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Lato nascosto della realtà:importanza dei siti di con


helios
Illustrious Member
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Il lato nascosto della realtà: l’importanza dei siti di contro-informazione
By Richard
1404 Views
Posted In
PIANETA TERRA
Post date
18 marzo 2016

Specialmente in giorni come questi in cui avvenimenti gravi si svolgono, i siti di contro-informazione sono molto attivi ma spesso additati dai media mainstream come fonte di dis-informazione. Ma esiste una teoria matematica per la quale essi sono invece utili per giungere alla verità. Insomma, chi crede ai ‘complotti’ spesso sbaglia, chi non ci crede sbaglia più spesso…

Il rischio peggiore che si corre a fare informazione libera è quello di essere definiti “complottisti”, un termine che ha origine nel 1964 quando vennero definite “teorie del complotto” le obiezioni di chi non accettava le conclusioni della commissione Warren sull’assassinio di KFK. Da allora sempre più spesso si è sviluppata la tendenza a chiudere ogni dubbio sullo svolgimento di importanti fatti di politica e cronaca neutralizzando le obiezioni come “complottismo”.

Sulla necessità di andare oltre le apparenze e le versioni disponibili su grandi media si è espresso molto chiaramente uno dei pochi critici dell’informazione omologata, Marcello Foa, con l’articolo “Oltre il “complottismo” (meditate gente, meditate…)” le cui ultime righe riassumono pienamente il senso:

Le guerre asimmetriche non si dichiarano. Si fanno. Chi attacca non si scopre e non rivendica, ma è implacabile nel suo agire. Chi subisce sovente non capisce e dunque non sa difendersi, accelerando così i tempi della sconfitta, mentre il pubblico assiste interdetto. Complottisti e anticomplottisti si accapigliano su singoli episodi ad elevata visibilità mediatica, mentre la realtà è molto più semplice (gli uomini sbagliano! E il caso esiste…) eppure al contempo più sofisticata… Analizzare la complessità, individuare i nessi invisibili . Questo conta. Tutto il resto è show.

Proporre letture alternative dei fatti fa parte della ricerca di quei nessi invisibili di cui parla Foa, chi scrive facendo informazione alternativa compie dunque questo tipo di operazione, un lavoro che in quest’ottica, diventa non solo da non condannare, ma utile o ancora meglio, indispensabile per giungere alla verità.

Questo tipo di approccio si basa sul postulato che nei fatti della geopolitica esista sempre qualche nesso nascosto e che quindi per giungere alla comprensione della realtà vadano ricercate e ricostruite le parti mancanti nelle ricostruzioni apparenti.

Ma quel postulato secondo il quale esiste sempre qualcosa di non evidente in un fenomeno, è stato affrontato in una grande teoria matematica nata alla fine degli anni ’70 e non sviluppata come avrebbe meritato, la “Teoria delle catastrofi” del matematico francese René Thom, da lui definita come “una metodologia, se non di una sorta di linguaggio, che permette di organizzare i dati dell’esperienza nelle condizioni più varie“.

Se i dati dell’esperienza sono le notizie riportate sui grandi media, non dobbiamo considerarle come il risultato finale di una elaborazione che ci dice cosa e perché è successo, ma dobbiamo considerarli come elementi di partenza da elaborare, abbiamo dunque bisogno di una metodologia che ci permetta di organizzarli, cioè di capirli.

Per spiegare meglio il pensiero di Thom riportiamo un altro passaggio del suo libro “Parabole e catastrofi” del 1980:

Pensiamo alla mitologia platonica della caverna: come gli uomini della caverna, non vediamo altro che i riflessi delle cose e per passare dal riflesso alla cosa stessa bisogna moltiplicare le dimensioni dello spazio e e munirsi di una sorgente che nel caso di Platone è il fuoco, il fuoco che illumina. La teoria delle catastrofi suppone appunto che le cose che vediamo sono solo riflessi e che per arrivare all’essere stesso bisogna moltiplicare per uno spazio ausiliare e definire in questo spazio prodotto l’essere più semplice che per proiezione da origine alla morfologia osservata.

In poche parole, i fatti come vengono proposti sono solo delle ombre della realtà e per decifrarli bisogna aggiungere delle “dimensioni” nascoste, bisogna cioè necessariamente fare delle congetture alla luce di un’ipotesi interpretativa. Questo ampliamento delle dimensioni in cui si svolgono le vicende è proprio quanto fa chiunque suggerisce ipotesi e connessioni supplementari, e anche se molte di queste interpretazioni saranno errate il loro valore è nel suscitare interrogativi e “moltiplicare le dimensioni” del fatto osservato.

