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La Storia come nessuno ve l'ha mai raccontata


GioCo
Noble Member
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Non sono Barbero e non ho la sua capacità di sintesi ne la sua sterminata conoscenza dei fatti storici. Come però sa bene chi mi segue, dato che lo ripeto in ogni POST a me non interessa la verità, non la cerco e non la spaccio.

Sono quel che sono, un miserabile con mezzi davvero risibili che tenta nel suo piccolo di fare un lavoro sporco: riflettere sulla realtà indicizzata.

Cioè trovare i principi che si muovono dietro i fenomeni e usarli per avere un diverso ordine con cui risistemare il noto anche più becero e accessibile ai più per vedere (strumentalmente) cosa ne viene fuori. Come avere un puzzle confuso che risistemando i pezzi fornisce immagini diverse per quadri (il più allargati possibile) coerenti di elementi al suo interno e poi provare a mettere tra loro in realzione di coerenza i differenti quadri che emergono e che paiono tra loro spesso inconciliabili.

Ecco, il mio demone oggi mi ha sveglilato presto con una ramanzina che non vorrei per il peggiore dei discoli umani. Il tema di fondo era ovviamente ciò che non voglio condividere e per timore (per giunta). So che la paura non è una scusa valida, men che meno avanti lo sguardo del mio giudice interiore. Ma la debolezza è tanta e cedere è la cosa più facile.

Per ciò chino il capo e procedo.

Quando facciamo il tifo per questo o per quello, ad esempio per Trump o contro Trump oppure per Obama o contro Obama, aderiamo a un principio molto superficiale e manicheo della politica. Ma qual'è la "religione" a muovere in sintesi questa tifoseria? Se fosse il calcio sarebbe una religione sportiva, qui invece?

La storia ci può aiutare, ma non possiamo esaminarla come si fa a scuola e nemmeno come si fa di solito con gli strumenti che ci vengono forniti dalle accademie. Bisogna seguire piste alternative. Per esempio iniziando a mettere al centro il problema globale.

Allora iniziamo a dire che ci sono stati diversi "spostamenti globali" della mentalità e tanti popoli della Storia del Mondo hanno rappresentato questi "spostamenti", hanno cioé cavalcato la realtà dominante di territori più o meno vasti, al punto da lasciare un impronta del loro passaggio. Uno per tutti, tra i noti, Attila.

Tuttavia abbiamo una data e alcuni eventi particolari che proiettano questa mentalità su una scala globale e quindi globalista. Il globalismo ha una data di nascita e un luogo di nascita. Nasce (guardacaso) in Italia con i Comuni e in specifico con le Repubbliche Marinare. La proiezione del dominio di queste realtà ha per la prima volta un respiro concretamente globale e (guarda caso) non riguarda la conquista dei territori ma dei commerci, cioè degli scambi. Teniamo bene a mente questo punto e fissiamolo, perché quel periodo segna l'avvento delle Banche moderne, le prime strutture organizzate apartitiche e apolidi (oggi si direbbe "trans-nazionali" ma le nazioni all'epoca erano ancora troppo acerbe per rappresentare un metro) della Storia dell'Uomo su questo planetoide, per quello che la memoria storica ci consente di osservare oggi.

Siamo intorno al 1400 e di fatto l'Italia è il centro del Mondo, non soltanto dal punto di vista politico, ma economico, militare, culturale e (non secondario) proprio per questo religioso. E' in quel momento di massimo "splendore" che la chiesa cattolica stabilisce il suo potere e lo fa proiettando la sua influenza sull'europa ed è in quel momento che il resto della nobiltà europea sentendosi il fiato sul collo come non mai inizia a immaginare una realtà politicamente più autonoma da Roma. Si intravede un progetto che poi è sempre quello, nato da un idea romantica e medievale, il tentativo che non è mai cessato di rifondare l'unità romana, l'impero e lo splendore che aveva dominato le ere precedenti. Non c'erano ne i mezzi, ne l'opportunità, ne la reale volontà per nessuno, la frammentazione del potere era tale alla fine di quel periodo che a dominare era solo una sterminata prateria di litigiosi nobili che si contendevano lo scettro di "er meio" della fossa più o meno tutti rozzi e buzzurri allo stesso modo. Ma la tecnologia aveva iniziato a sconvolgere gli assetti precedenti e i mezzi per fare la guerra stavano cambiando radicalmente la situazione. In particolare uno strumento che pochi, anzi pochissimi avevano capito essere al centro concreto della rivoluzione in corso, culminata con la scoperta delle Americhe (non a caso): la macchina per la stampa.

