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Quando gli angeli sbagliano


GioCo
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Probabilmente la più antica forma di verosimiglianza è la cosiddetta "legge del taglione" di cui abbiamo notizia addirittura nel codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.).

Non a caso in ambito sacro si parla invece di "legge del contrappasso" che non è esattamente la stessa cosa. La prima è stabilita per gestire norme di governo del Mondo degli umani e cambia a seconda del modo in cui è interpretato un certo gesto in una certa società, la seconda per uno escatologico e non cambia al cambiare degli usi e costumi, come il principio di gravità che non cambia al cambiare del pianeta.

Così se era lecito stabilire che l'omicidio in Babilonia avesse come pena la morte, però ammetteva allo stesso tempo che fosse convertita in un ammenda se la vittima era uno schiavo. Il passaggio nell'aldilà invece non fa sconti e se hai agito per il Male, avrai il tuo peso da portare con te... Cercheremo di approfondire il concetto in questa sede.

Fin dai tempi più antichi a noi noti c'era comunque una umanità divisa in classi che prevedeva una disparità di trattamento e di prospettive e all'interno di un idea più generale e culturale che stabiliva un certo ordine sociale. Diciamo per semplicità che c'è da sempre stata per noi una umanità di serie A e una si serie B che va implicitamente riconosciuta di volta in volta.

A noi però interessano meno le leggi che definiscono tali ordinamenti e più la mentalità con cui osserviamo il prossimo, perché è qualcosa che ci trasciniamo dai tempi antichi e che domina, nonostante le varie rivoluzioni culturali e lo stile di vita medio in un epoca, quella moderna, che si affanna a ribadire i diritti inalienabili e naturali dell'individuo, fallendo miseramente quando tenta di difenderne la logica di fondo.

Bene, cerchiamo quindi di fare una nuova "scoperta dell'acqua calda" e vediamo perché certe idee sul nostro prossimo non è bene coltivarle ne pubblicizzarle.

Ci interessa in questa ennesima opera di Sisifo a cui mi accingo a dare il mio contributo per volontà del mio demone, sottolineare come l'incoerenza abbia la meglio in ogni tentativo di imporre la verosimiglianza.

Taglio corto: quante volte mi capita di vedere e sentire persone deboli che ce l'hanno con chi in epoca recente ha discriminato, tormentato senza ragione, abusato della sua posizione sociale, violato diritti fondamentali e naturali che era tenuto a difendere e che per ciò apostrofa in tanti modi creativi questi reprobi, tentando di ribaltare la situazione da perseguito a persecutore?

Diciamo che c'è nell'aria una intensa volontà di vendetta e rivalsa?

Ma @GioCo ci stai dicendo che dovremmo perdonarli?! No, ovviamente no! Perché non vanno condannati ma compresi in quando più fragili rispetto a una situazione più complessa e generale, cioè più Grande rispetto i nostri miseri orticelli prossimali. Se hai "superato" la prima fase aggressiva della psyops ma lo hai fatto per timore, ad esempio dei sieri e di ciò che avrebbero potuto comportare, non hai agito diversamente da chi li ha accolti per lo stesso motivo. Per ciò come i primi si sono bevuti la verosimiglianza che "i sieri erano salvifici" per te non sarà diverso berti la verosimiglianza che "la colpa è tutta di chi ha accettato acriticamente la situazione".

Il risultato è lo stesso, dividere chi era unito per renderlo colpevole e rivolgere gli uni contro gli altri in una spece di liberatoria azzuffata da O.K. Corral. La si butta in caciara perché non si riesce a vedere come sia la similitudine a gestire meglio che la differenza.