Una definizione semplificata di questo meccanismo l’ho trovata qualche giorno fa in un commento ad un articolo pubblicato sul sito Comedonchisciotte, uno di quelli che svolge proprio questa funzione di moltiplicatore di dimensioni, l’autore dell’intervento è “Toussaint”:

La controinformazione funziona così. Le prove non possono che essere di tipo induttivo. La verità di tipo giuridico, semmai dovesse venir fuori, si può ottenere dopo decenni. La controinformazione si basa sulle analisi politiche, sul ragionamento, sulla consultazione di documenti riservati, su testimonianze ‘coperte’. Se uno avesse prove di tipo giuridico andrebbe in Tribunale, non scriverebbe sui siti di contro-informazione.

Su Ustica ci hanno detto per trent’anni che era stata una bomba, poi si è scoperto che era stato un missile. Nel corso degli anni erano stati in molti a scrivere che si trattava di un missile aria-aria. Che prove di tipo giuridico avevano fornito? Eppure avevano ragione.

Qualcuno, poi, ha verificato le notizie ‘ufficiali’? Devo fare l’elenco delle cavolate che l’informazione mainstream spaccia per ‘verità’? Eppure quasi tutti ci credono. Ricordate, ad esempio, i primi bombardamenti dei Turchi? Per un mese l’informazione ufficiale ci ha detto che stavano bombardando l’Isis, poi abbiamo scoperto che avevano bombardato i Curdi, alleati degli Stati Uniti. Imbarazzante, vero?

Prove di tipo induttivo, non giuridico, analisi che esulano dai fatti certi per aprire scenari e collegamenti nascosti, questa è la contro-informazione, e si tratta di un metodo che ha una sua legittimazione teorica alla luce della quale chi usa il termine dispregiativo “complottismo” compie un’operazione di appiattimento della realtà che porterà all’accettazione delle “ombre” proiettate sulla parete della caverna di Platone.

Per via del suo uso strumentale e riduzionista l’uso di tale termine va quindi respinto e considerato come un tentativo di chiudere il confronto evitando gli argomenti proposti con una denigrazione dell’interlocutore, o come segno di un errore metodologico.

Enzo Pennetta

http://www.altrogiornale.org/lato-nascosto-della-realta-limportanza-dei-siti-informazione/


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Cataldo
Reputable Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 269
 

Questo articolo postato da Helios è interessante, ma rivela anche un limite di questa analisi della controinformazione, che a mio avviso rimane basato su concezioni superate dagli venti degli ultimi anni, a dimostrazione di quanto sforzo di elborazione sia ancora necessario per attivare risposte efficaci alla resistenza contro il flusso informativo main-stream. iOrmai quasi sempre le versioni ufficiali degli eventi hanno al fondo dei dogmi scollegati da ogni possibile realtà fattuale, pensiamo alla caduta delle torri gemelle alla velocità dei gravi nel vuoto che è fisicamente incompatibile con un cedimento strutturale, o al ritrovamento di documenti e computer in circostanze assurde.
Il lavoro di controinformarzione diventa molto più difficile in questo contesto, proprio per l'enorme divario che si allarga sempre più tra la realtà e le verità ufficiali, i dogmi si accettano per fede, si richiede quindi non di portare una costruzione logica alternativa in un quadro interpretativo comune, ma di far breccia in un contesto cognitivo che funziona su parametro lontani dalla logica, non ci si può limitare ad una controprova.
E' in questo quadro che si inserisce la demolizione del senso comune operata sul linguaggio, dove i termini sono spossessati dal loro significato, ad iniziare proprio da complotto e complottismo, questa operazione di spossessamento di senso dei termini è molto avanti, su questo fronte hanno operato gli intellettuali organici come Eco e compagni.
Ci sarebbe molto da dire...


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Georgejefferson
Famed Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 4401
 

Il linguaggio da sempre "demolisce". Ogni "senso comune" e' la costruzione di prima, che poggia sulla "demolizione" del senso comune (imposto) di prima ancora.

La stessa "logica" e' la massima costruzione artificiale umana, che opera nel senso comune ma solo riguardo al permesso ordine del discorso, quindi in due pesi e due misure.

Le parole nuove, le inventano anche (anche, quindi non tutto) per contrastare questo processo, e porre in luce verita a cui non e' data voce, perche sovversiva.

Quello che conta e' quale visione del mondo, quali associazioni riguardo al tema del "valore" (in senso lato)..quali credenze sono funzionali alla convivenza e giustizia sociale, e quali invece indirizzano al senso comune della societa elitaria,escludente e perennemente in conflitto per il privilegio dei pochi.


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ohmygod
Honorable Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 570
 

gj: "demolisce", "senso comune", "demolizione", "logica"
La stessa "logica" e' la massima costruzione artificiale umana, che opera nel senso comune ma solo riguardo al permesso ordine del discorso, quindi in due pesi e due misure .. etc etc eccì ...

mi sarebbe piaciuto rispondere purtroppo non ho l'agilità mentale di entrare in sintonia con quel che rilasci: non comprendo. apprezzo coloro
che hanno l'abilità di capirti e la cosa mi affascina.


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