Il Male... Dentro e...
 
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Il Male... Dentro e fuori a un tempo


GioCo
Noble Member
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Le emozioni si possono dividere in due categorie: costruttive e distruttive.

Tutte e due sono "necessarie" per l'Ordine delle cose ma non c'è parità quantitativa tra le due. Come il respiro, ove oltre a prendere e restituire aria, c'è "bisogno" di due pause ove "l'aria" è assente. Tra noi è il Mondo c'è di mezzo l'Armonia che è sempre in gergo "tecnico", biodiversità che si manifesta come "pausa" tra gli infiniti microscambi energetici.

Più biodiversità in equilibio corrisponde a più sanità dei singoli appartenenti perché aumenta il fattore armonico o se preferite energeticamente, si riduce l'intensità e si alza la frequenza in contemporanea. Ogni componente inscritto in quella biodiversità prospera se prospera tutto il bioma di cui fa parte e ancora di più se a prosperare è l'intera biosfera.

Questo vale nel corpo dell'Uomo, fisicamente humus che proviene dalla terra e torna alla terra, tanto quanto nel suo ambiente di riferimento. Un microbiota sano della terra corrisponde esattamente alla ricchezza di  biodiversità in equilibrio, dentro come fuori dal corpo.

Dalla terra proviene tutto e torna tutto... A parte i morti. Che si sono separati dal corpo e quindi vedono lo stesso dall'esterno, ne più e ne meno come noi potremmo vedere un giocattolo, una cosa. Lo vogliono, come noi vogliamo le cose del mondo della materia. Lo bramano più di qualunque altra cosa...

Noi ce l'abbiamo ma non siamo consapevoli di quello che "possediamo", loro non ce l'hanno ma sono consapevoli di quello che non hanno.

Gli abitanti della terra di mezzo vivono in questa strana sospensione di cose, tra l'incudine e il martello di un pensiero non pensato, tra la volontà di autonomia e la necessità della dipendenza dalla materialità dell'esperienza. La volontà di autonomia diventa sempre una affannosa ricerca del distacco del corpo dalla relazione armonica con il suo ambiente, vissuta come una prigione, perché il dolore e la fatica è nel corpo. L'ossessività e il monotematismo è la forma che procede da questo processo di distacco che è implicitamente (non desiderabilmente) degenerativo.

Non esiste un organismo separato dal suo ordine di appartenenza che possa proseguire a vivere come "unicum" e rimanere in equilibrio entro se stesso, dato che nasce da un contesto complesso che gli ha permesso di esistere. Il conflitto è inscritto nella sua esigenza di sopravvivenza che aumenta con l'isolamento da ciò che gli ha permesso di esistere: equilibrio e armonia.

La purezza o purificazione, in senso di isolamento dell'elemento, della proprietà di quell'elemento o del suo aspetto (ad esempio tassonomico e genomico) come fosse a se stante, tipo la resistenza, l'intelletto o la velocità nell'agire, ad esempio di un organo separato dal corpo, che non tenga conto di un "humus" è pura follia. Nel senso di attentato all'equilibrio che caratterizza qualsiasi fenomeno vitale (profondo).

Corrisponde esattamente all'incoscienza. Cioè al viaggio diametralmente opposto all'elevazione spirituale che è sempre verso la manifestazione di maggiore Saggezza.

E' un attentato al buon senso minimo, alla coerenza, alla quieto vivere, alla logica del Cosmo, inteso come insieme di principi che appartengono indistintamente a tutti i Regni del visibile e dell'invisibile.

Quando si guarda alla biodiversità è sempre il fenomeno della efficienza, cioè del minimo consumo per la massima resa, che conta. Il minimo consumo o "senso del risparmio" è garanzia di equilibrio nella convivenza e nella condivisione in quanto "parte" di un ambiente popolato da infinite altre specie e più questo riesce bene, più c'è spazio per la biodiversità, più l'ambiente diventa "sano", "resiliente" e imperituro in senso di "perfetto" per tutti.

La perfezione sta nella realizzazione di quell'armonia e in nient'altro...

Le "piccole" cose, diventano per ciò infinitamente più importanti delle grandi. Il "governo" del rapporto in armonia non si cura delle cose grandi, perché appartengono all'insieme della biosfera, non alla parte, la nicchia, a cui la singola specie appartiene.

Pur tuttavia, si ha anche la piena coscienza che ogni più piccola relazione ha un impatto significativo su una quantità sterminata di altra Vita. Quando intediamo il nostro rapporto come a tutela dell'autonomia (economica) più generale, dell'Armonia e per il progresso della nostra Saggezza, allora diventiamo custodi del bene comune e tutto va bene, dentro di noi come fuori.

