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Albero genealogico - programmazione e auto-riprogrammazione


GioCo
Noble Member
Registrato: 12 mesi fa
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Lungo, complesso e non sempre condivisibile. Ma vale la pena guardarlo fino in fondo, la seconda parte è più interessante secondo me.

 


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LuxIgnis
Reputable Member
Registrato: 12 mesi fa
Post: 411
 

Conosco le teorie di Assagioli, la sua Psicosintesi è molto interessante. Poco conosciuta e un po' disdegnata dal mainstream della psicologia ma ha molti punti validi.

Tanti anni fa un "tizio" ha detto che le colpe dei padri ricadranno sui figli. Questa frase vista con questa comprensione assume un significato ben chiaro.

Nei vari campi spirituali queste cose sono sempre state conosciute e tramandate. Anche nelle medicine tradizionali come quella cinese e quella indiana sono prese in considerazione (l'ha anche detto riguardo alla MTC). In certi insegnamenti spirituali sono a volte chiamati "echi". Poiché sono proprio come degli echi che riverberano passando da generazione in generazione.

Il grosso problema è che non se n'è coscienti per lo più, solo a volte se ne ha un vago sentore e a volte sono evidenti (è tutto sua nonna!). E un altro problema è che non sono tutti negativi per forza. Ci sono caratteristiche positive che possono essere prese e portare beneficio. Sono come strade già tracciate, delle onde già formate che possono agevolare il cammino individuale. O possono ostacolarlo. Una presa di coscienza individuale dovrebbe portare ad avere una comprensione tale e a un riconoscimento di questi echi in modo da poter scegliere quali prendere e quali rifiutare. Non è facile, soprattutto se su questo non se ne ha coscienza. E non è facile anche perché il distaccarsi da questi echi, come ha detto lo psicologo, crea conflitti. Non solo perché è il "diverso" dalla tradizione familiare ma anche perché crea un nuovo eco che si riverbererà su tutti i componenti della famiglia, e questo porta quasi sempre a un rifiuto e a una conseguente emarginazione.

Chiaramente questi echi non provengono solo dalla storia familiare ma da tutta la società in cui si è nati e vissuti. Siamo immersi in questi echi, fino al collo.

Non è quindi un caso che in molte tradizioni spirituali è richiesta per l'adepto la separazione dal suo ambiente familiare e sociale, in modo di troncare questi echi e lasciare che emerga il vero individuo.

Sempre il Cristo ha detto, nel vangelo di Tommaso: "Chi non odierà suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo, e chi non odierà fratelli e sorelle, e porterà la croce come faccio io, non sarà degno di me." Anche questa frase, apparentemente drammatica, prende sotto questa luce un significato diverso e ben chiaro.

 


oriundo2006 hanno apprezzato
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oriundo2006
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Registrato: 12 mesi fa
Post: 2774
 

Concordo tranne sull' 'odio'. Non c'è bisogno di odiare per capire: padre e madre sono nel nostro DNA prima ancora che come figure parentali 'esterne'. Dunque che il 'buon gesù' si taccia e torni nell' Ombra da cui proviene.

Gli echi di cui si parla ripercorrono ed intensificano il Karma che a questo punto è sovraindividuale più che soggettivo e basta: sono 'onde' quantiche che si 'individuano' in capo al malcapitato che dovrà farsene carico oltre al suo bagaglio personale di azioni, omissioni e pensieri coscienti ( o meno ).

Forse questi echi sono il limite a cui la sua soggettività deve tendere per essere costretta a misurarsi con sè stessa, con il suo provvisorio 'io' per divenire 'saggia', scavando nelle sue identificazioni e martoriandosi internamente alla ricerca del 'perchè'.

Una interferenza che non è brusio indistinto ma motivo di riflessione inconscia per limitare pulsioni ed identificazioni estranei all' Io e per 'forzarlo' ad andare 'oltre' le identificazioni 'esteriori', padre e madre, fratelli e sorelle ma anche società intera tipo 'Italia' o simili, ma anche oltre le sue personali convinzioni interne.

