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L'estremo sacrificio di Cal


helios
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Ci voleva una Smith & Wesson a tamburo per far scomparire in una tomba tutte le ombre sulla gestione dell'Ospedale San Raffaele, l'impero sanitario di don Luigi Verzè scoperto per 1 miliardo di euro di debiti con un'apertura di concordato fallimentare sulla testa. Lo sapeva bene Mario Cal, ex vicepresidente, tesoriere, braccio destro, gemello siamese e alter ego dell'anziano fondatore, che lunedì 18 luglio ha preso quella pistola regolarmente registrata e ha premuto il grilletto contro se stesso, nel suo ufficio in via Olgettina.
IMMOLATO PER SALVARE DON VERZÈ. Chi lo conosceva bene, infatti, ha avanzato quest'agghiacciante ipotesi sui motivi di un suicidio ancora tutto da spiegare, secondo la magistratura.
«Lo ha fatto per evitare che Don Verzè fosse coinvolto in prima persona nel dissesto dell'ospedale e nelle operazioni finanziarie di questi ultimi anni: ora nessuno potrà dire che tutti sapevano tranne Cal. Si è immolato per il suo padre spirituale». Ma, a parte l'altruismo e la stima per il fondatore, la sensazione tra gli stessi inquirenti che stanno indagando sull'accaduto è che Cal avesse commesso più di un errore nella gestione finanziaria dell'ospedale e della ragnatela di società collegate. E dopo l'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, quelle operazioni avventate sarebbero saltate fuori, compromettendo con un scandalo i più di 30 anni di gestione fatti insieme con Don Verzè.
IL CASSIERE DEL SAN RAFFAELE. Del resto, l'ex vice presidente della Fondazione Monte Tabor, trevigiano di 71 anni, conosceva a menadito le pieghe del bilancio di una delle più importanti strutture ospedaliere del Nord Italia.
L'aveva vista nascere. Ne aveva gestito i conti (e i molti debiti) per anni. Aveva stipulato le convenzioni con la regione Lombardia di Roberto Formigoni. Aveva scelto di fare investimenti all'estero, puntando sul consolidamento della struttura.
Nelle scorse settimane era stato ascoltato dal procuratore Luigi Orsi che aveva iniziato a indagare sulle criticità amministrative del San Raffaele. E Cal aveva portato i libri a palazzo di Giustizia con il suo avvocato Rosario Minniti, con la pesante responsabilità di evitare l'apertura di una procedura fallimentare, scongiurata poi dal salvataggio dello Ior, la banca del Vaticano.
Preoccupato ma non al punto di uccidersi

Le persone che hanno avuto modo di vederlo in questi ultimi giorni di vita, raccontano che era sempre lo stesso. Gioviale. Ironico. Certo, «non era mai stato così addolorato per i debiti della fondazione Monte Tabor», come ha raccontato il suo legale Rosario Minniti, ma era comunque il «Mario Cal di sempre». Quello che amava scherzare persino sulla sua notte in cella a San Vittore nel 1994 con l'accusa di aver intascato mazzette durante Tangentopoli: a richiederne l'arresto era stato Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite e ora leader dell'Italia dei Valori.
SCHERZAVA SU TANGENTOPOLI. Fu assolto 10 anni dopo per prescrizione dei termini. Lui raccontava che l'unica preoccupazione in carcere era fare la doccia la mattina, ma per il resto non aveva avuto particolari problemi. Quindi, secondo chi in queste ore sta ragionando sui motivi del suicidio, non ci sarebbe stata la paura di finire un'altra volta in gattabuia: l'età avanzata gli avrebbe assicurato al massimo i domiciliari dopo anni di processo.
I TIMORI PER L'AMICO. Semmai, nell’anima di Cal, ci sarebbe stato il timore che le operazioni fatte in passato (magari qualcuna troppo azzardata), potessero travolgere il nome e la fama di don Luigi Verzè, con cui aveva combattuto tante battaglie e con cui amava ancora giocare a briscola come quando si erano conosciuti.
E, in aggiunta, c'era la preoccupazione di essere arrivati al capolinea di un periodo storico, dal momento che sia lo Ior sia i nuovi investitori americani avevano chiesto che fosse proprio lui, Mario Cal, a farsi da parte per primo nella nuova gestione del colosso della sanità milanese.
Dalle Mercedes alle piantagioni di mango

