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Specchio delle Mie Brame


GioCo
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AAhh, cosa c'è di meglio della Disney per raccontare quella parte che è impossibile da trattare nella dura e concreta realtà ? Per esempio l'Innocenza.

Proprio oggi in una di quelle manifestazioni in giro per l'Italia in cui si dovrebbe celebrare il fumetto, mi trovavo all'ombra di alcuni enormi platani in uno splendo parco di una villa dei primi dell'800 e ascoltavo assorto un piccolo evento, in cui un gruppetto di bambini veniva coinvolto in una specie di quiz a premi. Protagonisti erano i personaggi di fantasia dei tanti, tantissimi programmi televisivi e fumetti che da decenni ormai ci bombardano le meningi. Domande tipo: "come si chiamano i nipoti di Paperino ?". I bambini si divertivano e facevano a gomitate per rispondere e c'era quello che le sapeva tutte ma si scordava di alzare la mano per prenotarsi e quello invece che alzava sempre la mano più rapidamente di tutti ma non sapeva le risposte. Allora il primo suggeriva al secondo e la conduttrice li sgridava. Un siparietto tra gli infiniti possibili di questo strano distopico mondo al rovescio.

Quei bambini erano desiderosi di eccellere ed era splendido. Ma in cosa stavano eccellendo esattamente ? Nel ricordare cosa ? Era una festa e le stronzate avevano la precedenza, ok. Ma quando è il tempo di gioire di cose utili per la crescita dei nostri figli ?

Che tempo è quello del trionfo dell'inutile? Uno migliore o peggiore del trionfo dell'ignoranza che si è appena concluso secoli or sono ?

Silvano Agosti sostiene che andiamo a scuola per diventare ignoranti. Ma pochi capiscono ciò che vuole dire. La maggioranza reagisce pensando che esagera, in fondo abbiamo tutti almeno imparato a leggere e a fare di conto, ma anche qualcosina in più a ben vedere. Ma non è quello che Silvano dice... Bisogna ascoltare meglio e con più attenzione! La scuola non è la sede dove alberga l'ingnoranza crassa, tutt'altro! La scuola è la sede dove si va a imparare la difficile arte dell'esercizio dell'ignoranza. Che sarà indispensabile poi per sopravvivere nel Grande Oceano della Follia Molochiana, quella del GADU ove prolificano grembiulini col sorriso di plastica e dove se sei innocente, ti conviene sapere bene come dissimularlo e nasconderlo dietro maschere elaborate e affascinanti. Vietato essere sinceri e soprattutto con se stessi. Se no sei una bistecca per le belve e non importa cosa tu pensi a riguardo. Verrai fatto a pezzi e basta e gli altri, come nel periodo delle Streghe, guarderanno lo spettacolo del tuo massacro pensando: "ecco, io non sono come quello lì...". Già, sei un fetente e te ne compiaci... Oh no ? 😬 

Il mio demone mi raccomanda di andarci piano. Per una volta sono contento di poter essere con lui in piena sintonia. 😳 

Pensateci un secondo. I genitori questo chiedono e vogliono. Sanno perfettamente che il Mondo è un Merda colossale e che il loro bambino prima o poi ci dovrà nuotare dentro in quello schifo e dovrà pure imparare "più in fretta possibile" a contare solo su se stesso, perché non si sa quanto i genitori possano ancora porvi argine. A volte non ci riescono neppure nel pieno delle loro forze.

Ora però devo calcare un poco. Perdonatemi vi scongiuro! Il pedofilo dice che lui ama i bambini. Non fate batutte per piacere, perché ha ragione. Orribilmente ragione, ma ha ragione. Lui ama i bambini al massimo possibile per questo piano materiale, li ama visceralmente. Come voi amate quello che più amate mangiare o fare fisicamente. Come un leone ama la gazzella. Come un Orca ama uccidere.