Così i 4 scalzacani che non avrebbero potuto nemmeno costituire un problema per il pensiero più remoto di un bambino, possono aggirarsi tra di noi con piglio signorile e dare ordini. Il peggio di noi, una volta che ci saremo macchiati dell'onta di non aver compreso nulla della condizione che ci ha dominato dentro, potrà procedere con orgoglio vedendo bene come il resto, che pensava se stesso migliore per pura ipocrisia, si è reso nel frattempo degno suo pari in nefandezza, condannando chi ha ceduto prima al ricatto. Ci faremo così abbastanza schifo (dentro) da esternare la debolezza che avevamo nascosto con cura fino a quel momento.

L'errore però non è nalla condanna di fatti, come vorrebbero far credere coloro che hanno da sfogare dentro tutta la rabbia repressa nel tempo. L'errore è nel ridurre all'offesa personale un torto che ha carattere globale. Evidentissimamente.

Se da una parte ha senso condannare un gesto che produce un danno, senza motivo, dall'altro però va anche rimesso tale gesto nel contesto e valutata (o più spesso rivalutata) la "forza" morale della persona che si è resa responsabilie di quel gesto.

Primo Levi ci descrive ad esempio come la sua propria debolezza, cedendo totalmente alla crudeltà del campo di concentramento e quindi abbracciata acriticamente una certa idea del prossimo, abbia consentito la sopravvivenza a lui e ad altri come lui, al prezzo però di cancellare la sua umanità e di portarne con ciò la colpa per il resto della vita. Chi aveva posto moralmente la sua umanità sopra i doveri del campo, era stato sterminato senza pietà, confermando che la sopravvivenza stava unicamente nell'ubbidienza cieca.

Chi s'azzarda a condannare Primo Levi?! Lui stesso. Ecco chi.

Onguno di noi ha in sé questo potente richiamo all'ubbidienza. Non lavora in tutti allo stesso modo e non ha su tutti la stessa presa. Ma agisce indistintamente su ognuno e conserva una forza infinitamente superiore alla nostra volontà individuale. Perché non è lagata alla volontà ma al corpo, al Mondo dei sensi e della materia e all'ordine naturale delle cose. Il corpo è sede per le emozioni che lavorano e plasmano la nostra indole. Ci strutturano e al contempo danno al luogo che abitiamo un carattere, un impronta che poi si mescola con le altre.

Tanto più siamo (inconsciamente) legati al corpo, tanto più siamo deboli davanti alle situazioni drammaticamente miserabili. Un campo di concentramento è un esempio portato all'estremo che ci aiuta a capire i principi sottostanti che sono propri di una logica ferrea.

Come reagiremo in tale situazione? Con la fantasia, siamo tutti commandos che si infiltrano e fanno giustizia di tutte le tirannie sanguinarie che non possiamo sopportare.

Ma una parte di noi non può non essere accanto a Primo Levi. Non quello che ci racconta dopo i fatti e di quanto sta male per ciò che ha fatto, perché è facile farlo con il senno di poi, ma durante e ben sapendo che il biasimo è meglio lasciarlo per il tiranno.

Non per chi ha ceduto, anche subito, alla tirannia, facendosi tiranno esso stesso, ma per noi stessi e per le nostre miserie perché quel tiranno è in lui come in noi e può sempre trovare una strada "secondaria" per corrompere anche noi se lo lasceremo agire.

Per ciò, nell'esatto instante in cui quel biasimo si estende alla vittima, condanneremo noi stessi a diventare disumani, come è acccaduto a Primo Levi. Ricordiamoci che non sono mai i deboli, gli stupidi o i cattivi ad essere quelli che hanno la responsabilità per tutti. Sono gli angeli, quelli che si definiscono e vedono "buoni", perché quando sbagliano loro e con ciò si lasciano corrompere dalle lusinghe della verosimiglianza, sono dolori per tutti.

