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Slump - Stanno suonando le trombe del giudizio?

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radisol
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Stanno suonando le trombe del giudizio? L’orizzonte economico che si presenta nel primo scorcio dell’anno 2016 suscita vivo sgomento negli osservatori. Mario Draghi ripete l’esorcismo estremo: «Whatever it takes». Ma il pericolo attuale non è più quello di un collasso finanziario come nel 2008. Il pericolo è quello di una crisi di sovrapproduzione globale, e di una stagnazione di lungo periodo. Il crollo delle borse non è che un segnale. Da sei anni le banche centrali prestano denaro a costo zero, e da un paio di anni il petrolio scende ininterrottamente. Cionostante la domanda cala, e la stagnazione persiste, si aggrava, tende a divenire recessione.

Il 10 gennaio il «New York Times» ha pubblicato un articolo di Clifford Kraus dedicato agli effetti che il calo della domanda cinese produce sull’economia globale: «Per anni la Cina s’è ingozzata di ogni tipo di metalli e di energia perché la sua economia si espandeva rapidamente; le grandi aziende hanno ampliato aggressivamente le loro operazioni di estrazione e produzione, scommettendo sulla prospettiva che l’appetito cinese sarebbe continuato per sempre. Adesso tutto è cambiato. L’economia cinese si contrae. Le compagnie americane, che tentano disperatamente di pagare i loro debiti mentre aumentano i tassi di interesse, debbono continuare a produrre. Questo eccesso spinge i prezzi verso il basso, e colpisce le economie dipendenti dalla produzione di merci di consumo come il Brasile e il Venezuela, ma anche i paesi sviluppati come l’Australia e il Canada» (Clifford Kraus, «New York Times»: China ’s Hunger for Commodities Wanes, and Pain Spreads Among Producers).

Negli anni passati le grandi corporation hanno investito somme enormi nell’estrazione di petrolio, nella raffinazione dello shale gas, nelle tecnologie necessarie per il cracking, e così via. Il sistema bancario globale ha finanziato queste operazioni. Tutti pensavano che la domanda sarebbe cresciuta indefinitamente. Ma ora il rallentamento dell’economia cinese non significa solo che l’incremento annuo del prodotto cinese, pur continuando ad essere elevato (6.9%, secondo le opinabili stime cinesi), tende a diminuire. Significa soprattutto che la domanda di energia si è ridotta considerevolmente e tende a ridursi di più. Siamo di fronte alla più classica delle crisi di sovrapproduzione.

Scrive ancora Kraus: «I bassi tassi di interesse hanno alimentato il boom produttivo. La compagnia brasiliana Petrobras ha accumulato 128 miliardi di dollari di debito, raddoppiando i costi annuali di indebitamento durante gli ultimi tre anni per produrre sempre più petroli. Poi la storia è cambiata quando la crescita cinese ha iniziato a recedere. Nel 2015 i prezzi hanno avuto un rallentamento continuo. Il nickel, il ferro il palladio, il platino e il rame sono scesi del 25% o più. I prezzi del petrolio sono scesi di più del 60% negli ultimi 18 mesi. Anche i prezzi del grano e del frumento sono precipitati».

D’altra parte le aziende si sono indebitate con le banche per poter avviare i loro investimenti, e non si possono fermare. Le banche hanno prestato somme colossali, e non possono riaverle indietro. «Decisioni di Investimento multimiliardarie prese anni fa, come lo sfruttamento delle sabbie oleose in Canada o le miniere di ferro in Africa occidentale, debbono necessariamente continuare. Non si possono semplicemente chiudere progetti di quell’entità. L’eccesso potrebbe continuare per anni» (ancora Kraus).

Può durare per anni, dice sempre Kraus, sull’autorevole quotidiano. Ma forse dovremmo fare un’ipotesi più radicale, e insieme più realistica: durerà per sempre, perché la crescita è divenuta impossibile, e non tornerà mai più. L’ossessione capitalistica impedisce di vedere la realtà: siamo di fronte a una crisi di sovrapproduzione di dimensioni inimmaginabili. Nessuna delle tendenze oggi leggibili nel sistema-mondo permette di prevedere che se ne possa venire fuori nel corso del prossimo decennio.