Quindi è vero, lui li ama veramente i bambini, non sta mentendo, semplicemente le parole non hanno la stessa semantica della maggioranza. Le parole sono le stesse e il carico emotivo anche, ma non il senso, la direzione che viene data a quelle emozioni. C'è il piacere dello sbratto (per esempio in un videogame) e della guerra dove domina il senso di protezione e di difesa (perché tutto è valutato in termini di rischio) e c'è il piacere di arricchire il prossimo e aiutarlo a crescere. Posso amare intensamente l'una e l'altra cosa indistintamente. Tuttavia l'una esclude l'altra e questo vale per qualsiasi individuo sia esso un animale o un Uomo. Per ciò un Orco potrebbe tranquillamente vivere tra noi e risultarci pure simpatico. Ma questo non rende il Mondo un posto buono dove crescere nell'innocenza. Giusto ?

Sbagliato! Perché al solito quello è solo IL TUO punto di vista. Non quello dell'ipotetico Orco. Che ha fame e adora l'innocenza, ne vuole sempre tanta e sempre di più...

Ma le armi minime del dissenso, quelle spadine di legno che erano poi in fondo attrezzi inadeguati per affrontare Moloch, ce le stanno strappando via di mano e non con gentilezza. Con foga esasperata, di quella che "non vede famelicamente l'ora"...

Specchio delle Mie Brame... Quale è il più Pirla del Reame ? Ho fame... Dovrebbe dire la regina e allora avrebbe tutto più senso. Fiaba inclusa.

Persi i vecchi strumenti è giunta l'ora di fabbricarcene di nuovi e stavolta non quelli forniti dalla scolastica. Cioé dai servi del nemico che volevano solo rendere un po' meno noiosa la caccia all'innocenza, ma che adesso, essendo Moloch ormai vecchio, rincoglionito e impacciato oltre ogni follia, preferiscono che il cibo gli vada dritto in bocca e possibilmente a palate, fino a scoppiare.

Vedete, a me piace discorrere di qualunque cosa. Quando chiacchiero, non mi importa chi ho davanti, constato. Mi limito a quello. Lo possono fare tutti ed è un atto alla portata di tutti. La mia aspettativa e che anche l'altro faccia lo stesso e che le nostre prospettive augurabilmente differenti possano trovare un punto di incontro comune, dato che l'oggetto dell'osservazione, qualsiasi oggetto dell'osservazione, tenderà ad essere il medesimo. Ma non accade. Sorprendentemente non accade.

Da quando sono nato questo esatto problema mi ha sempre lasciato perplesso. Cosa c'era in questa mia aspettativa pedissequamente delusa che non funzionava ?

Noi non constatiamo, non confrontiamo i punti di vista reciproci di ciò che constatiamo e se lo facciamo le parole diventano scivolose. La constatazione è interpretata come opinione, invariabilmente. L'intento diventa per ciò sospetto ed ancora di più se già abbiamo coltivato un opinione sul nostro interlocutore: "visto, lui è fatto così e non è cambiato". Certo che non lo è, come non lo è la tua immagine riflessa su di lui. Cioè la tua opinione. La proiezione della nostra Ombra sugli altri. Se capiamo ad esempio di rabbia, quella cercheremo nelle nostre "opinioni" verso l'altrui animo e non vi preoccupate, scoveremo il modo per renderla oggettivamente evidente a tutti se lo valuteremo necessario.

Ma al solito è peggio di così. Questa è la parte zuccherina. Andiamo appena un poco più a fondo. Dove possiamo permetterci di arrivare senza andare oltre.

Tanti anni fa, troppi anni fa 🙄 , avevo una curiosa ricorrenza. Quando si avvicinava il periodo freddo, verso ottobre, nelle panetterie che frequentavo comparivano "le ossa dei morti" e mi piaceva andare ritualmente a prenderne qualcuna da consumare in solitudine meditando sulle anime perdute, sul rispetto verso i defunti e sul destino umano in generale. Erano dolci zuccherosi al primo morso ma che diventavano sempre più amari mano a mano che si consumavano in bocca. Possono essere trovati ancora, ma l'amaro (caratteristico) è stato quasi del tutto rimosso. La realtà constatata è così. Appare stranamente dolce all'inizio ma poi diventa amara e più "la si mastica" più l'amarezza consuma ogni altra dolcezza.