Indistintamente.


sarah hanno apprezzato
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sarah
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Mi piace la tua disamina sulla nostra tendenza innata all'ubbidienza che non risiederebbe nella mente ma solo nel corpo. Richiede parecchio sforzo ma meriterebbe di essere approfondita, molto probabilmente ci potrebbe offrire prospettive molto interessanti per la lettura del comportamento individuale e collettivo. Mi soffermo solo un attimo su una tua frase, quella riferita a chi avrebbe superato la prima fase, quella aggressiva della cosiddetta psyop, senza però essere capace di adottare poi un comportamento coerente con il suo iniziale orientamento. Sono d'accordo ma credo che ci sia da sottolineare un fatto: molti di coloro i quali hanno superato questa fase sono stati in grado di cogliere l'aspetto che io credo centrale di tutta questa vicenda, hanno cioè colto la relativa facilità con cui determinati comportamenti diciamo ispirati "al male" si diffondono nelle persone se le condizioni lo consentono o lo incoraggiano. Se questo è vero solo per alcuni di essi ( altri si sono più facilmente abbandonati all'invettiva e al desiderio di vendetta ) non è vero l'opposto: nessuno tra coloro che hanno invece accolto la narrazione iniziale è stato in grado di riconoscere questo aspetto. Non mi sembra un fatto da poco, né trascurabile. Essere in grado di non trasformare se stessi in strumenti della malvagità è un'opera titanica che oltretutto tende a sfuggirci perché le condizioni intorno a noi mutano e non sempre siamo in grado di riconoscere immediatamente analogie e parallelismi. Rubo una frase detta da un mio collega: "magari la storia ci facesse il piacere di ripresentarsi uguale, sarebbe troppo facile". Essa però, aggiungo io, può ripetersi riproponendoci, mutatis mutandis, schemi già vissuti. Già, mutatis mutandis. Per fare un parallelo religioso, la venerazione dei santi quali esempi di rettitudine e moralità è spesso un esercizio inutile nel momento in cui non si sia in grado di astrarre in senso generale il loro esempio; le gesta medioevali di alcuni di essi normalmente non ci suggeriscono nulla su come affrontare la vita quotidiana e noi vorremmo invece esempi più chiari, più concreti, più vicini a noi. Tornando al nostro caso allora potremmo chiederci: quali sentimenti è più giusto ( o coerente ) provare nei confronti di chi, più o meno inconsapevolmente, si è reso complice e strumento di una fase così oscura del nostro presente? Beh, la pace non è pacifismo e il perdono è un processo complesso. Dunque, il solo sorvolare sui fatti facendoci forza delle nostre personali convinzioni non lascerà traccia nell'intero processo, né gli lascerà nulla di noi. Al tempo stesso assumere l'atteggiamento di vittima che vuole trasformarsi in carnefice forse sortisce effetti ancora peggiori. Che dire allora? Forse che è il "peccato" che deve essere odiato e non il peccatore. Vecchia e banale saggezza popolare? Non proprio. Odiare il "peccato" è in fin dei conti un dovere morale, non una possibilità. Solo in questo modo ci sarà più facile non accanirsi inutilmente contro chicchessia creando a nostra volta odio e divisioni. Essere "pacifici" a prescindere dalle condizioni non è la via da percorrere poiché saremmo tutti "obbligati" a prendere posizione. Nel nostro caso, prendere posizione contro la delazione, l'odio, la menzogna, l'ipocrisia, la prevaricazione e la violenza per lo meno ove noi, con tutti i nostri limiti, siamo in grado di riconoscerli.


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GioCo
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Pubblicato da: @sarah

[...] Mi soffermo solo un attimo su una tua frase, quella riferita a chi avrebbe superato la prima fase, quella aggressiva della cosiddetta psyop, senza però essere capace di adottare poi un comportamento coerente con il suo iniziale orientamento. [...] Tornando al nostro caso allora potremmo chiederci: quali sentimenti è più giusto ( o coerente ) provare nei confronti di chi, più o meno inconsapevolmente, si è reso complice e strumento di una fase così oscura del nostro presente? [...]

Come sempre @sarah, poni questioni che rimangono di spessore a cui preferirei rispondere con il silenzio. Mi sento così miserabile... Non sono sicuro di poter rispondere adeguatamente, ciò non di meno è quanto vuole il mio demone per ciò chino il capo e procedo.

