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Integrazione a piccole dosi


neroscuro2014
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Sarà l’aria calda degli ultimi giorni di agosto, sarà la sfortuna, ma a breve distanza l’uno dall’altro mi sono accaduti degli episodi istruttivi delle relazioni con alcuni immigrati di prima e seconda generazione.
Il primo fatto è avvenuto praticamente sotto casa, mentre portavo il mio cane a fare i bisogni: una macchina entra contromano nella via (è senso unico), compie un’inversione di marcia e parcheggia dopo diversi tentativi maldestri, mancando lo spazio sufficiente, davanti ad un passo carrabile. Osservo la scena in silenzio, capisco che l’autista non ha molta considerazione per gli altri, visto che si era appena sprecato nello sbattere più volte il paraurti con una macchina già parcheggiata dietro di lui. Poco gli importa anche che a qualche decina di metri verso l’inizio della via, di posti per parcheggiare ce ne siano. Il signore ha fretta. Scende dall’auto e gli dico che sta davanti al passo carrabile, casomai non lo avesse notato. Per tutta risposta, con grande educazione mi domanda che cosa mi importa di dove ha parcheggiato, se abito nel palazzo, insomma di farmi gli affari miei. Guarda caso, quel portone con il passo carrabile è proprio del mio condominio e gli ripeto di spostarla. Lui, sempre educatamente si allontana come se avesse tossito una pulce. Al ché da incivile quale sono minaccio di chiamare i vigili per farla rimuovere. Lui con sfoggio di buone maniere mi risponde che posso chiamare la [ndr.] Finanza, Berlusconi e chi mi pare, lui l’auto non la sposta. Al che anche io ho un sussulto di buone maniere per tanta dimostrazione di rispetto del vivere civile e gli do dello stronzo. Eh no, il tizio che aveva tanta fretta, adesso trova il tempo di fermarsi per litigare con me perché, a detta sua, gli ho dato del marocchino di merda. Il dettaglio che ho omesso all’inizio è che questi indossa un abito tipico al di sotto di una altrettanto tipica barba lunga e siccome è marocchino, avergli dato dello stronzo comporta automaticamente che il mio fosse un insulto razzista. Seguendo questo filo logico, ne deduco che le sue risposte irridenti alle mie rimostranze e a varie istituzioni pubbliche presenti e passate, nonché il gesto materiale di occupare un passo carrabile, erano esempio di mancanza d'integrazione e di rispetto nei confronti della comunità limitrofa e del governo del paese ospitante. Replico che gli ho detto stronzo e non marocchino di merda, perché fa cose da stronzo e l’avrei detto se egli fosse pure stato biondo e cogli occhi azzurri. Questo mi risponde che noi (cioè io in quanto incarnazione della società italiana in toto ai suoi occhi) siamo razzisti e non sappiamo apprezzare quanto egli ci dia una mano, che ci difende addirittura. Poi mi sfida a chiamare la polizia e qui incomincia una penosa pantomima che vi risparmio nei dettagli, visto che non avevo il cellulare, quindi egli mi da il suo e mi inoltro infruttuosamente nel labirinto dei risponditori automatici del Comune. Nel frattempo un tizio va via con l’auto lasciando un posto libero e prontamente il nostro eroe che ci difende, sposta la sua e la mette bene. Torna e alle mie congratulazioni per il grande esempio di correttezza che aveva dato, sostiene che si era offerto subito di spostare la macchina ma che io, con la mia aggressività, lo avevo spinto ad essere ostruzionista. Mi rendo conto che mi si possa sospettare di scarsa obiettività nel mio racconto, però le cose sono andate come le ho scritte e lui non mi ha mai detto che avrebbe spostato l’auto. Del resto nei suoi discorsi c’era già stata una certa inclusione di elementi spuri (la Finanza, Berlusconi) e di balle complete (il razzismo degli insulti), perché avrebbe dovuto rinunciare a cambiare gli inizi di quello che era successo nella sua narrazione? Ci salutiamo, senza troppo affetto. Rincasando a me un dubbio rimane: da cosa ci difende costui. La sera esco di nuovo per la solita faccenda dei bisogni del cane e tra proprietari di cane che si incontrano, è noto, si instaura una certa confidenza incentrata suoi nostri amici a quattro zampe. Racconto l’accaduto ad uno di loro che è anche condomino e viene fuori che codesto difensore della nostra sicurezza è un imam. Ecco, ora si può pure fare tabula rasa del mio racconto perché la vera perla è questa: un imam ritiene in qualche modo di contribuire alla nostra sicurezza. Suppongo che il suo compito sottinteso sia di tenere a bada i propri correligionari. A parte l’insipienza di questo imam, ora ditemi in quale altro culto maggioritario o minoritario che sia, ci sono ministri che si vantano di rendere più sicure le nostre vite. Sarò malizioso, ma il tutto mi ha ricordato quella battuta che dice più o meno così: “oggi ho salvato una donna da uno stupro: mi sono trattenuto”.
