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Guerra Spirituale


GioCo
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[Fotoincisione di fronte a pagina 82, da The North American Indian, vol. 5, 1909. Chiamata n.: RB TR647.C87 1909. Biblioteca di ricerca McCracken. - fonte centerofthewest.org - QUI]

C'è così tanto da dire e questo non è certamente il luogo adatto. Aggiungiamo che non mi considero nemmeno la persona adatta ad affrontare un altro argomento di portata così vasta. Le mie conoscenze sono così risibili e circoscritte da farmene vergognare profondamente.

Se non fosse quindi per il mio demone che preme non mi sognerei neppure di scrivere quel che sto per scrivere.

Noi siamo in guerra, ma non con esseri umani. Voglio dire che la guerra che si combatte "cade" sul piano materiale solo come riflesso, come un ombra. La guerra che si combatte è in tutt'altro luogo e sono altri i protagonisti. Questa guerra non è iniziata ieri e non è iniziata per volontà umana. Ma gli umani ne sono parte inscindibile. Questa guerra è una guerra soprattutto che ci coinvolge interiormente e poi solo poi e anche una guerra esteriore, carnale e di angoscia, fatta di sangue e di morte.

Ma la parte esteriore, la parte dello strazio del corpo e della mente non è altro che un effetto di una causa che va ricercata altrove, nei Mondi immateriali. Come il matto che chiuso nella clinica psichiatrica "imbruttisce" e deperisce, fino a raffigurare "altro", in genere sono paure quelle trasfigurate che appartengono a proiezioni collettive, immagini "creative" di ciò che dovremmo temere. Il lupo cattivo, l'uomo nero, il mostro, la strega, il demonio. Sono tanti, inifiniti e sono tutti in qualche modo "lì fuori ad attenderci" minacciosi per qualche motivo di solito a noi ignoto.

La nostra è una cultura orribile. Non so se è la peggiore, di certo non esce bene nel confronto con le altre. Basta dire che l'unica nota positiva che doniamo al Mondo e cioé il pensiero critico, la logica, la scienza e la tecnologia, siamo riusciti a pervertirla fino a farne orrori senza confini. Con tanta fantasia ci siamo sforzati di ricavarne prigioni sofisticatissime e virtuali, per il corpo e per la mente e le abbiamo intese come liberatorie da un passato oscurantista. Cosa ci può essere di più perverso?

L'uso e l'abuso della tecnologia e della scienza, come del pensiero critico e della logica, ha portato alla convizione che la nostra sia la sola cultura possibile oltre che la migliore. Invece è tutto l'opposto. Oggi abbiamo un inflazione di sapienza tutta pesantemente inquinata da un idea e cioè che lo spazio critico si fondi sull'assenza dell'emozione. In un certo senso ribaltando l'idea classica che invece mette al centro l'emozione e avverte un istante si e l'altro pure che a dominare non è mai la razionalità che rimane un lumicino appena visibile che si può usare in certi momenti ma non sempre. A dominare la scena incontrastata sempre e comunque è la passione. Le vicende divine e le relazioni con il superno tendono tutte a sottolineare nel mito classico come il dominio dell'emozione superi di gran lunga la possibilità di controllo umano dato che nemmeno il divino intende quel controllo. Anzi, lo aborrisce proprio perché ogni abuso della razionalità porta sempre verso un distacco dalla realtà che ci circonda. Mentre un eccessivo radicamento (quindi una riduzione della logica) porta verso la bestialità. Ci vuole quindi equilibrio ed è per quell'equilibrio che da secoli e secoli lottiamo e il mito classico cerca di scorgerene i confini e punta a quell'equilibrio.

Ma andiamo oltre. Dal mio punto di vista "spirituale" intende indicare un preciso ambito e un preciso luogo che è quello del basso astrale. Il luogo invisibile che ci sta accanto e che ci accompagna. Di fatto la discarica dove si rimane incagliati nella misura in cui siamo rimasti in Vita coinvolti (attaccati) emotivamente dagli accadimenti che ci hanno resi protagonisti della nostra storia. Quel basso astrale è un luogo relativamente stabile rispetto a uno più ampio in cui è compreso dove la stabilità tende a non esserci proprio. La stabilità è continuità. Per esempio, il mondo materiale che ci circonda è molto stabile, tanto che se poggio degli oggetti sul tavolo ce li ritrovo il giorno dopo. Nel sogno non è così. Ogni volta che sognamo tendiamo a vedere luoghi e ad avere incontri diversi. Quindi è stabile ma meno rispetto la realtà materiale. Naturalmente il sogno è fuori dal nostro controllo e dipende da "altro" che qualche volta è uno stato spicofisico (ad esempio un qualche disagio) qualche altra volta promana da interazioni con altri Mondi più sottili e invisibili, per esempio il flusso del tempo o altro ancora.

