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Cretinismo imprenditoriale

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yakoviev
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un tempo il dipendente dopo anni d'esperienza si apriva la sua bottega e andava avanti con le sue forze, questo accadeva quando l'operaio non era visto solo come un costo ma anche una risorsa, il suo padrone faceva in modo che poteva crescere sia professionalmente che economicamente

😉

Dai tempi dell'avvento dell' "operaio massa" questo schema non è più valido, o meglio, è valido solo in minima parte per quelle produzioni che richiedono professionalità, talento etc. Ad es. meccanica di precisione, oppure certe produzioni di pregio con molto valore aggiunto. Allora si può dire che anche facendo un lavoro operaio cresci professionalmente. Un tempo c'era un uomo a lavorare al tornio i pezzi del motore e conosceva tutto il ciclo o quasi, e il funzionamento di quello che faceva. Ora c'è un tizio dietro una tastiera che pigia un bottone e il robot fa tutto.

Dai tempi dell'avvento dell' "operaio massa"”?
Eh già, taylorismo, fordismo e mass production sono concetti recenti.

Un tempo c'era un uomo a lavorare al tornio i pezzi del motore e conosceva tutto il ciclo o quasi, e il funzionamento di quello che faceva.
Ti riferisci all’ottocento? Non mi dire che pensi alla Fiat o alla Olivetti degli anni sessanta?! Ti prego…
Mamma cara.

Ho citato i due estremi, il tornio e il robot per dare forza al discorso, non è che siamo passati dall'uno all'altro in un botto. Guarda comunque che per certi pezzi meccanici ultraspecializzati fino all'avvento dell'informatica il tornio di precisione si è usato eccome. Inoltre la metalmeccanica non ha prodotto solo automobili: guarda ad es. un'azienda come la Nuovo Pignone che lavora su commissione: il tasso di specializzazione è sempre stato alto, visto che producono pezzi unici, oppure le Officine Galileo (ancora più alto),sempre metalmeccanici. E comunque anche alla Fiat il tasso professionale era alto fino a tutti gli anni 50: mio padre ci lavorò nell'anteguerra e durante la guerra (quando la produzione passò sotto il controllo militare) come motorista: avrebbe potuto benissimo poi aprire un'officina, le competenze c'erano.


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mincuo
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"Se gli operai sono così capaci perché non se la sono fatta da soli la fabbrichetta?"
A parità di capacità fra operaio ed imprenditore l'unico motivo per cui un operaio non può aprire una fabbrica è solitamente la mancanza di CAPITALE.
Quanto vale il rischio di impresa? il 10% del venduto? il 20%? come si calcola il rischio di impresa?
esempio, una legislazione che permette di licenziare operai nel momento in cui calano le commesse, non potrebbe essere intrepretato come lo "scarimaento" di parte del rischio di impresa da proprietà a dipendente?
Ultima domanda ma sta profusione di emoticon e immagini "buffe" servono ad attirare le simpatie dei lettori non schierati?
..curiosità

-Guarda che il 70% della PMI era fatto da ex-operai. Te l'ho scritto anche sopra. E te lo puoi trovare da solo se vuoi. Nel 50-60 la PMI e specie la microimpresa vengono da laminatori, tornitori, cardatori, saldatori ecc...cioè operai specializzati e il resto artigiani.
Poi trovavi regolarmente lui alla produzione, il fratello ragioniere in amministrazione, la sorella segretaria, il cognato con la valigetta in giro a vendere e la mamma, la nonna, la zia... che ci avevano messo i primi soldi (o garanzie) per il capannoncino.
E poi i debiti con le banche.
Che hanno finanziato peraltro.
Quella è stata la realtà (bella) Italiana. Non quella instillata da Partiti e paraculi vari.
Infatti non è che interessasse ai giornali o alle TV, nè agli "intellettuali" da strapazzo e a sbafo. A loro interessava la Grande Impresa e dove poter succhiare soldi e voti insieme a Politici, Sindacalisti, Confindustria e Governo.

