Una visione alterna...
 
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Una visione alternavita delle cose del mondo

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Kansimba
Estimable Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 194
 

ohmygod, a chi stai lanciando messaggi in codice? e perche dai forum di cdc?

Anche oggi non ha preso la pasticchetta...


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helios
Illustrious Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 16537
 

ohmygod, a chi stai lanciando messaggi in codice? e perche dai forum di cdc?

Anche oggi non ha preso la pasticchetta...

Qualche suppostone potrebbe far miracoli?


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GioCo
Noble Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 2213
Topic starter  

@GioCo, non credo di poter procedere in questa discussione, poiché non riesco proprio a tenere il filo del tuo ragionamento.

Parti dal farmi notare che io sono "guidato dall'emozione e non dal ragionamento"... in base a cosa lo hai capito? E anche se fosse cosa c'entra con la discussione?
E quindi, partendo dalla domanda "nasce prima l'emozione o il ragionamento?", intessi un lungo discorso che, senza soluzione di continuità, passa per la morforlogia, i dogmi scientifici, il nazismo, la xenofobia... e poi mi son perso.

Comunque, non vorrei apparire uno "sporco riduzionista" e coltivatore di dogmi scientifici. Non critico affatto l'uso di termini come creatività, ragionamento, emozione, etc, in un discorso sul pensiero umano, puntualizzo semplicemente che, se il discorso tenta di analizzare certi meccanismi cognitivi, quei termini, di per sé, non significano molto.

Da un certo punto di vista è come l'analisi di una macchina da corsa. Tu potresti essere un grandissimo pilota pur non capendo una cippa di motori, sospensioni, carburanti, gomme, etc. E potresti parlare per ore delle tue esperienze di guida, esplorando tutti gli aspetti ad esse connessi. A partire dalle emozioni provocate dalla guida in sé: le brucianti accelerazioni, le frenate che ti mandano lo stomaco in gola, le sbandate, i sorpassi, gli incidenti... fino ad arrivare agli aspetti più tecnici: come usare il sovrasterzo per curvare, le giuste traiettorie, come prendere la corda... gli elementi tecnici positivi e negativi della tua auto.
Bene, tutto legittimo e concreto. Poi però un tuo amico ti dice: che auto straordinaria! Ma come fa ad accelerare da 0-100 in 2.5 sec. E come fa a raggiungere i i 330 Km/h. E la sua incredibile velocità di percorrenza in curva? Ho visto che consuma molto le gomme posteriori, perché? ...
E tu puoi intrattenerlo parlando delle tue esperienze e delle tue grandi capacità di pilota. Oppure puoi indirizzarlo verso l'ingegnere meccanico che sta al box.
Da come la vedo io vanno bene entrambe le scelte, ma quale delle due ha maggiori probabilità di soddisfare la curiosità del tuo amico?

Va bene, partiamo dalla prima parte. Che tu usi l'emozione non è una comprensione che riguarda quanto scrivi, ma una semplice constatazione che voleva unicamente legarti a una chiave del processo logico che porto, necessariamente di parte, necessariamente mio, ma non per questo meno interessante, anche e sopprattutto perché esce dagli schemi convenzionali che spesso ci condizionano il giudizio. Più ne possiedi, più la tua mente è libera di pensare. La terminologia (non lo dico io, ma ogni linguista serio) non è mai neutra. Mai. Per questo ogni "scienza" ha bisogno del suo registro linguistico. Ma proprio questo può diventare un vincolo e un limite inaccettabile, come spesso si trovano a ricordare gli antropologi (più di altri coinvolti nella necessità di indagare differenti visioni del mondo di differenti culture).

Non intendo il tuo una "sporca riduzione" ma una coerente resistenza, dovuta a una serie di approcci semantici a cui sei abituato. Non ultimo quelli scolastici.

Per l'auto ti rispondo così: mio padre desiderava molto fare il meccanico, ma sua madre che non voleva si sporcasse i vestiti con l'olio di automobile lo ha costretto a imparare il mestiere del sarto. Lui alla fine è riuscito per passione a ricoprire molti ruoli, ma l'unico in cui ha dato il meglio era il pilota (con collaborazioni occasionali) per il test di automobili della Alfa Romeo. Non era meccanico, ma a quanto pare aiutò molto gli ingegneri a migliorare i motori. Non sapeva una cippa di meccanica (non l'ha mai studiata) ma a orecchio sapeva sempre determinare se qualcosa non andava, con precisione esasperante. Una volta si presentò dal meccanico con la frizione che stava per saltare, dicendo "l'ho tirata fino all'ultimo, ma adesso devo proprio cambiarla". Il meccanico ha aperto il motore, sfiorato con le dita il cavetto della frizione e questo è saltato come una corda di chitarra. Non avrebbe saputo spiegare a la fisica elementare del funzionamento di un motore con termini o passaggi logici corretti, eppure questo non impedì a lui a quanti potevano giovare delle sue qualità, di trarne profitto.

Fammi poi aggiungere un altro paio di constatazioni. Spesso gli studiosi rimandano (giustamente) a un linguaggio specifico, perché necessariamente più preciso, carico di un esperienza in quel campo di ricerca. Ma se si guarda la storia, le scoperte davvero importanti non sono sempre fatte da persone accademicamente inquadrate. Da Marconi (semplice appassionato) a Darwin (semplice medico), dai fratelli Wright (autodidatti) a Marx (con una laurea in filosofia farlocca), la capacità visionara e la passione di sicuro è valsa loro più del titolo accademico o degli ambienti chiusi della ricerca. Questo non vuol togliere alcun merito alle accademie, piuttosto è una riflessione amara su come molta ricerca "visionaria" sia stata nel tempo accantonata, senza considerare che (forse e dico "forse") era proprio quella il motore principale del progresso nella ricerca "scientifica". La serietà era data poi dalla passione che nel tempo è stata raccontata (non a caso) come follia. In questo modo la ricerca non folle è diventata quella accademica, mentre quell'altra è sata gelata nell'angolo infernale dei "dott. Frankenstein", con smisurata (e perfettamente inutile) perdita umana di creatività.


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