Ma qui non eravamo tutti nazionalisti in quanto difensori di queste identificazioni prima delle quali è dovuta al luogo in cui nasci e le persone che ti mettono al mondo ( rectius: ti gettano sulla spiaggia come naufrago ) ?...Ehm ehm...

 

 


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GioCo
Noble Member
Registrato: 12 mesi fa
Post: 1960
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Pubblicato da: @oriundo2006

Concordo tranne sull' 'odio'. Non c'è bisogno di odiare per capire: padre e madre sono nel nostro DNA prima ancora che come figure parentali 'esterne'. Dunque che il 'buon gesù' si taccia e torni nell' Ombra da cui proviene.

Gli echi di cui si parla ripercorrono ed intensificano il Karma che a questo punto è sovraindividuale più che soggettivo e basta: sono 'onde' quantiche che si 'individuano' in capo al malcapitato che dovrà farsene carico oltre al suo bagaglio personale di azioni, omissioni e pensieri coscienti ( o meno ).

Forse questi echi sono il limite a cui la sua soggettività deve tendere per essere costretta a misurarsi con sè stessa, con il suo provvisorio 'io' per divenire 'saggia', scavando nelle sue identificazioni e martoriandosi internamente alla ricerca del 'perchè'.

Una interferenza che non è brusio indistinto ma motivo di riflessione inconscia per limitare pulsioni ed identificazioni estranei all' Io e per 'forzarlo' ad andare 'oltre' le identificazioni 'esteriori', padre e madre, fratelli e sorelle ma anche società intera tipo 'Italia' o simili, ma anche oltre le sue personali convinzioni interne.

Ma qui non eravamo tutti nazionalisti in quanto difensori di queste identificazioni prima delle quali è dovuta al luogo in cui nasci e le persone che ti mettono al mondo ( rectius: ti gettano sulla spiaggia come naufrago ) ?...Ehm ehm...

Difendere la propria origine (per me) è fondamentale per avere un punto di partenza per capire me stesso e il Mondo che mi circonda. Chiaro che se confondi tutto con culture aliene poi diventa più difficile.

Non si può prescindere dalle proprie identificazioni. Poi un conto è difendere la chiarezza con cui poterle esaminare, banalmente solo perché sono quelle con sui sei nato e che ti abitano e un altro è dare a queste un importanza che non hanno.

Per l'odio bisogna stare attenti, primo perché il Gesù che conosciamo è uno che ci viene raccontato e non sempre i racconti che ci pervengono sono in accordo tra loro. Secondo perché quando parlava, lo faceva presumibilmente in aramaico e probabilmente in una versione che poteva comprendere bene solo un suo contemporaneo. Se si prendono tutti i suoi insegnamenti, questo specifico va inteso per forza senza fare traduzioni letterali e per collocarlo in una dimensione più mefaforica. Nel senso del rigetto di una certa idea di famiglia, non delle persone che mai si è sognato di condannare. Non scordiamo che tra i suoi c'erano prostitute, ladri e assassini, per ciò... Non è certo il senso del perdono che mancava nel suo insegnamento. Tra l'altro anche sua madre non sembra che in certi passaggi sia trattata bene, eppure per lei trasforma l'acqua in vino a una festa solo perché glielo chiede. Insomma, è necessario vedere come la nostra visione delle cose tende ad essere fortemente contaminata dalle identificazioni e quindi dalla necessità di portare sempre tutto sul piano personale. Quella che poi viene persa è sempre la visione di insieme.


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LuxIgnis
Reputable Member
Registrato: 12 mesi fa
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Odio è chiaramente una frase forte ma non credo proprio lo si intendesse letteralmente.

È un invito a distaccarsi con forza dalle proprie radice e in questo contesto a terminare i vari echi sociali e familiari.

Questo non vuol dire che poi non si possa apprezzare i legami familiari e sociali e non prenderne ciò che di buono c'è, se c'è, ma il riconoscere anche che proveniamo tutti da una stessa sorgente e in quella sorgente ci dobbiamo identificare nel profondo non in altro.


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