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La volontà esiste?


GioCo
Noble Member
Registrato: 9 mesi fa
Post: 1900
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"Volere è potere" recita un vecchio adagio.

Eppure c'è una strana relazione tra la volontà, "il fare" e l'accadere quotidiano. Ci piace pensare che ciò che accade sia "in nostro potere" o comunque accada per effetto della nostra volontà.

In effetti così sembra. D'altronde quando le cose "sfuggono" dal nostro controllo lo notiamo subito e non ci piace. Un esempio tra i tanti potrebbe essere la volontà di suicidio, un tema molto spinoso che però ci coinvolge da vicino come Umanità.

Ecco, per un atto così estremo, siamo noi a commetterlo o è il destino che lo rende possibile? Ad esempio, se il destino non volesse lasciare che una cosa del genere accada finirebbe comunque per non funzionare o funzionare male. Ad esempio finiamo in ospedale da dove poi ne usciremo "guariti".

Qualcuno può dire che c'è sempre la possibilità di ritentare finché non si riesce, molti non riescono al primo tentativo. Allora chi o cosa induce a un tale pensiero? Possibile che siamo proprio noi a pensare alla nostra fine? Oppure viene suggerita e se è così, da chi?

Le condizioni di ognuno sono sicuramente un altro tema interessante. Giustifichiamo gesti come questo in molti modi, elencando per esempio le disgrazie che li motivano. Oppure lo stato psicofisico generale, come la depressione ad esempio. Eppure i conti continuano a non tornare.

Vediamo bene come persone cosiddette "psicologicamente fragili" non pensano affatto al suicidio e vediamo anche come disgraziati cronici, come ad esempio chi sta in zone di guerra e ha perso tutto, dagli affetti ai beni primari come la casa e il lavoro, l'ultima cosa a cui pensa è il suicidio. Quindi cosa porta l'individuo a un tale stato di prostrazione?

Aggiungiamo carne al fuoco. Se "volere è potere" è anche vero che "l'erba voglio non sta nemmeno nel giardino del Re" e che "chi troppo vuole nulla stringe". Ma dove sta questo "troppo" in un Mondo dove ogni relazione è sottolineata continuamente dal timore di "perdere il controllo"?

Se ad esempio la casa si animasse d'improvviso, tipo fenomeni poltergeist, o avessimo un esperienza di abduction aliena o di possessione, vere o illusorie che siano poco importa, cioè se avessimo esperienze considerate "limite" (non cercate o richieste, quindi improvvise e involontarie ma comunque subite) in quanto "fuori da quel recinto che definsce il nostro potenziale controllo" non è forse questo che ne determinerebbe il grado di "orrore"?

La nostra è una società piena di feticci estremamente inquietanti. La maggioranza però è nascosta nelle pieghe del quotidiano e questo rende assurdamente questi feticci "tranquillizzanti". Spesso mi sono trovato a riflettere su come ciò che consideriamo spensierato sia il profilo esatto di ciò che dovrebbe essere definito "estremamente" inquietante, al punto che ora trovo molto più tranquillizzante l'idea che possano esistere fenomeni poltergeist.

Come vivere nella casa di Dracula e trovare che voci inquitanti sono la norma, per ciò ci si abitua. Ad esempio un luogo che cito spesso (un mio vecchio cavallo di battaglia) è il supermercato. Il motivo principale per cui consideriamo un luogo come il supermercato "familiare" è secondo me da ricercare nella sua falsa promessa di libertà. Ci da la sensazione che possiamo scegliere, fare quello che vogliamo. Poco importa che sia una mangiatoia selezionata apposta con ciò che a un altro fa comodo e quindi è il massimo della non-scelta (perché impedisce qualsiasi esperienza alternativa che per confronto ci faccia capire se effettivamente abbiamo scelta). Poco importa se si tratta di un luogo dove si smercia profitto giocando col culo degli altri, il tempio del mercato, dove per "altri" si intendono tutti coloro che non detengono la proprietà del marchio con cui si realizza tale smercio. Dalle scarpe al caffé, ogni "linea di produzione" ha una storia tutta sua di sfruttamento e illegalità di vario genere. Così deve essere per poter arrivare sugli scaffali dove ovviamente anche il commesso che ce li ha messi potrebbe essere parte dello sfruttamento. Noi semplicemente non vediamo nulla e se "occhio non vede, cuore non duole".

Ecco che allora la volontà che sarebbe potere fa sorgere la domanda: di che "potere" si tratta? Il nostro? E se no, di chi? Ma poi è la stessa natura della volontà ad essere nebulosa.

Perché dovrei volere? Cosa voglio "io"? Se lo chiedo a bruciapelo a qualcuno o a me stesso, raramente posso trovare una risposta "al volo". Ci dobbiamo riflettere.

Eppure dovremmo ben sapere cosa vogliamo. Ma non vogliamo quasi mai la stessa cosa sempre. Siamo per così dire "estremamente volubili" per quanto riguarda la volontà. Un po' come i bambini, vogliamo quello su cui l'attenzione di volta in volta viene parcheggiata: l'auto nuova, un altro partner, una vacanza, un lavoro più soddisfacente, etc.