Il basso astrale (dal canto suo) è si una discarica ma è anche l'unico posto dove "stare" se non sai dove altro andare. Diciamo un parcheggio semi-obbligato. Va da sé che gli abitanti che vi dimorano sono per la stragrande maggioranza ex-umani variamente interessati al mondo materiale e alla sua "migliore stabilità" (che potremmo tradurre con "immortalità") e variamente interessati a stare in posti "sicuri". In quel luogo ci sono pericoli esattamente come nel Mondo materiale, ma questi sono pericoli spirituali non materiali. Per ciò sono pericoli che coinvolgono l'emotività, non altro. Tendenzialmente chi sosta troppo a lungo nel basso astrale "attira" l'attenzione di altre potenze che ivi dimorano e dominano incontrastate. Come i ratti le fogne.

Il pericolo maggiore è dato dalla paura, ma anche il rancore, l'ira e l'invidia ad esempio. Quindi coltivare emozione (in genere negativa ma non solo, è più l'intensità che il verso a costituire il fondamento) e attaccamento (dovuto all'intensità) nel nostro Mondo di fatto nutre ciò che si trova nell'altro e lo rinforza. Ovviamente ciò che si trova di là farà i suo interessi, propri delle sue esigenze che non sono le nostre e non potranno mai diventarlo. Esattamente come non potrà mai diventare una mia esigenza quello che è per l'ameba. La sua realtà non è la mia. Ma oggi abbiamo la pelosa tendenza a credere l'opposto, perché il dominio del basso astrale cerca sempre l'assimilazione, di trasformare il nostro in un Mondo più simile al suo, una discarica.

In sostanza quindi e per concludere questo breve scritto che vuole solo essere coerente e non pretende la verità, ne la cerca, ma propone temi di riflessione portanto punti di vista divergenti rispetto il solito, non pone l'emozione o la ragione come termini in assoluto "pericolosi", ma la loro difficile relazione che richiede esercizio, il loro mancato equilibrio che ci spinge all'abuso dell'uno o dell'altro e il loro rovesciamento di senso che crea inevitabilmente confusione. Allora useremo la logica quando invece dovremmo essere più "connessi" emotivamente per poter comprendere finendo per diventare insensibili e con ciò devastanti, oppure usiamo al contrario l'emozione dove c'è bisogno di ragionare, di riflettere e con ciò abbassare il "desiderio" o brama che nasce sempre dall'emozione al fine di capire se ha senso, è in equilibrio con l'accadere quell'emozione e non ha bisogno invece di essere integrata con altre emozioni di segno opposto. Per esempio, là dove vige solo paura, aggiungere compassione.

Perché con la logica non si capisce, non si è mai capito un tubo e non si capirà mai un tubo. La logica non serve a capire ma a rimettere in equilibrio eventuali "accordi" spirituali andati fuori strada, cioé andati verso una direzione che ci distacca dall'accadere e ci fa andare alla deriva, verso i luoghi del non ritorno dove domina solo il caos, cioé l'impermanenza estrema. In un certo senso per ciò spiritualmente rimaniamo "guardiani" del buon intendere che è sempre l'intendere equilibrio. Ecco perché possiamo anche, rimanendo nell'incoscienza e nell'ignoranza, portare nel Mondo il caos senza nemmeno rendercene conto. Chi lo fa è per ciò detto "anima giovane" perché non capisce un tubo e (in aggiunta peggio) non gliene frega niente.

P.S.
 
La foto ritrae un drappello di Arikara una tribù protagonista di una delle pagine più oscure della conquista delle Americhe da parte dell'uomo bianco a cui è rimasta appiccicata l'etichetta di traditori delle realtà tribali indiane. Parteciparono alla distatta di Caster dalla parte delle giacche blu e contro i loro storici rivali Apache, ma come ci arrivarono è frutto della disperazione e anche responsabilità Apache. Mi è parso quindi un evento storico che riassume meglio di altre come nella guerra spirituale non interessa tanto ciò che accade "fuori" se non per raccontarci cosa accade "dentro" ognuno di noi, rendendo fin troppo facile fare i grandi con le debolezze e le disgrazie altrui.
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mystes
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Mi permetto di intervenire perchè l'argomento che tu proponi è di grande interesse e merita di essere non solo commentato, ma ampliato e approfondito.