Ma la PMI, di cui una quota consistente è costituita dalle cosiddette imprese artigiane (microimprese), rappresentava ancora nel 2014 il 95,2% delle imprese Italiane, che hanno prodotto circa il 30,8% del valore aggiunto e danno lavoro a quasi il 50% degli occupati.
P.S.
-Il rischio d'impresa si calcola. In particolare è diviso in: rischio economico, rischio finanziario e rischio patrimoniale.


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Giovina
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Mincuo non rinuncerai alle emoticons ora, come un bicchieruccio ogni tanto fa buon sangue cosi' le faccine.


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Giovina
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A parità di capacità fra operaio ed imprenditore l'unico motivo per cui un operaio non può aprire una fabbrica è solitamente la mancanza di CAPITALE.

E' un motivo valido ma non l'unico e nemmeno il principale. Certe capacita' e intuito imprenditoriali non si inventano. Dai infatti il capitale a chiunque e vedi poi se fanno tutti bene. Anche da qui si vede la fragile e retorica dialettica marxista che risolve tutto con togliere "il capitale" ai padroni per darlo da far fruttare ai proletari.

Qui ben si inserisce quel che sembra un semplice luogo comune di Mincuo

"Quella è stata la realtà (bella) Italiana. Non quella instillata da Partiti e paraculi vari.
Infatti non è che interessasse ai giornali o alle TV, nè agli "intellettuali" da strapazzo e a sbafo. A loro interessava la Grande Impresa e dove poter succhiare soldi e voti insieme a Politici, Sindacalisti, Confindustria e Governo. "

ma che invece apre un mondo e indica il sottile e sommerso confine tra attivita' di concetto e attivita' di braccia, che Marx infantilmente riduce in meccanismo di semplice distinzione materiale tra il mondo dei padroni e quello dei proletari, ossia di classe.

"-Guarda che il 70% della PMI era fatto da ex-operai. Te l'ho scritto anche sopra. E te lo puoi trovare da solo se vuoi. Nel 50-60 la PMI e specie la microimpresa vengono da laminatori, tornitori, cardatori, saldatori ecc...cioè operai specializzati e il resto artigiani.
Poi trovavi regolarmente lui alla produzione, il fratello ragioniere in amministrazione, la sorella segretaria, il cognato con la valigetta in giro a vendere e la mamma, la nonna, la zia... che ci avevano messo i primi soldi (o garanzie) per il capannoncino.
E poi i debiti con le banche.
Che hanno finanziato peraltro. "


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Raziel79
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Le mie domande sono ancora li che aspettano una risposta (che temo non arriverà mai).
Qui mi pare che ci siano seri problemi di comprensione del linguaggio.
@Mincuo ho mai sostenuto il contrario di quanto affermi nella tua replica?
Cioè che per un operaio (italiano nel tuo esempio) sia impossibile aprire un' impresa? Se mi indichi in quale parte del mio intervento l'ho sostenuto ti offro una cena. Non ho chiesto se, ma come si calcola e quanto vale il rischio di impresa...
@Giovina vuoi davvero che ti spieghi il significato dell'espressione "a parità di capacità"? Capitale a chiunque??? e chi l'ha mai sostenuto ??? ti faccio la stessa offerta che ho fatto a mincuo: se midimostri che l'ho scritto ti offro una cena.
Marx lascialo perdere che io nemmeno l'ho nominato; ti è bastato leggere il termine "capitale" per pensare a Marx? esisteva il concetto di capitale prima di marx... io sapevo di si.
Ad ogni buon conto per me la discussione è chiusa (perchè inutile) se mai vorrete rispondermi o contestarmi nel merito vi risponderò.
Una consiglio per coilli, questo tipo di post (a mio giudizio) è poco interessante e inutile come "stimolante" per discussioni, spero cmq che tu continui a scrivere.


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Giovina
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Nat ha scritto:
"Se gli operai sono così capaci perché non se la sono fatta da soli la fabbrichetta? "

Tu Raziel rispondi:

"A parità di capacità fra operaio ed imprenditore l'unico motivo per cui un operaio non può aprire una fabbrica è solitamente la mancanza di CAPITALE.