Il secondo fatto è avvenuto mentre mi trovavo in centro a pochi passi dal comune. Vedo davanti a me due persone che litigano. La cosa sarebbe ordinaria amministrazione, se non fosse che ad un’occhiata più attenta, uno dei due è in divisa estiva della polizia municipale, l’altro è un ventenne sopra una bicicletta. Questa volta lo dico subito, quest’ultimo è evidentemente un nord africano, marocchino (di nuovo!) come si appurerà in seguito e il motivo del contendere è che egli stava percorrendo la strada contromano e il vigile lo avrebbe ammonito. Siccome ammonire è sintomo di razzismo, il ragazzone aveva fatto dietro front e apostrofato il vigile con un “non rompermi i coglioni”, e detto di fare il suo mestiere (altrove, evidentemente), e altre belle cose che mai mi era capitato di udire o di dire durante il doloroso ricevimento di un verbale. Il vigile ancora più deciso, pretende di ricevere i documenti di identità ma il ragazzo risponde che non li ha, etc... Il ragazzo, con toni sempre più accesi e aggressivi, cerca di giustificare il suo comportamento sostenendo che il vigile ce l’ha con lui perché è “marocchino” e che deve essere il vigile a trovare una soluzione al suo problema di percorrere la via in senso contrario e altre amenità di para-pensiero. Io sono esterrefatto di fronte alla perfetta fusione di vittimismo da immigrato e di furbizia italica. Vedendo giungere quel culmine che generalmente si conclude con una colluttazione, intervengo. Non sono esattamente un energumeno, ma faccio notare al ragazzo che è pieno di vie parallele che può percorrere nel senso voluto e che se gli vengono chiesti i documenti da un rappresentante di P.S. li deve offrire e non sbraitare, come fanno gli autoctoni incensurati. A questo punto si avvicinano altre persone, con la simpatica differenza che ci sono alcuni marocchini di supporto al connazionale, e gli italiani (pochi), che cercano di proteggere il vigile disarmato. Finalmente arriva un secondo vigile, quello tipico arrotondato dagli anni di servizio, dotato di pistola nella fondina, che cerca di mettere ordine intimando a me e ad una signora anziana di andarcene perché gli creiamo solo dei problemi e ci minaccia di denunciarci per interruzione di pubblico servizio (sic!). Evidentemente il potenziale pestaggio e il sicuro alterco con un vigile sono dei pubblici servizi. Bontà sua. Mentre io faccio per andarmene, la signora replica che lei non se ne va da nessuna parte perché è suolo pubblico e non stava facendo nulla di male. Da applauso. A questo punto il secondo vigile incassa e fa dietro front. Nel frattempo il primo vigile e il ragazzo si chiariscono in disparte: pare che ci sia una storia molto toccante dietro il comportamento di questo giovine; e il tutto finisce apparentemente lì. Per lo meno il primo vigile mi si avvicina, mi ringrazia per essere intervenuto in sua difesa e mi stringe la mano.
Ora, dalle due storielle cosa si può imparare? Dei vigili e in generale della P.S. posso dire le solite cose: forti coi deboli e deboli coi forti o con chi si fa forte. Se avessi profferito insulti ad un vigile come ha fatto il ragazzo, mi sarei trovato in questura, altro che pacca sulla spalla. Avevo 15 anni quando fui minacciato di arresto da un carabiniere perché avevo toccato la s
erranda della farmacia di un’amica di famiglia perché mi sembrava aperta. Mi furono presi i documenti e tornai a casa in lacrime. Purtroppo non ho né la faccia né il curriculum di gente sbarcata in Italia non si sa come. Il secondo vigile è stato addirittura penoso nel tempismo e in quello che ha detto. Dei due marocchini direi che si sentono parte di un gruppo buono per l’auto-ghettizzazione. Nei loro discorsi, i riferimenti continui a “noi e voi”, anziché a “io e tu”, ne sono un segnale perfetto. Hanno inoltre capito benissimo di avere un’arma a disposizione: il razzismo latente degli italiani. Fanno quello che gli pare e se qualcuno osa obiettare è un razzista. Da una parte, sembra di vedere uno dei temi del film del 2004 “Crash: contatto fisico”: il razzismo dei bianchi, vero o presunto, con il quale alcuni neri giustificano la loro condizione di emarginati e di criminali. Dall’altra, il menefreghismo e il politically correct ci stanno letteralmente fottendo il cervello. Essere stato il primo ad intervenire in una situazione iniziata già da qualche momento non mi è motivo di orgoglio, ma di dispiacere nel vedere la comunità italiana così passiva sia di fronte alla maleducazione prima sia alla violenza poi.
Premesso che il razzismo è un fatto trasversale alla popolazione umana, non mi dilungo in ulteriori esempi, e questo non solo impedisce l’integrazione tra italiani e immigrati, ma tra gli immigrati di varia provenienza, dedico un’ultima parola al razzismo latente. In Italia i razzisti esistono ma si mascherano: ci sono quelli che sono convintamente razzisti, ma per lo più si dissimulano per sfuggire la riprovazione sociale, e quelli che per eccesso opposto, considerano razzisti tutti quelli che vogliono il rispetto dei confini, delle leggi, dell’educazione, se la pelle di colui cui è richiesto è leggermente pigmentata. Insomma, parafrasando Flaiano: “In Italia i razzisti si dividono in due categorie: i razzisti e gli antirazzisti”. Fin quando si ragionerà così, le soluzioni a questi problemi non si troveranno.


