Dopo anni di eviden...
 
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Dopo anni di evidenze il volto di Moloch è pubblico


GioCo
Noble Member
Registrato: 3 anni fa
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Il cattogiudaismo è esposto alla luce dell'evidenza. Dopo tanti secoli e qualche millennio di quasi assoluta dissimulazione è la prima volta. Un fatto più che epocale, una rivoluzione in sé e per sé che azzera gli orologi del tempo.

Ma difficilissima da valorizzare come per un cieco nato senza gli occhi poter riconoscere i colori. Ci vorrà tempo e molta pazienza.

Ora pare che tutto stia accelerando: Si e No al solito. Si sta chiudendo com'è giusto una finestra spalancata dal vento della Storia e questo si vuole sia fatto "rapidamente". D'altronde chi è stato privato dell'essenziale troppo a lungo e nonostante questo è ancora vivo, non lo riabiliti a cibo solido e liquidi semplicemente rimpinzandolo. Devi dosare con accortezza, poco per volta e poi attendere. Il procedimento è lungo e non può nemmeno essere indolore.

La luce della verità è bellissima, ma brucia tutto quello che non ha valore e noi abbiamo vissuto di bugie per troppo tempo. Se adesso ci venisse offerto liberamente il Cibo degli Dei e ne facessimo incetta sarebbe un disastro.

Per ciò timidamente veniamo invitati a fare il primo passo ed è un passo interiore che nulla a che fare con ciò che accadrà poi fuori, nell'ambiente di ognuno di noi.

Ma quel passo, il primo passo, ci porterà a compiere un lungo viaggio verso la Montagna Sacra e mano a mano che procederemo nel salire ci renderemo conto della misera che abitiamo e lo sguardo verrà sempre più polarizzato da quella Luce in cima che è della Sorgente. La Luce che è Bellezza, Gioia, Armonia, Abbondanza e Creatività.

Allora capiremo come vi sono due tipi di "Amore", uno più terreno e legato al corpo che poi è attaccamento alle cose proprie della materia, come al seno materno e l'altro più etereo e proprio della Luce e della Verità. L'uno è funzinale all'altro ma nella separazione è impossibile vivere equilibrio tra questi due tensori emotigeni.

Allora viviamo come spezzati, rotti dentro e dalla frattura si genera quell'Abisso da cui emergono gli orrori, gli incubi, le ombre, la perdizione, il caos e la forza della tenebra che hanno dominato incontrastati fin'ora.

Siccome la tenebra è una forza che nasce dall'ignoranza, essa è anche il massimo della debolezza e mentre ispira forza da cui dipendere, restituisce in chiunque l'abbraccia debolezza che richiede senza soluzione di continuità ancora e sempre più forza. Così la forza diventa il solo metro per la sopravvivenza e la necessità di difendersi la motivazione per rimanere in guerra interiore perpetua finché non si diventa comunque succubi delle proprie tempeste interiori.

Noi imbrigliamo una forza cosmica infinita che è stata incatenata, ridotta in schiavitù e in condizioni di cecità, sordità e silenzio. Gridiamo, ma le nostre grida non le possiamo udire. Osserviamo ma ciò che vediamo non lo possiamo descrivere perché rimane privato di senso e significato adeguato. Tentiamo di trovare le parole ma ogni volta troviamo al loro posto vuoti propositi e intendimenti indecifrabili.

Così proviamo un disperato bisogno d'Amore latente, profondo e che rimane senza una fonte che riesca a soddisfarlo. Tutti siamo in questa condizione e non sorprende quando si viene a sapere che non esiste inferno... Perché la miserabile casa che è questo corpo ne imbriglia già di suo tutta la semantica. Ci chiediamo quindi ove origina il Male...