Hai ragione Raziel, tu hai messo la giusta premessa.

Resta il problema della carenza del capitale per l'operaio, che pero' non e' condizione assoluta o sempre presente, come Mincuo ha anche asserito portando i suoi esempi.

Questa carenza per l 'operaio tu dove la inquadri? Proseguendo io nel discorso non mi rivolgevo piu' personalmente a te ma aggiungevo le mie considerazioni, ossia che il pensiero corrente vuole inquadrare questo problema esclusivamente nella logica del pensiero Marxista. Mi pare che si possa contemplare anche questo punto di vista.

D'altronde anche tu aggiungi:

"Quanto vale il rischio di impresa? il 10% del venduto? il 20%? come si calcola il rischio di impresa?
esempio, una legislazione che permette di licenziare operai nel momento in cui calano le commesse, non potrebbe essere intrepretato come lo "scarimaento" di parte del rischio di impresa da proprietà a dipendente? "

Io penso che quando un imprenditore si imbarca, e il dipendente anche, entrambi siano consci del rischio che li riguarda entrambi, ognuno per la parte che la propria figura rappresenta.

Ma tu hai parlato di legislazione, per cui dovresti sottintendere che e' la legislazione che pecca in qualche modo, ma cosa dovrebbe fare e prevedere la legislazione per far si' che il dipendente non venga licenziato? Rilevare l'azienda e provare a far risalire le commesse?

Attualmente, seppure in via di estinzione, esiste una legislazione dall'altro canto, che ammortizza il rischio sociale dei licenziamenti. In una crisi profonda come questa pero', anche la scomparsa in corso voluta degli ammortizzatori sociali non salvera' gli imprenditori stessi dai rischi di impresa, sempre che questi, e vorrei rimanere nella sfera delle PMI, che' magari le grosse aziende o grandi trust e multinazionali hanno piu' lunga speranza di vita, sempre che a questi sia dato a breve termine ancora di esistere.

Comunque scusami se il tuo commento ha dato adito per quanto mi riguarda alla solita solfa sul marxismo.
Se invece ne vogliamo fare una questione meramente legislativa amplia tu il discorso, ma credo che non si potra' evitare allora di considerare una visuale anche politica - non necessariamente solo marxista - oltre che economica, della problematica.


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Giovina
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Aggiungo per quanto riguarda anche le precisazioni che gia' Mincuo ti ha dato:

le banche prestano agli imprenditori che non hanno capitale di loro, se qualcuno possiede il capitale e non e' operaio ma si vuole contrapporlo all'operaio che non ha capitale, il concetto richiama per forza la famosa distinzione di classe.

Percio' riporto la tua frase ancora:

"A parità di capacità fra operaio ed imprenditore l'unico motivo per cui un operaio non può aprire una fabbrica è solitamente la mancanza di CAPITALE."

Ma qui penso e ripeto che la risposta che ti ha dato sopra Mincuo sia stata piu' soddisfacente e opportuna delle mie.


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mincuo
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@Reziel 79
-Io ti ho risposto che si divide in tre categorie. Ma appunto le imprese sono diverse. Quindi non è che vale 10 per una e 10 per l'altra anche solo quello imprenditoriale, ma dipende da molteplici fattori. Tra cui anche intuitivamente differenti settori. Ad esempio se fai viti e bulloni che hanno tecnologia bassa e sono un settore maturo è un conto, se fa biotecnologie è un altro.
Analogamente se operi solo su territorio nazionale o meno.
E infine la dimensione (e anche l'ubicazione, perchè Orgosolo o Vicenza non sono la stessa cosa) contano anche a parità di prodotto.
Ma queste cose anche un alunno delle elementari è in grado di capirle e quindi difficilmente farebbe domande simili. Chiedendo "se per le imprese il rischio è il 10% 20% 30%." 10% di cosa poi?
Comunque ci sono parametri, indicatori e una base statistica, nazionale e internazionale.
Poi bisogna studiare. O almeno leggere qualcosa.
Almeno quel minimo per capire che sono valutazioni complesse.
Chi fa risk-management studia appunto anche quello.
Gli altri rischi sono quelli esogeni. Tassi di interesse, rischio di cambio, ecc...

