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Il processo di pace in Colombia


fasal75
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Italiano originale con link: http://znetitaly.altervista.org/art/8244

Il più recente processo di pace in Colombia

di Justin Podur

26 ottobre 2012

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha iniziato di nuovo il dialogo con la FARC (Forze armate rivoluzionarie colombiane). I colloqui sono iniziati a Oslo (1) e continueranno all’Avana. Il governo colombiano ha sospeso gli ordini di cattura per i 29 membri del gruppo negoziatore delle FARC fino a quando si svolgeranno i colloqui, ma ha avvertito che saranno arrestati se tenteranno di lasciare Cuba.

I colloqui tratteranno cinque problemi: la fine del conflitto armato; la riforma agraria; le garanzie per l’esercizio dell’opposizione politica e per la partecipazione dei cittadini; il traffico della droga; i diritti delle vittime del conflitto.

La dichiarazione di apertura fatta dal governo dà la priorità al primo argomento, cioè la fine del conflitto armato. La dichiarazione delle FARC indicava che la pace implicava una trasformazione dello stato.

In certo qual modo, entrambe le parti stanno trattando da punti di partenza deboli e questo è motivo di ottimismo riguardo al risultato.

Le FARC hanno subito terribili perdite in campo militare negli ultimi 5 anni. I loro comandanti- Raul Reyes, Jorge Briceno, Alfonso Cano, sono stati uccisi, mentre altri capi,tra i quali Simon Trinidad sono stati catturati. Hanno ancora la capacità di organizzare degli attacchi e lo hanno dimostrato realmente attaccando e uccidendo 5 soldati (2) dopo che erano iniziati i dialoghi, ma la loro portata è stata molto ridotta.

Le FARC stanno anche raggiungendo il loro momento politico più basso, e il loro nome è sinonimo di rapimenti, danni collaterali contro i civili, estorsione, e tentativi di controllare i programmi dei movimenti sociali. Quando c’era stato la prima serie di dialoghi nel 1999, il governo era stato d’accordo a creare una zona demilitarizzata a San Vicente del Caguan, ma i colloqui erano falliti e la FARC hanno continuato nelle loro attività impopolari. Hanno sofferto dal punto di vista militare, e hanno visto che la loro popolarità continuava a declinare. La Destra in Colombia si avvantaggiava politicamente e Alvaro Uribe Velez è diventato presidente mentre i colloqui fallivano.

La strategia di Uribe usata per trattare con le FARC era basata interamente sulla forza. Infatti è sbagliato parlare di una strategia riguardo alle trattative con le FARC, dal momento che l’approccio di Uribe era molto più generale – era un’apertura verso i vicini della Colombia /Venezuela ed Ecuador), verso i movimenti sociali non armati, i sindacati e l’opposizione politica. Tutti, in effetti, erano accusati di essere terroristi o sostenitori del terrorismo, e molti di loro sono stati inseriti nelle liste delle persone da uccidere compilate dai paramilitari sostenuti dal governo.

Questo ci porta a parlare della debolezza politica del governo. Quando Uribe era presidente, il governo era distrutto da una serie di scandali. Mentre non prometteva nulla se non di usare il pugno di ferro con le FARC (e con i movimenti sociali non armati), nel 2002 Uribe iniziava immediatamente i negoziati con i paramilitari. Era una cosa strana per chi conosceva la Colombia, dato che i paramilitari erano universalmente noti per essere legati al governo: questi gruppi di ‘autodifesa’ operano come congiunzione tra le forze armate e la polizia, i proprietari terrieri, i trafficanti di droga, assassinando i capi dei movimenti, commettendo massacri per sgombrare i territori dei proprietari di terre, facendo pulizia sociale e altri crimini. I negoziati con i paramilitari hanno portato prima a numerose spettacolari consegne di armi e a smobilitazioni da parte dei paramilitari a beneficio delle macchine da ripresa, seguite dalla continuazione ininterrotta delle loro attività criminali. Il successivo scandalo ha avuto luogo quando i giornalisti hanno scoperto prove di ‘montature’: l’esercito colombiano collocava delle autobombe per accusare poi le FARC di una campagna di terrore nella città. Le ‘montature’ erano seguiti da ” falsi giudiziari positivi ” nei quali l’esercito faceva un ulteriore passo: uccideva realmente persone innocenti, faceva trovare addosso a loro, delle armi, sostenendo che erano morti in combattimento e mostravano questo come prova di successo nelle battaglie contro le FARC. Gli investigatori hanno anche trovato numerose fosse comuni piene delle vittime scomparse dei massacri, eseguiti, anche questa volta da militari e paramilitari. Gli ultimi anni del governo di Uribe sono stati pieni di ‘para-politica’, dove i militari fornivano pagine e pagine di prove che i politici legati a Uribe avevano firmato contratti con i paramilitari per controllare i territori ed eliminare i nemici. Molti dei capi militari e paramilitari, una volta condannati, venivano estradati in carceri statunitensi dove non avrebbero potuto puntare il dito contro coloro che aveva dato loro gli ordini.