Il 17 gennaio «Le Monde» ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: Le grand vertige des marchés: «Nel 2015 il barile di petrolio potrà costare 380 dollari, avevano preconizzato gli economisti Patrick Artus e Mocef Kaabi nel 2005, tenendo conto dell’aumento del consumo mondiale e della scarsità di riserve… Invece il barile di petrolio è costato mediamente 40 dollari nel 2015. Il 15 gennaio 2016 è sceso a 29 dollari» (Charrel, Cosnard, Gueland, Lauer).

Il fatto che gli economisti Artus e Kaabiu prevedessero dieci anni fa che il petrolio sarebbe cresciuto fino a 380 dollari dimostra in primo luogo che gli economisti sono scienziati allo stesso titolo della Sibilla Cumana e del Mago Otelma, e che la scienza economica è soltanto una forma di legittimazione ideologica di una tecnica rivolta al massimo sfruttamento della vita umana. In secondo luogo, che la sovrapproduzione non poteva essere prevista entro le categorie del sapere capitalistico, ma solo a partire da un altro punto di vista: quello del valore d’uso sottratto alla logica dell’accumulazione, dei bisogni sociali effettivi sottratti alla codificazione finanziaria. Non c’é più bisogno di crescita né di lavoro – questa è la verità inammissibile nel contesto della codificazione capitalistica.

L’occupazione è destinata a calare ovunque, nonostante i patetici sforzi rivolti a dare lavoro; aumentare l’occupazione significa poi soltanto costringere la gente a lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno. La forma del lavoro salariato non ha più nessun fondamento di necessità e solo un reddito scollegato dall’erogazione di inutile lavoro permetterebbe di garantire la sopravvivenza, e anche di rilanciare la domanda.

«Il flusso di materie prime mette i prezzi sotto pressione, e provoca dolorose conseguenze. Le compagnie petrolifere hanno lasciato senza lavoro 250.000 operai nel mondo. Alcune aziende cominciano a dichiarare bancarotta» (Kraus, citato).

D’altra parte le nuove prospettive di produzione sono generalmente caratterizzate da un’altissima intensità di tecnologia e da una bassa necessità di lavoro. Per rilanciare la crescita e sostenere l’occupazione le banche centrali hanno investito somme immense, negli ultimi cinque anni. Invano.

«Le banche centrali sorreggono l’economia con una quantità incredibile di liquidità che la FED, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone e infine la Banca centrale europea hanno iniettato sui mercati per evitare lo sprofondamento dei mercati […]. Oggi queste liquidità costituiscono il 30% del prodotto lordo mondiale, mentre erano il 6% alla fine degli anni Novanta. Un aumento fenomenale che ha la conseguenza che i mercati sono diventati dipendenti da questo denaro facile, angosciati dal timore che il rubinetto si chiuda» («Le Monde», citato).

Fiumi di denaro pubblico vengono sottratti alla società per destinarli a imprese che producono quantità crescenti di beni per i quali la domanda è calante, nonostante la riduzione del costo del petrolio che favorisce una diminuzione dei prezzi. «Gli americani comprano meno apparecchi elettronici (– 0,2%), meno alimentari e bevande (– 0,3%) meno vestiti (– 0.9%). L’annuncio che Wal Mart chiude 154 magazzini in tutto il paese e licenzia 10.000 dipendenti non ha certo rassicurato. D’altra parte le vendite di Macy’s sono diminuite del 4.7% e quelle di Gap del 5%, durante i due ultimi mesi del 2015» («Le Monde»).

Perché la domanda crolla? Prima di tutto perché non abbiamo più bisogno di comprare, e questa dovrebbe essere una buona notizia. Abbiamo un numero sufficiente di pantaloni e abbiamo mangiato troppi hamburger. Buone notizie per l’ambiente e per la nostra salute, e sarebbe una buona notizia anche per i lavoratori che potrebbero lavorare meno. Ma no. Il capitalismo non può concepire una riduzione della domanda, né una riduzione del tempo di lavoro, senza consider
are questi eventi come segno di una crisi che va affrontata nella solita maniera: riducendo il salario, aumentando lo sfruttamento.