-Sotto il profilo del rischio senz'altro anche i costi del personale sono una parte. La legislazione comunque è ex-ante.
E il rischio è valutato sul quadro legislativo vigente. Quindi la minore o maggiore rigidità del mercato del lavoro è una tra le componenti.
Infatti ad esempio anche su quelle considerazioni da noi sono proliferati abbastanza in molti casi i distretti e/o i terzisti o gli spacchettamenti piuttosto che la media impresa.


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Raziel79
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Mincuo ma smetterai mai di essere offensivo quando vieni colto in fallo?
Ti pare che indicarne le componenti sia la stessa cosa che descriverne i criteri? Boh
Ringrazio giovina che se non altro dimostra ancora un pò di onestà intellettuale.
Per il resto rispondo domani, che devo studiare per prendere la licenza media.
Solo un anticipazione, volevo solo arrivare a capire se esistesse un modo per quantificare la "giusta remunerazione" del rischio di impresa.


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Coilli
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Topic starter  

Ho scatenato un putiferio...
Ho inventato questa storiella semplicemente per sottolineare che ormai tutto è basato su fondamenta e convinzioni sbagliate. Diventare imprenditori dovrebbe essere facile ed agevolato per chi ne ha le capacità. Aprire un'impresa dovrebbe essere semplice e veloce. Lo stato dovrebbe ambire ad avere, sostenere ed agevolare un tessuto produttivo fonte di introiti e posti di lavoro. Invece avviene esattamente il contrario. Diventare imprenditori è costoso, complicato e rischioso. Molti capaci non lo possono fare. Chi lo fa spesso è perché ha le spalle coperte. Ciò stimola l'arroganza sostenuta dalla perdita continua di ogni tutela del lavoro dipendente.
Sembra un programma di autodistruzione.
Vedo che anche qua ci sono le fazioni pro operai e pro imprenditori.
Come al solito il nemico è altrove.
Non solo fuori ma anche dentro alle persone che non hanno più rispetto per il prossimo e per nessun valore tranne il denaro. Che un valore non è.
Come al solito mincuo spara la sua supercazzola che non vuol dire niente e porta l'acqua al mulino di chi scrive le regole.


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spadaccinonero
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cito

"Come al solito il nemico è altrove."

verissimo, ma come si può tacere verso le categorie che fanno il gioco )per ignoranza o per malafede) di chi è al vertice della piramide sociale?

il pesce puzza dalla testa, sono il primo a dirlo ma...

è anche colpa loro se siamo in questa situazione

ci sono schiavi che sono costretti ad indossare le catene ed altri che le accettano spontaneamente


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Giovina
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Gia' che ci siamo allora scoperchiamo le tombe dei suicidati e infieriamo sui loro resti.

Vedete io sono operaia e ne ho subite di esperienze difficili.

Ci sono delle fatiche e delle sofferenze che fanno capire quanto si puo' essere in balia di qualcosa di indefinibile ed impalpabile, che fanno capire quanto si puo' pericolosamente rasentare il limite della perdita della propria consapevolezza.

Penso che il lavoro e la vita ci debbano insegnare, ricordare, di andare fino in fondo col pensiero, fino al fondo delle nostre capacita' al momento raggiunte. Perche' le ragioni, e le soluzioni delle ingiustizie non si trovano dietro l'angolo della nostra mente, ne' nelle reiterate edizioni tascabili sulle contrapposizioni di classe.


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@ Raziel79 e Coilli

"A parità di capacità fra operaio ed imprenditore l'unico motivo per cui un operaio non può aprire una fabbrica è solitamente la mancanza di CAPITALE.”

No, stai facendo confusione come tuo solito.

