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"Disponibilità" una sfida cruciale per la tecno~guerra moderna


GioCo
Noble Member
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La crescente "robotizzazione" dell'essere umano, che ossessivamente ci porta dentro un cartone animato nipponico (brutto) degli anni '80, secondo un agenda transumanista e nietzsciana "suprematista" (semplicistica, grottescamente lineare e macchiettistica) comporta certi passaggi non detti, non descritti e non discussi verso cui sarebbe bene rivolgere un poco d'attenzione.

Per il Bene di tutti noi...

Come sempre si tratta di aspetti "minori" del nostro viviere quotidiano e che per questo ci appaiono secondari, quando invece l'intera agenda (psicotica perché diretta da agenzie che poggiano le loro fortune su studi di psicologia) avendoli studiati bene sfrutta come pilastri dell'ingegneria del comportamento umano. Manco a dirlo sono anche pilastri di strategie militari, ma questo chi mi legge dovrebbe iniziare a considerarlo "scontato", logico e perfettamente coerente, rispetto quel quadro generale e allargato che invito a coltivare.

Ora la "disponibilità" del titolo è un concetto ampio ma noi lo vedremo nello specifico di un aspetto che è la "reperibilità" che va messa accando a un altra parola chiave che è la "prossimalità", cioè la distanza fisica tra noi e il mondo che ci circonda e la psicologia comportamentale ad essa correlata.

La nostra struttura (biologicamente determinata) impone due comportamenti distinti a seconda della vicinanza tra noi e un eventuale altro individuo che è inserita entro un linguaggio non verbale e istintivo. Ci "aspettiamo" una reazione relativamente rapida se vicino, mentre non ci preoccupiamo se non ne riceviamo una oltre una certa distanza. Quale ? La sfera del "vicino" è quantificabile a "braccia". Questo è abbastanza intuitivo, dato che per noi "vicino" è ciò che possiamo toccare senza spostare il corpo dal posto in cui ci troviamo. Se per esempio ci rivolgiamo a qualcuno che non risponde perché impegnato, il primo impulso è quello di toccarlo. Se è a portata di vista ma fuori tiro, tendiamo ad avvicinarci fisicamente. Ovviamente al netto di altri segnali paraverbali come l'aumento del volume della voce o il cambio del tono. Ma cosa succede se la distanza è tale da non permettere il contatto (sensoriale) e da impedire di raggiungere l'obbiettivo ? Può nascere "preoccupazione" (diretta o indiretta) se ad esempio si tratta di un affetto e siamo in pensiero, oppure se ci necessiata un contatto anche se è un estraneo, pensiamo al meccanico per l'auto che ci ha lasciato in panne. In entrambi i casi non potendo "stabilire un contatto", la mente reagisce sollevando un "allarme emotivo" (un prodromo dell'ansia) che serve a mantenere una certa parte dell'attenzione attaccata all'immaginazione, unico luogo dove può risidere "per il momento" l'individuo cercato. Una specie di "appunto mentale".

Ora, questa dimanica che è intrisecamente legata all'ambiente e al modo in cui si costruiscono le relazioni tra umani, salta in aria (va in tilt, viene hackerato e messo artificiosamente sotto stress) in presenza di un comune cellulare. Nel senso che il nostro sistema (complessissimo) di relazione non è strutturato per rispondere a questa eventualità, cioè avere prossimalità (reazione comportamentale) con qualcuno dove di fatto non c'è alcuna prossimità, alcuna presenza fisica, ma solo immaginaria. C'è però l'artificio, il cellulare che non essendo "umano", ma solo un filo che ci collega alla persona, "svanisce", diventa "irrilevante" (ai fini della risposta comportamentale).

Vorrei sottolineare infinite volte come tutto sto pippotto serve solo a portare alla vostra attenzione l'evidenza evidente (perdonate il @GioCo di parole 🤔 😋  che uso apposta per porre l'accento su queste "meccaniche" semantiche) che proprio perché è considerata normalmente "scontata" rimane latente e sottostante, poco o per nulla osservata, senza possibilità d'essere attenzionata per l'importanza cruciale a vitale che conserva.

In particolare nel moderare la relazione con il nostro prossimo. Ci sono dei "dettagli", diciamo "indizi allarmanti", che qualcosa di grosso (del nostro sistema limbico) è coinvolto e che ci aiutano a tenere vigile l'attenzione, in specifico su problematiche relazionali ed educativo~evolutive (cioè per la crescita e l'adattamento strutturale nervoso corporeo). Quando ad esempio cerchiamo qualcuno con il cellulare e questo (per millantamila ragioni che lo riguardano in genere) non risponde. Magari al cellulare spento o non prende, oppure l'ha messo in modalità "aereo" o ancora su "non disturbare" dato che è in una situazione per cui non vuole rispondere ma noi non possiamo sapere perché, per ciò l'apparecchio squilla (dall'altra parte) ma "a vuoto".