Dal pozzo più oscuro della Storia, periodicamente riemerge Moloch che è il principio dissolutore che si perpetua, la massima forza che garantisce la separazione, colui che divora i suoi stessi figli come già Kronos che in certe versioni del mito è anche padre dell'umanità. Il padrone della materia e anche colui che ti garantisce il successo nel suo regno in cambio però della tua devozione che è sempre una rinuncia alla Luce.

La fede ha garantito a Moloch per secoli un velo dietro cui nascondersi. Ma non è sufficiente, perché un mostro del genere più cresce in potere più ha fame e se non mangia adeguatamente alle sue dimensioni, muore e torna a rinnovarsi come accadeva ai dinosauri. Ora la sua fame è incontrollabile, le sue dimensioni sono globali e da qui la ragione della sua impazienza. Vuole tutto e lo vuole a ogni costo, ma la Storia è fatta di cicli e questo non gli è più favorevole. Per ciò inciampa, perde pezzi, non riesce a soddisfare le richieste dei suoi sodali che lo abbandonano. Non per bontà ma per ignavia, dato che rifiutano la Luce al pari di come sono poi rigettati dalle viscere dell'Abisso.

Cosa cambia? Che ogniuno è chiamato a non alimentarsi più delle bugie di cui prima si nutriva. Certo, un poco alla volta, passando a bugie un po' meno assurde e aumentando la dose divina per tornare alle origini, dove ciò che conta è Amore per la Luce. Senza rivolte armate, senza eccessivo clamore. Non si vuole uccidere Moloch: è ferito e morente e deve concludere il suo ciclo. La sua esistenza è legata a noi a doppio filo. La sua morte sarà motivo di vanto per chi lo temeva e mai l'ha combatutto. Si festeggerà tra i rimasugli della sua carcassa. Ma chi lo avrà ucciso non parteciperà.

Noi abbiamo vissuto entro fiabe assurde. Per esempio che i maghi siano quelli che perseguono miti gnostici dove diventi Dio per tramite della ragione. Studi magia e diventi Henry Potter o Albus Silente. Poi però si scopre che non è proprio così e se è vero che rimaniamo creature di Dio è anche vero che agli occhi di Dio siamo creatori. Tuttavia nell'impermanenza perpetua dove tutto cambia, l'opera è creativa e i creatori rimangono i Perfetti per antonomasia. Non Dio, ma la sua massima espressione nel limite della creazione. Allora, creare un vaso o un gioiello, un @GioCo o ricerca e con ciò "nuova conoscenza" o qualsiasi altra cosa è un atto meraviglioso e in sé è già magia, la più potente. Se l'intento è puro nulla può andare male.

Ma perché l'intento sia puro non può esserci separazione tra l'amore terreno e quello ultraterreno. Non ci può essere identificazione, non ci può essere "difesa" perché non c'è "ignoranza" e la creazione non porta in sé altro se non la sua stessa Perfezione.

L'altro, qualsiasi "altro", non è e non può essere altro da me. Non nel senso che lo possiedo, ma esattamente il contrario. Mi arrendo all'evidenza che non c'è mai stata alcuna separazione se non nell'illusione. Allora amo non perché l'altro lo merita, ma perché è quella la chiave per la libertà, la mia prima di tutto ma proprio perché non c'è separazione, anche quella del prossimo che ci rimane accanto. Essa è lì apposta non per volontà ma per un ordine che va molto oltre e che allontana da noi coloro che non sono ancora pronti ad accogliere il senso della trasparenza.

Perché il cibo divino è veleno per colui che non è pronto a ricevere, mentre colui che è pronto che lo sappia o meno farà di tutto per arrivare alla fonte, ne avvertirà magneticamente la necessità, non potrà farne e meno e non si accontenterà di mezze misure e questo basta perché riceva quanto chiede. Potrà essere ingannato?

Si, certo. Tuttavia un inganno non può mai durare per sempre e se verremo ingannati è perché non siamo ancora pronti. Cosa significa allora "essere pronti"?