Ma approfondiamo un attimo, anche a costo di allungare un poco questo contributo, credo sia obbligatorio per evitare eccessive confusioni. Facciamo un piccolo passo indietro e diamo uno sguardo al medioevo perché e da lì che si forgia "lo spirito" cattolico, quello che veste d'armor cortese una cloaca ributtante che trascente le fantasie più malate. Se uno di noi dovesse tornare indietro, nemmeno riuscirebbe ad avvicinarsi a una qualunque delle realtà urbane dell'epoca, senza morire rimettento le interiora. Immaginate un estate tipo quella appena trascora, cioè mediamente secca, in realtà dove tutti i giorni tutti da ogni davanzale gettano pitali in strada con i loro escrementi attendendo che la pioggia porti via tutto. Certo, poi si spargeva della paglia se no pure loro non ci avrebbero potuto vivere dentro quella fogna a cielo aperto. Ma adesso facciamo un altro passetto. Oltre agli insetti che possiamo solo vagamente immaginare fossero i dominatori incotrastati di giacigli e luoghi di soggiorno vari, iniziamo ad aggiungere i parassiti, di cui tutti erano pieni come cani randagi ed era normale. Zecche, piattole, pulci erano come oggi le zanzare, i dominatori del panorama antropoide (e non solo). Poi aggiungiamo che non esisteva alcuna norma igienica. Non ci si lavava, non dico le mani, ma proprio non ci si lavava, non esisteva l'idea che fosse sensato lavarsi. Ora ancora un altro sforzo, perché stiamo grattando poco poco solo la superficie. I ratti erano ovviamente ovunque e ad essere visti come il Male erano i gatti. Non i ratti, ma i gatti. Con quale conseguenza ve la lascio immaginare. Ma non è finita. I panni in generale non erano oggetto di lavaggio continuo. La maggioranza vedeva il sapone una volta l'anno. Ora, in questo quadretto provate a immaginare cos'era l'impasto del pane, solo l'alimento pricipale. Se veniva grigio era normale, giusto? Si moriva di parto e di gioventù. Ma se immaginiamo che una levatrice era anche la stessa donna che poco prima magari faceva il pane in mezzo alle bestie, perché le bestie (tutte) solevano pascolare indisturbate liberamente per tutta la cucina e fare i loro bisogni in quei luoghi, porci inclusi, allora non è difficile immaginare perché si moriva come mosche. Una setticemia era il minimo garantibile in un contesto del genere, dove dominava per lo più l'ignoranza crassa. Non è poi difficile capire perché con la peste avremo una moria generale incontrollata e incontrollabile.

Scrivo questo per aggredire l'idea poetica e romantica di quel periodo che oggi domina incontrastata e non a caso (ovviamente). Domina l'idea propagandata.

Bene, da questo "humus" e da questa "hybris" si stabilizza lideale cattolico. Non esattamente margheritine sul letame.

La religione cattolica è la prima ad accorgersi del valore della paura ai fini del dominio sulle persone. Non perché le altre realtà storiche non ci avevano pensato, no, no. Perché è la prima a sperimentare l'inferno in terra, la Gehènna così come tramandata dalla tradizione religiosa: una discarica umana in cui vivere. Da lì, da quell'inferno, emerge la realtà dei comuni italiani. Iniziamo a intuire?

Da lì emerge la cosiddetta aristocraiza nera che prende "lo scettro" del comando nella realtà dei comuni, di fatto guidando i moti rivoluzionari del pensiero dell'epoca con la Repubblica Veneta che nuotava letteralmente nella melma di una palude tra merda e cadaveri. Ivi vigeva una relativa libertà di circolazione dei libri (e una più lenta presa politica di Roma) che non a caso trova la sua massima espressione nel proibito (dalla chiesa cattolica) e quindi nella magia nera e nelle arti esoteriche più blasfeme, la perfetta prosecuzione di quello "stile di vita" e di pensiero ributtante che possiamo riassumere nel "carnevale di venezia", dove le maschere servono a nascondere il fetido sottostante e quindi il sacro si mescola al profano.