Per capire il personaggio, basta ricordare un celebre aneddoto che circolava tra le corsie dell'ospedale. Cal era un amante delle belle macchine, Mercedes soprattutto. Acquistava sempre l'ultimo modello. E voleva guidarlo personalmente, tanto che l'autista che lo accompagnava, spesso doveva starsene seduto al posto passeggero.
Insomma, se tale era l'attaccamento per una Mercedes, chissà cosa gli sarà passato per la testa all'idea di perdere la possibilità di operare su una macchina che lui stesso aveva creato: il San Raffaele.
LE ATTIVITÀ ALL'ESTERO. In questi ultimi anni le cose non erano andate troppo bene. Il core business era un conto, cioè la sanità, ma erano state le attività parallele a creare malumori nello stesso consiglio di amministrazione.
Nel 2008 i debiti della fondazione erano arrivati a quota 100 milioni di euro e sono aumentati di 10 volte in meno di tre anni.
A contribuire al dissesto, investimenti come la Vds Export, holding che controllava piantagioni di mango in Brasile. O l'Hotel San Diego di Porto San Paolo, 52 camere con piscina affacciate sul parco marino delle isole Tavolara e Molara. In perdita costantemente, Cal era ne azionista al 15 %. Ma c'erano anche gli investimenti in Israele o la joint venture con Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche arrestato lo scorso anno per lo scandalo Santa Giulia.
PIENO DI DEBITI. Altro business collaterale che portava milioni di euro di debito, era la controllata neozelandese Assion Aircraft & Yachting, che gestiva il jet privato dell'ospedale.
Insomma, sulla gestione dei conti c'erano numerose ombre, su cui i pm Orsi e Laura Pedio dovranno lavorare a lungo. Nell'ufficio dove Cal è stato trovato morto, hanno acquisito ogni tipo di documentazione economico-finanziaria. Si cerca soprattutto tra le operazioni all'estero, tra fondi internazionali o triangolazioni che vengono spesso usate per fare cassa. Di certo, il testimone oculare ora non potrà più dire la sua: i segreti sono finiti con lui in una tomba.
Lunedì, 18 Luglio 2011

http://www.lettera43.it/economia/aziende/21337/l-estremo-sacrificio-di-cal.htm


Citazione
dana74
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un pò come la Parmalat, la fondazione è stata usata per coprire altri giri.

"dal momento che sia lo Ior sia i nuovi investitori americani avevano chiesto che fosse proprio lui, Mario Cal, a farsi da parte per primo nella nuova gestione del colosso della sanità milanese. "

interessante giro di boa


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oriundo2006
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Mi chiedo come sia possibile che un cattolico, cattolicissimo anzi, decida di suicidarsi così, senza dar segni esteriori di disagio e di dolore insopportabile. Per chi non lo sapesse, il suicidio è uno dei peccati 'mortali' più 'imperdonabili' per la chiesa: il peccatore viene catapultato direttamente all'inferno senza pietà. Ovvio che, ripeto, a quei livelli di collaborazione colla gerarchia ecclesiatica, una persona PRIMA tenta l'impossibile per liberarsi da una situazione senza via d'uscita: una fra tutte, rassegnare la propria responsabilità nelle mani del santo padre ( per chi vuol ostinarsi a chiamarlo così ) o comunque nei suoi eminentissimi rappresentanti qui a Milano, sgravandosi da ogni possibile senso di colpa, o CONDIVIDENDOLA con altri... Dunque, come minimo quest'uomo è stato lasciato completamente SOLO dalla gerarchia ecclesiastica e dai suoi diretti superiori... La pecorella 'smarrita' è rimasta a vedersela col lupo... fulgido esempio del 'lavarsi le mani' in auge laddove svolazzano le tonache. Troppo peso per un uomo allontanato da tutte le sue cariche ed estromesso senza pietà dalla gestione dell'ente cui era stato preposto? Oppure contabilità parallela inconfessabile ? Flussi di danaro in entrata ed in uscita 'sotterranei' rispetto ai bilanci di cassa ufficiali ? Di sicuro la situazione debitoria, ancorchè avesse contribuito a crearla, lo vedeva quale comprimario: chi può pensare che da solo malversasse indebitamente all'insaputa di tutti ?


