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Tutti stiamo perdendo, ma c'è qualcuno che vince


Eshin
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"Noi tutti stiamo perdendo, ma c'è sicuramente qualcuno che vince."

Strage di Nizza. Quale terrorismo? E’ un altro terrorismo? E’ equiparabile al terrorismo?

Domande legittime che si affastellano attorno a mille altre. E, in aggiunta, pure navigando in un mare di filmati youtube (questa volta subito sul web, a differenza di quanto accadde al Bataclan, nel novembre dell'anno scorso) non sappiamo quasi niente. Le notizie si accavallano, l'una più incomprensibile dell'altra.

Mi atterrò dunque al criterio più logico: non trarre conclusioni definitive sulla base di dati incerti e limitarsi ai dati certi per cercare di prevedere cosa potrebbe accadere in seguito. Su questa basi la prima considerazione che balza ai miei occhi è che, per creare una strage di immani proporzioni, tra civili inermi, non è più necessario dotarsi di armi più o meno micidiali, di esplosivi più o meno mortiferi. Non è nemmeno necessario preparare una squadra di assassini, più o meno professionali. Per un risultato di questo genere basta un camion. Chiunque è in grado di guidarlo su un assembramento numeroso di persone che non sapranno né come né dove fuggire.
E ponete attenzione alla parola "chiunque". Da oggi la strage diventa possibile mediante un larghissimo ventaglio di possibilità, ognuna delle quali è a disposizione di "chiunque". Il terrorismo esce dalla fase della specializzazione e diventa "popolare". Ora proseguite nel ragionamento facendovi aiutare dalla statistica. In ogni comunità umana è sempre esistita una certa percentuale di individui che usiamo chiamare "instabili". Non mi addentro nella definizione, né nella descrizione, poichè ciascuno può bene intendere ciò che dico. Aggiungo solo che nella società umana globale, di cui siamo parte, la percentuale di "instabilità" risulta ampiamente in crescita.

Le tensioni cui siamo tutti soggetti sono diventate dominanti. Per molti sono incomprensibili, soverchianti. Differenze sociali, povertà, assenza di lavoro, solitudine, cervelli dilavati dalla pubblicità e dalla violenza, odio distribuito a piene mani da tutti i canali televisivi, razzismo, assenza di principi e obiettivi solidali, dominio della competizione. Non ci vuole molto perché persone "instabili" maturino decisioni orribili. Non occorre che siano molte. Basta che ci siano e abbiano gli strumenti, le protesi, per agire. In questo caso la protesi è stata un camion. Altre protesi si troveranno. Saranno — come dice Olivier Roy — l'esplicitazione della radicalizzazione individuale e sociale della violenza.
L'ISIS ha subito rivendicato. Può darsi che siano loro, anche in questo caso. Ma non importa poi molto. Quello che importa, a mio avviso, è che la società globale che l'Occidente ha creato è l'equivalente di un missile. E' già partito. E' in volo. Abbiamo messo in moto — come sta accadendo in molte direzioni — meccanismi che non siamo in grado di fermare. E' come il cambiamento climatico: abbiamo rotto equilibri che la natura ha prodotto in milioni di anni, e le macerie ci cadono addosso. Sembra che vengano dal nulla: in realtà sono l'effetto presente di concause più o meno lontane, che risalgono a noi.

Noi siamo all'origine di un impazzimento collettivo, che produce mostri. Tra di noi non meno che tra di "loro". Rinsavire è forse possibile, ma richiederebbe un cambio di politica, un cambio culturale profondo, un sistema della comunicazione tolto dalle mani dei seminatori d'odio, una politica d'investimenti che riduca, da subito, le diseguaglianze. Ma noi viviamo ancora nell'epoca della "nostra" abbondanza e crediamo sia l'abbondanza di tutti. Ma non è così.

Noi crediamo di essere il centro del mondo, ma siamo solo una periferia, le cui difese si rivelano fragilissime. Nessuno si leverà a difenderci, perché abbiamo aggredito per primi. Nessuno dei morti di Nizza è colpevole, non sono stati loro a far partire il missile di cui sopra. Ma c'è stato chi, tra i loro governanti, ha fatto partire altri missili, che hanno ucciso molte altre vittime, di gran lunga più numerose di quelle della Passeggiata degl'Inglesi di Nizza.
Infine una constatazione realistica: la nostra vita quotidiana è ormai cambiata. Vivremo circondati dai metal detectors, da "misure di sicurezza" sempre più invadenti e totali. Le nostre libertà saranno drasticamente ridotte, "per proteggerci". Ed è tutt'altro che escluso che, alla fine dei conti, questo fosse il risultato che "qualcuno" si proponeva di raggiungere. Noi tutti stiamo perdendo, ma c'è sicuramente qualcuno che vince.