Quando viviamo invece nella necessità di sopravvivere mediata da una disperazione latente (che promana dal pensiero dei morti) data dalla separazione che si alimenta a ciclo chiuso di "perdita" di autonomia, cioè dipendenza, controllo, difesa, dentro e fuori da noi, allora... La degenerazione imperante diventa "progresso".

Perché si proggredisce solo per il viaggio (di sola andata) nelle Terre dei Morti.

La difesa, in un ambiente sano, è inconcepibile. Chi è così folle da volere il tuo male, in un mondo dove conta la collaborazione ? Gli interessi di ognuno coincidono sempre con quelli dei molti e di tutti. Indipendentemente dalle brame di ogniuno, non è proprio possibile concepire un bene al di fuori di quello comune. Non perché non esiste, ma perché l'opposto sta nel Mondo dei Morti. Finché il pensiero dei Morti rimane dove essi abitano, le Lande, tutto va bene.

Putroppo, c'è sempre chi non si accontenta e vuole di più e che va dai Morti a cercare quel "di più". Il Necromante non è colui che rifiuta la Vita, ma che la esplora oltre i confini del corpo. Perché non si accontenta.

Ma il Mondo dei Morti ha il suo prezzo e a pagarlo non sarà il Necromante, ma tutti coloro che appartengono al suo Humus. Egli non è solo una propaggine che esplora una realtà ultima oltre i confini fisici del sensibile, ma anche una radice ben salda e piantata nel suo Humus a cui "inevitabilmente" trasmette il veleno dei morti. Che è necrosi senza rinnovamento, fine senza inizio, perdita senza recupero.

Tuttavia la fine del corpo non è la Morte che ho appena descritto. C'è Morte e morte. C'è il pensiero della morte che è come quell'istante di pausa, come quel momento breve che divide il respiro in due parti. Poi c'è l'ossessione della perdita del Corpo che è brama, desiderio irrefrenabile e del tutto incontrollato di possessione.

Nell'Ordine Cosmico chi ha perduto il corpo, non lo può riavere ed è questa la disperazione che ci abita dentro. Il dolore della perdita ineluttabile.

Nel corpo la prima barriera difensiva è la Mente. Quindi il luogo senza respiro costringe quello dei respiranti a pensare secondo un princpio di possessione perchè "ognuno pensa a se stesso sempre e comunque" e se la condizione è quella disperata della separazione, inizieremo a "svalvolare" desiderando a prescindere senza nemmeno rendercene conto. Anche se ci possiamo accontentare.

Viene meno quindi quel principio del minimo, del risparmio, del mantenere intatta una biodiversità che è ricchezza in quanto garanzia di autonomia, del corpo in primis ma anche e soprattutto di "pulizia della Mente" che è un altro concetto di purezza, totalmente avulso da quello di "isolamento" e diametralmente opposto.

La pulizia della Mente corrisponde alla ricchezza massima alla minima intensità.

Sovviene, quando accade che ci rendiamo conto, una strana stanchezza dell'animo. Come una malinconia, il ricordo di qualcosa che doveva essere ma non è in evidenza constatabile, la mancanza di una "casa" che è oltre il mito immaginabile, un "origine" perduta ed ancora di più dall'evidenza che la direzione non è quella che ti porta a renderti conto, ma un prendere sempre più il largo e sempre più velocemente, nel Vasto Oceano dell'indifferenziato, del folle, del miserabile, del ridotto all'effimero aggresivamente preteso senza arte ne parte che poi non è altro che il piatto e sterile panorama delle Lande. Povero e allo stesso tempo tormentato.

Si, c'è un problema di genere di cui non ci siamo mai occupati. Si, c'è un problema di ferocia di cui non ci siamo mai occupati. Si, c'è un problema ecologico di cui non ci siamo mai occupati. Si, c'è un problema ambientale di cui non ci siamo mai occupati.

Tutto ciò che facciamo è occuparci dei Morti, per i Morti e con il pensiero dei Morti. Per ciò siamo morti, non una ma tante e tante volte da perderne il conto: quando ricominceremo a Vivere e a pensare di nuovo secondo i dettami dell'Ordine Cosmico e in specie quello della terra di mezzo ?

Quando ci riappropieremo della scienza, la nostra, la scienza della coscienza e smetteremo di avere fede in quella dell'incoscienza ?!


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