La crescita si ferma, rincula, crolla. Il tempo di lavoro necessario è precipitato dovunque, e non riprenderà mai a salire, grazie alle tecnologie che riducono lavoro. Ma il capitalismo è incapace di organizzare queste due tendenze (che il marxismo ha previsto da centocinquant’anni). Il capitalismo è incapace di semiotizzare l’innovazione, perché le categorie di cui dispone sono quelle di lavoro salariato e di accumulazione.

Il tempo di lavoro necessario si riduce. E questo potrebbe aprire le porte a una liberazione di tempo sociale. Ma siccome il capitalismo si fonda sulla superstiziosa identificazione della sopravvivenza con il salario, la benedizione delle tecnologie labor-saving, anziché tradursi in liberazione di tempo sociale, si traduce in disoccupazione di massa, miseria. E guerra.

Sezioni crescenti della popolazione non hanno più un salario perché il lavoro è diventato inutile, perciò si organizzano in forma criminale. Cos’è in ultima analisi lo Stato Islamico se non una possibilità di occupazione e reddito per milioni di lavoratori giovani delle periferie del mondo arabo e d’Europa? Cosa sono le organizzazioni narcos, che straziano distruggono terrorizzano aree del territorio messicano, se non una possibilità di occupazione e reddito per centinaia di migliaia di disoccupati delle aree più povere del Messico?

È sempre stato vero che il capitalismo porta la guerra come la nube porta la tempesta, ma oggi il processo presenta caratteri originali, rispetto a un passato in cui la guerra aveva un carattere riconoscibile, dichiarato, e cominciava in un certo giorno per finire quando si firmava la tregua. Non c’è più inizio, non c’è più tregua, non c’è più territorio né confine. La guerra è ovunque.

Non soltanto gli stati organizzano la guerra come investimento di capitali che non trovano sbocco. È la società medesima a produrre la guerra: masse di giovani privi di futuro si organizzano in forma criminale per garantirsi un reddito dato che il capitalismo non è più in grado di fornirgli un salario, mentre il ricatto del lavoro persiste, anche se il lavoro è divenuto inutile.

Cosa accadrà nel sistema finanziario quando lo shock raggiungerà le grandi banche che hanno investito sulle aziende che producono petrolio che nessuno vuole più comprare? Il 2016 è cominciato con una generale caduta delle Borse. Siamo solo all’inizio. Le conseguenze posso rivelarsi estremamente dolorose per la società.

Solo l’autonomia della sfera sociale dall’economia di accumulazione potrebbe permetterci di trovare una via d’uscita da questo labirinto. Solo la ricomposizione sociale può imporre un quantitative easing for the people, come lo chiama Christian Marazzi. Mario Draghi è l’eroe delle Banche e delle Borse, ma i soldi che lui regala alla finanza sono sottratti alla società. La liquidità, con cui l’autorità monetaria ha alimentato finora l’ingordigia del sistema finanziario, dovrebbe semplicemente essere diretta in un’altra direzione: reddito di cittadinanza, soldi per rilassare l’aggressività e permettere all’attività collettiva di rimediare alla devastazione psichica culturale ambientale prodotta dal ricatto del salario.

di Franco Berardi Bifo

https://www.alfabeta2.it/2016/01/31/slump/


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Servus
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Perché la domanda crolla? Prima di tutto perché non abbiamo più bisogno di comprare, e questa dovrebbe essere una buona notizia.

Ma che enorme stronzata!

La verità è che il denaro è in mano all'1% dei super-ricchi, quelli sì ovviamente non hanno bisogno di comprare niente, a parte mantenere il mega yacht.

Tutte gli altri non comprano semplicemente perché quel poco che guadagnano lo devono consegnare allo stato per le tasse e alle banche per gli interessi sui mutui e prestiti.