Giulietto Chiesa

http://it.sputniknews.com/opinioni/20160716/3133598/strage-nizza-terrorismo.html


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olmo
 olmo
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Se è così non ci resta che esaltarci e godere di questi tempi furibondi.
La parte della vittima piagnucolosa va bene per i Giulietto, che sembra come quelle persone che godono a raccontare in giro di tutte le malattie e le analisi mediche che fanno perchè è l'unico senso che si sanno dare.
Meglio lo scontro fragoroso che morire in un angolo di inedia e piaghe da decubito.


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makkia
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La parte della vittima piagnucolosa va bene per i Giulietto, che sembra come quelle persone che godono a raccontare in giro di tutte le malattie e le analisi mediche che fanno perchè è l'unico senso che si sanno dare.

La parte glie l'hai assegnata tu. Il film (in testa) te lo fai tu. Il significato lo attribuisci tu.

Niente di questo è presente nell'articolo, che è solo analisi.

La guerra a "loro" l'abbiamo fatta noi. E' una piaga che ha suppurato per decenni. Il pus sta eruttando ma ce ne sono ancora litri, nella piaga.
Aspettiamoci di raccogliere quello che abbiamo seminato, ricordandoci che i nostri innocenti sono centinaia e i loro centinaia di migliaia.
O ci mettiamo in testa che la ferita va curata o aspettiamoci dolori ininterrotti e ondate di pus sempre più frequenti e abbondanti.

Non sta dicendo "piangete perché è l'unica cosa che possiamo fare".
Sta dicendo "se ci limitiamo a pignucolare sul pus spurgato oggi, ne avremo altro domani, e non cambierà qualsiasi cosa facciamo... che non sia proporsi di curare la ferita".


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PietroGE
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Le tensioni cui siamo tutti soggetti sono diventate dominanti. Per molti sono incomprensibili, soverchianti. Differenze sociali, povertà, assenza di lavoro, solitudine, cervelli dilavati dalla pubblicità e dalla violenza, odio distribuito a piene mani da tutti i canali televisivi, razzismo, assenza di principi e obiettivi solidali, dominio della competizione. Non ci vuole molto perché persone "instabili" maturino decisioni orribili.

Il solito polverone che serve a nascondere la vera causa delle stragi. Il tipo di analisi che si fanno quando si cerca di evitare che i fatti producano danni alla propria ideologia. C'è chi parla di stragi di stato, c'è chi parla di cause sociali, di persone 'instabili' , di assenza di principi ecc. ecc.
Bufale su bufale. Ti sparano addosso e tu dici 'Toh, siamo già alla notte di S Silvestro'

Queste sono le analisi che testimoniano di una classe politica e giornalistica alla sbando, capace solo di arrampicarsi sugli specchi pur di non mettere a repentaglio le proprie convinzioni che ormai hanno più buchi di uno scolapasta.
E di analisi ridicole se ne trovano a più non posso : Fubini sul Corriere, ad esempio, avanza l'ipotesi che l'IS voglia la destra (quella vera, cioè quella alla Le Pen) al governo in Europa, perché così può portare il confronto a livello di scontro di civiltà e sfasciare l'Europa. Come se l'Europa non fosse già sfasciata e non andasse già in pezzi.

L'editoriale più bello però rimane quello di Gramellini sulla Stampa, lui si mette in ginocchio di fronte al 'fratello' musulmano pregandolo di fare qualcosa per salvarci : Comincia cosi :

Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico..
poi prosegue :
Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori...

Da ridere a crepapelle. Se ci fosse qualcosa da ridere.

P.S. Ma il qualcuno che vince chi sarebbe? Perché Giulietto Chiesa non lo identifica?


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olmo
 olmo
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La parte della vittima piagnucolosa va bene per i Giulietto, che sembra come quelle persone che godono a raccontare in giro di tutte le malattie e le analisi mediche che fanno perchè è l'unico senso che si sanno dare.

La parte glie l'hai assegnata tu. Il film (in testa) te lo fai tu. Il significato lo attribuisci tu.