Principalmente avere lavorato dentro noi stessi e nel giudizio. Perché quando giudichiamo, giudichiamo facilmente il prossimo ma nel farlo, fatalmente, nascondiamo il giudizio verso noi stessi. Così vediamo la miseria altrui e non la nostra. Ma il prossimo è il solo che può lavorare quella mancanza e se non lo fa perché non vede, rimaniamo intrappolati dentro una chimera, un ideale paradosso, tra la necessità di cambiare l'altro al fine di nascondere la nostra indolenza dietro la sua e noi stessi. Mal comune mezzo gaudio ma gli equilibri si fanno con ciò precari e al primo accenno di stress emergerà tutta la fragilità delle nostre migliori pretese d'amore.

Quando ci giudichiamo e per quelle rare volte, per noi è doloroso. Emergono lesti pensieri pesanti, tristi, frustranti tipo: "...deve quindi essere sempre mia la colpa?". Perché aggrediamo l'identificazione che ci impedisce di vivere senza separazione ma che tiene al posto nostro i contatti con l'ambiente. Come un giocattolino desiderato dall'animo infantile quindi, strapparlo dalle mani di chi lo tiene stretto significa farlo soffrire e di una sofferenza che egli stesso non comprende. Allora come si fa a dire che non sei Genitore, Parente, Avvocato, Dottore, Prete o semplice manovale? Come si fa? Abbandonare questi termini significa riconoscere che il loro senso è vuoto. Come scatole di cartone con fuori delle scritte e dentro niente. Dei bidoni, delle perfette bugie di cui vantarci dal momento che ne possiederemo tante e di valore per tutti gli altri, per la società. Ma vale anche per il Ladro, il Malato, il Pazzo, il Nemico... Perché se esistono tali categorie di persone è anche grazie all'aria che respiriamo, i penseri detro cui siamo immersi che stiamo contribuendo ad alimentare e che danno senso al senso che viviamo.

Allora quando pensate che là fuori c'è una certa incarnazione del Male, perché ha della colpa anche oggettiva, sappiate che senza Amore quel Male acquista potere reale e se forse poteva cento, farà 101 perché si è caricato di quel potere che gli avremo restituito. Allora l'Amore non è MAI perdono. MAI.

Perché il perdono è parte di un processo che lavora dentro di noi e solo quando avremo compiuto una crescita interiore che ci avrà portato a realizzare i nostri errori allora sapremo che quello che abbiamo inteso era sbagliato e con ciò arriverà il perdono da sé e da dentro di noi. Amare significa solo sapere che la condanna del nostro prossimo come la nostra è già nell'errore commesso e che ognuno deve compiere il suo destino. Non si può interferire.

Non importa cosa pensate, ma essere almeno consapevoli che il vostro pensiero influisce pesantemente sulla qualità della vostra vita e sulla qualità della vita degli affetti. Perché l'essenza dell'Amore è condivisione e finché non ne saremo totalmente e completamente consapevoli e di conseguenza responsabili, saremo condannati non da qualche entità oscura che ci opprime, ma da noi stessi e dalle nostre disgrazie e debolezze.


uparishutrachoal, oriundo2006, Brule e 1 persone hanno apprezzato
Citazione
oriundo2006
Famed Member
Registrato: 3 anni fa
Post: 3224
 

Moloch si ciba dei suoi adepti. Dire di NO al suo infernale potere è difficile ma è salvifico, è l' unica maniera per sottrarsi ad un potere cinico e mostruoso.

Questo sia un 'memento' anche per chi, usurpando le prerogative che non gli appartengono, occupa una terra non sua in nome di questa 'entità'.

Stare dalla parte del mostro, consciamente, deliberatamente, volentemente, è esporsi alla disgrazia. Dopo è inutile cercarne la causa negli attori umani. Dopo non sono ammesse scuse. Se già lo furono è solo per inveterata malafede.

Noi non dobbiamo pagare per le colpe che non vi furono. 


BrunoWald e sarah hanno apprezzato
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