A volte è il bisogno che ci condiziona e allora sappiamo bene cosa voglamo: fame, sonno, salute, caldo o freddo sono tra i più gettonati. Ma si consumano in fretta di solito e poi non sono certo quello che possiamo indicare come "esercizio del potere" se non riusciamo a soddisfarli. In altre parole se siamo malati o abbiamo freddo e non riusciamo a provvedere in tempo utile, diciamo molto breve, ci sentiamo in certa misura impotenti e questo non ci fa sentire bene.

Perché faccio questi discorsi? Il mio demone ha i suoi modi per agire, non comuni di sicuro. I prossimi mesi saranno "speciali", incasinati e disturbanti (certamente) ma in modo diverso da quello che ci aspettiamo ora. In un certo senso saranno una sorpresa anche se non avverrà nulla di nuovo o realmente "soprendente". Sono le condizioni generali che si creeranno di conseguenza a rappresentare "la novità".

Il "piano" (se così si può chiamare, anche se sarebbe meglio intenderlo come "stupidaggine") è di generare costante difficoltà in modo da creare un bisogno che poi può essere sfruttato per altri scopi. Se ad esempio manca il gas è per la guerra in Ucraina e per colpa della Russia, non perché così è stato deciso, non per volontà insomma, ma per "disgrazia", perché il fato non ci è favorevole e noi non abbiamo controllo. Questo crea un bisogno, per esempio di scaldarsi o di cucinare che in inverno non è secondario. Il gas non verrà tolto ma reso caro e abbondante solo per pochi eletti e quindi? Quindi perdiamo porzioni di controllo della nostra quotidianità a meno che non siamo tra i privilegiati che decideranno per tutti gli altri. Che privilegiati non sono.

Ma questo porterà a vari livelli di caos e quindi nel tentativo di aumentare il controllo (per esempio con le videocamere private) si andrà esattamente nella direzione opposta. Perché maggiori possibilità di profittare delle informazioni, portano anche maggiori desideri. Ad esempio perché non usare le videocamere installate da un altro in casa sua per divertirsi a vedere cosa fa? Il @GioCo insomma del "fare e disfare col culo degli altri" è l'unico che avrà il sopravvento, l'unico pensiero virale che potrà diffondersi senza freni. Un po' come tentare di spegnere un incendio con la benzina e poi quando non funziona dire: "eh, accidenti, sai cosa sbagliamo? Che abbiamo usato troppo poca benzina!".

Così il bisogno di controllo, dovuto dalla necessità di creare il bisogno, non farà che portare condizioni che avranno bisogno di ancora più controllo. Fino a quando il controllo, nella società del controllo, non ce l'avrà più nessuno.

Nemmeno le macchine.

E allora forse saremo costretti a constatare che il controllo non era necessario, non ce l'abbiamo mai avuto se non a livello illusorio ed era pure meglio così. Perché senza sapere qual'è la natura della volontà, non sai neppure se quella che stai esercitando adesso è la tua...

O no?


Citazione
PietroGE
Famed Member
Registrato: 9 mesi fa
Post: 3869
 

C'è poi la volontà di potenza , cioè Wille zur Macht , per alcuni 'levatrice' della storia. Qualche scarno dettaglio, molto superficiale, su Wikipedia 

La volontà di potenza è per Nietzsche la volontà che vuole sé stessa, è cioè una volontà impersonale intesa come perpetuo rinnovamento dei propri valori; questa concezione sposa perfettamente il prospettivismo nietzschiano (da non confondersi con il relativismo), secondo cui l'Uomo deve continuamente aggiornare il suo punto di vista e mai fissarsi su una presunta verità definitiva.

Quindi la volontà di potenza non si afferma come desiderio concreto di uno o più oggetti specifici, ma come il meccanismo del desiderio nel suo stesso funzionamento incessante: il desiderio vuole continuamente e senza sosta il suo stesso accrescimento, dato che il desiderio è pulsione infinita di rinnovamento. È evidente in tal senso il nesso profondo che lega il tema della volontà di potenza con quello dell'oltreuomo e dell'eterno ritorno: è caratteristico dell'oltreuomo, infatti, poter assumere su di sé con leggerezza tutto il peso di questa volontà creatrice, accettando e affermando l'inesorabile ripetizione dell'attimo creativo, che soggiace alla teoria dell'eterno ritorno.

Da qui tuttavia deriva anche la paradossalità di una tale condizione, per cui la volontà deve al contempo volere ma anche negare sé stessa, per evitare di soffermarsi su un punto di vista ritenuto conclusivo. Alla potenza della creatività deve succedere di volta in volta il suo annientamento, per poter nascere di nuovo: ogni verità appena raggiunta è già una non-verità, ogni desiderio di approdare a un traguardo definitivo deve disconoscere il traguardo medesimo, per non restare imprigionato nelle forme che il desiderio stesso produce da sé


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fiurdesoca
Estimable Member
Registrato: 9 mesi fa
Post: 104
 

interessante...

devo essere un'anomalia: ho ben chiaro ciò che non voglio e per nulla chiaro ciò che voglio...


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