Niente di questo è presente nell'articolo, che è solo analisi.

La guerra a "loro" l'abbiamo fatta noi. E' una piaga che ha suppurato per decenni. Il pus sta eruttando ma ce ne sono ancora litri, nella piaga.
Aspettiamoci di raccogliere quello che abbiamo seminato, ricordandoci che i nostri innocenti sono centinaia e i loro centinaia di migliaia.
O ci mettiamo in testa che la ferita va curata o aspettiamoci dolori ininterrotti e ondate di pus sempre più frequenti e abbondanti.

Non sta dicendo "piangete perché è l'unica cosa che possiamo fare".
Sta dicendo "se ci limitiamo a pignucolare sul pus spurgato oggi, ne avremo altro domani, e non cambierà qualsiasi cosa facciamo... che non sia proporsi di curare la ferita".

"La guerra a loro l'abbiamo fatta noi" è un classico esempio di calderone vittimistico (che vive sul senso di colpa) in cui retoricamente entra di tutto e permette a chi lo dice di fare bella figura in un dibattito.
Il ruolo della vittima ha varie sfaccettature.
Che ne sappiamo di queste persone ( ammesso che siano veri terroristi), potrebbero essere individui che sfruttano il senso di colpa collettivo per giustificare ogni loro nefandezza mascherandola dietro "sovrastrutture" ideologiche (che nessun sempliciotto progressista andrà mai disvelare)
Conrad nel finale di "Lord Jim" fa rivelare al "cattivo" il vero significato del senso di colpa.
Tutto il resto che ne discende è un film già visto che si ripete di epoca in epoca nella testa di tutti.


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makkia
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"La guerra a loro l'abbiamo fatta noi" è un classico esempio di calderone vittimistico

Che ha però il pregio di essere un fatto reale.
Il negarlo è invece rimozione e autoassoluzione. Sempre una defaillance psicologica, come il presunto vittimismo. Ma col difetto di negare la realtà per accordarla a quella psicotica.

(che vive sul senso di colpa)

Ma anche no.
Basta una fredda analisi dei fatti per affermarlo.

Che ne sappiamo di queste persone ( ammesso che siano veri terroristi)

Quali persone? Chiesa non parla dell'attentatore di Nizza ma delle masse musulmane. Di un pericolo potenziale e una tendenza.
Non c'è bisogno e non ha senso fare uno screening del singolo attentatore, così da spaccare il capello in quattro e assolverci ancora una volta e continuare come sempre.
Per dirlo terra-terra: sta dicendo che nel mondo musulmano un sacco di gente pensa "voi occidentali avete rotto il cazzo". Quanti di questi sono disponibili a diventare kamikaze solitari di una causa sfocata e vaga? Sicuramente pochissimi. Ma ognuno è una bomba.
Disinnescarle, dice Chiesa, non è un lavoro (solo) di intelligence. Non basterebbe. Serve un ripensamento di tipo politico-culturale.

Tutto il resto che ne discende è un film già visto che si ripete di epoca in epoca nella testa di tutti.

Questo SE si trattasse di vittimismo.
Fubini e Gramellini, citati da Pietro, sono esempi di questo: invece di puntare sulla propria buona volontà a cambiare marcia, si rivolgono agli altri (i "danneggiati"). Come se "comprendere" le loro motivazioni (e posto di riuscirci) potesse servire a qualcosa.
Servirebbe se l'intento fosse di cambiare radicalmente rapporto col problema.
Ma è un atteggiamento senza speranza.

Come sarebbe inutile l'altro atteggiamento: quello di consegnarci volontariamente a un sistema semi-dittatoriale, guerrafondaio e xenofobo, illudendoci che riesca a tenere il nostro giardino pulito dalla spazzatura (che noi abbiamo creato). Non servirà neanche quello.

La tesi di Chiesa è un'altra.
Che non sia "un problema loro" che ci viene inopinatamente rovesciato addosso.
Ma un problema di tutti (noi e loro) e che condividiamo la responsabilità di risolverlo (a maggior ragione dato che siamo attori e largamente progettisti della creazione del problema).

Per questo siamo tutti perdenti (tranne qualcuno, che ha interesse a che le cose stiano così e tali rimangano e magari peggiorino pure).


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Storno
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Li abbiamo civilizzati.
Anche loro ora esportano democrazia.
Anche con mezzi tenologicamente molto arretrati


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