Immagino, penso, che ognuno di noi abbia avuto una sua "avventura" (passami il termine) in queste vicende che come tutte le avventure di solito non inziano per volontà di chi le vive. Chi le vive le subisce e s'arrabatta a rispondere come gli viene al momento. Come quando ti muore all'improvviso una persona cara in famiglia: prima c'era e ne condividevi gioie e dolori, dopo non c'è più. Semplicemente.

Allora c'è chi impreca contro il destino o il divino, c'è chi gioisce (addirittura) magari per i conti (emotivi) in sospeso che aveva con questa persona o per puro cinismo, c'è chi piange e basta e in genere questo è il numero più alto ancora e per fortuna. Se anche le ultime lacrime si asciugheranno e non piangeremo più nemmeno i nostri legami terreni, il deserto risultante che rimarrà da contemplare sarà fatto di aridità e mestizia fine a se stessa e l'Uomo, il perfetto, sarà con ciò (per forza) migrato altrove e dove per lui c'è spazio per piangere ancora, lasciando dietro di sé gusci vuoti, insieme ad incapacità e impotenza a testimoniare i deliri di onnipotenza che hanno preso il sopravvento.

Forse lo dico a vuoto, ma in giro per il cosmo è successo tante volte e nel nostro profondo ne conserviamo traccia. Per alcuni sono ciccatrici dell'anima, per me semplici segni che orientano l'agire di un ordine superiore. Se ne avessimo la capacità non sarebbe male (forse) visitare fisicamente questi musei a cielo aperto. Forse un giorno...

Tornando a noi. Non ci sono "sentimenti sbagliati", ci sono sentimenti e constatazioni che possiamo fare al momento, osservando tali emozioni, quando le viviamo. Che non potranno mai appartenere a nessun altro. Perché nella carne ne misuriamo un pezzettino ma poi il resto è fuori dalla portata della tracciabilità materiale. Chi si ferma al corpo, non tollera che possa esserci qualcosa oltre. Allora hai due possibilità di "incontro": nella prima si tratta di colui che pur disponendo di una finestra oltre la materialità della vita, non vuole vedere. Ne ha generalmente terrore (da qui sorge come prima emozione negativa la paura). Parleremo allora di "collaboranti" o collusi con il Male "che non vogliono vedere". Posseduti da emotività dissonanti (rispetto l'accadere) e fragili, cioé persone che sembrano spesso forti per i metri educativi che abbiamo ma al minimo atto disincarnato scappano come lepri o rimangono abbagliati come i gatti dai fari delle auto di notte. Spesso oggi, nell'era della confusione, a tali individui sono riconosciute patologie neurologiche. Con le nuove tecnologie e dove esse dominano si sono concentrati, fatalmente attratti come insetti sui cadaveri. Per ciò noi qui ne contiano in gran numero e ce ne preoccupiamo. Ma è come vedere un orrore con la lente di ingrandimento. Non c'è modo di valutare la dimensione, solo la qualità e il suo variare al momento. Se pensi al potere dato ai media, dovresti intuire al volo la radice della questione: come controlli quello che non puoi misurare? Facendo della misura una ossessione mai soddisfatta. Ovviamente.

Bene, abbiamo poi il "tipo B" o colui che è vuoto. Li possiamo chiamare in tanti modi, uno dei tanti è "figli dell'Ombra". Grossomodo li puoi inquadrare come individui che al posto dei sentimenti che generalmente riconosciamo agli altri, vivono secondo i principi del sadismo ("gli altri", tendono a ricoprire il ruolo masochista). Leggi "de Sade" e ne avrai una descrizione eloquente. Non è sempre facile individuarli, si adattano bene in un territorio dove domina la confusione emotiva, sono buoni simulanti e tendono ad essere ottimi attori che "non si stancano" di recitare. Come i messaggi criptici si nascondono meglio nella babele che è internet, tant'è che la stessa nasce e si sviluppa accanto al cosiddetto "dark web". Come se (personalmente tendo a togliere il "come se") la rete digitale fosse stata creata apposta (da chi?) per essere la loro casa naturale. Da qui si deducono tante altre cose inaccettabili, come la concentrazione di mentalità "simil-insettoide" intorno alla diffusione delle nuove tecnologie... Tipo Renfield, l'aiutante di Dracula.

