Questioni di lana c...
 
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Questioni di lana caprina


GioCo
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Chi mi segue avrà forse intuito (non so) che il mio demone mi impone di dare titoli tanto più "neutri" quanto più scendo in profondità rispetto le domande fondamentali che sono sempre le stesse: dove ci troviamo, chi siamo e bla bla bla.

Questa che mi accingo a fare è una di quelle "perfomace" che stanno "svariate scale" sopra le mie possibilità umane, nonché quelle del mezzo (digitale) che sto impiegando. Dato che si tratta di "una di quelle".... Ribadisco per l'infinilionesima volta (in particolare per chi fosse capitato qui per "i motivi" e non mi conosce) che non mi sogno neppure di scrivere "sta roba", non è frutto della mia volontà condividerla con chicchessia. Il mio demone, la forza forte che lavora dentro di me, comanda e siccome riconosco bene "la sua volontà", per esperienza, semplicemente non la contrasto più di tanto. Perché tanto non serve a niente, mi faccio del male e basta...

Detto questo, ciò che dirò NON E' da considerare "vero". Siccome mi capita spesso di dover "correggere" il mio interlocutore, mi sento di ribadire questo principio: seguo un metodo e questo metodo si premura di concepire un quadro dei "fatti" (qualsiasi) il più coerente possibile con se stesso e al contempo il più allargato possibile, cioè connesso "con il tutto" che poi è l'indicazione del demone. Dove quel quadro riscontrasse punti di incoerenza è mia premura quindi indagare e approfondire. Come ? Ecco, il "primo passo" il mio demone chiede sia chiarito bene.

Noi ci troviamo in un "luogo" molto "denso". La nostra percezione quindi è investita di un flusso di informazioni smisurato... filtrate. Di continuo. Questa procedura di filtro esclude tutto quello che "non è interessante" ai fini della nostra attenzione.

Ora, il processo di filtraggio (che ci impedisce di accedere "alla seconda percezione" più sensibile e aperta su canali percettivi di ben altra portata) avviene principalmente in due modi. Il primo è naturale, il secondo no.

Noi dipendiamo da entrambi (qui e ora) e non abbiamo modo di distinguerli. Per noi di fatto sono la stessa identica cosa. Una e indivisibile. Non è così...

Quello che in altre sedi ho battezzato "tecnoragno" è una forza forte che ci domina "da dentro" per tramite di un veleno specifico che è l'identificazione. Questa forza possiamo assimilarla al principio di un "predatore naturale". Il nostro nemico atavico. Che prende spesso le sembianze di un rettile nella nostra immaginazione e per ciò si parla anche di "sauromate", nel senso di "amante del pensiero sauro", non che se sbatti le palpebre ti vegono le pupille da gatto !!! Sarà certamente così, non discuto l'argomento biologico specifico a prescindere, banalmente non è questo il discorso che sto facendo. L'accezione è un altra ed è puntata sul funzionamento della Mente che mente e su cos'è il pensiero, non altro.

Noi siamo "forme pensiero". Un termine molto antico e che fa parte del nostro database (=pensiero collettivo). Cosa significa ? Banale, che in origine non abbiamo forma data. Ne assumiamo una "a piacere" secondo l'esigenza del momento, ma non siamo dei mutaforma che invece una forma originaria ce l'hanno eccome. La nostra originaria è una "non~forma" appartenente a una dimensione dove il concetto di forma banalmente non esiste, non si riproduce. Più chiaro di così non credo che sia possibile dirlo...

Ora, una forma se vuoi "comunicare" (quindi esprimere un tipo di azione) devi avercela e non c'è santo che tenga. Si tratta di logica basilare. Quando "la prendi" devi scegliere e la stabilità relativa (di quella forma) è altrettanto importante. Immaginate di salire su un palcoscenico, potete indossare una maschera leggera e cambiarla velocemente durante la scena per cambiare personaggio, ma non potete "indossare due maschere insieme per fare nello stesso istante due personaggi". A meno che non intendete mettere in scena un pasticcio che nessuno capirebbe. Perché non comunicherebbe nulla "di sensato". Il che trascina una serie densa di significati che riguardano la separazione... Dalla sorgente. Ad esempio che la maschera vi porterà ad avere un certo livello di distacco da voi stessi. La maschera, la pelle che indossate, costruisce cioè una "barriera naturale" per comprendere chi siete (interiormente). Dov'è il vostro vero essere ? Tutto ciò che voi sapete riguarda la maschera che diventa un tramite imprescindibile, quindi chi ca%%o siete ? Cosa rimane tolta la maschera ? L'identificazione diventa quindi un problema cruciale che deve essere superato e si affronta con la "gioventù" del percorso esperienziale progettato fuori dal flusso del Tempo, fatto di tante vite già predeterminate nel dettaglio, come qualsiasi buona opera teatrale, atto dopo atto. Questa la parte in Luce ora vediamo quella in Ombra.