Allora se vi parlo ad esempio del fatto che "non sono contro nessuno", potrei anche dirvi che i temi che oggi vengono posti sul piatto sono tutti straordinari e bellissimi. Mai c'è stato dato modo di trattare temi così incredibili e ricchi di potenziale per la nostra crescita. MAI! Dall'identità di genere all'ecologia, prendetene uno a caso, sono tutti temi OCEANICI e pescosissimi che dovrebbero farci solo impazzire di gioia perché finalmente sono messi al centro dell'attenzione umana.

Ma... Noi emergiamo da secoli di scolastica... Non sappiamo nemmeno dove cominciare per gestirli ed è come gettare perle ai porci...

Prendiamone uno "caldo". L'identità di genere. Un bambino dovrebbe sapere che per logica una donna fertile può generare figli e che un maschio fertile per generare figli può depositare in quella donna il suo seme. Questo ha poi tutta una serie di conseguenze logiche, tipo che la donna è certa di essere madre, il padre no. La donna ha bisogno solo del seme non del maschio. Il maschio ha bisogno invece di tutta la donna. Quindi per massimizzare la sua capacità riproduttiva una donna tenderà sempre anche incosciamente a guardare altri maschi, mentre il maschio tenderà ad essere con lei sia protettivo che geloso verso gli altri maschi.

Oggi ci sono molti altri metodi per generare figli, ma questo è quello che abbiamo ereditato da madre natura e possiamo partire da questo che è più che sufficiente (per ragionare). Madre natura se ne fotte delle creature che governa, a lei interessa unicamente trovare l'equilibrio vitale, ottenendo il risultato migliore con la minore spesa energetica. Se non siamo quindi abbastanza efficienti per lei domani possiamo anche toglierci dalle palle e sarebbe contenta. Ma la Natura è fisica e i corpi sono solo corpi che esprimono un certo adattamento verso un certo ambiente. Ad esempio, noi non viviamo di CO², un gas inerte e non essenziale come l'ossigeno per noi, le piante ne hanno invece bisogno per vivere. Ma se cambia la miscela di gas che compone l'aria, per esempio se si caricasse di monossidi, allora potrebbe diventare velenosa per noi e per le piante. Altrimenti ha funzionato così per milioni di anni e può funzionare benissimo ancora a lungo.

L'identità di genere non è una novità nel mondo animale. La natura se ne serve come tutto il resto, senza remore. La natura vive di "real politic" alla Kissinger e se un tipo come lui ci viene a insegnare cos'è realistico, gente ve lo dico, abbiamo raschiato il fondo. Non mettiamoci anche a scavare!

Qualcuno può suggerire che "va bene, però noi adesso possiamo affrancarci dalla natura". Quale "natura" per cortesia ? Quella che hai in testa nelle tue fantasie malate di colori e fantasia e che non ha rispondenza in ciò che puoi constatare o quella di Kissinger ? Perché non è la stessa. Riflettici.

Ma allora @GioCo tu vuoi promuovere il Gender ?

Dio! Secondo me non ne usciamo. Lo ripeto alla noia al mio demone e lui non è d'accordo. Il Gender è un estensione di ciò che possiamo trovare in natura. Questo significa che se lo promuovo, in qualsiasi modo lo voglio promuovere, non mi sto affrancando dalla natura, sto sfruttando un suo aspetto e basta!!!

Portandolo alle sue massime conseguenze e al solito esagerando.

Come chi va a giocare al casinò e ti dice che i suoi debiti stanno per finire perché ha un sistema sicuro e i tuoi soldi in mano sua sono sicuri, non è che ti vuole fregare. Poi svuota il tuo portafogli e ti lascia in mutante ma non è colpa sua. Il metodo funziona e lui ce l'ha messa tutta, se solo avesse avuto qualcosa in più da spendere ce l'avrebbe sicuramente fatta.

Lui e i suoi figli sono ridotti in uno stato di miseria assurda (soprattutto spirituale) ma non è preoccupato d'altro se non di tornare a scommettere per vincere. Guardate un filantropo in faccia e vedrete esattamente quell'Orco lì...

Con il Gender sarà il TUO CULO ma cosa cambia ?!? La dinamica è identica. Vogliamo discutere per piacere di questo ? Vogliamo approfondire e smetterla di cianciare di stupidaggini di contorno alla Disney maniera ? Tipo "il grande reset" o "ci stanno rubando il futuro" ? Come fossimo tutti abitanti di Topolinia e il colpevole è di certo Gambadilegno ? Come se la surrealtà fosse la nostra sola cifra e qualsiasi cosa diversa è per forza sbagliata ?