Sarebbe forse carino approfondire tutti questi temi. Ma non è la sede. Magari potremmo avere scambi espistolari in altri luoghi più adatti ove fare un tentativo. Come preferisci. Non scalpito certo per un impegno del genere.

In ultima analisi @sarah, più ti indentifichi nel corpo e nei sensi che da esso procedono, più dipendi dal cosiddetto "Mondo materiale" che è tutto fuorché consistenza e significato, più obbedisci alle sue leggi che per chi non ne fa parte rimangono "orride". Che sono poi quelle della natura, legate alla ciclicità e alla morte e che non sono affatto "buone" per i metri di chi comunque esiste oltre la materia nell'eterno e qui trova solo temporanea ospitalità. Per così dire. Guardare oltre non richiede coraggio e men che meno fede. Ma maturità e in particolare maturità emotiva. Allora se sei con la testa nel cippo mentre un gerarca di qualche tipo, esaltato dal potere che gli conferisce il suo ruolo, non fa che oprimerti e minacciarti, prova a chiederti: dov'è il potere in colui che non può che rimanere schiavo del suo perseguire?

Coloro che tu indichi, sono tali schiavi e non fanno che brancolare in catene nel buio gridando la loro pena, senza soluzione di continuità. Qualche dracul e tanti Renfield al loro seguito, tutti che sognano di incarnare potere puro e non hanno la minima idea di dove trovarlo. Allora lo cercano tra di noi e noi glielo concediamo per pura pena. Gli diamo in pasto questo corpo e la traccia della luce che vi rimane appiccicata, come la polverina di Trilli e con cui il buio fa festa e imbraccia armi di potere (per lui) al solo fine di inneggiare se stesso e la sua propria superiorità coltivata sulla miseria. Vestiamo i panni dei miserabili e in cenci, facciamo come tutti gli altri, ma non lo siamo. Andiamo in giro alla cieca e tiriamo avanti con povere cose, fatte di polvere. Ripetendoci che sono importanti per la pura e semplice necessità di tirare avanti. Eppure basta un occhiata fuori dalla finestra per capire quant'è povera quella che noi abbiamo scambiato per "casa nostra" e che era invece soltanto un sub-sub-sub-affitto del tutto temporaneo stipulato al solo fine di... Andarcene via al più presto, non appena avessimo terminato i compiti che ci eravamo ripromessi di ultimare.

Certo, può anche capitarti il terzo tipo, l'incarnato. Ma quello di solito passa e va che non ha troppo tempo da perdere con chi non è di suo parte del buio che lo sappia o meno. Poco importa. L'evidenza non ha bisogno di nessuna spiegazione.

P.S.