Qualsiasi opera teatrale deve affrontare "la prova del pubblico". Mica si sa come andrà a finire... E' un vero e proprio "salto nel buio". Qui entra in @GioCo il nostro amico, il parassita, la forza forte che fa la differenza sul palco. Diciamo in senso lato "la nostra critica" o giudizio. Quello adibito a "testare" la nostra opera.

La prima cosa che farà è aggiungere alla maschera "prevista" un bozzolo insieme a del veleno per "tenerci buoni". Come ogni buon aracnide infatti per lui siamo cibo da conservare con cura. La cura quindi è un principio aracnide, non medico sanitario. Anche perché che ca%%o ce ne facciamo noi della "cura" se siamo esseri astrali di infinito potere in grado di autoripararci da qualsiasi danno riceviamo ? Di là, a casa nostra, non serve nemmeno concepirla una cosa come "la cura" a meno che non sia emotiva... Ma ci arriviamo. Qui invece senza cura (del corpo) non vieni e già solo a questo punto intuite come il concetto è totalmente ribaltato. Ancora la sto toccando piano e già siamo a livelli di inaccettabilità rosso fuoco.

Bene, procediamo verso l'ignoto. L'emozione a cui mi riferisco (in altri POST l'ho ripetuto ho perso il conto quante volte, ma è passato del tempo e so che è bene rinfrescare la memoria) è quella dell'origine. Essa discende nel corpo e poi come l'aria delle canne di un organo prende Vita. Risuona. Quell'emozione procede dal centro del corpo che è il cuore, non a caso l'organo con l'attività elettromagentica più intensa tra tutti i nostri organi. Perché è un unità ricevente e infatti noi di cuori non ne abbiamo due come la maggior parte degli altri organi (tipo i polmoni). Tutti gli organi fondamentali sono unità. Il cervello per esempio è già diviso in due e questo dovrebbe dirla lunga sulla sua effettiva "utilità". In effetti ci si concentra sul cervello perché è lì che ha sede la confusione ed è lì che si gioca la partita sulla bontà o meno della recita. Il cervello non è altro che il campo di battaglia tra noi e il "tecnoragno". Moloch. Praticamente da sempre.

E' evidente che se quello è il campo di battaglia le risorse per "vincere" (passatemi il termine anche se non è del nostro database ma di quello del nostro predatore) non possono avere sede lì... Sarebbe quantomeno folle. Ed è infatti la follia (cioé la perdita del senno e della lucidità) quella che sopraggiunge se si abbandona al cervello la ragione. Cosa che stiamo facendo con estremo impegno... Aiutando pedissequamente il nostro predatore naturale a ottenere i risultati più efficienti: la definizione per antonomasia di "follia".

La ragione è una e indissolubile e sta nel cuore. Non quindi nell'emozione del corpo che è un "imprinting biofisico" postumo, una conseguenza dell'attività cardiaca sorgiva. Cioè una conseguenza, spesso "indesiderabile", che però dovremmo imparare a leggere. Perché è come un codice, un linguaggio e va interpretato. Putroppo quell'imprinting è speculare quindi va rovesciato: il suo significato è un altro rispetto quello che tendiamo a dare "naturalmente" (alla sua origine). In particolare come ho ribadito in tanti, tanti altri POST, indiretto e contro~intuitivo. Le due caratteristiche principali dell'emozione (vissuta tramite mediazione del corpo). Se ci arrabbiamo la ragione non sta quindi nella rabbia o nelle "motivazioni oggettive" che l'avrebbero (secondo noi) scatenata, ma della sorgente che ci sta dicendo qualcosa... Circa i nostri errori che "macchiano" l'opera, costringendoci a ripetere. Insomma, abbiamo fatto schifo nell'interpretare la parte e quindi "si rifà tutto da capo".

Il nostro predatore ha bene chiaro che questo significa per lui costingerci a produrre cibo, virtualmente (altra parola che dovrebbe farvi rizzare i capelli in testa) per sempre. Per lui l'ideale è tenerci bloccati nel bozzolo che in soldoni significa farci perdere sempre più autonomia (=distacco dalla nostra origine). Qualsiasi autonomia. Perché più dipendiamo da lui più siamo sfruttabili. Semplicemente. Per noi singnifica "solo" non poter procedere con l'opera, per lui "pacchia e cibo" senza freni inibitori. Perché tra l'altro gli piace vincere facile come d'altronde ogni predatore. Per questo (metaforicamente) rivolge più volentieri la sua attenzione verso la nostra infanzia...