Boh, vedete voi. Al solito non parlo per me, dato che se fosse, preferirei di gran lunga rimanere zitto. Ma il mio demone al solito non sente ragioni. Per ciò ed unicamente per questo motivo, sempre al solito, chino il capo ed eseguo.

 


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sarah
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Amare nel senso di "consumare" ha perfettamente senso nella semantica, diciamo, materiale. "Amo gli spaghetti", "amo la frittura di pesce". Come mai allora esistono cose che non si possono "amare" in questo modo? O meglio, qual è il limite e perché questo verbo ( preso ad esempio ) non può avere sempre la stessa interpretazione? Tu hai suggerito che si tratta del significato che la maggioranza gli attribuisce, un significato necessariamente incompatibile con quello alternativo. Ma la questione è tutta qui? E' possibile, ma cosa guida allora questa scelta? Dal mio modestissimo punto di vista, io vedo la cosa anche in questi termini: tutti noi siamo stati abituati, se non obbligati, a pensare in senso materialista. Ogni cosa che ci circonda appartiene, al massimo, alla "natura" ed è un oggetto materiale e nient'altro. Noi stessi non siamo che un insieme di molecole, regolate da meravigliose reazioni biochimiche che ci vantiamo di saper riprodurre in un laboratorio, per esempio. Non esiste nient'altro, non si commetta l'eresia di crederlo! Noi siamo conformi a questo pensiero poiché ne siamo in qualche modo rassicurati ma anche per non temere di sbagliare, di affermare qualcosa che non può essere verificato "scientificamente", lì alla portata dei nostri limitati sensi. Poi però alcuni, molti conti non tornano ma non ce ne preoccupiamo troppo, il nostro compito fatto bene finisce lì. Allora l'uomo eviterebbe certi comportamenti per pura autoconservazione ( o peggio per conservazione della specie ), dipende dai geni e dalle molecole nel nostro cervello. L'ha detto anche Darwin, non c'è nulla da temere allora. Ma se per un attimo volessimo provare a distinguere tra materia e spirito, o anima, se volessimo immaginare per noi una dimensione più trascendente di quella del solo ciclo della materia... Non ne siamo più capaci e per fortuna, direbbero in molti. In pochi sono disposti a credere a qualcosa di non direttamente percettibile, eppure non può sfuggirci la limitatezza di questa visione. Ciò che è solo materia è privo di queste forti spinte "spirituali" e, al limite, ce lo possiamo anche mangiare... Ma ciò che ha un'anima no, ciò che ha un'anima riesce a piegare persino i comuni significati. Persino la tanto discussa Intelligenza Artificiale, che secondo le più recenti affermazioni potrebbe portarci addirittura all'estinzione, è una cosa e come tale incapace di eguagliare anche solo la minima dimensione trascendente. Altrimenti, il giorno in cui "lascienza" dovesse "provare" che non ci sono differenze tra "amare" una verdura e un qualcosa di più, nessuno sarebbe più in grado di sollevare obiezioni. E non è che non ci stiano provando, per lo meno alcuni.


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BrunoWald
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Le parole si possono torcere a piacere, ma la sostanza delle cose non cambia. Il pedofilo ama solo se stesso: in caso contrario si metterebbe una pallottola in testa prima di fare del male a un bambino.

Un bambino dovrebbe sapere che per logica una donna fertile può generare figli e che un maschio fertile per generare figli può depositare in quella donna il suo seme. Questo ha poi tutta una serie di conseguenze logiche, tipo che la donna è certa di essere madre, il padre no. La donna ha bisogno solo del seme non del maschio. Il maschio ha bisogno invece di tutta la donna. Quindi per massimizzare la sua capacità riproduttiva una donna tenderà sempre anche incosciamente a guardare altri maschi, mentre il maschio tenderà ad essere con lei sia protettivo che geloso verso gli altri maschi.