Da questo momento in poi, parleremo sempre di "stili di vita" anche se il termine è moderno e si riferisce a studi che partono dal secondo dopoguerra (anni '60 circa) sul comportamento delle masse industrializzate. Noi lo intenderemo con un "accezione estesa" alla stregua di "mentalità" che domina una certa realtà locale dai confini sfumati.

Quindi quello è l'origine dell'idea globalista che è un idea prettamente cattolica e di proiezione verso l'esterno: la mania del proselitismo è tutta cattolica. L'idea della missionario che va all'estero con l'intento di covertire "per salvare l'anima dei popoli ignoranti" è tutta ed esclusivamente cattolica. Le altre religioni non si pongono come missione quella di salvare l'anima altrui. Non c'è esempio che possiamo trovare. Ma la missione cattolica è facilmente inquadrabile con la volontà di proiezione globale in nuce. La cattolicità è solo uno strumento politico usato biecamente per sottomettere altri popoli. Un modo per attuare una politica dei piccoli passi e per "portare la civiltà" (quella schifezza ributtante, coperta da uno strato sottile sottile di amor cortese, una mostruosità senza pari per quel che possiamo intendere) ai popoli che ignorando Cristo non possono trovare salvezza (oppure non l'avranno una volta che glialo avranno fatto conoscere, scegliete voi).

Passiamo oltre e andiamo veloci. Si scoprono le americhe e dal quel momento esplode un conflitto feroce in europa. I contendenti in lizza sono quelli nella migliore posizione: Francia e Spagna in testa e in coda l'Inghilterra con la Germania anche se le realtà dell'epoca avevano come protagonisti realtà tipo l'Impero Austriaco. Però sono i primi gli attori che si muovono sullo scenario globale e si proiettano verso l'Oriente. Un oriente visto subito come metro per determinare gli assetti geopolitici. Nasce la prima rivoluzione industriale e come protagonisti assoluti ci sono Francia e Spagna. L'America è ancora una realtà colonica ma aspira già a un autonomia politica che è permessa dalla distanza immensa che è data dall'Oceano. In specie si stabiliscono due poli, uno "tradizionale ed eurocentrico" e l'altro anglofono. Uno cattolico e l'altro separatista e anglicano (su orma luterana non a caso parallela ma germanica).

Andiamo avanti veloce. Nel pieno del boom della rivoluzione francese, in America abbiamo appena visto le guerre di indipendenza. C'è quindi voglia di indipendenza nel globo, ma mentre in America è l'indipendenza di una certa élite da quella europea e in specifico inglese, permessa dall'Oceano e dalle conoscenze limitate della tecnologia dell'epoca (siamo nel 1700) e dal comune "stile di vita", dato dallo stesso substrato di conoscienze socio-economico e culturali, in Europa è un affrancamento dalla nobiltà dovuto a una nuova classe sociale emergente, quella dell'imprenditoria industriale. Se nel giro di giostra passato quindi dominava l'idea che il territorio (del Comune e in Italia) facesse la differenza e quindi le guerre erano per lo più territoriali, ora le guerre si combattono in casa e oppongono due diverse idee per un unica società e per il suo Governo. A confrontarsi sono le idee della vecchia nobiltà e di radice storica feudale e quella industriale e più moderna che vede per la prima volta protagonista una massa operaia, polopana e "dal basso", gli esclusi dal consesso politico (fino a quel momento) e dal tavolo delle decisioni che per la prima volta rivendicano diritti. Ma la torta (non scordiamolo) è sempre globale.

Gli operai diventano molto presto gli utili idioti delle manovre dei grandi timonieri, banalmente perché più ignoranti e le élite se ne servono biecamente nei modi più sporchi e atroci per portare avanti le loro piccole beghe interne. I "diritti" verranno per ciò imbrigliati in codici macchinosi (ricordate l'avvocato "azzeccagarbugli" di manoniana memoria?) che ovviamente avranno come unico scopo cambiare tutto perché nulla cambi. Il manovratore non deve essere disturbato mentre va alla conquista del globo. Nasce cioè l'idea che la democrazia (che preferisco chiamare demoniocrazia, dato l'evidenza icontrovertibile della sua origine sia storica che religiosa e culturale) sia il mezzo per modellare stili di vita consenzienti a un certo "modus operandi" che poi è fondamentalmente quello di investire o se preferite scommettere col culo degli altri. Sempre.