Tutto questo innervosisce. Perché ? Forse ci comportiamo nei confronti dell'apparecchio come ad un mezzo che "fallisce" le nostre aspettative (come suggerirebbe la vulgata) ? No. Assolutamente NO ! L'artificio non "esiste" nel computo dell'elaborazione della relazione. E' la relazione stessa a fallire. Noi non accusiamo di primo chito l'apparecchio ma "l'altro che non risponde", come se ci fosse una sorta di colpa nel non rispondere. Perché ?

Banalmente perché la mente risponde come se la prossimalità fosse a distanza di contatto. Immaginate che al posto di avere la persona dall'altra parte del mondo fosse a un metro da voi. Ma che questa non vi caghi di striscio. Non vi farebbe incazzare ?

Ora, da questo semplice "meccanismo" (messo in crisi artificiosamente) dipende gran parte dell'agenta di transizione transumana. Perché se non si risolve la risposta limbica, questa passa a generare ansia che diventa "generica paura" e poi facilmente terrore, per esempio di rimanere soli. Immaginate quale devastante conseguenza può avere su un adolescente ?

Dato che si è creato un problema ora c'è la soluzione: un microchip inserito nel cervello che essendo già parte del corpo non può essere "evitato". Non puoi "metterlo in pausa". Costringerà l'altro a rispondere ai nostri pressanti tentativi di raggiungerlo, rendendo le distanze ancora più "nulle". Come fossimo tutti a contatto sempre, tipo stipati in un angusto ascensore. Ovviamente, ben lungi dal risolvere qualsivoglia cosa, questa "soluzione" (che segue un dettato emotivo non strutturato per rispondere a quella esisgenza di adattamento ambientale) semplicemente (e pure intuitivamente) amplificherà quella precendente aggiungendo qualcosa che potevamo pure risparmiarci, dato l'elenco in costante aumento di problemi artificiosi che siamo chiamati ad affrontare. A quel problema verrà risposto ovviamente con altra tecnologia, previo abbondanza di psicofarmaci in mezzo e in attesa che "un altro eminente dottor stranamore" ci dia la soluzione.

Prevedo che presto avremo gruppi simili a quelli che ora "combattono" varie tendenze disadattate per effetto dell'artificio. Prendiamo ad esempio i vegetariani che in teoria "combattono gli eccessi del consumo di carne" anche se il problema nasce con l'allevamento moderno e il grado di tossicità che questo comporta nel produrre alimento umano. Se fossimo in penuria facilmente di ste porcherie di pensieri (da benestanti) non staremo a cianciare. La fame è la fame e non c'è ragionamento che abbia peso nel contrastarla. Tuttavia un eccesso è comunque un eccesso e l'abuso di tecnologia per evitare di affrontare problemi emotivi concreti, tipo per Pinocchio il Paese dei Balocchi perché è di questo che stiamo parlando in ultima analisi, è ciò su cui dovremo fare i conti nei prossimi secoli. Saranno come una sorta di "tecnomorigerati", in stile vagamente Amish. Cioè non avranno un rifiuto categorico per la tecnologia ma intuendo che non fa bene il suo abuso, tenderanno a limitarne al massimo lo sfruttamento in condizioni generali proprio per la costante presenza e dipendenza incombente dal mezzo tecnologico. In altre parole similmente a un vegetariano che non mangia carne dove viene offerto poco altro, prefernendo un insalata "per stare in compagnia", sarà opposta una generica avversione per lo sfruttamento del "mediatore di relazione" tecnologico e in particolare con i bambini. Un esempio dei prodromi di tali future tendenze ? Persone che escono dalle chat (di cui erano fan sfegatati) come facebook e che vietano ai loro bambini fino a una certa età di farvi parte. La dinamica è la stessa che per gli ex-fumatori che poi ricordano a tutti quelli che fumano che il fumo fa malissimo e che dichiarano che quello passivo "da particolarmente fastidio".

Questa sorta di "resistenza" costruirà per forza una categoria sociale che dovrà poi essere in qualche modo reintegrata, normata e tollerata. Come i vegetariani. Ma che finirà per prevalere, creando una sorta di distinzione tra "dipendenti" (dalla disponibilità tecnofrenica) e "sanificati".

 


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