Devo aggiungere. Mi viene imposto. Stai attenta al principio che "se abbondi non hai bisogno". Non lo esprimi, non lo manifesti in nessun modo e non perché tu voglia o perché sei indifferente, cioè per cattiveria, semplicemente perché la cosa non ti tange. Vale per esempio per il potere seduttivo che ha una creatura della notte come un dracul, ma anche per chi è nella luce. Se vivi di infinito, la penuria non è nelle tue corde. Semplicemente. Bisognerebbe allora chiedersi cosa ci viene a fare qui lontano da casa colui che è figlio della luce. Quali "coglioni" è venuto a rompere? Letteralmente intendo. Attenta! Non la luce terrena su cui comanda il buio (guarda il cielo di notte e non ci vorrà un genio per capire quale forza forte domina) e che al massimo può essere una blanda metafora. Per volontà Superiore a noi. Ma la luce eterna e che rimane invisibile all'occhio "esterno". Può essere "vista"? Si, anche dai figli del buio. Basta avere l'organo "adatto" non è sta gran cosa. Se la vedi puoi averne solo due reazioni possibili: ne sei respinto o attratto in entrambi i casi "fatalmente". Nella "terra di mezzo" ci stanno coloro che semplicemente non guardano,  fanno finta, diciamo che "ignorano" per via di una "volontà secondaria" ed incosciente per il semplice timore di "scoprire" chi sono. Se cedi alle lusinghe del giudizio, ti arroghi il diritto di scegliere chi è figlio del buio e chi no. Entrambi hanno vantaggi e svantaggi, gli unici che vivono di soli svantaggi sono quelli della terra di mezzo. Se sei figlio del buio, non vivi male qui. Ma allora qual'è il principio fondante dei figli del buio? Semplice: il potere che si fonda sullo spargimento di miseria per mezzo dell'inganno. Non hai più potere se hai effettvo potere, quello abbonda solo tra i figli della luce, ma se gli altri non esprimono il loro e "lo dimenticano" con l'oblio. Per esempio l'ipnosi. La TV non è forse il miglior mezzo di ipnosi di massa mai concepito? Internet infinitamente di più. Allora, l'unico "sentimento" che ci rimane tra le dita per costoro che vivono nella terra di mezzo non può essere altro se non l'infinita pena.


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sarah
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@GioCo, mi attribuisci capacità che non ho. Non ti volevo sfidare su questioni di cui non ti senti all'altezza perché non ne sarei capace. Ho solo offerto un mio punto di vista a margine della tua riflessione che può anche essere sbagliato. Ti ringrazio invece per la tua risposta così ricca e articolata che avrà richiesto anche uno sforzo notevole. Mi prenderò del tempo per riflettere su quanto hai scritto, specialmente perché ci sono alcuni passaggi che credo di non aver compreso a fondo. Nel frattempo provo a riformulare con maggiore ( spero ) sintesi quella che era l'idea centrale del pensiero che ho scritto. Ecco, quando tu parli del rischio di cadere nella "tentazione" di immaginarsi carnefici dopo essere stati vittime ( cosa che avverrebbe quanto più ci leghiamo alla nostra limitata dimensione sensoriale e corporea, se ho ben capito ), qui entra in gioco inevitabilmente il ruolo che ricopriamo in questa nostra, per così dire, più o meno lunga permanenza in questa dimensione terrena. Oltre alla sola contemplazione ci può essere anche una dimensione attiva che sta nel riconoscere, passami i termini semplici, il "bene" e il  "male". Nel nostro caso, questo è quanto potrebbe essere successo dopo essere passati indenni dalla prima fase della psyop. Dopo viene forse il difficile: le cose da fare finiscono qui, con il riconoscimento? Non esattamente perché nei confronti di ciò che è riconosciuto come "male" sarebbe d'obbligo prendere posizione, opponendo un rifiuto. Un rifiuto a collaborare, per lo meno. Sappiamo entrambi quanto caro possa costare questo rifiuto e se ripensi a quanto dicevamo poco meno di un anno fa, forse ricorderai come anche chi ti scrive si dimostrò debole. Ma non è solo di un accidenti di vaccino sì/no che sto parlando quanto della necessità di non abbracciare principi che noi abbiamo già riconosciuto come "male". Una delle illusioni, o se preferisci degli inganni, che fanno parte del nostro pensiero post-moderno è quella secondo cui non esisterebbero più obblighi, neppure obblighi morali. L'abiezione può essere condannata, oppure no, a seconda di come preferiamo fare. E invece, come ho scritto, la presa di posizione sarebbe un obbligo e non una "possibilità". Tutto invece è relativo oggi e siamo tutti più o meno tentati dall'idea di non prendere mai veramente posizione. Chi ci obbliga in fondo? Siccome poi anche la continua neutralità finisce per fare a pugni con la natura dell'uomo ( combattiva o rissosa, anche qui si potrebbe parlare per ore ) ecco che il cosiddetto "male" non viene più riconosciuto secondo coscienza o formazione precedente ma ne viene confezionato uno artificiale e lanciato lì, con grande clamore mediatico, alla mercé delle masse che in fin dei conti hanno un disperato bisogno di prenderla questa posizione. Peccato per il risultato, che è quello che conosciamo. Allora se teniamo ben presenti i principi che ci fanno distinguere il "giusto" dallo "sbagliato" ( chiamiamolo come vogliamo ) e se abbiamo il coraggio di rifiutare davvero il secondo, sarà più chiaro il nostro agire e non si limiterà a seguire la semplice dimensione dei sensi che ci spingerebbe invece a scagliarci contro altri individui per una semplice "legge del taglione". Grazie come sempre per queste piacevoli conversazioni, merce davvero rara.