Primo, l’imprenditore è tale proprio perché è stato in grado di reperire i mezzi necessari a garantire il funzionamento dell’attività d’impresa. Questa sua capacità, non solo all’atto pratico ma giuridicamente parlando, è prerequisito fondamentale. Inoltre non si capisce perché tu dia per scontato che “l’imprenditore” nasca con la camicia. Se il tuo operaio avesse le stesse capacità del tuo imprenditore sarebbe stato in grado di trovare il capitale necessario. Il vostro problema è prima ideologico e poi legale e di dottrina. Pensa all’imprenditore (ex-operaio) che inizia e prosegue la sua attività d’impresa utilizzando come “garanzie bancarie” le commesse dei suoi clienti.

Secondo, la fattispecie è ampia ma in senso largo, l’imprenditore è colui che organizza mezzi, persone e capitali. Non è necessario che sia anche un buon operaio. Moltissimi imprenditori o professionisti di successo tecnicamente non valgono una ceppa, per questo si avvalgono di collaboratori esperti e fidati.

Terzo.
“volevo solo arrivare a capire se esistesse un modo per quantificare la "giusta remunerazione" del rischio di impresa.”

Nì, nel senso che la giusta remunerazione di per sé non esiste dato che non si tratta di lavoro subordinato. In altre parole l’impresa può generare utili o perdite, non esiste reddito garantito. In base a cosa fissi la giusta remunerazione? Tutto dipende dalle capacità dell’imprenditore. Quella che tu chiami giusta remunerazione può essere quantificata solo sulla base di una comparazione fra attività simili (oggetto sociale, classe, ecc) che appartengono allo stesso settore, territorio, ecc. In questo caso però si parla di (semplificando...) redditività media del capitale (che può essere di rischio, di debito o un misto dei due) e non di giusta remunerazione. I parametri di valutazioni (indici, margini, ..) sono tanti. Non puoi mettere sullo stesso piano due soggetti differenti. Hai mai sentito parlare di compenso minimo orario obbligatorio per l’imprenditore? Io non credo. Considera che nemmeno per il lavoratore dipendente esiste una "giusta remunerazione" nel senso che il legislatore e le parti sociali mediante normative ed accordi (pensa ad esempio ai vari CCNL) fissano l'inquadramento ed i relativi minimi ma ciò non vieta al datore di lavoro di riconoscere al dipendente un trattamento economico migliore rispetto ai minimi previsti per tale mansione (ad es. commesso) per ogni categoria (ad es. terziario). Allo stesso modo il dipendente può pretendere di più rispetto ai minimi legali. In definitiva la trattativa è privata ma il dipendente non può ricevere un compenso inferiore a quanto previsto dalle normative e dagli accordi di settore, perché l'imprenditore, anche in assenza di ordinativi (fatturato zero, utili zero) è obbligato a retribuire il dipendente, almeno per quanto riguarda la parte fissa del suo compenso. Diversamente il compenso dell’imprenditore è totalmente variabile in quanto dipende unicamente dalle sue capacità, non vi è nessun tetto minimo, non esiste un utile minimo garantito dalla legge. Per questo il rischio d’impresa è totalmente a carico dell’imprenditore.
Il dipendente non apporta capitale, non può registrare perdite e ha diritto ad un compenso fisso garantito... Quindi non sopporta nessun rischio, è chiaro?

Ne avevamo già parlato Raziel, spero che così sia ancora più comprensibile. Qui non c’è nessun dilemma ideologico, si tratta solo di capire come stanno le cose. Ma perché prima di innescare un inutile dibattito non ti documenti ? Ti ricordi il thread di Iacopo (“chi non sa la matematica non …) ? ancora? Lascia perdere come “si calcola il rischio di impresa”, non sei in grado di affrontare questi temi, non conosci nemmeno le definizioni di imprenditore e lavoratore dipendente. Sono cose che uno studente dell’ITC impara a quattordici anni, comprendi il disappunto di Mincuo? Mincuo non è stato offensivo nei confronti, ti ha semplicemente detto come stanno le cose. Oggettivamente parlando, stai dicendo una sciocchezza dopo l'altra. Chi credi di aver colto in fallo? Possibile che tu sia sempre così presuntuoso? Lui, malgrado tutto, ha cercato di risponderti e tu invece di dimostrare gratitudine lo contesti?
Proprio tu parli di onestà intellettuale? Ripeto, un quattordicenne dell’ITC ne sa più di te …