Non ci sono dubbi che ci troviamo nel mezzo di una "guerra spirituale", di una "guerra di valori". Noi assistiamo in primo luogo a una totale "obliterazione" della coscienza umana, è come se l'uomo avesse deciso unilateralmente di abdicare all'uso totale del pensiero e della ragione trasferendo su altri, in primo luogo sulle macchine, e quindi sui non-valori le decisioni più importanti della sua vita: lo sentiamo dire da tutti, ma la maggior parte quasi se ne compiace e nel constatare dentro di sé il sopravento della pigrizia mentale non si rende più conto che la ragione e il pensiero comportano difficili e importanti assunzioni di responsabilità (spirituali) e di decisioni (vitali).

Nell'assenza totale di valori e di certezze spirituali a prendere il sopravvento è un vuoto assoluto nel quale si insediano e assumono il controllo le peggiori inclinazioni umane, quelle che si identificano tra gli agenti palesi e occulti della morte, del sangue, dell'odio, della cattiveria.

Una volta a orientare e talvolta a guidare il destino degli uomini ci pensavano la filosofia e la religione: la filosofia, una branca del sapere che richiede sforzo di apprendimento e spirito di sacrificio, ha cessato da tempo di essere una guida spirituale e la religione (quella cristiana in particolare), già da molti secoli, è caduta nella mani dei peggiori farabutti e manipolatori di coscienze che la storia d'occidente ricordi.

A questo punto mi giunge puntuale la tua domanda: che fare per semplicemente pensare non dico di vincere questa guerra, ma quanto meno di affrontarla ad armi pari?

Io qualche idea ce l'avrei, mi frulla in testa, ma ho bisogno di tempo per svilupparla e non appena sarò pronto mi riprometto di farmi sentire.


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GioCo
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Pubblicato da: @mystes

Mi permetto di intervenire perchè l'argomento che tu proponi è di grande interesse e merita di essere non solo commentato, ma ampliato e approfondito.

[...]

E' quello che speravo. Cioè di trovare una sponda per ampliare e approfondire. L'argomento non è solo vasto e complesso, ma anche frainteso, confuso (secondo me anche apposta) e non di meno considerato secondario se non del tutto abbandonato.

Quello che oggi chiamiamo "materialismo" è in realtà secondo me semplicemente l'abbandono della componente spirituale (che possiamo riassumere con "Mondo dei morti") degradata prima a semplice "credenza" e poi defenestrata come illusoria, a volte adducento alle allucinazioni a volte a fenomeno non meglio identificato che "certamente" ha spiegazioni scientifiche. Come se la scienza avesse spiegazioni e non fosse esclusivamente un metodo di indagine.

Ma questo è un modo di ragionare tipicamente circolare che ci restituisce solo la plastica evidenza che viviamo un periodo autoreferenziale detto per ciò "materiale". Come ripeto spesso l'autismo (o meglio l'autoreferenzialità) non è solo innato, può tranquillamente essere appreso perché descrive solo un comportamento osservabile che tende a chiudere il pensiero in modo circolare, ne più e ne meno come l'ossessivo. Il basso astrale spinge verso comportamenti meccanici, ripetitivi perché il pensiero autoreferenziale ci trasforma in produttori ideali di merda. Se per noi però la merda è scarto, c'è una pletora infinita di esistenza che non la considera in quel modo. La spazzatura per i ratti è cibo e la fogna è la loro casa per ciò indicavo i ratti come esempio. I ratti sono felici se la spazzatura aumenta, noi no.

Però quel che sta accadendo ora è un po' diverso. Non vedendo "i ratti" come un problema, per la semplice evidenza che non li contiamo affatto, gli stessi sono moltiplicati al punto che sono diventanti una "forza" che agisce in modo da palesarsi al pari di una divinità e per ciò ha creato anche dei fedeli che hanno inziato a convertirsi alla "religione dei ratti". I quali vogliono un mondo migliore, come tutti, ma il loro non il nostro. Vogliono cioè un Mondo ideale e dettano le loro regole per ottenerlo. Che sono sempre le stesse e che possiamo vedere nel corso dei secoli sono state "imposte" infinite volte con infiniti mezzi e soggetti coivolti.