Capite bene che messe così le cose, mentre per noi deve esserci una fine, quella dell'opera, per la "critica" la volontà è una e una soltato: che la pacchia non finisca mai. Fate attenzione che sto indicando principi meta~fisici, non realtà vissute. Anche se a livello simbolico e meraforico poi ritrovate replicati gli stessi significati in tutta l'esperienza.

La "volontà di Moloch" è incorporea. Nel senso che è portata avanti da un esercito assimilabile a quello di "Ygramul le molte", un mostro del fantasy "La Storia Infinita" di M. Ende. Un aracnide composto da colonie di insetti per la precisione, sciami di animali simili a scarabei dorati volanti. Quindi un mutaforma che però si comporta come un ragno e ne assume la forma radunando la colonia in un corpo più grande: punge e il suo veleno è mortale e tesse reti (trappole) dove imprigiona le sue prede. Ygramul è una buona trasposizione immaginaria del tecnoragno e di "come funziona" in pratica.

La sua massa è data dai corpi eterici che sono il residuo dell'attività cardiaca in Vita. In altre parole persone morte nell'incoscienza e nell'ignoranza di cosa ci attende dopo, rimaste attaccate all'esperienza materiale. Tipo plutocrati. L'intensità in particolare oltre che la qualità (bassa) dell'emozine vissuta (vibrazione corporea) rende abbastanza pesante quel corpo etereo di riflesso e quando si muore, l'attaccamento alle cose terrene lo rende un ostacolo. Siamo "troppo pesanti" per andarcene via ma non possiamo tornare nel corpo a meno che non si possieda quello di un altro. Fare massa per riuscire a "sopravvivere" nell'Oscurità che ci minaccia nel resto del Basso Astrale che vuole, affamata di quell'emozione residua, diventa per ciò obbligatorio e questo da anche "la forza" necessaria sufficiente per possedere altri corpi e "sovra~produrre emozione negativa" per diventare più forti ancora. Questo significa assumere un comportamento da colonia, come "Ygramul le molte". Come nel Vangelo l'unico posseduto (da Legione) ci svela. Quindi in genere la possessione avviene sempre per tramite di colonie di persone morte che altrimenti singolarmente costituiscono "solo pensiero negativo" estemporaneao e passeggero e non possessione. Il veleno è quindi il pensiero identificante del tecnoragno, dato che siamo "forme pensiero" e quella assunta dalle nostre "controparti disperate" morte è una forma contorta aggiuntiva (deformata dall'esperienza materiale) da cui non sappiamo distaccarci. Il Bozzolo che ci ancora nel Basso Astrale. Per alimentare quella forma da cui non sappiamo distaccarci da morti, non avendo più un cuore, dobbiamo "rubare" emozione dai viventi. La stessa che poi "risucchia" Moloch. La sua azione quindi è intrisecamente "contro" l'origine (la nostra per la precisione) e a favore di ciò che ci contrasta. Sfruttando la disperazione. L'inferno...

Come si "lavora" o "combatte" tutto ciò quando ancora un corpo lo abbiamo ? Tramite l'Umiliazione che però non ha niente a che vedere ne con l'umiltà, ne con la ricerca volontaria della condizione umiliante. Si tratta di liberarsi dal Bozzolo, cioé dall'indispensabilità della identificazione. Vedere chiaramente che siamo anche altro. In altre parole "lo sputtanamento" diventa per noi funzionale al recupero dell'autonomia di pensiero...

Si tratta banalmente di vivere la "coerenza" e "accettarne" le conseguenze. E' una battaglia che avviene a livello della Mente che mente per la conquista del mediatore e la cacciata del pensiero da noi. Una Mente ideale che non mente è silente. Banalmente in attesa di uno stimolo che non è mai della Mente (se no è di nuovo una forma di confusione) perché procede SOLO dal cuore ed è informazione. La Mente è abile a creare i suoi propri stimoli. Le abitudini sono un esempio. Ma la Mente non è in grado di sostenersi perché non è energeticamente sorgiva di un ca%%o di nulla. Per cui le esperienze emotive che costruiscono abitudini tendono a consumare l'emozione iniziale e dopo un poco "ripetere" ci viene a noia.

