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Dolore... Perché?


GioCo
Noble Member
Registrato: 5 mesi fa
Post: 1844
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Argomento più che mai spinoso e difficile.

Per ciò devo prenderla alla larga, perdonatemi! Una persona che conosco e stimo ha detto in un occasione che avendo una famiglia da proteggere e uno stipendio da portare a casa, non ci sono dubbi se fare o meno questo "vaccino", fa male, molto male, ma non si può evitare se abbiamo paura di farlo. Dato che gli riconosco come virtù la "coerenza del pensare" , quella capacità di non cadere in contraddizione, soprattutto con se stesso, quelle parole per me hanno un significato profondo.

Molti, tra quanti lo hanno ascoltato, hanno colto questo commento quasi come offensivo reagendo male, l'hanno sentito come un invito a soffrire, nonostante fosse chiaramente solo un invito (che abbraccio in pieno) ad essere coerenti con la propria condizione di partenza e di conseguenza responsabili "di noi stessi". Quindi la domanda sottostante non è "perché non metti a rischio te stesso per non proteggere gli altri?", come quella viziata e velenosa di un televirologo canterino qualsiasi che siamo abituati ad ascoltare 24su24, ma "qual'è la tua situazione e quindi cosa l'infinito ti sta chiedendo?". Se è un sacrificio che il destino chiede, fosse pure per pochi mesi e per tirare avanti la carretta finché è possibile, non sarà nostra facoltà evitarlo.

Il pensiero sottostante è sempre lo stesso: non puoi evitare ciò che sei chiamato ad affrontare. Opporsi significa rischiare di creare un debito (cioè un danno peggiore verso innocenti) che dovrà poi comunque essere ripagato.

Se la parte di te che ti spinge ad agire, vuole che tu corra nudo per i campi, non ha importanza cosa ti inventerai per evitarlo e non ha importanza la paura che ti condizionerà a stare lontano da un atto del genere, arriverai esattamente a correre nudo per i campi e tutte le tue difese costruite con estrema perizia per scongiurarlo crolleranno. Questo è per noi, soprattutto se siamo preda della paura, qualcosa che rimane dentro e profondamente inaccettabile. Per ciò finiamo per combatterlo.

Ecco, il dolore allora cos'è? E' l'impossibilità di accettare l'inevitabilità dell'ignoranza. Come ripeto spesso, qualcosa di difficile da esporre, in questo caso tautologico, per ciò al solito niente di complicato da capire.

Il nostro "destino", se così vogliamo chiamarlo, non è "obbligatorio", non c'è niente che sia tale, ma nel momento in cui abbiamo "del debito" (cioè dell'incompreso) è in un certo senso prioritario che sia soddisfatto e se ciò non avviene, semplicemente si cumula altro debito che a un certo punto sarà ripagato "obtorto collo". Questo tipo di comprensione, l'ho già scritto in altre sedi, non è dottrinale. Non corrisponde a uno "studio" o ad una "memorizzazione" di qualche concetto, è più una esperienza.

Potremmo sintetizzarla con "l'esperienza del dolore", ma ciò implica l'idea ballerina che il dolore sia necessario. Eppure l'assunto che "ciò che siamo chiamati a fare, accadrà" o che "il nostro destino è inevitabile" perché già scritto si sposa con l'idea che il dolore sia necessario. Diciamo, per iniziare a svincolarci dal paradosso apparente di un costrutto falsamente fatalista, che per poter modificare il nostro destino dovremmo conoscerlo prima. Eppure anche qui avremo un altra "deformazione" percettiva critica, cioè l'idea meccanica del futuro, dell'accadere, diciamo per intenderci "televisiva": se avessi un monitor che mi fa vedere il mio futuro sarei a posto, potrei evitarlo.

No, non puoi, non è nemmeno questo ciò che "faticosamente" sto cercando di dire. Tutti questi che ho elencato sono solo banali e tipici trucchi della "Mente che mente" per sviare l'attenzione, come fa il prestigiatore che fa sparire le palline tra le dita e noi rimaniamo incantati dalla sua abilità.

Allora, dicevamo dell'inevitabilità dell'ignoranza: se sapessimo cosa ci aspetta, è certo e indubbio che moltiplicheremmo gli sforzi per evitarlo. Perché è praticamente impossibile accettare il nostro futuro.

Attenzione, a prescindere dal futuro è impossibile accettare il nostro!

Il mio futuro, sarà inaccettabile per me, mentre il tuo lo sarà per te e se ce li potessimo per assurdo scambiare è molto facile che a te il mio futuro appaia più accettabile e viceversa. Sul genere "l'erba del vicino è sempre più verde". Peccato non si possa fare, ognuno è tenuto ad affrontare il suo e paradossalmente perché è colui che è "perfetto" per quel compito, per antonomasia... Da diventare matti!

Allora, è inevitabile oltre che misericordioso "dimenticare" ciò che ci attende per poterlo affrontare. Dato però che non possiamo "dimenticare" del tutto, in fondo in fondo, lo so vi sembrerà forse un discorso assurdo, ma noi "sappiamo" perfettamente ciò che ci attende e persino nel dettaglio, perché ci riguarda. Che lo vogliamo affrontare però è tutto un altro capitolo... Che dipende dall'indentificazione con il veicolo.