Si passa dalla prima rivoluzione industriale, a guida francese e cattolica dove l'industria (del tessile) fa da apripista, alla seconda a guida inglese e anglicana. Di nuovo la tecnologia sposta "le placche tettoniche" degli equilibri di potere. Dalla macchina a vapore per l'industria del tessile si passa a quella per l'estrazione: non conta più l'idea che sia la trasformazione a produrre controllo sulla ricchezza, ma la materia prima. Mentre le economie di vecchio stampo medievale avevano ancora l'idea che la terra fosse il centro del contendere e l'industria fosse un pericoloso fenomeno apolide che perturbava l'ordine, lo vediamo ancora nelle guerre napoleoniche successive che è un pensiero duro a morire, gli inglesi (e i tedeschi a ruota) sono i primi a capire che il centro è la transazione economica e le guerre territoriali non vincono le battaglie contro ciò che oggi diremmo il commercio ma sarebbe più corretto dire la finanza globale. Riprendono e sviluppano (non a caso essendo poi quelle stesse aristocrazie nere) l'idea finanziaria delle banche come soggetti per il controllo delle materie prime e nasce la borsa di Londra (seconda metà del '500) che dominerà con la compagnia delle Indie (1600) il panorama economico europeo. Possiamo intuire che sotto la guerra francese ci fosse lo zampino della corte Inglese.

Abbiamo per la prima volta fenomeni come Rothschild che fanno soldi finanziando guerre in europa, senza distinzioni di sorta tra i vari belligeranti. Di fatto sono per tutti benefattori che realizzano i sogni più disturbanti delle élite dell'epoca, ma benefattori che guardano a una realtà globale e se ne fottono del territorio e della sua conquista. A loro chi vince non interessa. Per semplicità possiamo intendere che dall'altra parte dell'Oceano la controparte erano i Rockefeller. In competizione ovviamente.

Con la seconda rivoluzione industriale entriamo nel mitico '800. Periodo in cui l'impero inglese di fatto emerge come protagonista assoluto. Parliamo del primo impero effettivamente globale. Perché? Perché inizia un confronto tra realtà che non sono più locali ma hanno entrambe bene in mente che la posta in @GioCo è il controllo della economia globale. America e Corona Inglese. Inizia la colonizzazione dell'Africa e non a caso Francia e Germania sono protagonisti della spartizione, mentre Olandesi e Iglesi del commercio, in particolare degli schiavi. Tutti fanno soldi a palate nel trasfomare il Mondo a loro immagine e somiglianza. Perché? Facile, con la guerra di indipendenza, di fatto inzia un processo in America di proiezione all'esterno che la mette in diretta competizione con l'economia della Corona Inglese che avverte immediatamente che il problema è la disponibilità e il controllo delle materie prime, come il carbone ad esempio. Quindi inzia una serie di avventure globali e lo fa usando il culo degli altri come da copione. Se l'America ha il sud come potenziale riserva di materia prima, da noi c'è l'Africa e si va quindi alla conquista dei territori interni con la nuova ideologia tipicamente inglese che osserva come gli altri popoli siano inferiori. Il colonialismo si veste quindi di razzismo per darsi un tono scientifico al fine di giustificare agli occhi dell'opinione pubblica (la massa operaia) lo sfruttamento bieco e orrido suo e dei popoli colonizzati. Il protagonista assoluto è Darwin. Abbiamo quindi per la prima volta l'uso della scusa scientifica a fini politici e di propaganda. Teniamo conto che fino a quel momento la scusa era sempre stata religiosa, cattolica e cristiana.