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Perché la domanda crolla? Prima di tutto perché non abbiamo più bisogno di comprare, e questa dovrebbe essere una buona notizia.

Ma che enorme stronzata!

La verità è che il denaro è in mano all'1% dei super-ricchi, quelli sì ovviamente non hanno bisogno di comprare niente, a parte mantenere il mega yacht.

Tutte gli altri non comprano semplicemente perché quel poco che guadagnano lo devono consegnare allo stato per le tasse e alle banche per gli interessi sui mutui e prestiti.

Mi assommo.


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Black_Jack
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Perché la domanda crolla? Prima di tutto perché non abbiamo più bisogno di comprare, e questa dovrebbe essere una buona notizia.

Ma che enorme stronzata!

La verità è che il denaro è in mano all'1% dei super-ricchi, quelli sì ovviamente non hanno bisogno di comprare niente, a parte mantenere il mega yacht.

Tutte gli altri non comprano semplicemente perché quel poco che guadagnano lo devono consegnare allo stato per le tasse e alle banche per gli interessi sui mutui e prestiti.

Mi associo a Servus...la stronzata di Bifo è sesquipedale...
Ma lui è cosí, un peso mosca di intellettuale con un talentino artistico a livello di cabaret o seratina fra amici...e ci vuole far sopra il filosofo...

Non è stupido, è innocuo.
È la gente come lui la responsabile della mancata presa di coscienza politica autentica dei giovani degli anni '80 e seguenti.
Begli anni i 60 e 70, ma una tremenda occasione sprecata per dar retta a dei damerini del pensiero (quando non si trattava di mezzi matti o furbastri voltagabbana).
Bisognerebbe disfarsi di certi retaggi.


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Servus
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Black_jack:

È la gente come lui la responsabile della mancata presa di coscienza politica autentica dei giovani degli anni '80 e seguenti.

Sono d'accordo, è la gente come lui, i cosiddetti "intellettuali" de sinistra (a destra per principio non ce ne sono), insieme ai sindacalisti venduti per i soldi dei CAF e della pensione gratuita, ai politicanti bramosi delle poltrone con annesse prebende, al PCI venduto agli americani, a Prodi e il suo delfino che hanno regalato la Banca d'Italia alle banche e le aziende dello stato ai volponi come De Benedetti e ci ha rifilato l'Euro, al PD venduto a cani, porci e gay che stravolge anche la costituzione a voto segreto.

Ma è così: andremo verso l'apocalisse, come previsto da tutti i profeti, perché Dio vuole dare a Satana un'ultima chance.


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Tashtego
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Eppure ha delle ragioni....


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Black_Jack
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Sono d'accordo, è la gente come lui, i cosiddetti "intellettuali" de sinistra (a destra per principio non ce ne sono), insieme ai sindacalisti venduti per i soldi dei CAF e della pensione gratuita, ai politicanti bramosi delle poltrone con annesse prebende, al PCI venduto agli americani, a Prodi e il suo delfino che hanno regalato la Banca d'Italia alle banche e le aziende dello stato ai volponi come De Benedetti e ci ha rifilato l'Euro, al PD venduto a cani, porci e gay che stravolge anche la costituzione a voto segreto.

Ma è così: andremo verso l'apocalisse, come previsto da tutti i profeti, perché Dio vuole dare a Satana un'ultima chance.

Allora...sulle questioni politiche che hai elencato sono d'accordo con te...sulla cosa dei gay e dei profeti un po' meno...ma immagino che siano piu importanti quelle politiche...


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Eppure ha delle ragioni....

