Notifiche
Cancella tutti

La "confessione" della Fed sfuggita ai giornali


Tao
 Tao
Illustrious Member
Registrato: 10 mesi fa
Post: 33516
Topic starter  

Vi siete mai sentiti come se foste gli unici ad avere la percezione di una cosa, mentre il mondo diceva e pensava l'esatto contrario? A me è successo spesso ma mai come ieri, quando ho letto su vari media i resoconti delle minute della riunione della Fed degli scorsi 27 e 28 ottobre, pubblicati mercoledì sera. Ve la faccio breve (in questi ultimi giorni ho abusato di parole e righe): il consensus emerso tra giornalisti e addetti ai lavori dalla lettura di quelle 12 pagine è per un rialzo dei tassi a dicembre, a mio avviso invece è l'annuncio dei tassi a zero perenni e di ancora un po' di Qe negli anni a venire, quasi fosse ormai un regime anti-ciclico e normale.

Ma partiamo dalla narrativa mainstream, ovvero quel 90% abbondante che ritiene le parole del Fomc foriere del primo rialzo dopo 84 mesi di politica di stimolo. Vediamo le principali "prove" che vengono addotte. Primo, le Borse - da Wall Street la sera stessa di mercoledì all'Asia ieri mattina e fino all'Europa - sono salite, hanno "festeggiato" la decisione della Fed: ovvero, indici che devono le loro performance unicamente a due cose, ovvero al basso costo di finanziamento e ai buybacks pagati proprio con quel debito emesso a buon mercato (il Giappone deve ringraziare anche gli acquisti diretti di Etf della Banca centrale) dovrebbero festeggiare la fine di questa pacchia? Come dire che da domani il vostro capo vi dimezza lo stipendio a parità di lavoro e voi portate fuori vostra moglie a cena!

Inoltre, focalizzandoci sull'Asia, in concomitanza con i rialzi, si scontavano due criticità. La prima, relativa al Giappone, con il crollo dell’export a ottobre del 2,1% su base annua, fatto mai visto nel 2015, causato dalla debolezza di tutto il Far East, Cina in primis. Di più, il Giappone - nonostante i triliardi stampati in copisteria da Kuroda - nel terzo trimestre di quest'anno è tornato in recessione. Quindi, stando a questo ragionamento, il Nikkei avrebbe chiuso a +1,07% perché la Fed, aumentando i tassi, renderà ancora più gravoso lo stock di debito sui Paesi emergenti e quindi aggraverà la crisi di quel Far East che già sta schiantando l'export nipponico? Io sarò contorto, ma c'è gente la fuori che mi relega a dilettante. E veniamo alla seconda criticità asiatica, ovvero la Cina: cosa ha fatto chiudere Shanghai a +1,38% ieri? Anche in questo caso, per la vulgata comune, la decisione della Fed di alzare i tassi. E invece no e non perché lo dica io, ma perché subito dopo la chiusura della Borsa, la Banca del popolo cinese ha confermato il nuovo taglio sui tassi ufficiali.

La Pboc ha infatti ritoccato al ribasso alcuni tassi di riferimento, tra cui quello sui depositi overnight, al 2,75%, mentre il tasso sui depositi di breve termine, a 7 giorni, è stato ridotto al 3,25%. Di fatto, una palese manovra di politica monetaria espansiva per contrastare l'indebolimento dell'economia del colosso asiatico, dopo la svalutazione dello yuan sul dollaro di circa il 3%. Forse è questo che ha festeggiato Shanghai, ovvero il paradosso innescato da mesi e mesi dalle Banche centrali in ossequio al quale più le cose vanno male a livello macro, più le equities festeggiano perché nuovo metadone di Stato è in arrivo. Tanto più che sempre restando in Cina, motore del grande rallentamento globale e del rischio di nuova recessione, stando a dati di Dealogic, il mercato del debito corporate del Dragone è quadruplicato anno su anno raggiungendo 312,8 miliardi di yuan (50,2 miliardi di dollari) proprio grazie alla possibilità, da parte delle società, di finanziarsi a costi molto più bassi, fino al 50% di sconto e nella speranza di poter beneficiare di un possibile futuro indebolimento della valuta.

CONTINUA QUI http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/11/20/SPY-FINANZA-La-confessione-della-Fed-sfuggita-ai-giornali/657061/


Citazione
Condividi: