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MEMENTO VIVERE (RITROVARE SÉ STESSI)


mystes
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Mentre i terroristi seminano morte e distruzione nella grande Europa (che non c’è: quella di Bruxelles è solo un fantoccio nelle mani degli USA) pubblico questa nota di Pierre Hadot dedicata alla vita e alla difesa della vita.

A colei che ha invitato a riconoscere che "solo il presente" è la felicità, Faust propone di ritornare nella sua patria, nel paese dove è nata:

Quando, al mormorio dei canneti d'Europa, /luminosa ella spezzò il guscio ... (Goethe, Faust)

È infatti proprio vicino al fiume Eurota che Zeus, sotto forma di cigno, si unì a Leda, la quale depose l'uovo da cui uscì Elena. Questo paese è l'Arcadia, simbolo per Goethe della libertà e della gioia della natura primitiva, dell'età dell'oro, cui apparteneva naturalmente Elena in virtù della sua origine divina: là Elena potrà radicarsi nella sua realtà e insieme ritrovare la salute della vita nel presente:

Così tu e io siam giunti alla meta: dietro a noi resti il passato! Solo del sommo Giove devi sentirti figlia, figlia dell'antica era dei miti [cioè dell'età dell'oro]. (Goethe, Faust)

Dalle cime apriche fino ai pascoli verdeggianti, tutta l'Arcadia nella descrizione di Faust è luogo di una vita armoniosa e pura. Dei suoi abitanti, di cui non è dato sapere se siano uomini o dei, si può dire che:

Ereditario è in questo paese il benessere, serenità brilla sulle fronti e le bocche; tutti son sani e contenti, tutti immortali.

Goethe immagina la vita antica con i tratti di un'Arcadia idilliaca, dell'età dell'oro, e tale descrizione della libertà arcadica, che raffigura anche una condizione interiore, ci lascia intravedere una delle direzioni verso cui si orienta l'affermazione goethiana del valore dell'istante presente nel mondo antico. Da un punto di vista generale, questa rappresentazione idilliaca della Grecia antica, intrisa di nostalgia per le divinità pagane, era in voga durante la giovinezza di Goethe. "Gli dei pagani" cantati da Schiller esigono che gli uomini siano felici:

La cupa gravità e triste rinuncia eran bandite dal vostro gaio culto, felici dovean batter tutti i cuori, poiché l'uomo felice a voi era affine. Nulla era sacro allora come il bello. (Shiller, Gli dei dell’antica Grecia)

Per Schiller e Holderlin, il dramma del mondo moderno è che "sono tornati a casa, sì, e il bello e ciò che è alto, tutto si son presi, tutti i colori e i suoni della vita". Ma Holderlin profetizza:

Fino a che desta dal sogno d'angoscia l'anima umana non sorga con giovane gioia e  il santo soffio d'amore, come già un tempo non torni nei figli in fiore dell'Ellade a spirare in nuova epoca e sopra più libera fronte lo spirito della natura, l'iddio, dopo tanto migrare, calmo sostando tra nuvole d'oro di nuovo ci appaia. (F. Holderlin, L'arcipelago)

A questa idealizzazione della Grecia, che si può ritrovare in Goethe, Schiller e Holderlin, diede un potente contributo l'opera del grande Winckelmann, come risulta chiaramente dal saggio che Goethe gli dedicò. Winckelmann incarna ai suoi occhi un uomo antico e un pagano, ovvero un uomo felice, sano, che vive nel presente, la cui serena figura viene opposta all'inquietudine morbosa e cristiana dei romantici. Mentre l'uomo moderno si protende quasi costantemente verso l'infinito,

gli antichi percepivano con immediatezza la loro peculiare immanenza entro i deliziosi confini del bel mondo terrestre. Qui erano posti, a questo erano chiamati e qui la loro attività poteva dispiegarsi e la loro passione trovare oggetto e nutrimento. (J. W. Goethe, Winckelmann)

Ciò che costituisce la grandezza della poesia e della storia dell'Antichità è il fatto che esse mettono in scena personaggi con un intenso interesse per le realtà più immediate, la loro persona, la patria, la vita dei loro concittadini, cioè essi "agivano sul presente".

Ecco perché non era difficile all'autore, che possedeva le medesime inclinazioni, eternizzare tale presente: Per loro solo i fatti avevano valore, come per noi sembrano averne solo il pensiero e il sentimento. [...] Tutti si attenevano all'immediato, al vero, al reale, e le stesse immagini della loro fantasia avevano carne e sangue. (J. W. Goethe, Winckelmann)

Per Goethe, che continua a tracciare il ritratto di Winckelmann, spirito antico e spirito pagano sono intimamente legati. I loro tratti comuni sono la fiducia in se stessi, l'azione nel presente, l'ammirazione degli dei così come delle opere d'arte, la sottomissione a un destino superiore. Il tratto peculiare dell'uomo antico è rallegrarsi spontaneamente e inconsapevolmente della propria esistenza, senza passare, come fanno i moderni, attraverso le vie indirette della riflessione e del linguaggio. Proprio questa è, agli occhi di Goethe, la salute antica. Come Plotino, avrebbe accettato volentieri di considerare che la salute è incosciente in quanto conforme alla natura, e che la coscienza corrisponde a una condizione di inquietudine, a uno stato di malattia: più un'attività è pura e intensa, meno è cosciente.

Fonte: (Pierre Hadot, Ricordati di vivere – Goethe e la tradizione degli esercizi spirituali)

 

 

 

 

 

 

 


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