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Da Demostene al Trattato di Lisbona


Tao
 Tao
Illustrious Member
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E’un po’ di tempo che attraverso il social network sono in contatto con una donna filippina e un uomo indonesiano. Le conversazioni non vertono su argomenti molto profondi, ma i miei corrispondenti si mostrano sempre intelligenti, assai informati sulle cose del mondo e padroni delle possibilità che Internet offre per allargare la mente oltre l’orizzonte delle faccende quotidiane.

La qualità di questi due interlocutori non mi ha mai sorpreso perché l’emergere sulla scena del mondo, anche grazie ai new media, di popoli e culture prima relegati a un ruolo subalterno non è una novità. Si è però fatta in me più frequente la domanda se noi italiani ci rendiamo bene conto di quanto il nostro peso nel mondo diventi sempre più residuale e marginale.

Non sto parlando di una leadership che dai tempi del Rinascimento non abbiamo più e che non avremmo i mezzi per tornare a esercitare. Sto parlando della capacità di essere al centro degli avvenimenti che contano, e che hanno sempre più una dimensione globale.

Poche cose mi trasmettono il senso della nostra inadeguatezza più che il corrivo antieuropeismo che c’è in ampi settori della nostra popolazione. La critica al processo di costruzione di istituzioni unitarie per l’Europa è quasi sempre fatta partendo dall’erronea premessa che potremmo essere un’italietta felice e “sovrana” al di fuori dell’Unione Europea. La trasformazione del Trattato di Lisbona in una specie di feticcio maligno da esorcizzare con patto giurato segna una tale eclissi della capacità di giudizio da rendere chiaro che non si vuole un’Europa diversa, semplicemente non si vuole nessuna Europa.

Demostene è considerato da molti il più grande oratore dell’antichità, e di sicuro tra i più grandi di tutti i tempi. Curiosamente il suo nome è legato a una causa persa, quella della sovranità e indipendenza di Atene contro l’avanzata dell’egemonia macedone.

Demostene non comprendeva che il tempo delle città stato era finito, e che l’imporsi dell’impero rispondeva a tendenze di fondo nel mondo antico difficilmente contrastabili. Nella durezza degli scontri politici ad Atene i suoi avversari erano regolarmente denunciati da lui come mercenari al soldo di Filippo il Macedone. Qualche volta aveva ragione, qualche volta no. In qualche caso si trattava solo di persone che avevano una più lucida visione dei tempi a venire. E tra le altre cose capivano che l’egemonia macedone non era che una forma più strutturata dell’egemonia sull’Ellade per la quale Atene, Sparta e Tebe avevano rivaleggiato per secoli a spese delle città stato più deboli, sempre dietro la retorica della sovranità e indipendenza.

Eppure l’afflato di libertà che spira dalle orazioni di Demostene commuove e rapisce l’animo a ditanza di secoli. Le sue opinioni potevano essere anacronistiche, ma non erano banali e soprattutto erano sincere.

Provo ad affiancare l’ostilità di Demostene all’impero macedone a quella degli euroscettici della domenica verso l’Unione Europea e il Trattato di Lisbona e mi viene da ridere. L’unico punto di contatto è nel loro anacronismo, nella loro incapacità di comprendere che le istituzioni in cui si riconoscono (la città stato ellenica per Demostene, lo stato nazionale europeo per gli euroscettici) sono superate. Ma il grande afflato etico di Demostene oggi non lo trovate da nessuna parte.

Oggi vedete qui e lì affiorare tendenze autarchiche. Oggi vedete visioni semplificate dell’economia e della finanza mondiale che non vanno oltre la denuncia medievale dell’usura (quando va bene), o la ripresa della polemica contro le demoplutocrazie (il prefisso giudeo- viene astutamente fatto cadere, e neanche tutte le volte). Per me è molto chiara la sorgente di queste posizioni.

Andando oltre l’interpretazione classica, gli storici oggi tendono a rendere giustizia all’impero che, contrariamente a canoni stabiliti nei secoli, non era affatto peggiore del precedente ordine ellenico basato sulla città stato.

