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ULTIMO TRENO DELLA NOTTE


mystes
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Scrive Giovanni Reale: “Le questioni metafisiche più importanti e le loro possibili soluzioni sono legate al grande problema della generazione, della corruzione e dell'essere delle cose, e sono particolarmente connesse all'individuazione della "causa" che funge da fondamento.” (G Reale, Storia della filosofia antica)

Ossia il perché sono nato, il perché ho vissuto gli anni che ho vissuto, il perché dovrò esalare l’ultimo respiro e fondamentalmente il perché di tutto questo che si vede intorno a me e che esiste lontano da me.

Ebbene, se saprò dare una risposta o meglio una spiegazione coerente e convincente su tutti questi perché, potrò considerarmi un essere intelligente e meritevole di aver vissuto bene la mia vita, diversamente dovrei considerarmi simile se non uguale a qualunque animale che vive sulla terra. Con l’unica differenza: che a me è stato dato il dono della parola, della quale forse non ho saputo fare un buon profitto, se non quello preposto ai bisogni alimentari e riproduttivi.

Perché le cose si "generano", perché si "corrompono", perché "sono"?

La risposta più ovvia e più ingenua: nel mio caso sono stato generato da mia madre in seguito a una copula feconda con mio padre. L’aggettivo “fecondo” ha una sua importanza: non basta copulare, “l’animaletto” come lo avrebbe definito Gigi Proietti in una sua celebre interpretazione, deve poter colpire il bersaglio.

Tutto ciò rappresenta un “inizio” che prelude a una “fine”: l’animaletto, dopo esser cresciuto e diventato grande, un giorno dopo l’altro si corrompe, comincia a perdere pezzi (i primi ad andarsene sono i denti, i più importanti, perché senza denti non puoi mangiare) mi correggo, i primi a cadere sono i capelli e in seguito tutto il resto, e quel poco che ti resta se ne va al diavolo in un processo indefinito di corruzione, che i più hanno chiamato vecchiaia alla segue inesorabilmente la morte. La chiamano morte quando quella nuvoletta che parte dai polmoni e che definiamo respiro prende “l’ultimo treno della notte” in un viaggio di sola andata, senza ritorno, che non si sa bene dove va a parare.

Ma il buon Reale, grande filosofo e grande furbacchione, al termine della sua frase scrive “perché sono!”

E no, caro il mio filosofo, se tu cominci a tirare in ballo il verbo “essere” i conti non tornano più, c’è qualcosa che non va o che va in modo molto diverso.

“Ego sum qui sum” disse il conte Cagliostro; “Ehyeh”, lo affermò Mosè e non vedo perché non devo credergli.

E dunque, caro il mio furbacchione, mi consenta (lo diceva anche il grande Berlusca) di fare qualche ingenua domanda: perché “sono”?

Per non farla tanto lunga e per non annoiare i lettori di Cdc che hanno tante cose da leggere e da fare, concludo con alcune affermazioni del “napoletano” Plotino (un ottimista) che sul verbo “essere” la sapeva lunga.

Plotino è quel sapiente che riuscì a prendere “l’ultimo treno della notte” per ben quattro volte durante la sua breve esistenza trovando sempre all’arrivo il treno per il ritorno (sul tipo del pendolare Milano-Garbagnate) e quindi la doveva sapere lunga.

Infine Porfirio, il biografo di Plotino, ha raccontato “che In verità, anch'io, Porfirio, posso attestare di essermi accostato e unito a Lui una volta sola: ed ora ho sessantotto anni. 'Apparve', dunque, a Plotino e gli 'si pose proprio accanto, il Fine supremo'. Meta, infatti, e Fine, per lui, si era l'accostarsi e l'unirsi col Dio che è al di sopra di tutto; ma egli raggiunse ben quattro volte, a quel ch'io mi so, nel tempo in cui gli ero vicino, questo Fine, con un atto ineffabile.”

Mi è bastata questa frase di Porfirio per comprendere che quel “ego sum qui sum” ha un gran significato solo se lo fai accomodare sull’ “ultimo treno di mezzanotte” in viaggio verso la stazione del “Fine supremo” dal cui primo binario forse sarà lecito, un giorno, prenotare un biglietto per il treno diretto a quel “Dio che è al disopra di tutto”. Plotino ci riuscì per ben quattro volte, io non pretendo tanto, ma di grazia se ci fosse un posticino libero, gradirei anch’io avere la fortuna di salire su quel fortunato “ultimo treno della notte”.

 

Fonte: https://associazioneignis.blogspot.com/

 

Questa argomento è stata modificata 7 mesi fa da mystes

oriundo2006 hanno apprezzato
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