L'insostenibile... ...
 
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L'insostenibile... Essere fantozziano.


GioCo
Noble Member
Registrato: 9 mesi fa
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Alla fine ho viaggiato con frecciarossa. Che poi era una frecciargento ma fa niente. C'erto era una scelta obbligata non avendo un mezzo per spostarmi e poi per tutto il resto: tratta, costo, posti liberi, etc.

Ma non scrivo per questo, non mi importa, scrivo solo di coerenza e lì dentro ne ho vista davvero pochina, per ciò procediamo.

Partiamo dal principio. Potevo organizzarmi per portare via la cena prima di partire, ho avuto più occasioni per farlo in giornata, ma non mi è proprio venuto in mente fino all'ultimo.

Così mi sono trovato sul treno la sera con la fame e la prospettiva di non arrivare a casa prima delle 23:00. Che fare? Proprio mentre ci rimunginavo, viene annunciata l'apertura della "vagozza" ristorante (così mi piace chiamarla, praticamente da sempre) tra gli indispensabili promemoria per tenere addosso la mascherina, pena venire sbattuti giù dal treno... No, non in corsa, non siamo "fasisti"... Non ancora almeno! Alla prima stazione utile anche se il treno non ferma, perché deve scendere solo il reprobo al fine di provocare la gioia del resto dei passeggeri.

Fatto sta che per questo e perché nessuno ha voglia che accada, men che meno trenitalia, metà treno se ne profitta e fa finta di tenerla addosso, un altro quartino porta (credo per provocazione) la FFP1 e il resto dei ligi "mangia polvere" zitto. Bei tempi quelli dove la vecchietta prendeva a ombrellate "lo stronzo" che teneva fuori il naso.

Ovviamente nessuno nessunissimo al governo "ha elucubrato" che bastava tenere a bordo mascherine da far pagare a prezzo carissimo, imponendole con democratica forza bruta al malcapitato "prima" di forzare la discesa a calci in culo se non la voleva indossare "correttamente". Troppo sottile come strategia di marketing, se le teste che pensano sono quelle alla "Lamorgese" direi che è già buono constatare che il personale a bordo non è stato dotato di clave, cappelli d'asino (di marca) e olio di ricino, al fine di comminare l'eventuale lezione "di chi comanda" allo smemorato di turno prima di sbatterlo comunque giù dal treno "testando la forza ondulatoria" del mezzo.

Va bé, mi dico, andiamo a vederla. Già la mia mente correva ad "ant'anni" prima, quando potevo salire su un treno che si poteva chiamare tale, fosse pure l'intercity (oggi degradato a "portabestiame antropoide") e c'era la vagozza ristorante che era un ristorante. Ti sedevi, ordinavi e ti arrivavano pure piatti semi-decenti. Certo, non era nulla su cui poter fare le pulci, ma un piatto di pasta col sugo dignitosa la rimediavi.

Arrivo dopo qualche difficoltà alla suddetta procedendo come un ubriaco. Ma non era un treno bilanciato? Perché gli scossoni dei ferrivecchi me li ricordo bene, anche le mie camice "al sugo" lo ricordano bene. Però ricordo pure che sono state fatte ricerche di anni e anni per ottenere velocità elevate di ste "ferrari su rotaia" al fine di evitarle. Data le violenza media dello sbattimento, ho pensato prima di arrivare che mi andava bene non avere addosso camice.

Poi arrivo e capisco. La vagozza non è affatto quella che ricordavo, ma somigliava più a un brutto fast food mezzo pub, dove mangi rigorosamente appollaiato su trespoli o più spesso in piedi. Come i polli. "Già", ho pensato, per le bestie c'è la mangiatoia, non un posto a tavola. Meglio allora dove non c'è "ristorante", penso, che uno non lo vede e non gli viene la tristezza o la tentazione di andarlo a vedere.

Però ero lì e avevo fame e il mio demone al solito non mollava. Se deve farmi fare qualcosa è impossibile resistergli. Per ciò mi avvicino al "bancone" o quello che pareva una copia di un piano bar per paparazzi, dove mancavano però gli alcolici. Na roba coerente (in un ristorante) come barbeque sulla luna. Noto una tipa sfigata facente parte del personale china dietro "la barriera" che mi chiede cosa voglio. Mi viene da riflettere che qui almeno c'è ancora la parvenza d'essere umano, Italo è già più avanti e ha solo macchinette automatiche. Per un istante mi viene da rispondere "...da mangiare, se ci fosse qualcosa di commestibile!", ma poi desistito. Non credo avesse l'animo per cogliere la battuta. Rimango titubante e chiedo cosa c'è.

Panini mi risponde. Eh?! "Toast". C'erto, penso, il toast non è un panino per la mentalità media qui dentro. Però dai, diamogli un altra chance, potrei aver capito male io. Me lo faccio ripetere: "...ma oltre i panini cosa avete?". "Toast gliel'ho detto!", mi risponde piccata. Si, allora è proprio tonta, penso sospirando.

Poi mi indica una colonna vuota dove c'era una vetrinetta larga esattamente una spanna con dei cartellini riposti a caso al suo interno sui microscopici ripiani che potevano stare benissimo in qualsiasi altro posto. "Vede," mi dice con aria paziente da maestrina dell'asilo, "quelli sono i panini".

Guardo sconsolato la carta del bigliettino e già mi immagino in un angolo a divorarla avido, come Charlie Chaplin la scarpa in ben altri "Tempi Moderni" (QUI).

Naturalmente la tipa indicava la scritta. Niente di elaborato, qualcosa tipo: "panino con tacchino". Si, lo so, lo sappiamo. E' perfettamente inutile mettere in una teca dove dovevano esserci dei panini dei biglietti con scritto quali panini avrebbero dovuto esserci e non mi sto inventando niente. Giurin giurella.