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riefelis
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illupodeicieli
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Non credo sia possibile un'integrazione vera e propria, mancano i presupposti. Se , come si sostiene da più parti, tu hai bisogno di manodopera per raccogliere pomodori , e vuoi risparmiare facendo lavorare le persone in nero e sottopagandole, è un conto: commetti un reato o un illecito amministrativo o che so io, e fai venire nei tuoi campi chi vuoi (con questo: che oggi ci sono diversi italiani e italiane che vanno, anche loro, per pochi soldi a spaccarsi la schiena nei campi); diverso è il discorso che si vede anche qui a Cagliari e in Sardegna, per esempio, dove ci sono i suggeritori di parcheggi, che pretendono oboli per averti detto che più in là c'è un posto libero (che oltretutto è pure a pagamento); o chi chiede l'elemosina e che se rifiuti di farla puoi anche venire strattonato (è successo a me sabato scorso in pieno centro ); costoro poi, stanno fuori dai bar o dai supermercati per domandare denaro, che puoi vedere trasformato a fine giornata in biglietti da 10 o 20 euro o anche di più, quando appunto vanno a portare "il cambio" nei bar o ,appunto, nei supermercati (di solito discount). Perché sostengo che non si integrano né si vogliono integrare? Perché non vogliono diventare consumatori (scelta discutibile e pure sbagliata, quella di essere ,come noi, dei consumatori, degli utenti: e lo saremo finché avremo soldi, dopo di che, anche noi verremo presi a calci nel sedere ed emarginati), non comprano scarpe e vestiti nei "nostri negozi", al massimo vanno nei discount, mentre vestiti o altro lo comprano dai cinesi o dai loro grossisti (basta farsi un giro o farlo fare alla GdF, e si sa subito), non fanno colazione al bar né si recano nei ristoranti (nostrani, non dai kebabbari, lì magari ci vanno): i soldi che racimolano li mandano a casa, come fanno tutti questi stranieri, perché è loro intenzione tornare nel loro paese e mettere azienda e fare impresa là e non qui da noi. Forse qualche stordito crede che vogliano mettere su famiglia qui e , perché no? sposarsi magari in chiesa e mandare i figli al catechismo. A tutto ciò si aggiunge la totale assenza di comunicazione, nonché la rabbia nostrana allorché chi è in serie difficoltà economiche e finanziarie oltre a quelle di un reinserimento, scopre che a costoro tutto o quasi è dovuto e sopratutto concesso ed elargito: il parroco e la chiesa in senso lato concede loro i locali che a te non venivano concessi, mentre lo stato aiuta loro a creare impresa o ,come sappiamo, gli paga le bollette e gli trova case in affitto. In ogni qui da noi, oggi o domani arrivano oltre 1.100 migranti, mentre quasi ogni giorno ne arrivano, via gommone o barca, tra i 20 e i 60 (di solito nella zona di Teulada), e pare siano algerini. Come fanno? Non si sa, o meglio non si vuole sapere.
Dimenticavo: se non dai oboli ai parcheggiatori, peggio per te! A me è stata bucata una gomma (4 segni di cacciavite trovati dal gommista) e logicamente la carrozzeria è stata ben graffiata. E ad altri cose simili.


