quasi tutto quel che è stato tradotto. Guenon si convertì all’islamismo perchè lo riteneva forma tradizionale perfetta, nel senso di “più adatta” alla fase ciclica in cui ci troveremmo. Per Guenon il tempo è un ciclo, non può avere una direzione, non va da nessuna parte. C’è un’età del mondo, quella finale, il Kali Yuga, in cui la Verità non può più essere accolta nè capita, anche se viene detta chiaramente, ad alta voce. La Tradizione di Guenon è definita dallo stesso G. utilizzando una formula hindu: la tradizione è non-umana. Il cardine del pensiero di Guenon è la geometria eterna dei simboli. Interessanti le pagine sulla croce, di cui sarebbe l’esoterismo islamico, in tempi attuali, a detenere il “vero” significato.
Il pensiero di Guenon può essere recepito dall’estrema destra attuale solo in parte, perchè lontano da ogni forma di razzismo biologico (per Guenon è l’occidente a essere “degenerato”), perchè presenta un certo grado di complessità, perchè sono molte le pagine in cui Guenon attacca i movimenti fascisti dell’Europa pre-secondo conflitto modiale, movimenti che giudicava populisti, tecnicisti, plebei. Ma il suo pensiero è quello attorno a cui gravitano tutti gli sproloqui correnti sulla Tradizione, semplicemente perchè è il più articolato e gravido di conseguenze. Partendo dall’idea di tradizione di Guenon, gli approdi sono obbligati: iniziazione, verità detenuta da pochi, per via della degenerazione della gran massa degli uomini, rigide gerarchie intellettuali, necessità delle forme religiose, almeno ad uso del popolo, almeno qui in occidente. Un pensiero antidemocratico (usiamo il termine democrazia nella sua accezione migliore, pregnante, quella che naturalmente è associata all’idea di uguaglianza) e in fondo quindi antiumano.
Però, dichiarazioni feroci a parte, non c’è un Guenon davvero “contro” il nazismo e il fascismo. Alla fine, aristocratico com’era, semplicemente questi gli sembravano dei buzzurri. Le sue posizioni erano “più” coerentemente a destra


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Georgejefferson
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Wu min 1

Quando diciamo “Tradizione” non stiamo usando un termine a caso, più o meno “neutro”; stiamo adottando un vocabolo-cardine del pensiero reazionario, vocabolo che ha una sua storicità e una sua connotazione. Non lo si può proporre alla discussione con leggerezza.

La parola “Tradizione” è già ideologica. Non può esisterne un utilizzo “scevro da ideologie”, perchè è già ideologica la scelta di declinare il termine al singolare e con la maiuscola reverenziale.

La parola “Tradizione” esprime già un preciso punto di vista. La Tradizione è sempre – e non può che esserlo, anche quando ciò viene negato e si fanno dei distinguo – confusa nostalgia di un passato (europeo) monarchico o oligarchico, fatto di gerarchie assolute, differenze castali, segregazione o comunque rigida divisione delle razze e dei generi, culto aristocratico della forza e della guerra etc.

Non a caso, “Tradizione” è una condizione vagheggiata *sempre* da maschi bianchi occidentali. Perché è la parola-sintomo della perdita (parziale) di un primato sugli altri (e soprattutto le altre), perdita di un vantaggio riconosciuto, di una posizione da cui era possibile imporre il proprio volere.

Chiaramente, chi vagheggia la “Tradizione” si immagina sempre nel ruolo di chi ne trarrebbe vantaggio (l’infimo 1% della popolazione), mai nel ruolo – statisticamente ben più probabile – di chi ne verrebbe schiacciato (tutti gli altri). Ci si immagina sempre spartiati, mai iloti. Ma quella degli iloti era una condizione molto più comune.

Inoltre: la “Tradizione” non esiste, esistono tante tradizioni che ogni generazione ha reinventato in base alle urgenze sociali e culturali del suo presente (in Braveheart i guerrieri scozzesi portano il kilt, ma qualunque storico minimamente serio vi dirà che il kilt è un’invenzione ottocentesca).

Tutto il nostro passato è contaminato, frutto di incroci, ibridazioni, invasioni, influenze, appropriazioni, modifiche, risistemazioni.
Chi parla di “Tradizione”, al singolare e con la maiuscola, pensa di poter rintracciare *un* unico filone di Autenticità, l’albero genealogico della nostra Kultur e delle nostre Virtù. Ma proprio come l’albero genealogico di chiunque di noi, anche quello della Kultur è costitutivamente incasinato, ingarbugliato, molteplice, plurale.