Andiamo veloce. Con la rivoluzione di ottobre e la prima guerra mondiale abbiamo un altro spostamento degli equilibri geopolitici. Stavolta a netto favore americano. Liberi dalle guerre di seccessione, gli americani hanno avuto tutto il tempo di trasformare il cortile di casa nel pollaio privato dove ricavare tutta la materia prima per l'industria bellica e quindi festeggia, mentre gli europei sono ancora impatanati in divisioni politiche piuttosto vistose e in guerre sanguinose e fratricide. In specie verso oriente e verso l'Asia. Pensiamo solo alle vicente dell'Impero Ottomano o a quelle Austroungariche. La prima guerra mondiale è quindi è l'occasione per indebolire il piede della nobiltà inglese nel cuore europeo: la Germania. Non a caso partria dei banchieri rivali Rothschild. La seconda guerra mondiale sancirà poi il pieno passaggio di consegne nonché la nascita di una nuova realtà geopolitica ed economica: Israele. Non a caso nato da territori strappati dalle grinfie dalla corona inglese che li aveva colonizzati, ma abitati da popoli millenari. Questa realtà è il coronamento del sogno di un élite che si dichiara ebraica ma che usa l'ebraicità per tutt'altro, ad esempio per giustificare ogni porcheria disumana "sfruttabile" a fini di potere vi può venire in mente.

Si salda una nuova allenanza e Israele diventa il garante di quella alleanza: Bush (padre) vola verso le petromonarchie e stabilisce il nuovo standard con il petrodollaro e il Mondo abbandona l'oro svincolando le monete che alimentano un mercato molto più fluido: i commerci si sviluppano enormenente, formando una rede globale e al centro della rete c'è Washington e la sua macchina bellico-industriale. Di nuovo abbiamo uno spostamento o meglio un riassestamento degli equilbri geopolitici: l'America diventa di fatto un attore che si affaccia sullo scenario globale senza concorrenza economica. C'è però un concorrente ideologico. La Russia.

La Russia scommette sul primato del controllo delle Masse che presto diventa un ideale di controllo della Mente. Nei primi anni '60 l'America (la sua élite) ha un idea fortemente econocentrica della gestione del potere. La guerra fredda e lo scontro tra le intelligence (CIA Vs KGB) sposta di nuovo l'asse. Se infatti fino a quel momento era la finanza a governare sulla produzione, tramite il controllo delle materie prime, come il petrolio, la CIA si accorge che il KGB sta sperimentando metodi per il controllo della Mente e si getta all'inseguimento di questo "pericolo". Infatti se il territorio non è più la finanza capitalista ma la Mente, chi può dire chi è il nemico? Nessuno è più al sicuro!

Per trent'anni si "accendono" gli esperimenti più osceni che si possono immaginare. Ne abbiamo qualche sentore per il poco che emerge, come MKUltra che non a caso è una commissione Rockefeller, presieduta da Nelson che "scopre" le attività segrete della CIA e di MKUltra. Qualcuno aveva intuito il potenziale e lo stava usando per guerre intestine evidentemente. Siamo negli anni '70 e gli altarini emergono con Gerald Ford nel 1975. Ovviamente il potenziale per la difesa e immenso e possiamo tranquillamente ipotizzare che gli esperimenti andarono avanti più e meglio di prima, con l'accordo tra le parti.

Arriviamo quindi ai giorni nostri e con questo velocissimo sorvolo abbiamo più chiaro da dove nasce la cultura della paura, quali sono le radici storiche e culturali che mettono al centro il suo uso e sfruttamento a fini di potere. Si indaga appronditamente come la paura agisce sulla Mente e con essa come si controlla la Mente. Diciamo che è stata in quel periodo data una risposta scientifica ai meccanismi che governano la Mente umana e per ragioni di difesa. Dell'élite ovviamente, non la nostra.

Se c'è un problema di difesa allora è necessario creare una risposta e non poteva che essere tecnologica. Se il centro del contendere è la Mente è chiaro che il bersaglio siamo noi. Tutti. Gli utili idioti. Perché in un mondo che si basa su transazioni (=scommesse) fatte esclusivamente col culo degli altri, chi controlla la Mente controlla l'economia.

Semplice.

Quindi nasce Internet che trasforma una rete di relazioni economiche e geopolitiche per pochi intimi in una rete fisica di scambio di informazioni che coinvolge tutto e tutti. Un caso? Non credo proprio.


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