È vero esattamente il contrario. Un uomo in teoria potrebbe generare migliaia di figli con centinaia di donne diverse, e disinteressarsene completamente: la sua discendenza, o patrimonio genetico, sarebbe comunque garantita. La donna, invece, può avere al massimo dieci o quindici figli nel corso della sua vita (nell'occidente attuale due o tre sono già un lusso), e in quanto madre ha la necessità assoluta di proteggerli: per millenni, durante i quali la morte per fame o per mano nemica era una prospettiva concreta, ciò rendeva necessario impegnare UN uomo a garantire la sopravvivenza della prole. La premessa logica di tale impegno era, evidentemente, la ragionevole certezza di essere effettivamente il padre della prole: ciò spiega esaurientemente la natura e le caratteristiche del matrimonio, così come lo conosciamo.

PS. Un appunto formale: o parliamo di uomini e donne, o di maschi e femmine. Parlare di maschi e donne, o di uomini e femmine, è formalmente scorretto ed irritante. 


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GioCo
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Pubblicato da: @brunowald

Le parole si possono torcere a piacere, ma la sostanza delle cose non cambia. Il pedofilo ama solo se stesso: in caso contrario si metterebbe una pallottola in testa prima di fare del male a un bambino.

Un bambino dovrebbe sapere che per logica una donna fertile può generare figli e che un maschio fertile per generare figli può depositare in quella donna il suo seme. Questo ha poi tutta una serie di conseguenze logiche, tipo che la donna è certa di essere madre, il padre no. La donna ha bisogno solo del seme non del maschio. Il maschio ha bisogno invece di tutta la donna. Quindi per massimizzare la sua capacità riproduttiva una donna tenderà sempre anche incosciamente a guardare altri maschi, mentre il maschio tenderà ad essere con lei sia protettivo che geloso verso gli altri maschi.

È vero esattamente il contrario. Un uomo in teoria potrebbe generare migliaia di figli con centinaia di donne diverse, e disinteressarsene completamente: la sua discendenza, o patrimonio genetico, sarebbe comunque garantita. La donna, invece, può avere al massimo dieci o quindici figli nel corso della sua vita (nell'occidente attuale due o tre sono già un lusso), e in quanto madre ha la necessità assoluta di proteggerli: per millenni, durante i quali la morte per fame o per mano nemica era una prospettiva concreta, ciò rendeva necessario impegnare UN uomo a garantire la sopravvivenza della prole. La premessa logica di tale impegno era, evidentemente, la ragionevole certezza di essere effettivamente il padre della prole: ciò spiega esaurientemente la natura e le caratteristiche del matrimonio, così come lo conosciamo.

PS. Un appunto formale: o parliamo di uomini e donne, o di maschi e femmine. Parlare di maschi e donne, o di uomini e femmine, è formalmente scorretto ed irritante. 

Già. Questo è un altro problema dei vari cortocircuiti da cui dipendiamo @brunowald. Pensare che l'altro abbia detto quello che abbiamo timore abbia detto.

E verò del bambino quello che è constatabile. Costato che nel corteggiamento (ad esempio) "tutte le donne sono puttane" e "tutti i maschi sono gelosi". Ma se guardo un fringuello vedo le stesse identiche dinamiche, non è necessario che "maschi e femmine" siano proiettati nella dimensione umana. Le vedo ripetute all'infinito, non posso poi dire "no è il contrario" perché se no offendo le donne chiamandole "puttane". E' un ordine sistemico più generale e poi le parole che usiamo sono apposta inquisite per fartelo sembrare una merda. Se però insisto che "no", @brunowald, vuol dire che sto cercando di mantenere i pensieri cortocircuitati da cui dipendo e che siccome sono confortevoli, come le coccole della mamma, pretendo il diritto di poterli conservare. Ergo avverti il mio discorso come un attacco a qualcosa. Come se fossi contro qualcosa che a te preme difendere e sei sempre lì, sulla difensiva a cercare nelle mie parole "l'inghippo". Per esempio la morale, perché uso il termine "femmine" irritante, per motivi anche condivisibilissimi. Eppure...