Coilli idem. Qua non ci sono fazioni pro operai e pro imprenditori. Qua ci sono solo sgangherate fazioni pro operai. E se le vostre considerazioni fossero sensate non ci sarebbe nessun problema. Io sono intervenuto perché ho letto delle stupidaggini senza capo ne coda. In questo caso erano riferite agli imprenditori ma sarei intervenuto allo stesso modo se i soggetti in causa fossero stati i lavoratori subordinati o parasubordinati. Guarda caso qui le contestazioni sono sempre pertinenti ed a senso unico... alla faccia dell'onestà intellettuale.

“Come al solito mincuo spara la sua supercazzola che non vuol dire niente e porta l'acqua al mulino di chi scrive le regole.”

Mincuo non ha sparato una supercazzola. Sei tu che non capisci ciò che leggi, e scusami se te lo dico ma questo è un problema tuo. Iil fatto di essere inadeguato al confronto non ti autorizza a schernire il tuo interlocutore, capisci che ti stai rendendo ancor più ridicolo? Io al vostro posto mi sentirei in imbarazzo, specie quando quest’ultimo sta gentilmente tentando di spiegarti ciò che prima di intervenire avresti potuto e dovuto imparare per conto tuo. Quando un professionista con i controcoglioni si presta a titolo gratuito per spiegarti delle banalità, come minimo, dovresti mostrare rispetto e ringraziarlo. Io vorrei che capiste che rivolgersi a voi in questi frangenti e su certi temi è difficile, se non impossibile. Bisogna essere veramente disponibili, pazienti e generosi per accettare un confronto con voi, specie quando dimostratre di essere così spocchiosi. Fatevi un esame di coscienza, almeno dimostrate di essere onesti con voi stessi. Io sono sempre più allibito dalla presunzione e dalla disonestà mostrata dalle persone che scrivono su questo forum.


