INNO ALL’ANGELO LUM...
 
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INNO ALL’ANGELO LUMINOSO


mystes
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Registrato: 2 anni fa
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« Liberaci, caro Spirito, dallo strepitare dei nostri telefoni e dai bisbigli delle nostre segretarie cospiranti contro l’uomo; liberaci da questi impotenti agglomerati di creature sciamannate coi loro corpi maleodoranti che bagnano il letto, che vomitano, che piangono, coi loro cuori gorgheggianti risatine, fuggitivi, deludenti, e le menti zeppe di scarabocchi, di macchie, di svarioni, alle quali abbiamo cercato cosi scioccamente di portare la luce che non volevano; liberaci da tutto il guazzabuglio di billets-doux, bottiglie di birra vuote, liste di lavanderia, direttive, pagherò e giocattoli rotti, dal caos terribile che questa vita particolarizzata, in cui così vanamente abbiamo tentato di fare ordine, si ostina torvamente a lasciarsi dietro; traducici, Angelo luminoso, da questo inferno di materia inerte e sofferente, che si va facendo via via più senile in un tempo per sempre immaturo, a quel regno beato, tanto più in alto dei dodici venti impertinenti e delle quattro stagioni malfide, a quel Cielo del Caso Veramente Generale dove, non più torturata da tre dimensioni e immune dalla vertigine temporale, la Vita si muta in Luce, assorbita per sempre nello stabilmente fermo, completamente autosufficiente, assolutamente ragionevole Uno» (W.H. Auden, da The Sea and thè Mirror. III. Caliban to thè Audience).

Fonte: Giorgio De Santillana, Fato Antico e Fato Moderno, Adelphi

 


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