A me non interessa l'argomento. Non disquisisco sul fatto che non hai ragione. Non ti sto ne accusando, ne dando torto. Ti sto solo indicando il cortocircuito evidente da cui dipendi che puoi tranquillamente constatare anche tu. Quel cortocircuito ha uno scopo. Tenere il tuo pensiero entro recinti ristretti e quindi confortevoli (perché ristretti). Uscire dai quei recinti significa anche andare a trovare l'infinito ignoto oltre. Che non è necessariamente "tuo amico" perché c'hai una faccia carina o sei simpatico. Come sarebbe la valutazione di un genitore verso il bambino: semplice e alla portata del bambino.

Certo che è evidente che un uomo può generare un sacco di figli e invece la donna no. Ma questo (perdona) in cosa esattamente constrasta con quello che ho detto ? Se però ti fissi e limiti a questo il pensiero diciamo "comune", perché è questo, un pensiero comune, poi ti manca un pezzo. Come lo colmerai ? Con l'emozione. Perché siccome tra i vari cortocircuiti c'è ad esempio l'allenamento a sentirsi in colpa (come durante le interrogazioni se non avevi studiato) e tu "hai studiato" allora hai bisogno di distribuire colpe e di darmi con ciò dell'ignorante perché "non ho studiato".

Certamente hai ragione. Sono l'essere più ignorante che conosco. Certamente hai ragione, quello che dici è corretto. Tuttavia non sto indicando "una mancanza dottrinale" e non cerco di accusare nulla e nessuno.

Vedi, se dovessimo discutere del fatto che c'è una ferrari che va a 400 Km orari in contromano e in autostrada, il cortocircuto ti costringe a giustificare questo fatto mentre lo condanna quando la constatazione semplicemente lo descrive. Il cortocircuito ti costringe a dipendere da emozioni, dagli "esaltamenti". Per esempio dalla straordinaria perfomance dell'auto o del guidatore che non va condannata. Certo, poi devo giustificare come mai "lui" può e tutti gli altri che rispettano le regole e l'ordine dell'autostrada no. Ma noi siamo arrivati a questo punto @brunowald alla situzione in cui è necessario "sfoltire" chi rispetta le regole, impedendogli di accedere all'autostrada, per fare spazio a chi "ha diritto di andare contromano" e chiamiamo tutto ciò "difesa della libertà e del diritto". Oppure dell'ambiente, oppure della salute pubblica è lo stesso. Poi certo, la "giustifica" non è quella perché non funziona. Per giustificare il fatto che pochi eletti possano mettere tutti in pericolo dando liberamente sfogo ai loro più bassi istinti finalmente liberi da qualsivoglia freno inibitorio, fosse pure anche solo mostrare in pubblico la faccia perbene, distolgo l'attenzione dal pirata della strada e dico: le autostrade sono intasate, siamo in troppi, per il bene comune dobbiamo sfoltirle.

Poi arriva un inutile Pirla totale come me. Un cretino, un ignorante abissale e ti dice "si certo, avete tutti ragione ma quello rimane un pirata della strada!". Ti aspetti a questo punto che le persone constatino che effettivamente... Invece no. Cosa è andato storto? Semplice, c'è bisogno di "credere" che qualcuno possa e debba avere quel diritto e bisogna difenderlo. Come il tuo "genitore", per esempio per venirti a salvare in caso di guai. Lo dai per scontato e se dovessi mettere in discussione che non è così, metteresti in discussione direttamente ciò che ami di più e a cui sei più legato emotivamente. Come il tifo allo stadio la squadra del cuore. Non puoi "credere" che poi di quel diritto il tuo genitore (per definizione "responsabile") se ne profitti. Non sarebbe un bene comune e non è logico... Certo, alcuni sono irresponsabili ma non si può fare di tutta l'erba un fascio.

Tra l'evidenza constatabile e la fantasia quindi, finisci per preferire la fantasia, per esempio che esista una moralità da qualche parte la fuori e che questa funziona in qualche modo. Scarichi. Questo ha immediatamente l'effetto di condannare l'evidenza e chi te la fa notare. Così non si discute dell'argomento, ma di quello che tizio e caio ha detto. Si traduce in automatico l'oggetto in soggetto, l'impersonale in questione personale. Non è una colpa, ma un meccanismo che è in noi ed è naturale. Può essere sfruttato e certamente viene anche sfruttato. Soprattutto se non ne riconosci l'esistenza e non ti attrezzi per prendere provvedimenti.

