Ah, se vedessimo il...
 
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Ah, se vedessimo il futuro... Ci verrebbe evidente che è inalienabile!


GioCo
Noble Member
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Di tutte le porcherie che ci portiamo dentro, alcune eccellono per mistificazione rispetto ad altre, al punto che le portiamo in noi e se anche coscientemente le sappiamo minchiate, non riusciamo a non includerle (implicitamente) nel pensiero che ci domina come non lo fossero.

Parliamo, agiamo e (di conseguenza) pensiamo come se seguissimo il nostro credo, ma poi in concreto è significativamente tutt'altro a prevalere nelle nostre azioni.

Questo "trend", lungi dall'essere confinato in qualcuno, in qualcosa o persino in un tempo definibile, rende la necessaria identità di queste "porcherie" estremamente ardua. Un po' come cercare di mettere a fuoco l'oggetto vicino essendo miopi e senza occhiali.

Ciò che prevale per ciò è la negazione. Non conto le volte che mi sono sentito dire "no!" con decisione, davanti all'evidenza messa in mostra, come se fosse possibile dire "no!" quando constati l'ovvio. Ma tant'é che la constatazione non riesce ad essere vissuta da chi la "subisce" se non come un giudizio che lo fa sentire in debito, comunque non bene, da rendere quel "no!" necessario e di pancia.

Per ciò ho smesso completamente di lottare per affermare l'ovvio. Se mi ritrovo davanti a una negazione, tanto più se prodotta con vivace determinazione, semplicemente "mi arrendo". Subito e senza colpo ferire.

Penso: "se non è pronto a vedere, chi sono io per imporglielo?". Nessuno, ecco chi sono. Perché non c'è niente di peggio che subire ciò che ti riguarda, non si può negare e non sei pronto ad accettare. Se qualcuno ti costringe, è impossibile impedirti di odiarlo con tutto te stesso. Come i bambini, quando odiano i genitori che (per il loro bene) li costringono a fare ciò che non vogliono.

Dicevo però che tra queste porcherie ce ne una particolarmente "scaltra" ed è l'idea di "libero arbitrio". E' un idea buffa e stramba, perché è traslata su ciò che non ci darà mai ciò che promette. Un po' come se la pietra ci promettesse di volare. Certo, alcune sostanze alcaline di origine minerale possono farcelo credere, ma che poi si possa volare per davvero con le pietre...

Forse è meglio usare altro e più adatto, concettualmente parlando. Ad esempio studiare areodinamica al posto che mineralogia potrebbe aiutare. Ma questa è logica e i tempi non paiono in linea con il tentativo, quindi passiamo ad altro.

Qualche giorno fa un carissimo amico mi ha accompagnato in stazione. Prendo questo esempio tra i tanti, ma ogni volta che interagisco con qualcuno tende a "funzionare così", mio malgrado. Preciso che si trattava di una persona estremamente lucida, attenta e "presente". Molto più di me, che sono un miserabile senza nemmeno vergogna.

Solo che sapevo che non avrebbe potuto arrivare ad accompagnarmi in centrale e non solo, sapevo pure che "ci sarebbe stato male" perché me lo avrebbe promesso senza poter mantenere tale promessa. Questo mi ha reso molto nervoso, ben prima anche solo di chiarire quando saremmo partiti, quindi di proferire qualsivoglia parola sull'argomento.

Non so mai come reagiscono le persone, sono pessimo nel leggere il linguaggio corporeo come tutti gli autistici, d'altronde. Quindi sono pessimo pure nell'adeguarmi ai bisogni emotivi. Sopratutto quelli che necessitano di "risposizionamenti rapidi". Insomma, pecco di ingenuità e tendo a fare "casini empatici" che non so poi gestire.

Ma con il tempo ed elaborando con attenzione certe infrastrutture del linguaggio emotivo stesso, di suo ferreo e quindi estremamente predittivo, compenso un pochino. Come allora permettere a me di sopravvivere e al mio amico di gestire la faccenda? Ho pensato di chiedergli di lasciarmi nella stazione di periferia dove comunque mi avrebbe portato e di non preoccuparsi. E andata? Manco per niente!

E' impossibile combattere contro il destino. Se sai che cosa accadrà, oltre a non gesitre il significato (perché è soltando quando accade che ne avrà uno) sei comunque condannato a subirne tutti gli sviluppi, anche se non vuoi. E di solito non vuoi, perché se non ti farà piacere ciò che "vedi" sarà per qualcosa che ti lascia indifferente. Non sai manco perché diamine dovresti "vedere", utile o inutile che sia. Insomma, non controlli nemmeno "la visione", fa da sé quello che vuole, t'arriva e ciao. Ma peggio, se tenti di condividere accade sempre che tutto diventa un pasticcio e comunque non troverai mai la sponda che speri nemmeno tra i più consapevoli com'era questo mio amico.

Una specie tortura che se (tu) sapessi, non la vorresti nemmeno col bastone!

Così ho dovuto accettare la sua promessa e l'aggiunta di non preoccuparmi che mi avrebbe portato direttamente in centrale. Immancabilmente durante il viaggio è diventato mano a mano più nervoso, perché si rendeva conto che non poteva arrivarci e non sapeva come dirlo. Ed io che sono una frana totale in queste cose, non sapevo come aiutarlo!

Come ho detto, una vera tortura e forse era meglio l'ignoranza! Ma il demone mi comandava allora e mi comanda adesso di scriverlo e se non sapevo perché allora così è adesso. Per ciò mi limito ad eseguire, come sempre. Sperando che il tempo mi illumini... Come sempre!

Chiedendogli se pensava avrebbe trovato il tempo per un caffé la situazione (emotivamente antipatica per entrambi) s'è un po' sbloccata. Ma lui si sentiva in colpa e poco importa che gli avessi detto e ripetuto che andava benissimo che m'accompagnasse pure nella stazione di periferia con anticipo, ottenevo l'effetto contrario! Tanto era così che doveva andare. Io lo sapevo, lui lo sapeva, tutti e due lo sapevamo che "non esiste libero arbitrio" sugli eventi. Ciò che deve accadere accade e non ci si può fare niente. Puoi lottare (contro il destino) e lotterai se non lo accetti ma solo per rimenere deluso in qualche modo.

Emotivamente parlando ci rimarrai poi male nella misura esatta in cui non lo accetti. Ciò che accade è solo ciò che accade, ma il significato è quello che puoi gestire. Noi invece che facciamo? Per non gestire il significato (che è eminentemente emotivo) di cui siamo padroni,  tentiamo disperatamente di influre sugli eventi che non controlliamo affatto. Come se per gestire le mosche che ci infastidiscono ci dessimo fuoco. Un ottima soluzione, straordinariamente "furba", non c'è che dire.

Concludo. Nonostante puoi credere qualcosa, se non provi e non "vedi" non c'è niente da fare. Non accetti e nella misura in cui non accetti "subisci". Tra l'altro quasi sempre facendo ricadere la colpa su chi appare fonte del tuo malessere, tipo te stesso o un tuo prossimo. Cioè paghi (e fai pagare) la tua incapacità di accettare lo scorrere degli eventi e in specie quando non riesci a procedere oltre. Sono certo che non è il caso del mio caro amico, ma anche che tra i tanti è una mosca bianca.

Incredibile. O no?


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