L'Umiliazione è banalmente il riconoscimento di essere stati fregati dalla Mente che mente. E' riconoscere le nostre maschere e attaccamenti inutili, i nostri tanti, troppi giustificativi per "la qualsiasi" che hanno lo scopo di produrre e mantenere una emotività bassa, istintuale e quindi diretta e intuitiva: il tifo da stadio di "ha astato Putin", ad esempio. Come vedete, facile da manipolare, tanto che noi stessi ci rendiamo complici (inconsapevolmente) spesso e volentieri. Quando riconosciamo tali maschere "di potere" per ciò che sono (impotenza) in realtà riconosciamo il bozzolo e lo foriamo. Il tecnoragno è però svelto e tende a reagire riparandolo subito e ad aumentare il veleno stordente. Per esempio con le verosimiglianze e la solita "tecnica della seppia". Che ci conforta, ci coccola, ci fa sentire meglio, a posto, quindi lo paragoniamo al benessere accettandone il risultato. Non solo, lo difendiamo. Perché nessuno vuole stare male e se ci si priva del bozzolo, poi devi affrontare la tana del tecnoragno oltre alla sua stessa magnitudinale schifezza per tramite di una delle sue infinite estensioni. Non proprio proprio un ideale di "benessere", "luce" o "gioia". Tutt'altro !!!

Meglio rimanere come un vermiciattolo nel bozzolo (al sicuro) e attendere di maturare. Oh no ? Non biasimate chi rimane vittima. Le cose devono procedere per il loro corso e non ci si può fare nulla.


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Teopratico
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Potrebbe anche essere che una volta usciti dal bozzolo, non solo averlo forato per un attimo, ma lacerato per bene, Moloch scomparirebbe all'istante...


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GioCo
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Pubblicato da: @teopratico

Potrebbe anche essere che una volta usciti dal bozzolo, non solo averlo forato per un attimo, ma lacerato per bene, Moloch scomparirebbe all'istante...

Si, sarebbe bellissimo. Putroppo l'illusionista non è un illusione. La forza c'è e una volta che dovrai affrontarla assumerà "per forza" un aspetto più che "palpabile".

Anche solo per logica spiccia: egli conta sulla "forza" dell'interazione con la materia, cioé dei sensi. Che in estrema sintesi è un po' come il "Bù-bù-settete" che ti fanno i genitori da appena nato per farti ridere (ma qualcuno piange anche da appena nato... Per esempio è facile che lo faccia un bimbo autistico). Quando sei adulto però non ridi affatto comunque, dato il cumulo di esperienze (di sofferenza) che questo "posticino di svaccanza merdosa" ti ha riservato, indipendentemente da chi sei e da dove nasci.

Moloch è si una forza forte apotropaica (cioé simbolicamente associabile al verso di un predatore notturno come un Lupo o un Allocco) è ha una natura prettamente simbolico metaforica, ma perché lo è il mito in cui è inscritta la nostra Opera. Poi però sul palcoscenico della Vita lo dobbiamo affrontare prima o poi e in vestigia MOLTO concrete, se no non "funziona". Non in via ideale, in astratto come sarebbe un allucinazione da cui ti svegli... Certo, non è mai lo stesso. Ad esempio per Atreiu, il protagonista (controfigura di Fatasia di Bastian) è Gmork che non a caso è un Lupo (Nero) enorme dagli occhi gialli e felini. Tipico di una rappresentazione infernale di un babbau per bambini: l'ombra che uccide.
 
Ma è impossibile stabilirlo a priori a meno che tu non abbia il senso della Veggenza. A questo devi aggiungere che a prescindere dalle sue vestigia, "per contratto" questa forza ti affronta (direttamente) SOLO se non ha altra possibilità o SOLO se è certa al 100% di eliminarti fisicamente. Il che rimanda lo scontro a livello Cosmico ma questo riguarda te non lei.

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Teopratico
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Adoro il tuo pessimismo e non sono certo in grado di indagare analiticamente come fai tu questo spettacolino che sappiamo essere la realtà, ché ci sta di fronte ogni giorno e a volte ci sbattiamo pure le corna contro; come ami ricordare tu. Però, però, bisogna sempre avere la fantasia, la voglia immane, illusione anche quella, di saper estrarre la spada dalla roccia, di andare oltre il giaciglio di paglia che a ognuno tocca nella vita, no? E quando riesci, nel tuo vissuto miserevole che di solito non interessa nessuno, dal tuo pidocchioso bozzolo dicevo riesci a tirar fuori il collo, in quel momento: tu hai la forza di una montagna, con Maometto sopra. Questo volevo dire. Un saluto, grazie. 

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