Se proprio volevi fare una porcata da risparmio "ecologista" duro e puro, tanto valeva fare un menù consultabile al banco, magari avendo cura almeno di scrivere "esattamente" quello che c'era stato messo dentro, così tanto per renderlo utile. Cioè "fare l'immenso sforzo" riportare in un pezzo di carta unico quanto scritto sulla confezione.

Ma no, troppa "intellighenzia" tutta insieme poi fa brutto. Di nuovo vedendo la mia perplessità e forse in un moto di coscienza, dovuto penso all'esperienza di chissà quanti altri clienti titubanti prima di me, passa a elencare a memoria, biglietto per biglietto bene in vista senza sbirciare e nell'ordine corretto, perché la materia doveva mostrarmi che la sapeva bene e infine aggiunge "se vuole glieli faccio vedere, non è un problema".

In certi posti, penso, il mio demone mi costringe a stare per testare la mia pazienza. Fingo interesse e mi sporgo un poco oltre sta sorta di divisorio ma provo compassione mentre lei rovista in un cassetto dei sacchetti preconfezionati tutti perfettamente uguali sinceramente desiderosa di aiutarmi: "vede, questo è al tacchino e formaggio, questo è al prosciutto e formaggio e questo è al formaggio". Bene, penso, chissà se anche il pane è al formaggio. Perché siccome vorrei almeno provare a evitare latticini e derivati...

No, ho scoperto dopo che era "solo" al latte. Tutto tranne il toast preconfezionato... Al prosciutto e formaggio. Ovviamente. Ma pazienza, procediamo. Guardo la tipa e desidero condividere il mio sconforto per me e per lei, per il disastro che ci circonda, perché siamo entrambi in trappola a prescindere da quello che facciamo, ognuno dalla sua parte di recinto.

Poi penso che non è il caso. Devo sempre stare attento a chi mi sta di fronte. C'è chi capisce e chi no e il mio rispetto per l'essere che sta oltre le apparenze è tale da rendermi difficile anche solo provarci.

Arriva un ragazzo giovane. Chiede un sacchetto di patatine "San Carlo" e acqua gassata. La ragazza lo guarda e gli dice sorridente: "Quali patatine? Sono tutte San Carlo qui!". Dietro di lei 4 sacchetti di numero fanno bella mostra lungo la parete. Non si capisce che differenza ci sia, sono tutti abbastanza simili oltre che della stessa marca. Ovviamente, penso. I panini che sono diversi non vanno messi in mostra, casomai uno riesca a scegliere quello che vuole, mentre le patatine simili ha senso che siano messe in fila a una certa distanza irraggiungibile, per evitare che si riesca comunque a capire cosa c'è dentro. Il ragazzo non si scopone e ne indica una che gli viene fornita prontamente insieme a una lattina. Meno di un decimo del tempo e già esce soddisfatto dal "ristorante". Ed io lì a farmi le pippe che non ci piglia manco per caso con la ristorazione "seria" sta robaccia fantozziana.

Tempi Moderni a cui non mi abituo, certamente. D'altronde come dinosauro non ci vado certo a nozze coi polli di plastica e le mele bacate pagati a peso d'oro (QUI).

Raccolgo le ultime "forze" e chiedo con la massima gentilezza che mi riesce: "c'è un panino senza formaggio?". "Il Crudo!" dice lei priontamente, "va bene?". Annuisco più per stanchezza che per convizione. Allora prende un pacchetto, lo apre e ne tira fuori il contenuto che mette dentro della carta cerata e poi infila il tutto sotto una piastra da bistecchiera. Quindi rimette il panino "scaldato" nel suo sacchetto e me lo porge chiedendo "altro?". Si, dell'acqua liscia e penso già schifato alla lattina. Invece mi arriva una "peggio cosa" in tetrapack con su scritto "smeraldina box" a lato e in centro "Good Pure Cool Smart Green" a caratteri cubitali. Mi sovviene al momento un qualche intuitivo legame con la scritta dei pacchetti di sigarette "il fumo uccide".

Poi mi riprendo dallo shock e il mio demone mi suggerisce un anagramma per l'occasione: "smerdalina box". Ma me lo tengo, non voglio che la ragazza ci rimanga male, dopotutto ha veramente fatto del suo meglio e con sincera devozione al suo lavoro ha cercato di accontentarmi. Era pur sempre meglio della gelida macchinetta di Italo che di certo non avrebbe compiuto nessuno sforzo in tal senso e per ciò in via "più efficiente" so già che tali inutili costi verranno tagliati per essere anch'essi "Good Pure Cool Smart Green".

Bene, ora ci abbiamo il tetrapak buono, puro e verde. Minchia, vuoi mettere? Mica come l'inquinogenissima lattina o la vecchia bottiglietta di plastica che già stiamo rimpiangendo perché "al peggio non c'è mai fine". Soprattutto se c'è la precisa volontà di frullarti il cervello un poco alla volta e farne mangime per i vermi. Non ci posso credere.

Il tetrapack che non sai nemmeno dove ca%%o lo devi buttare. Come le mascherine d'altronde. Senza contare l'inquinogenico gel per le mani profuso a tonnellate. Anche quello "Good Pure Cool Smart Green".

Dai, almeno il panino non era cattivo. Aveva solo un poco di carne tra i conservanti e il pane al latte. Così salato che non ho sentito molti altri sapori, ma forse proprio per questo mediamente commestibile. Ancora non siamo al pollo di plastica.

Tuttavia temo che il treno "ad alta velocità" ci stia arrivando e non per ridere. Perché quando il cervello sarà di plastica ne avremo bisogno per alimentarlo.

O no?


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