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riefelis
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Una società forte assimila non integra. Il concetto di assimilazione non dove essere più concepito come un qualcosa di autoritario o fascista.
Ci sono valori civili e democratici che la società Occidentale deve ritenere non negoziabili a relativismi e integrazioni varie.
Un processo di assimilazione naturalmente è figlio di un'immigrazione ben governata lontana dalla situazione attuali di masse di immigrati sbarcati travestiti da profughi.


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neroscuro2014
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È roba mia.


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riefelis
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Ottimo!


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neroscuro2014
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Non credo sia possibile un'integrazione vera e propria, mancano i presupposti. [...]

Mi spiace per la tua esperienza particolarmente aggressiva di accattonaggio. Anche io a volte ho risposto no alle elemosine, pur temendo delle rappresaglie, altre volte ho detto sì, per essere tranquillo. In entrambi i casi è successo sia che accettassero tranquillamente il "no", sia che considerassero misera l'elemosina e protestassero. Pare non esserci una soluzione degna.
Io, che mi trovo a contatto spesso con i figli degli immigrati e talvolta con loro in veste di genitori noto due cose: hanno difficoltà notevoli con la lingua. In casa parlano e ascoltano solo la propria lingua, anche dalla televisione che, grazie al satellite e ad internet, trasmette i loro programmi. Questo fa sì che anche dopo 20 anni di permanenza in Italia, la loro conoscenza dell'italiano sia pressoché basilare. Questo succede di più con nord africani e africani, molto meno con cinesi e europei dell'est. Già l'assenza di una lingua comune è fattore forte di esclusione e mancata integrazione. Poi ci sono i costumi. C'è poco da fare, nella nostra società si esprime un'impronta cristiana/cattolica che va al di là della fede insieme al risultato di vari movimenti di pensiero (illuminismo, positivismo, neopositivismo, marxismo, fascismo, il '68, ecc...) che condizionano dai giorni di festa al cibo, dal modo di vestirsi, a ciò che consideriamo opportuno fare e dire nei momenti sociali. L'essere nato in questo ambiente rende possibile comunicare un codice proprio per cui l'agnostico e il credente possono avere un confronto perfino acceso, ma non uno scontro, anche perché le loro esistenze hanno mille altri punti di contatto e convivono pacificamente. Con gli immigrati non sai se ciò che stai per dire sarà frainteso o sarà intrinsecamente offensivo, se invitarli ad una festa rischia di accendere una miccia anziché le candeline, se ciò che hai preparato con amore non susciterà disgusto. E così mano mano le occasioni di incontro diminuiscono e aumenta la ghettizzazione.