Nella regione, le incursioni dei paramilitari di Uribe e le minacce al confine con il Venezuela hanno provocato rabbia in tutta l’America Latina e sanzioni da parte del Venezuela. Il fatto che abbiano ucciso Raul Reyes in Ecuador, senza alcun avviso o collaborazione con quel governo, ha alienato anche quel paese. Il Congresso degli Stati Uniti ha bloccato un eventuale trattato di Libero commercio con la Colombia a causa del loro curriculum negativo riguardo ai diritti umani, in modo particolare per l’assassinio dei sindacalisti.

E così, mentre la potente Destra colombiana considera ancora Uribe una figura forte che può andare contro le FARC, e l’approccio di Uribe si è rivelato fruttuoso per i militari, le contraddizioni e gli scandali del regime legato ai paramilitari hanno avuto un costo in termini politici, e forse, per il momento hanno fatto il loro corso. Il nuovo presidente, Juan Manuel Santos, rappresenta un settore diverso dell’elite colombiana che è forse più interessato alla sicurezza delle attività minerarie che a ripulire la campagna rurale dall’opposizione dei contadini e degli indigeni. Per questo si è arrivati ai colloqui di pace.

Forse nessuna delle due parti partecipa a questi negoziati con i motivi nobilissimi, ma i risultati potrebbero essere comunque positivi per il popolo colombiano. La guerra non ha certo procurato vantaggi alla maggioranza delle persone. Invece, ha di fatto concentrato la ricchezza e le terre nelle mani di poche persone, ha riportato indietro di decenni lo sviluppo rurale della Colombia, e ha creato un contesto mortalmente difficile per i movimenti sociali disarmati.

L’analisi fatta dall’economista colombiano Hector Mondragon (3), dimostra come la guerra sia collegata con il settore agricolo: crescita delle importazioni, dipendenza tecnologica dalle multinazionali, debolezza istituzionale, priorità dell’attività mineraria sull’agricoltura, priorità dei biocarburanti in ambito agricolo, trasferimenti di contadini, e prezzi alti e concentrazione di terreni. Mondragon dimostra come l’indice Gini per la concentrazione di terreni, che è sempre stato alto in Colombia, ha raggiunto un picco nel 2009 a 0,875 (su 1), ribaltando i deboli tentativi di riforma agraria che erano iniziati negli anni ’60 e hanno abbassato l’indice a 0,84 nel 1984. Il settore agricolo della Colombia è ristagnato, quando non si è addirittura contratto, in anni recenti, e ha avuto la crescita più debole in America Latina. Paradossalmente, malgrado questa crescita debole e la terribile insicurezza delle campagne, la Colombia possiede parte dei terreni agrari più costosi dell’America Latina.

Questi problemi specifici possono essere trattati nel modo miglio
re in base alle proposte dei movimenti contadini e indigeni esistenti nel paese. Sebbene l’affermazione delle FARC sia corretta, cioè che la vera pace va oltre la semplice fine della guerra calda (condotta con le armi), può anche accadere che una fine della guerra calda tra le FARC e il governo, anche se non ci sarà la fine di altri tipi di violenza), sarebbe un enorme passo nella direzione giusta, un passo che faciliterebbe l’opera di ricerca della vera pace da parte dei movimenti di resistenza civile e sociale.

Se le FARC firmeranno e smobiliteranno, lo faranno perché comprendono che se la guerra continua, ogni giorno, la situazione peggiora per la gente. Se questo accadrà, sarà il punto di partenza per rinnovate lotte per la riforma agraria, per i diritti dei lavoratori, per i diritti umani, per la giustizia per le vittime, e, molto probabilmente, contro l’attività mineraria; tutte queste lotte saranno intraprese dai loro giusti proprietari, cioè i molti diversi movimenti attivi in Colombia. Se la giustizia è un presupposto per la fine della guerra calda, allora neanche una verrà ottenuta. Se si può arrivare alla una fine dei conflitti armati, la lotta per la giustizia avrà fatto dei progressi.

Note

1) BBC News, 18 ottobre 2012. “Colombia and FARC negotiators launch Noreway peace talks” ["La Colombia e i negoziatori delle FARC preparano i colloqui di pace in Norvegia"].

http://www.bbc.co.uk/news/world-latin-america-19994289

2) BBC News, 20 ottobre 2012. ” FARC kills five in first attack during talks” ["Le FARC uccidono cinque persone nel primo attacco avvenuto durante i colloqui"].

http://www.bbc.co.uk/news/world-latin-america-20019506

3) Hector Mondragon, “Ruralidad para la paz y paz para ruralidad” ["La ruralità per la pace e la pace per la ruralità"] “Caja de Herramientas” n°144, ottobre 2012, pagg. 18-19. http://www.viva.org.co/caja_de_herramientas/caja144/

Justin Podur è autore del libro: Haiti’s New Dictatorship: The Coup, the Earthquake and the UN Occupation (Pluto Press 2012). [La nuova dittatura di Haiti].


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