Le ragioni le ha tutte, anche perché riprende molti elementi del suo pezzo da studi e dati attendibili.
Il punto è che in troppi sono terrorizzati da un capovolgimento totale del paradigma capitalista-lavoristico-espansionistico, che magari sono convinti di contrastare ma che in fondo supportano, magari in maniera inconsapevole.
Quindi preferiscono chiudere gli occhi di fronte alla realtà, continuando con il loro mantra ripetuto allo spasimo.
La direzione presa dal mondo è proprio quella descritta in maniera esemplare da Berardi. E non da oggi ma già da parecchio tempo.
Sono state le guerre continue a sostenere il PIL, a iniziare dalla 1939-45 se non dalla 1914-18 e di questo la storia è testimone. Solo procedendo a una distruzione sistematica e pianificata è stato possibile far ripartire l'economia capitalista avvitata nel collasso del 1929, dal quale senza la guerra non era riuscita a riprendersi.
Oggi succede lo stesso, solo in proporzioni peggiori perché stiamo cadendo da un livello ben più alto di allora.
Dunque è ora di prendere coscienza di tutto ciò e rivedere di conseguenza il nostro modo di pensare.
Se non lo facciamo noi volontariamente ci penseranno gli eventi a obbligarci al riguardo.


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ohmygod
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Bifo:- Prima di tutto perché non abbiamo più bisogno di comprare, e questa dovrebbe essere una buona notizia. Abbiamo un numero sufficiente di pantaloni e abbiamo mangiato troppi hamburger. Buone notizie per l’ambiente e per la nostra salute, e sarebbe una buona notizia anche per i lavoratori che potrebbero lavorare meno. Ma no.

perchè lo avrà scritto? forse per donare un motivo al general commentar?


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Black_Jack
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@LeoPistone

Scusa ma allora non hai letto...le ragioni le ha (secondo me esposte coi piedi, ma questa è solo la mia opinione) però si stava facendo notare una frase in particolare cioè quella in cui Bifo scrive

Perché la domanda crolla? Prima di tutto perché non abbiamo bisogno di comprare

Leo, tu sei d'accordo su questa frase?
Per me è una stronzata colossale tipica di un certo modo di pensare di questa intelligentsia de noantri che andava bene per le estati romane di Nicolini ma che è stata deleteria per la sinistra italiana.
La solita patetica retorica sul consumismo ripetuta a pappagallo da anni per di più sbagliando completamente contesto che siamo alle soglie di un cataclisma che non sarà facile da decifrare.
Gli intellettuali cacio e pepe...
Vorrei usare parole ancora più taglienti per questa gente ma mi astengo.


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ohmygod
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Black_Jack: Vorrei usare parole ancora più taglienti per questa gente ma mi astengo: Ma vedi che coincidenza, ho appena fatto un post che siamo alla fine del mondo e subito Bifo mi copia a man bassa.

LOL, non sono un giornalista, nel caso lo fossi saprei da chi copiare, per esempio "copiare" te: Il redde rationem della Storia.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=93223

sommaria occhiata: come non essere d'accordo?
leggo Bifo: quasi le solite cose scritte nel solito modo.
redde rationem: si vorrebbe che tutti, più o meno, smettessero di riportare solite cose nel solito modo, si chiederebbe a coloro abituati a scrivere di cambiare registro alle solite cose. come? vi è forse un registro dal quale "copiare" le "intenzioni" alla Black_Jack?
"onde non incorrere negli strali di Jack"?.


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Denisio
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Eppure ha delle ragioni....

Dettagli 😆


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Black_Jack
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@Ohmygod

Guarda che Bifo l'articolo lo ha scritto prima del mio post. T'as pijé?
No Ohmy, no. Non sto dicendo che ho copiato io.
Non ha copiato nessuno, ok?

I tuoi last nail sono sempre i penultimi però. Com'è sto fatto?


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Black_Jack
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Eppure ha delle ragioni....

Dettagli 😆

Cioè state dicendo che la gente non compra perché non ha bisogno di nulla?
Siete sicuri, eh?


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FlavioBosio
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In secondo luogo, che la sovrapproduzione non poteva essere prevista entro le categorie del sapere capitalistico

Hayek l'aveva previsto ed ha spiegato come uscirne ma FED, BCE & CO. stanno facendo l'esatto opposto seguendo Keynes

http://vonmises.it/2013/02/05/hayek-e-keynes-ricette-a-confronto/

Accomodanti... saprei io dove farli accomodare.


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