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oriundo2006
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Dispiace dirlo, ma il punto da sottolineare perchè è il fulcro su cui ruota tutto il comportamento dei ‘marocchini’ e simili è questo: secondo l’Islam, meglio secondo certe letture e certi Hadit attribuiti al Profeta, chi è muslim automaticamente è SUPERIORE a qualsiasi appartenente di qualsiasi altra religione.
Si sentono superiori e non lo dicono apertamente ma è la caratteristica di fondo del loro agire e del loro pensare, insomma lo fanno capire senza equivoci: dalle donne ‘tutte puttane’ se ‘occidentali’, agli uomini considerati finocchi o imbecilli ( considerati ‘ mamaluc’: c’è una storia antica a proposito ), alla nostra società definita senza altro scopo se non servirli in qualità appunto di persone ‘superiori’.
Insomma, c’è da credere ( ed io per primo lo penso ) che l’ebreo Muhammad ( lo zio era ‘hanif’ il che in quelle lande significava essere sicuramente di una tribu’ giudea ), ebbene che Muhammad abbia loro inoculato quel famoso virus che vediamo ampiamente dispiegato oggi in diversi popoli, ognuno dei quali ( contraddittoriamente ) ritiene certa la propria superiorità nei confronti del mondo intero tanto da non rispettare alcuna regola, considerato ciarpame superfluo o addirittura prova di debolezza nel farlo.
L’origine del ‘razzismo’, di ogni razzismo è solo questa…e quando si dà del ‘razzista’ ad italiano - da parte di costoro - è solo perchè noi non ammettiamo tale loro pretesa: sono ugualissimi agli altri. Ahimè, sovente nel peggio…


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Matt-e-Tatty
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Tempo fa lo avevo postato, e riposto.

Un amico, testimonianza diretta, sposato con moglie nigeriana e figlie avute dalla moglie.
Si reca a Ferrara ad una mostra mercato di manga (fumetti) per accontentare la figlioletta quattordicenne (nera, ha preso dalla madre) e una sua amica.
Parcheggia e per cavarsi di torno un gruppetto di nigeriani gli elargisce qualche moneta.
Sorbitosi le bancherelle di fumetti si fa sera e tornano alla macchina, il gruppetto di nigeriani era bresco (erano ubriachi), ridevano, alcuni hanno preso le bambine (la figlia e l'amica della figlia che gli era stata affidata), altri lo hanno spintonato cercando di allontanarlo dalle bambine.
L'ha scapata perché è un consigliere di un loro "gran consiglio", ha riferito loro il suo ruolo all'interno della loro comunità, nella loro lingua, hanno smesso di ridere e hanno mollato le bambine.

Lo ribadisco, non l'ho letto in un articolo di VOX o Imola Oggi o altra spazzatura, è successo ad un amico, ed è solo l'episodio più grave che mi viene in mente sul momento, o meglio, quello che mi ha colpito di più perché io al suo posto non avrei saputo come scamparla.
Poi ce ne sono altri, nella mia città ci sono già zone in cui la sera non fanno uscire le bambine nemmeno per andare dall'amica che abita nella palazzina di fronte.

Ve l'ho già detto che faremo una guerra civile? Si che ve l'ho detto.