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GioCo
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Pubblicato da: @sarah

[...] quando tu parli del rischio di cadere nella "tentazione" di immaginarsi carnefici dopo essere stati vittime ( cosa che avverrebbe quanto più ci leghiamo alla nostra limitata dimensione sensoriale e corporea, se ho ben capito ), qui entra in gioco inevitabilmente il ruolo che ricopriamo in questa nostra, per così dire, più o meno lunga permanenza in questa dimensione terrena. Oltre alla sola contemplazione ci può essere anche una dimensione attiva che sta nel riconoscere, passami i termini semplici, il "bene" e il  "male".

Si. Ma non c'è un solo bene e non è per nulla semplice individuare il male che non è mai uno ma molteplice. I "beni" sono almeno 2. Quello terreno e delle cose mortali e quello "mai nato" che non si preoccupa delle cose mortali. Come due rette parallele non si incontrano. Però questo secondo ed eterno "Bene" è stato espunto dal nostro Tempo e dal dibattito che è divenuto con ciò "spirito" senza spiritualità. Il male poi è facile scovarlo nel prossimo mentre il nostro rimane fatalmente latente. Non che sia peggio, semplicemente il nostro è il solo male di cui ci possiamo occupare concretamente mentre è sempre e solo quello del nostro prossimo a preoccuparci. Eliminando il nostro male "eliminiamo" anche quello del nostro prossimo. Ma siccome non ce ne occupiamo (e non è per nulla facile) alla fine qualunque "attivismo" alternativo vorrai mettere in campo, fallisce. Ma siamo teste dure e queste parole non cambieranno il fatto che ci proveremo comunque.

Nel nostro caso, questo è quanto potrebbe essere successo dopo essere passati indenni dalla prima fase della psyop. Dopo viene forse il difficile: le cose da fare finiscono qui, con il riconoscimento? Non esattamente perché nei confronti di ciò che è riconosciuto come "male" sarebbe d'obbligo prendere posizione, opponendo un rifiuto. Un rifiuto a collaborare, per lo meno. Sappiamo entrambi quanto caro possa costare questo rifiuto e se ripensi a quanto dicevamo poco meno di un anno fa, forse ricorderai come anche chi ti scrive si dimostrò debole. Ma non è solo di un accidenti di vaccino sì/no che sto parlando quanto della necessità di non abbracciare principi che noi abbiamo già riconosciuto come "male". Una delle illusioni, o se preferisci degli inganni, che fanno parte del nostro pensiero post-moderno è quella secondo cui non esisterebbero più obblighi, neppure obblighi morali. L'abiezione può essere condannata, oppure no, a seconda di come preferiamo fare. E invece, come ho scritto, la presa di posizione sarebbe un obbligo e non una "possibilità". Tutto invece è relativo oggi e siamo tutti più o meno tentati dall'idea di non prendere mai veramente posizione. Chi ci obbliga in fondo? Siccome poi anche la continua neutralità finisce per fare a pugni con la natura dell'uomo ( combattiva o rissosa, anche qui si potrebbe parlare per ore ) ecco che il cosiddetto "male" non viene più riconosciuto secondo coscienza o formazione precedente ma ne viene confezionato uno artificiale e lanciato lì, con grande clamore mediatico, alla mercé delle masse che in fin dei conti hanno un disperato bisogno di prenderla questa posizione. Peccato per il risultato, che è quello che conosciamo. Allora se teniamo ben presenti i principi che ci fanno distinguere il "giusto" dallo "sbagliato" ( chiamiamolo come vogliamo ) e se abbiamo il coraggio di rifiutare davvero il secondo, sarà più chiaro il nostro agire e non si limiterà a seguire la semplice dimensione dei sensi che ci spingerebbe invece a scagliarci contro altri individui per una semplice "legge del taglione".