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Raziel79
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Senti, ho fatto una domanda... è l'esperto che si è sentito di dovermi rispondere se poi faccio notare che non mi ha risposto sarei io a dovermi documentare? Boh... per essere chiari mi riferisco alla prima risposta la seconda è già meglio anche se vaga.
"Pensa all’imprenditore (ex-operaio) che inizia e prosegue la sua attività d’impresa utilizzando come “garanzie bancarie” le commesse dei suoi clienti."
"Primo, l’imprenditore è tale proprio perché è stato in grado di reperire i mezzi necessari a garantire il funzionamento dell’attività d’impresa. Questa sua capacità, non solo all’atto pratico ma giuridicamente parlando, è prerequisito fondamentale. Inoltre non si capisce perché tu dia per scontato che “l’imprenditore” nasca con la camicia. Se il tuo operaio avesse le stesse capacità del tuo imprenditore sarebbe stato in grado di trovare il capitale necessario."
Come fa ad usare le comesse dei sui clienti come garanzie per i prestiti bancari (ed usare il prestito per avviare l'attività) se il capitale è un prerequisito?
Se ti serve un capitale per aprire una attività come fai ad usare come garanzie delle comesse dell'attività che non hai ancora aperto?
Se tutto il tuo discorso è teso (come mi pare) a sostenere che tutti hanno le stesse possibilità di aprire una impresa mi dispiace ma la realtà mi dimostra altro. Vuoi negare che per alcune persone è più facile trovare capitali e che questa facilità dipenda solo da una capacità? Vallo a raccontare ad altri. Quando sono andato in bancha a chiedere un prestito per aprire una piccola attività mi hanno chiesto delle garanzie (la casa) oltre che il piano economico. Io una casa da fornire come garanzia non l'avevo, non avevo amici o parenti che mi potessero prestare il denaro e non avevo agganci politici o in banca, morale l'attività non l'ho aperta.
L'unica altra possibilità che mi viene in mente e continuare a lavorare mettendo da parte sto benedetto capitale. Forse negli anni 50 era facile,
ma con quel che prendo io mi ci vorrebbero altri 30 anni a quel punto ne avrò 65...
Spiegami come uno "capace di reperire capitali" avrebbe fatto, perfavore.
Secondo me non esiste nessuna capacità di reperire capitali esiste casomai la possibilità di accedere a certi capitali (la camicia).
"Nì, nel senso che la giusta remunerazione di per sé non esiste dato che non si tratta di lavoro subordinato. In altre parole l’impresa può generare utili o perdite, non esiste reddito garantito. In base a cosa fissi la giusta remunerazione? Tutto dipende dalle capacità dell’imprenditore. Quella che tu chiami giusta remunerazione può essere quantificata solo sulla base di una comparazione fra attività simili (oggetto sociale, classe, ecc) che appartengono allo stesso settore, territorio, ecc. In questo caso però si parla di (semplificando...) redditività media del capitale (che può essere di rischio, di debito o un misto dei due) e non di giusta remunerazione. I parametri di valutazioni (indici, margini, ..) sono tanti. Non puoi mettere sullo stesso piano due soggetti differenti. Hai mai sentito parlare di compenso minimo orario obbligatorio per l’imprenditore? Io non credo. Considera che nemmeno per il lavoratore dipendente esiste una "giusta remunerazione" nel senso che il legislatore e le parti sociali mediante normative ed accordi (pensa ad esempio ai vari CCNL) fissano l'inquadramento ed i relativi minimi ma ciò non vieta al datore di lavoro di riconoscere al dipendente un trattamento economico migliore rispetto ai minimi previsti per tale mansione (ad es. commesso) per ogni categoria (ad es. terziario). Allo stesso modo il dipendente può pretendere di più rispetto ai minimi legali. In definitiva la trattativa è privata ma il dipendente non può ricevere un compenso inferiore a quanto previsto dalle normative e dagli accordi di settore, perché l'imprenditore, anche in assenza di ordinativi (fatturato zero, utili zero) è obbligato a retribuire il dipendente, almeno per quanto riguarda la parte fissa del suo compenso. Diversamente il compenso dell’imprenditore è totalmente variabile in quanto dipende unicamente dalle sue capacità, non vi è nessun tetto minimo, non esiste un utile minimo garantito dalla legge. Per questo il rischio d’impresa è totalmente a carico dell’imprenditore.
Il dipendente non apporta capitale, non può registrare perdite e ha diritto ad un compenso fisso garantito... Quindi non sopporta nessun rischio, è chiaro?"
Intanto ni di che??? mica era una domanda boh... ma poi io quando mai ho detto il contrario?????? fra parentesi mi fai un favore perchè è il punto in cui volevo arrivare ed in linea di massima sono con te tranne che su un passaggio... in caso di assenza di ordinativi deve pagare i dipendenti per un po' ma poi li può licenziare o no?Quindi come fai a dire che non supporta nessun rischio?? Sarà un rischio minore ma lo supporta anche l'operaio. Magari per quel mese poverino lui non prende lo stipendio ma l'operaio licenziato manco però lui ha contratto i costi fissi (riducendo il rischio di fallimento) e se le commesse lo consentono può continuare a sopravvivere. Cioè l'imprenditore allo stato attuale è costretto a vedere il dipendente come un costo da comprimere se le cose vanno male e un costo incomprimibile nel caso in cui le cose vadano bene. Questo inevitabilmente genera conflitti sociali.
Volevo comunque arrivare a fare una domanda rivolta a tutti: è possibile pensare un sistema alternativo che risolva i problemi sopra elencati e magari minimizzi la sperequazione economica e di potere fra imprenditore e dipendente ma anche di responsabilità? Secondo me si.
Poi sta cosa di limitarsi alla pmi ma perchè???? Forse perchè nella grande industria le differenze di guadagno fra vertice e base aziendale sono ingustificabili?
Non esiste solo il rischio di perdere il capitale (imprenditore) ma anche quello di perdere il lo stipendio (dipendente). Per te il secondo non esiste.


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