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zerba
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Tonguessy
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Abito in una stradina molto stretta, un vicolo cieco all'inizio del quale c'è un bar-tabaccheria. Nonostante i segnali di divieto, gli avventori parcheggiano esattamente sotto alla porta del bar nonostante questo abbia a disposizione un ampio parcheggio privato. Gli avventori, da quello che vedo, sono tutti italiani. Un giorno uno di questi, per arrivare primo alle qualifiche, entra nella stradina tagliando abbondantemente lo stop dove stavo arrivando io con l'auto. Ne nasce un battibecco che non è sfociato nel sangue solo perchè l'auto era di mia moglie e non riuscivo a capire bene i comandi (primo fra tutti come abbassare il finestrino elettrico). Una settimana fa uno di questi simpaticoni mentre arretrava dal parcheggio sotto agli scalini del bar investe un mio amico che stava transitando in scooter lungo la strada principale.
Nessun marocchino coinvolto. Tutta roba nazionale, prodotto interno lurido.
Non voglio qui difendere nessuna etnia, sto solo dicendo che se hai l'auto questa rimane ancora uno status symbol di inizio secolo scorso: se ce l'hai vuo, dire che hai dei diritti che altri non hanno. La secolarizzazione delle tecnologie evidentemente funziona a singhiozzo: alcuni hanno capito che un'auto non garantisce nulla, altri invece non l'hanno ancora capito.
Sui vigili troppo urbani: anni fa un mio amico, garzone di bottega, in una giornata di pioggia arrancava lungo i portici con l'ombrello aperto (se hai le sporte da consegnare, chiuderlo e aprirlo può essere un problema). Il vigile gli fa notare che secondo il regolamento comunale è proibito tenere l'ombrello a perto sotto ai portici, al che lui gli risponde in malo modo. Processato per direttissima.
Se proprio dobbiamo trarre una morale: sono le circostanze che favoriscono o sfavoriscono l'insorgere di certe sociopatie. Provate a rubare una bici in Romania, e provate a farlo qui: è successo davanti ad un comando dei Carabinieri, i quali l'hanno solo allontanato, tanto il giorno dopo sarebbe stato di nuovo in libertà. Quest'aria di impunità i nostri figli la respirano per benino, e così se ne è andata per sempre (credo, purtroppo) l'idea di auctoritas, ovvero l'idea che ci siano imposizioni che magari non capiamo ma che rispettiamo perchè ci vengono da qualcuno il cui rispetto sociale non va messo in discussione. Quindi mi sento molto più preoccupato per le nuove generazioni di italiani che per le (vecchie e nuove) generazioni di immigrati.
Discutere su come e perchè siamo arrivati a questo punto richiederebbe troppi post.


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neroscuro2014
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Abito in una stradina molto stretta, un vicolo cieco all'inizio del quale c'è un bar-tabaccheria. Nonostante i segnali di divieto, gli avventori parcheggiano esattamente sotto alla porta del bar nonostante questo abbia a disposizione un ampio parcheggio privato. Gli avventori, da quello che vedo, sono tutti italiani.[... ]

Caro Tonguessy, non mi permetto minimamente di sostenere che gli immigrati sono feccia assoluta mentre gli italiani sono la razza superiore e spero non sia questo il piano di lettura che ne hai dato. Innanzitutto ognuno ha la sua esperienza e questa è la mia. Da essa ho tratto alcune considerazioni direi interessanti: perché un imam ritiene di contribuire alla nostra difesa? Ma se vuoi un colpo alla botte, dopo quello al cerchio, ti posso raccontare di quando, dopo un fatto grave di cronaca che ha avuto risonanza nazionale, la gente del quartiere tutta italiana si è riunita e una se ne è uscita con la frase: "io in questo quartiere mi sento sicura perché l'altra sera rincasavo tardi e subito uno si offriva di accompagnarmi." So che sei un filosofo e non ti sfuggirà il paradosso sostanziale di questa affermazione. Un'altra considerazione interessante riguarda l'altro episodio che ho descritto e già lì ho menzionato la "furbizia italica" per cui sono il primo a conoscere e ad additare i nostri difetti. In quell'episodio c'è da domandarsi che peso e che autorità hanno le nostre istituzioni. O che cosa hanno imparato da noi gli immigrati.
A tal proposito, lasciami chiedere una cosa: se non siamo in grado di dare una sostanza non dico etica, ma civile ai cittadini italiani nati qua e italiani da generazioni, ha senso accogliere della gente che ha gravi problemi e ne apporta a propria volta? Ha senso trovarsi a subire non solo le angherie dei soliti italianissimi debosciati, ma anche di quelli di auto-importazione? Teniamo presente che la loro prima scelta non è l'Italia e se qui restano è perché altrove non li vogliono. Cioè alla fine ci teniamo proprio i peggiori in linea di massima. Se mi garantisci che tanta feccia arriva, tanta ne parte (italiani o immigrati non mi importa) alla fine mi potrebbe pure stare bene. Non è l'ideale ma passi. Se invece, come ho il sospetto e esperienza: conosco due teste di minchia italiane che hanno tentato la fortuna in Germania e sono tornate indietro; c'è un filtro, allora abbiamo un problema.