Noi sappiamo sempre cos'è "giusto" e cos'è "sbagliato" e per ciò subiamo l'ingiustizia anche quando siamo noi a commetterla. Ciò di cui difettiamo è armonia (interiore) non senso di giustizia. Non è per tutti così, c'è anche chi quel senso di giustizia non ce l'ha ma in quel caso non necessita di armonia. Semplicemente. Non cercare un giudizio che comunque sarà espresso e non da noi, ma da un ordine superiore che opera alla luce del sole e nell'evidenza. Non hai bisogno ne di condannare, ne di assolvere chi è già punito dai suoi propri abusi. Vorremmo certamente che l'ingiustizia non fosse commessa nemmeno nel Mondo mortale, ma non è in mano tua l'esercizio di quella volontà. Certamente, guai a non segue i principi!!! Ma questo non vale per tutti e nemmeno sempre per noi ed è solo una constatazione. Chi li abbandona oggi si condanna solo a cercarli domani. Vale per noi come per chiunque altro.

Il mio invito tra le righe era di non battere la testa contro il muro. In specie quello digitale. Attorno alle nuove tecnologie si raduna il peggio perché sono veicolate dal peggio le nuove tecnologie. La merda e la sua puzza attira le mosche, non le persone o le bestie. Tu vedi internet e dici "ecco, ci rende sciocchi". Per me invece è evidente che raduna sciocchezza e basta. Chi sciocco non è banalmente evita di farsi rimbecillire. Semplicemente. Con ciò esce dai radar digitali che amplificano sciocchezza. Prima la sciocchezza poteva vivere nell'Ombra. Ora no, saltella per le strade dell'opulenza digitale. Certo, ci sono le persone del nostro intorno e quelle sono le relazioni fuori da internet a cui ti stai riferendo (immagino). Quelle che percepiamo come "traditori" di una fiducia che era accordata sulla base del principio. Appunto.

Ma noi non viviamo in Burchina Faso mi pare. Cioè non viviamo in un paese dove la relazione umana è povera di tecnologia e dipende ancora in maggioranza dal nostro simile. Per ciò anche gli affetti tendono a dipendere dalla tecnologia come fossero una mera estensione della stessa e gli spazi della loro sciocchezza non possono che riverberare rendendo evidente solo ciò che prima non lo era. Se in TV vengono ribadite certe frasi, le stesse sono riprese e ripetute a pappagallo perché la TV veicola la volontà di colui da cui dipendi materialmente. Noi siamo abituati a giudicare il prossimo, non la macchina. Ciò che procede dalla tecnologia è quindi assorbito acriticamente. Film, notiziari, pubblicità... Prova a criticare mentre guardi e osserva quante reazioni stizzite!!! La quiescenza per ciò che è veicolato dalla tecnolgia è abitudine consolidata ed equivale a un sermone. La quiescenza si traduce sempre in ubbidienza. Per ciò ubbidiamo in massa.

Puoi lottare contro tutto questo, certamente. In specie dentro di te. Non sto in alcun modo sotto-intendendo la resa, sto solo dicendo che la questione va molto oltre ciò che possiamo pretendere da noi stessi. Prentendiamo troppo!!! Dovremmo per ciò darci una calmata. Secondo me...


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