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Il cornuto felice


Pfefferminz
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https://youtu.be/8U4Ck5QemFA (dal minuto sette/cinquanta circa) 

Una breve spiegazione di quali potrebbero essere i meccanismi che inducono così tante persone ad adattarsi ad una situazione in cui sanno di essere prese in giro. Martino Nicoletti spiega dapprima i concetti di "analfabetismo cognitivo" (le persone non capiscono il significato di un discorso, ad esempio alla TV), infantilismo cognitivo (le persone regrediscono, dal punto di vista psichico, allo stadio di un bambino piccolo la cui la fiducia nei genitori è totale) e di "rimozione psichica di massa" in cui un (presunto) trauma viene sottratto alla coscienza. Per finire, Martino Nicoletti, introduce la figura del "cornuto felice", colui che conosce bene l'incresciosa situazione in cui si trova, ma che dopo un calcolo costi/benefici vi si adatta. Il porsi davanti alla realtà ha per lui un costo troppo alto.

A mio avviso, una sintesi geniale, nella sua chiara brevità.

Commento: quel calcolo "costi/benefici", ad un certo punto, potrebbe iniziare a traballare e costringere le persone a guardare in faccia la realtà. 


sarah, Bertozzi, Brule e 2 persone hanno apprezzato
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R66
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Il calcolo costo/beneficio non è di per sé un meccanismo sballato, anzi, in molti casi si rivela essere funzionale per la vita stessa.
Il problema subentra quando si perde la capacità di individuare quel che è un costo e quel che è un beneficio.
In una buona parte di proteste contro il sistema la serenità viene presentata come lo scopo massimo da raggiungere, scopo che cattivoni e malvagi, per vocazione, contrasterebbero da mattina a sera.
Poche volte si impiega il tempo ad analizzare il termine "serenità", è soggettivo si dice, pur di non farlo.
Facendolo si scopre che è rappresentato nella pratica perlopiù da induzioni, non naturali e non onnipresenti come usualmente si tende a pensare.
Nessun vivente ha come parametro la non induzione, si difende soltanto la precedente dalla futura.

In definitiva, tramite un lavorio minuzioso e non di certo iniziato ieri, il beneficio è diventato la stessa trappola.

Da qui, si tratta di scegliere tra una trappola (benefici percepiti/vecchia induzione) e un'altra trappola (costi percepiti/nuova induzione), qualsiasi risultato sarà comunque performante per chi avrà scatenato il processo.
Questi ultimi non devono neanche più cercare di trattenersi, il processo ormai va di autopropulsione, anche sbagliando in maniera inimmaginabile cadrebbero soltanto i singoli e neppure i più grossi, la struttura rimarrebbe inesorabilmente in piedi.


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Pfefferminz
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Il motivo per cui mi è piaciuta l'analisi di Nicoletti è che non fa ricorso al concetto di ipnosi come Desmet. Parla sì di "rimozione", ma in modo blando, l'elefante continua ad essere nella stanza (come l'amante del coniuge) e diventa ad ogni istante sempre più difficile non andare a sbatterci contro il muso. Questo non significa che la sua versione sia corretta e quella di Desmet sbagliata, solo che l'ipnosi è un qualcosa che mi sfugge. Vederla in azione a teatro è un conto, ma immaginarsi masse di gente in preda all'ipnosi è già più difficile. Adestil, nel suo geniale saggio, parla anche lui di ipnosi, ma anche di "subconscio", quindi di qualcosa che potenzialmente può diventare conscio. I contenuti proibiti, di cui non si vuole prendere coscienza, migrano incessantemente fra conscio, subconscio e inconscio (e viceversa). Che fatica che deve fare questa gente per convincersi che tutto va bene, che i malori improvvisi sono causati dal caldo, che l'eccesso di mortalità è un'invenzione dei complottisti! Infatti Nicoletti dice che il calcolo costi/benefici viene fatto ad ogni momento. Penso che questo "calcolo" sia del tutto istintivo/intuitivo. Nessuno si mette seduto ad un tavolo a scrivere diligentemente un elenco dei pro e contro, anche se non sarebbe sbagliato farlo. Ma la vita non è dopotutto fatta di tanti piccoli compromessi? L'individuo cerca di star bene (o non troppo male). Il calcolo costi/benefici viene fatto sottotraccia, dando ora più peso ad un elemento piuttosto che a un altro. Il lavorìo è interiore. L'individuo è consapevole solo del risultato. Penso cioè che la "capacità di individuare quel che è un costo e quel che è un beneficio" sia riservata ad una minoranza di individui, quelli che non guardano la TV, quelli che sanno distinguere fra il "principio di piacere" e quello di "realtà" (Freud). Ma qui si stava parlando degli altri. 

 


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R66
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@Pfefferminz la mia aggiunta, riassunta all'osso, voleva dire che il calcolo istintivo, essendo stati mutati gli istinti, non ha più valenza anche quando fatto a tavolino.
Per andare al fulcro del discorso bisogna sviscerare i significati che si reputano universali, un eventuale thread che in maniera particolareggiata portasse su un piano fisico quel che si racchiude con la parola "serenità", spiattellare i desideri insomma, svelerebbe molti altarini.
Uno fra tutti e parlando in generale: quel che c'è è ben voluto, ciò che si denigra è la propria condizione in quel che c'è.
Se non fosse ben voluto dai più, nessun Cattivone sarebbe capace di far perdurare tutto l'ambaradan.