Ciascuno di noi ha trentadue bis-bisnonni, e se andiamo a ritroso il numero degli antenati raddoppia a ogni generazione. Andando abbastanza indietro, ci accorgeremmo che *tutti* gli umani viventi a quell’epoca erano nostri antenati per via diretta. Diventa impossibile trovare *una* continuità che non sia illusoria. Di fatto, il cognome del padre non vuol dir nulla, è solo la certificazione dell’esclusione femminile.

La “Tradizione” è un po’ come il cognome del padre, è un phylum immaginario, frutto di convenzioni ed esclusioni, che si pretende di individuare nel groviglio di influenze e rintracciare fin nel passato più antico, mentre è proprio la risalita in quel passato a dimostrarne l’inesistenza.


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Georgejefferson
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Pensa a questi fondamentalisti cattolici, il simbolo precedente lo danno come "lucifero" (sai com' e'..la fiammella "dimostra") che poi e' stato aggiunto l' inquietante (l' uso della parola "inquietante" e' fantastica..) satanico caprone

http://centroricercheestudidellatradizione.blogspot.com/2014/09/sinistre-coincidenze.html

Be..e' un centro "ricerche e studi" vuoi che non sia serio?


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Tibidabo
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Questa è la Aula Nervi del Vaticano, la sala dei concerti e delle udienze pubbliche del Papa.
Somiglia a un serpente con gli occhi dai riflessi cangianti, le squame, i canini e la lingua, ma ovviamente è solo un caso.

Infatti dall'esterno si vede che la Aula non somiglia affatto alla testa di una vipera...cioè un pochino sí...ma poco...


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SanPap
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Il vecchio logo ritrae un Cherubino (4 ali e 4 facce; le ali compaiono sempre, le facce pulsano: una si tramuta in un altra, in continuo morphing);
il nuovo logo ritrae un Serafino (6 ali);
Lucifero era un Cherubino, il cui volto è ora umano, ora feroce come una belva.

Di fronte al palazzetto dello sport dell'Eur c'è un'opera di Pomodoro: un cono solcato da un percorso, che dalla base arriva al vertice, scavato tra mille pericoli ed impedimenti; è un Axis Mundi, il percorso che l'uomo deve compiere per riscoprire che la sua natura è divina, e quindi può dirimere il bene dal male, e quindi amministrare la Giustizia ed essere misericordioso, invece di essere empatico e caritatevole. (Francesco il pampero docet)
L'Uomo che diventa Dio, contro Dio che si è fatto uomo.

Poco più in basso, salendo da destra la collina sulla cui cima si prova il palazzetto dello sport, c'è una scultura brutta, ma proprio brutta, anonima, triste, senza speranza: è la Vedova con i suoi figli (altro nome della massoneria);
superata la collinetta, a valle, c'è un centro commerciale, un tripudio di simbologia massonica e di proposte di vita massoniche: acquista prodotti dozzinali da commessi che oggi vendono scarpe, ieri hanno venduto libri, domani gelati, sempre con la stessa profonda competenza, il loro prezzo.
Dalla parte opposta c'è piazza Marconi, con il suo fallo di Osiride; ai suoi piedi era stata installata una statua di Lucifero che si risvegliava (Il risveglio del gigante); l'aveva acquistata l'amministrazione capitolina da una società americana che gestiva un parco giochi (sic !!! sono andati ad acquistare uno statua in America quando avrebbero trovato di meglio a Viareggio dopo un carnevale); la statua era smontabile e l'idea di fondo era quella di portarsela dietro dove i cultori si riunivano; ci hanno provato con Siracusa; poi l'hanno piazzata a Viterbo, sotto il palazzo dei Papi, dove mani caritatevoli, forse angeli birichini l'hanno vandalizzata e migliorata.
Più avanti c'è la Terza Università, nel cui logo appare un triangolo ... (la piramide Cestia ? forse, ma ne dubito)
Insomma un assedio

Il Serafino del logo della Sapienza, compare anche nel logo di un dipartimento dell'Università di Pisa, ma ha una faccia simpatica, forse è uno di quelli che ha vandalizzato "Il risveglio del gigante", con quella faccetta non me la conta giusta.


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Tibidabo
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@SanPap

Anche questo elegante fregio bianco dal significato puramente ornamentale sul pavimento davanti a Montecitorio

Curiosamente lo stesso fregio con la stessa corrispondenza numerica si trova davanti all'Hotel de Ville, il palazzo del comune a Parigi


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SanPap
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Non c'è bellezza, gioia in quello che fanno
sono pesanti, pochi pensieri fissi
che noia


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Tizio8020
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"Lucifero era un Cherubino, il cui volto è ora umano, ora feroce come una belva."

Mi risulta fosse un "Serafino"...


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