Il punto chiave è che noi non possiamo vivere in quel Mondo, perché la Vita si esprime nella materia. In particolare la "guida" emotiva si esprime nel Mondo della materia molto meglio. Se diventa una cloaca il Mondo della materia smette semplicemente di diventare il posto ideale per far fruttare emotività (che poi è qualitativamente creatività, ciò che fa la differenza). Così diventa una specie di riconcorsa al suicidio ma questo non lo puoi spiegare a chi "soffre" di eccesso di avidità o chi ha probelmi di alessitimia, non perché manca la comunicazione emotiva (spesso la confondiamo con "la sensibilità" interiore nel percepire) e quindi l'empatia ma perché non c'è proprio nel sottile la percezione. Come mancasse un organo di senso. A livello organico e biologico sospetto che questo sia rilevabile con un attività cardiaca fuori standard. Ma è solo un mio sospetto. A livello esoterico perché provieni dal Basso Astrale e fai parte di quella schiatta lì che vi abita e ragiona in un solo modo, fisso. Per noi orrore puro, come le Tigri mangiauomini, ma nel concreto solo una altro modo di esprimere l'esistenza che dipende da noi e basta. Un altro tipo di relazione che abbiamo smesso di considerare ed è questo più di ogni altra cosa che lo trasforma in un pericolo concreto.

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mystes
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La situazione di declino che vale per l’uomo in generale in modo specifico, oggi si profila come dominante addirittura per il nostro pianeta in generale e per l’Europa in particolare. Anzi, quello squilibrio che si riscontra nel mondo in generale ha una stretta connessione con la crisi stessa dell’Europa. In altri termini: il mondo intero è in crisi proprio perché è in crisi l’Europa.

Jan Patocka scrive: «Lo squilibrio riguarda l’uomo nel suo rapporto con il pianeta. Lo si vede oggi meglio che mai, dato che l’Europa, questa struttura vecchia di duemila anni che era riuscita a issare l’umanità a un livello del tutto nuovo non solo di coscienza riflessa, ma anche di forza e di potenza, questa realtà storica che per lungo tempo si era identificata con l’insieme dell’umanità, considerando tutto il resto come quantità trascurabile, è giunta alla fine della corsa. L’Europa è stata veramente maestra del mondo. Maestra economica: essa ha sviluppato il capitalismo, la rete commerciale dell’economia planetaria. Essa ha governato il mondo per mezzo della politica, grazie al suo monopolio di una potenza derivante dalla scienza e dalla tecnica. L’Europa è stata tutto questo. Naturalmente, tutto questo era legato anche alla sua capacità di riflessione e alla civilizzazione razionale che da sola possedeva. E questa realtà colossale è stata liquidata definitivamente in una trentina d’anni, nel corso di due guerre dopo le quali non esiste più nulla della sua potenza dominatrice del mondo. Essa si è distrutta con le sue stesse forze. Naturalmente, ha coinvolto il mondo intero in questo processo, come prima se ne era appropriata in modo prevalentemente materiale. Ha costretto il mondo intero a gettarsi in queste imprese di distruzione, e il risultato è stato, naturalmente, che ci sono eredi che non ammetteranno mai più che l’Europa ridivenga quella di un tempo».

Questa situazione-limite è stata prodotta, da un lato, da una forza disgregatrice che ha prodotto divisione fra Stato e Stato, e, dall’altro, da una illimitata potenza, che gli Stati hanno impiegato per estendere sempre più il loro dominio, che ha portato a una reciproca distruzione.

In realtà, tale divisione «implica l’assenza di una autorità superiore, unificatrice, assenza che marca la differenza rispetto all’Europa di altri tempi».

L’Europa è nata dalle rovine della Polis greca e da quelle dell’Impero Romano: si tratta di quella forza che ha permesso alle tribù e alle nazioni di integrarsi e di unificarsi in un nuovo complesso, per realizzare sulla terra il Regno di Dio.

E nella situazione di crisi in cui ci troviamo, si impongono, di conseguenza, alcuni problemi.

Il primo è il seguente: qual è, precisamente, quella forza operativa che è stata capace di unire e di far nascere, dopo la Polis greca e l’Impero Romano, proprio l’Europa, e che ha mantenuto così a lungo l’uomo in uno stato di elevazione e di armonia spirituale?

Patocka non ha dubbi: è la greca scoperta della «cura dell’anima».

Jan Patocka, Platone e l’Europa, Milano, 1997

Ai tempi d'oggi a che vale parlare di "cura del'anima" se l'uomo moderno non sa prendersi "cura" nemmeno del corpo, visto che lo tratta solo come un oggetto di consumo?

 

 

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oriundo2006 hanno apprezzato
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