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Pfefferminz
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@R66 "Se non fosse ben voluto dai più, nessun Cattivone sarebbe capace di far perdurare tutto l'ambaradan."

Ma è stato il "Cattivone" a forgiare le loro menti! È stato tutto pianificato chissà da quanto tempo, anche il fatto che la gente è come la descrivi tu. 

 


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R66
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La tua ultima frase racchiude una delle cause di maggior incomprensione nel piccolo mondo della controinformazione.
Il termine che hai usato, forgiare, funziona su più visuali, ma ogni visuale genera analisi e conseguenti approcci diversi.

Quella che va per la maggiore prevede una qualche forzatura su delle "vittime".
Questa idea fa sì che l'attenzione si concentri principalmente sul "carnefice" che, essendo la causa, rappresenterebbe anche la soluzione cessando di intervenire.
Il perché questa opzione (spesso inconsapevolmente) piace tanto non è difficile da individuare: oltre ad essere la più semplice, sviluppa un tutti puliti a parte i soliti noti.
Non richiede nulla al singolo.

Un altro modo di forgiare è semplicemente quello di allettare.
Nessun carnefice e nessuna vittima quindi, ma soltanto un mercante e un compratore.
La massa compra non perché obbligata a farlo, ma perché brama di suo dal profondo, il mercante non fa altro che promettere soddisfazione.
In questa versione il mercante perde il suo valore propulsivo, sparendo non risolverebbe nulla, la brama, il vero motore, ne richiederebbe subito a gran voce un altro.
Qui pulito non ci esce (quasi) nessuno e il lavoro richiesto al singolo è immenso.
Ovviamente piace meno dell'altra.

Quale delle due più si avvicina al vero?

PS: per individuare la presenza o meno della brama, come già detto, bisogna trasportare i bei termini in pratica fattibile.

 


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Pfefferminz
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@R66 Non è in ultima analisi un discorso sulla natura umana? Se fosse come dici tu, il Cattivone di turno non avrebbe neanche bisogno di manipolare le menti degli individui e potrebbe lasciar fare al corso degli eventi. L'esame di realtà ci rivela però che gli esseri umani sono costantemente sottoposti a un processo di "avvelenamento" delle menti, a cominciare dalla tenera età. Distorsioni che si ripercuotono su tutta l'esistenza, tanto che Freud poteva dire che tutti erano suoi pazienti. Conosciamo i meccanismi con i quali la gente si "difende" dalla realtà, ma quest'ultima ha la caratteristica di non dare tregua... 


sarah hanno apprezzato
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Ti faccio un esempio reale.
È convinzione comune nell'ambito della controinformazione che l'industria del porno sia gestita dai soliti noti con l'apposito intento di dividere, deviare, guastare ecc...
Semplice caso di avvelenamento esterno quindi?
Andiamo a vedere.

Il porno cosa fa?
Genera la lussuria o la soddisfa?
La lussuria non è invenzione dei soliti noti, è proprietà di chiunque e, a meno di non avere una considerazione talmente bassa dei propri simili da vederli come automi totali, risulta riduttivo e di comodo considerare il mercante l'avvelenatore.
Lui colma, asseconda, amplifica, ma non crea la necessità (il veleno).
Quest'ultima non cesserà di esistere con l'eventuale eliminazione del mercante, senza un intervento all'origine, volontario e cosciente, troverà altre vie per essere soddisfatta o genererà frustrazione causando forse scenari peggiori.
Concetto valido per gran parte delle situazione attuali.

 


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Pfefferminz
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Hai scelto l'esempio ideale per dimostrare la veridicità della mia  tesi. 

Il desiderio di consumare pornografia denota una sessualità malata. L'"avvelenamento" è già avvenuto, probabilmente nella prima infanzia come ha ampiamente dimostrato Freud (repressione della sessualità naturale come fonte di nevrosi).  La stimolazione precoce della sessualità come vogliono fare quelli del Great Reset produrrà drammi anche peggiori. Stessa cosa dicasi per gli uomini che frequentano prostitute o che lo farebbero, se ne avessero l'occasione. Fortunatamente posso provarlo, perché ho amici maschi che mai e poi mai andrebbero da una prostituta. 

Come vedi, abbiamo una concezione diversa della natura umana. Io ho sentito racconti di quanto siano svegli i bambini piccoli di due o tre anni, prima che la cosiddetta educazione (estirpazione della gioia di vivere?) si avventi su di loro. 