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helios
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Vorrei solo far presente che tutti questi sprechi non hanno nulla di cristiano al S.Raffaele. Lo IOR che si accolla tutto questo disastro la dice lunga...

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SAN RAFFAELE
Il Cupolone degli sperperi
Buco da 900 milioni, 50 solo per il palazzo di don Verzè.

(© La Presse) Clicca per vedere i costi del Cupolone del San Raffaele.

Mania di grandezza, così si spiega la costruzione del San Raffaele, un campione della sanità lombarda ma anche un primatista per gli sperperi.
Solo l'arcangelo che svetta sul cupolone dell'edificio è costato 2,5 milioni di euro a cui se ne aggiungono altri 50 per il palazzo che ospita l'università e i laboratori del dipartimento di medicina molecolare.
DEBITI PER 900 MILIONI. La cupola in vetro che caratterizza l'edificio, se girata, si mostra come è in realtà: un catino colmo di debiti. Se nel 2009 erano di 763 milioni, l'anno successivo sono lievitati a oltre 900. Un buco che non poteva essere colmato neanche con l'aiuto dei generosi contributi della Regione Lombardia. Tra degenze convenzionate, prestazioni ambulatoriali e rimborsi per farmaci, la fondazione incassa qualcosa come 430 milioni di euro dalla Regione ma ne deve 440 ai fornitori.
INVESTIMENTI PERICOLOSI. Non era il caso insomma di fare investimenti sfrenati di cui l'arcangelo e la cupola sono solo i simboli. Ci sono infatti gli investimenti nell'edilizia alberghiera e abitativa e una joint venture, nell’energia.
EDILIZIA SFRENATA. Oltre all'Hotel Rafael costruito a ridosso dell’ospedale e all’Hotel Don Diego in Sardegna, la Fondazione aveva operato con una società, la EdilRaf, su cui gravano 50 milioni di debiti, utilizzati per costruire un complesso di case a Cologno monzese. Il socio di don Verzè nella EdilRaf è stato dal 2006 al 2008 la Diodoro Costruzioni Srl, una società di Pierino Zammarchi oggi liquidata, ma che tra il 2001 e il 2008 è stata uno dei principali interlocutori per l’edilizia di don Verzé. Poi la società è stata liquidata nel 2008, quando sono arrivati i guai con la giustizia, tutti risolti con l'assoluzione. La Direzione distrettuale antimafia di Milano aveva ipotizzato che il clan di camorra di Vincenzo Guida, già condannato per associazione mafiosa e indagato per due omicidi, avesse intestato terreni e immobili alla Diodoro per evitare di perderli con i sequestri. Tutti assolti ma per la società, invece, i proprietari hanno optato per la liquidazione, lavoro condotto dallo stesso Zammarchi che aveva ceduto il 49% della EdilRaf alla Diodoro per soli 8,4 milioni, quando due anni prima la quota era stata acquista dalla Fondazione per 19 milioni.
L'ENERGIA. In questo caso il socio prescelto era Giuseppe Grossi, re delle bonifiche milanesi, vicino a Comunione e Liberazione ed ex consigliere della Fondazione San Raffaele. Di recente era poi finito nel mirino della procura milanese con le accuse di associazione a delinquere, frode fiscale e appropriazione indebita. La storia si era chiusa con un patteggiamento a tre anni e mezzo e il risarcimento del Fisco.
Con don Verzè Grossi aveva costituito la Blu Energy, società che avrebbe dovuto fornire elettricità al San Raffaele e rivelatasi un'altra impresa a perdere. In tre anni di vita la società ha accumulato 116 milioni di debiti, soldi ricevuti per lo più dalle banche (79,8 milioni) e utilizzati per costruire l’impianto di produzione di energia di Vimodrone. La Blu energy aveva fatto lievitare i costi di approvvigionamento dell'ospedale da 11 a 41 milioni.
Lunedì, 18 Luglio 2011