Il punto è che non si tratta di qualcosa di pratico, di un accadere nello spazio e nel tempo, ma di una accadere in un altro spazio che è proprio delle emozioni. Diciamo, che ciò che dobbiamo affrontare è esattamente quello che temiamo di più, così iniziamo a spazzare via i dubbi che un POST così miserabile può scatenare nella Mente che mente, esperta assoluta nel confondere e nell'ingannare noi stessi. A buon rendere oltretutto, dato che quest'opera è preziosissima per consentire anche ai più fifoni di realizzare il destino assegnato loro.

Dicevamo che però tale destino non è "inevitabile". No, ma bisogna capire cos'è per noi "destino" e cosa esattamente non vogliamo affrontare. Se dovessimo ad esempio affrontare un drago per vincerlo perché è nostro destino vincere, vorrei capire chi di noi non si esalterebbe all'idea. Ma se dovessimo farlo senza mai la certezza, ad ogni passo, di riuscire nell'impresa o se fosse invece obbligatorio perdere... Ecco che il problema di nuovo non diventa tanto cosa ci tocca affrontare e con quale esito pratico, ma con quale animo lo affronteremo.

Quindi, il punto chiave rimane che a noi, in fondo, non importa esattamente cosa accade. L'infinito opera senza che sia dato al destino particolare importanza, come se fossimo i protagonisti di un videogame, se fallisci metti un altro gettone e ricominci; è ciò che potenzialemente possiamo ricavare vivendo l'esperienza ad avere importanza, a rendere significativa quella esperienza, a costituire o meno un "fallimento" e questo potenziale è indubbiamente emotivo. Per ciò, siccome tale "destino" ha sempre un costo emotivo è sempre un opera eroica, qualcosa che richiede davvero un essere eccezionale anche solo per essere considerata, figuriamoci affrontarla!

Allora, per non rendere le cose troppo "difficili" ha senso dimenticare quel che ci attende, è coerente con le nostre necessità implicite per evitare di costruire fortificazioni che poi devono per forza comunque essere demolite davanti alla necessità del nostro destino. Tali costruzioni difensive sono per ciò inutili e servono a farci adorare come un dio la nostra stessa impotenza. Da qui il mito del Male, che costruisce tali incredibili impalcature solo perché possano crollare a un certo punto, producendo l'esperienza "del dolore". Di conseguenza dal mito del Male si passa al desiderio di eternità destinato a rimanere frustrato in eterno, dato che si costruisce sulle mura di un fallimento profetico: il Male perde sempre e il Bene vince sempre, è l'affermazione superficiale che viene ripetuta nelle fiabe, con il sottointeso, "non senza grande patimento".

In sintesi, il dolore avviene come risposta indiretta per un crollo delle difese erette tra noi e ciò che dobbiamo affrontare e a un altro livello abbiamo deciso di affrontare; siccome non c'è niente di più importante da compiere, a dispetto di qualsiasi barriera eretta, dal momento che è un ostacolo al compiersi di quel destino dovrà venire meno.

Se quindi il destino dal punto di vista di questo mero corpo, questa persona che noi identifichiamo con il veicolo corporeo, è inevitabile in quanto stabilito da colui che rimane infinitamente più forte di noi, però non lo è per nulla l'emozione con cui andremo ad affrontare quel destino e in fondo in fondo è proprio quella che ci importa gestire!

Eppure, è l'ultima cosa che andremo a toccare.

Certo è che più saranno le difese che erigeremo per cercare di evitare quel destino, più sarà la divisione interiore tra l'identificazione verso il veicolo corporeo e la volontà che ci spinge ad agire, più sarà il dolore vissuto nella sconfitta di ogni difesa e di conseguenza l'ignoranza che ci toccherà colmare.


Madrigalista hanno apprezzato
Citazione
albatros
Active Member
Registrato: 5 mesi fa
Post: 5
 

Il dolore rappresenta la prima delle 4 Grandi Verità del Buddha (tanto per ricordare un esempio piuttosto...alto). La sofferenza è la via che ci porta alla comprensione, è una specie di combustibile per accelerare la velocità della nostra evoluzione. Per tante vite si soffrirà senza capire, fino a che questo dolore ci porterà ad una vera ricerca interiore, lontana da schemi, dottrine, filosofie e religioni che incancreniscono la ricerca stessa dell'essere. L'unico modo per arrivare al superamento della mente e del pensiero che crea una falsa realtà sta nell'arrivare a logorare PER USO la mente stessa, fonte di dolore. 

Ho spesso pensato alla mia vita personale come a un libro da leggere e interpretare passo per passo, evento per evento, un libro scritto solo per me, dove ogni capitolo è legato ad un filo logico e coerente, l'esatto contrario del caos non interpretabile che ci sembra di vivere. Un libro dove ad ogni azione corrisponde una reazione, dove tutto ciò che definiamo "male" o "bene" rimane solo una definizione puerile di un qualcosa il cui significato vero ci è nascosto. La vita è solo un puzzle di cui mano mano ricostruiamo le tessere, che prese di per sé, staccate l'una dall'altra, non avrebbero alcun significato. A noi sta l'immane compito di ricomporle. Senza fretta, senza ansia. Perché siamo esseri eterni.

“Aveva la coscienza pulita. Mai usata.”


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