Il rischio di rimanere ancorati a vecchie istituzioni è che si diventa fossili. Fossili viventi.

Gianluca Bifolchi
Fonte: http://subecumene.wordpress.com
Link: http://subecumene.wordpress.com/2010/01/05/da-demostene-al-trattato-dilisbona
5.01.2010


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vic
 vic
Illustrious Member
Registrato: 10 mesi fa
Post: 6373
 

Caro Bifolchi,

molti sono contrari a questa UE, non all'idea di Unione Europea in se'. E' un po' come a suo tempo con la nascita dello Stato Italiano. Mazzini, Cattaneo, De Santis vennero esiliati. Chi puo' dire che vedevano male? Vedevano altro.

Mi pare di capire che il cittadino comune s'e' ben reso conto di chi governa veramente e di come governa, lassu' a Bruxelles. Lassu' a Bruxelles qualcuno comincia perfino a mormorare che Grecia, Italia, Spagna e qualche paese dell'Est sarebbero da buttar fuori dall'Unione. Per carita', sono le solite voce della donna delle pulizie.

Qui non si tratta solo di rendersi conto che lo stato nazione sta morendo, ma anche di capire cosa prendera' il suo posto. E non sara' l'UE! L'UE non e' l'UE. L'UE e' un passo intermedio verso un governo mondiale che sara' del tutto estraneo a chiunque di noi, cittadini di qualunque paese del mondo. Non avremo nulla da dire. Dovremo girare nudi se ci dicono di farlo "per questioni di sicurezza", dovremo svendere la storia della nostra vita privata per "questioni di controllo". Dovremo tacere su certe cose che sappiamo per questioni di "interesse globale". Ecco dove ci sta incolonnando l'UE. Verso un mondo siffatto.

Un mondo dove peraltro i Demostene sono rarissimi. A volte prendono la forma inconsueta ed inaspettata di piccole nazioni al margine, che di mollare i propri diritti democratici per impantanarsi nella melma legislativa e costituzionale dell'UE non ne vogliono sapere.

Tanto vale affondare per conto proprio. Per ora se la cavano meglio dei famosi paesi dell'UE loro vicini di casa. La crisi finanziaria se la sono digerita da soli. La banca centrale non l'hanno svenduta ai privati. Tant'e' che gli utili della suddetta banca vanno a rimpinguare le casse dello stato, non a svuotarle. La sovranita' monetaria se la tengono stretta, e guarda un po', la loro e' la moneta piu' forte al mondo, davanti ai dollari Australiani e Canadesi!

Nazionuncole derise da ministrelli di turno procurano posti di lavoro in quantita' e di ottimo livello a costoro. Ricevendo in compenso solo sberleffi. Bene, vorra' dire che si cambieranno i criteri d'assunzione, il mondo e' grande. E' facilissimo assumere non italiani, non francesi, non tedeschi. Se l'UE funziona cosi' bene, che ci pensino i loro paesi a creare lavoro per i propri cittadini. E pensino pure ad utilizzare un linguaggio un po' meno da fascistoidi ed a rispettare gli accordi.

Il succo qual e'? E' che forse i tempi sono maturi per un'alternativa all'UE. Un'alternativa al governo mondiale nazistoide di cui vediamo anche in questi giorni le sintomatiche manifestazioni.

Il popolo e' meno bestia di quel che si pensi. Negli USA il vecchio Ron Paul ha il suo seguito popolare trasversale. Non e' brillante come Demostene, pero' fa' sentire la propria voce.

Noi dovremmo seguire Van Puy presidente dell'UE? Chi ha mai sentito un suo discorso a capodanno? Chi lo conosce mai! Quello potrebbe vivere anche su una luna di Marte, che per noi sarebbe lo stesso. Di lui sappiamo solo che e' un assiduo frequentatore di club.

Un'UE cosi' aliena, governata dai club non la vogliamo proprio. No, no e no!


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