http://www.lettera43.it/attualita/21314/il-cupolone-degli-sperperi.htm


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helios
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Mi chiedo come sia possibile che un cattolico, cattolicissimo anzi, decida di suicidarsi così, senza dar segni esteriori di disagio e di dolore insopportabile. Per chi non lo sapesse, il suicidio è uno dei peccati 'mortali' più 'imperdonabili' per la chiesa: il peccatore viene catapultato direttamente all'inferno senza pietà. Ovvio che, ripeto, a quei livelli di collaborazione colla gerarchia ecclesiatica, una persona PRIMA tenta l'impossibile per liberarsi da una situazione senza via d'uscita: una fra tutte, rassegnare la propria responsabilità nelle mani del santo padre ( per chi vuol ostinarsi a chiamarlo così ) o comunque nei suoi eminentissimi rappresentanti qui a Milano, sgravandosi da ogni possibile senso di colpa, o CONDIVIDENDOLA con altri... Dunque, come minimo quest'uomo è stato lasciato completamente SOLO dalla gerarchia ecclesiastica e dai suoi diretti superiori... La pecorella 'smarrita' è rimasta a vedersela col lupo... fulgido esempio del 'lavarsi le mani' in auge laddove svolazzano le tonache. Troppo peso per un uomo allontanato da tutte le sue cariche ed estromesso senza pietà dalla gestione dell'ente cui era stato preposto? Oppure contabilità parallela inconfessabile ? Flussi di danaro in entrata ed in uscita 'sotterranei' rispetto ai bilanci di cassa ufficiali ? Di sicuro la situazione debitoria, ancorchè avesse contribuito a crearla, lo vedeva quale comprimario: chi può pensare che da solo malversasse indebitamente all'insaputa di tutti ?

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http://ceccarelli.blogautore.repubblica.it/2011/07/18/la-terribile-profezia-della-pistola/?ref=HREC1-1

La terribile profezia della pistola

Arbitrari e complicati sono i rapporti che collegano profezia e cronaca, ma a volte suonano irresistibili.

Così vale forse la pena di segnalare ciò che raccontò don Luigi Verzè a un giornalista di Wired nel febbraio del 2009. Il lungo servizio, intitolato “La fine della morte”, è disponibile sul sito della rivista all’indirizzo: http://mag.wired.it/rivista/storie/la-fi…

Ma la parte dell’intervista che oggi più colpisce e anzi un po’ mette anche i brividi arriva verso la fine, quando il fondatore del San Raffaele racconta di come, mal visto dai suoi superiori nella chiesa milanese allora retta da monsignor Montini, il futuro Paolo VI, per ddar vita alla sua creatura non solo dovette aggirarli, ma riuscì anche a superare alcune difficoltà essendo stato denunciato al Sacro Ministero. E dunque: “Sono dovuto andare a Roma, ho subito un’ora di interrogatorio davanti a una commissione di monsignori. Hanno sentito le mie ragioni, poi uno di loro mi ha detto: ‘Lei non deve avere paura del Cardinal Montini. Lei deve avere paura solo di una cosa, di fallire! Nel caso le do un consiglio. Il giorno prima del fallimento si compri una pistola e si spari”.

In nome del complesso e quindi imperscrutabile sistema di relazioni che governa le coincidenze non sembra il caso di aggiungere altro.

certo che suonano strani i consigli dei cattolicissimi monsignori


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