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Capra
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Leggi assurde supportate da un sistema giudiziario scandaloso rendono l'Italia terra fertile per episodi di questo tipo.
Abbiamo tanti stronzi nostrani, è innegabile, ma i nostri ospiti dominano la cronaca con "bravate" di ogni tipo.
È sufficiente essere nullatenenti o quasi, l'avvocato è offerto dalla casa e non si rischiano condanne a risarcimenti. Se si ha la fortuna di trovare il cittadino coi coglioni strapieni che ti rifila un destro, il risarcimento a propio favore sarà lauto! Ed il caro cittadino le spese processuali dovrà pagarsele di tasca sua...
Io rodo da impazzire, ma ho imparato a farmi i cazzi miei, le rate del mutuo adesso non posso saltarle...


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Matt-e-Tatty
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La cosa curiosa è che nel nostro paese se commetti un qualche reato,se ha pendenze legali anche per reati non particolarmente gravi ti tolgono il passaporto, ( e in tanti paesi con precedenti non entri anche una volta riuttenuto il passaporto), mentre si entra senza identità, senza documenti,senza certificato penale. In questo probabilmente siamo l'unico caso moderno al mondo. Quasi come gli aborigeni che si sono visti impiantare le colonie penali (avanguardie di coloro che poi li hanno macellati)senza poter dire beo.


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Tonguessy
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perché un imam ritiene di contribuire alla nostra difesa?

Perchè, al netto di alcune questioni (ho accennato al fatto che il parcheggio selvaggio non è una priorità extracomunitaria) è convinto di aderire ai programmi che la nostra società sembra avere.

che peso e che autorità hanno le nostre istituzioni. O che cosa hanno imparato da noi gli immigrati.

Come dicevo, i cordoni dei controlli si sono assolutamente allentati. Indipendentemente dalle nazionalità. Questo per un deficit di auctoritas. Nessuno è più in grado di "impartire ordini" grazie all'autorità che gli è stata conferita. Al massimo (esempio tipico di come l'auctoritas si trasformi nel suo contrario) si tratta di abusi di potere. Se il potere è servizio reso alla collettività, chi lo esercita ha una certa auctoritas, che, dice wiki rappresenta "qualità proprie di una istituzione o di una singola persona alle quali gli individui si assoggettano in modo volontario per realizzare determinati scopi comuni."
Mancando tali "scopi comuni" ben identificabili viene meno il senso stesso della auctoritas. L'iman, a modo suo, ha ragione. sta dando una bella mano nell'attuale confusione totale della postmodernità. Aggiunge il proprio personale limite ai limiti già esistenti. Non se ne sentiva la necessità (almeno da parte mia) ma le cose vanno esattamente così.

ha senso accogliere della gente che ha gravi problemi e ne apporta a propria volta? Ha senso trovarsi a subire non solo le angherie dei soliti italianissimi debosciati, ma anche di quelli di auto-importazione?

L'Italia è, assieme alla Grecia, il più attrezzato laboratorio antropologico postmoderno oggi disponibile. Il senso è testare i limiti dell'assenza di auctoritas nelle varie situazioni. Certamente per la cavia che deve subire i trattamenti previsti dall'anatomopatologo di turno questi possono sembrare crudeli. Ma bisogna capire che la vivisezione sta solo cercando di mettere in luce degli aspetti che sarebbero altrimenti lasciati nel campo delle ipotesi.
O, per dirla più chiaramente, stanno tirando la corda per vedere a che punto si spezza.

Teniamo presente che la loro prima scelta non è l'Italia e se qui restano è perché altrove non li vogliono. Cioè alla fine ci teniamo proprio i peggiori in linea di massima. Se mi garantisci che tanta feccia arriva, tanta ne parte (italiani o immigrati non mi importa) alla fine mi potrebbe pure stare bene. Non è l'ideale ma passi. Se invece, come ho il sospetto e esperienza: conosco due teste di minchia italiane che hanno tentato la fortuna in Germania e sono tornate indietro; c'è un filtro, allora abbiamo un problema.


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