 


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sarah
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In ogni caso, @R66, la creazione di bisogni è una tecnica fondamentale e potentissima della pubblicità. Se, ad esempio, la pornografia in sé rappresenta "un prodotto" destinato comunque a soddisfare, diciamo così, una parte di pubblico e a questo soddisfacimento si limita il suo intento, in realtà essa può anche essere un "mezzo" o un "linguaggio", utilizzato spesso proprio per la creazione di bisogni. E ciò vale, credo, anche per molti altri settori che toccano nel profondo la parte istintiva della natura umana proprio per far scoccare quella scintilla che ci convince di avere bisogno di una determinata cosa, che si tratti di un prodotto materiale o di un servizio. Penso che sarebbe un'esperienza unica poter sperimentare come sarebbe la nostra vita senza bisogni creati. Che cosa andremmo a cercare, che cosa potremmo desiderare? E poi si potrebbe anche parlare della nostra inconfessabile tendenza ad essere noi stessi i fautori dei limiti alle nostre libertà. Non tanto noi qui che ora ci troviamo a parlare di questi argomenti, ma restiamo in minoranza relativa. Adesso faccio io un esempio, uno qualsiasi dei tanti: uno sprovveduto "dimentica" un bambino in auto ( fatto gravissimo, per carità ); inizia la fase di scandalo nazionale, di indignazione collettiva spinta dai media che sono maestri nel veicolare messaggi a vari livelli ( non certo solo verbali ) e, nel giro di poco tempo, molti si ritrovano ad invocare le solite "leggi più severe", "inasprimenti di pene" e poi obblighi, regole e naturalmente controlli. Il poveretto che volesse rivendicare l'importanza della propria responsabilità personale nella gestione della vita privata sarebbe ostracizzato e di questi tempi anche esposto ad una sorta di lapidazione social. Il parossismo della vicenda pan demica ci ha giustamente lasciati costernati ma, in fondo, esso trae molti dei suoi fondamenti proprio da questi comportamenti umani. 


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@Pfefferminz @sarah l'intento dei miei interventi era quello di mostrare le diverse percezioni verso dei termini e prassi considerati generalmente validi per chiunque.
Da qui le differenze di reazione ad eventi identici.

Un approccio che parta dal presupposto che l'uomo nasca puro e venga via via inquinato, ovviamente rivolgerà l'attenzione principalmente all'esterno, al Cattivone di turno insomma.

Un altro che invece consideri l'uomo essere il contenitore di ogni debolezza, più che verso il fomentatore di queste ultime, si rivolgerà al contenitore stesso.

Solo per curiosità, ho creduto a lungo alla prima versione, poi son passato alla seconda.
Nel mentre della prima comunque non ho tentato di combattere tutti i malvagi del mondo, ma, convinto dalle mie idee, mi son cercato situazioni quanto più possibile disinquinate, da qui ho capito che l'inquinamento potenzia sì le magagne, ma non le crea, la brace è dentro ognuno di noi come lo è un polmone o un rene.
Ritengo che il primo passo sia quello di accettare ciò in sé stessi anche se fa male.
Fa male perché ci avvicina molto agli individui che spesso vengono incolpati di ogni cosa riducendo la diversità soltanto ad un livello di impatto: più potere più danni. 
Come pro c'è il fatto di eliminare quel ditino accusatore onnipresente, vero ostacolo per l'inizio del lavorio personale.

Non troppo tempo fa con alcuni utenti del blog si parlava a riguardo di queste debolezze: si possono eliminare del tutto o soltanto assottigliarle ad un livello di contenimento accettabile?
Ma questo è un discorso posteriore alla realizzazione della loro esistenza slegata dall'esterno.


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Pfefferminz
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@R66

L'uomo non nasce "puro" né è il "contenitore di ogni debolezza", ma si affaccia al mondo con delle potenzialità, positive e negative oltre che a delle differenze interindividuali. Rispetto agli altri esseri viventi più in basso nella scala evolutiva, l'uomo è pressoché libero da istinti. Uno degli istinti ancora presenti è il movimento del viso del neonato che cerca il capezzolo del seno della madre. L'essere umano viene al mondo "incompleto", a differenza di tanti altri esseri viventi corredati di istinti, per cui ha bisogno di cure per sopravvivere. Questa sua incompletezza fa sì che il neonato sia esposto dalla nascita a delle influenze che agiscono sulla sua psiche. In certi casi, il neonato senza cure amorevoli muore, anche se gli dai da mangiare. Su quale sia la portata di queste influenze precoci sulla psiche del neonato ci sono diverse teorie, ma anche solo il senso comune ci suggerisce che un neonato trattato con amore ha le migliori possibilità di sviluppo.

"... la brace è dentro ognuno di noi come lo è un polmone o un rene."

Questo è il punto centrale del tuo discorso. Sì, puó essere. Non si può escludere che nella nostra biografia personale siano stati fatti tanti errori, anche inconsapevolmente, da avere dentro di noi la "brace" che ci rende facile preda di chi vuole farci del male. Tanto più che le conseguenze degli "errori" commessi da chi ci ha educato, restano per lo più inconsci, un fatto che continua a stupirmi.

Ci troviamo ad un bivio in cui l'essere umano viene visto come un parassita inutile che deve andarsene. Per questo ci presentano la lista Deagel...

Ho l'impressione che assumere il tuo punto di vista sulla natura umana sia un po' come darsi per vinti. 


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