Poi personalmente, @brunowald, perdonami, ma la semplice fatica che si fa a mantenere il punto sulla constatazione con la maggior parte dei miei interlocutori, mi fa perdere ogni voglia e desiderio di provarci. Il punto che discuto spesso con il mio demone è proprio questo: lo trovo massacrante e abbastanza inutile come sforzo. Ma lui insiste e non molla. Dice che serve a me più che a voi. Avrà, ragione, certamente ha ragione. Però... Poi mi stufo e vi mando tutti a cacare. Abbi pazienza!


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GioCo
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Pubblicato da: @sarah

Amare nel senso di "consumare" ha perfettamente senso nella semantica, diciamo, materiale. "Amo gli spaghetti", "amo la frittura di pesce". Come mai allora esistono cose che non si possono "amare" in questo modo? O meglio, qual è il limite e perché questo verbo ( preso ad esempio ) non può avere sempre la stessa interpretazione? Tu hai suggerito che si tratta del significato che la maggioranza gli attribuisce, un significato necessariamente incompatibile con quello alternativo. Ma la questione è tutta qui? E' possibile, ma cosa guida allora questa scelta? Dal mio modestissimo punto di vista, io vedo la cosa anche in questi termini: tutti noi siamo stati abituati, se non obbligati, a pensare in senso materialista. Ogni cosa che ci circonda appartiene, al massimo, alla "natura" ed è un oggetto materiale e nient'altro. Noi stessi non siamo che un insieme di molecole, regolate da meravigliose reazioni biochimiche che ci vantiamo di saper riprodurre in un laboratorio, per esempio. Non esiste nient'altro, non si commetta l'eresia di crederlo! Noi siamo conformi a questo pensiero poiché ne siamo in qualche modo rassicurati ma anche per non temere di sbagliare, di affermare qualcosa che non può essere verificato "scientificamente", lì alla portata dei nostri limitati sensi. Poi però alcuni, molti conti non tornano ma non ce ne preoccupiamo troppo, il nostro compito fatto bene finisce lì. Allora l'uomo eviterebbe certi comportamenti per pura autoconservazione ( o peggio per conservazione della specie ), dipende dai geni e dalle molecole nel nostro cervello. L'ha detto anche Darwin, non c'è nulla da temere allora. Ma se per un attimo volessimo provare a distinguere tra materia e spirito, o anima, se volessimo immaginare per noi una dimensione più trascendente di quella del solo ciclo della materia... Non ne siamo più capaci e per fortuna, direbbero in molti. In pochi sono disposti a credere a qualcosa di non direttamente percettibile, eppure non può sfuggirci la limitatezza di questa visione. Ciò che è solo materia è privo di queste forti spinte "spirituali" e, al limite, ce lo possiamo anche mangiare... Ma ciò che ha un'anima no, ciò che ha un'anima riesce a piegare persino i comuni significati. Persino la tanto discussa Intelligenza Artificiale, che secondo le più recenti affermazioni potrebbe portarci addirittura all'estinzione, è una cosa e come tale incapace di eguagliare anche solo la minima dimensione trascendente. Altrimenti, il giorno in cui "lascienza" dovesse "provare" che non ci sono differenze tra "amare" una verdura e un qualcosa di più, nessuno sarebbe più in grado di sollevare obiezioni. E non è che non ci stiano provando, per lo meno alcuni.

Come sempre @sarah hai la capacità di mettermi in grossa difficoltà. Sono solo un miserabile... Hai belle pretese!

Amare è (non a caso dopo 2mila anni di cattogiudaismo) uno dei verbi più inquisiti. Amare con il tempo è divenuto un estensione di "credere". Il problema (secondo quello che vedo) è tutto lì.

Il senso materialista è certamente un effetto. Però ti chiedo: "cos'è per te materiale ?". Se dovessi scoprire per esempio che mantieni una certa relazione sensoriale anche dopo quando un corpo non ce l'hai più... Allora ? Cos'è "materiale" ? Tu parli di qualcosa che non sai... Ma ne parli dandola per scontata. Riflettici...

 


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BrunoWald
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Ho la sensazione che in un cortocircuito ci siamo finiti entrambi.

In primo luogo, mi considero alquanto ignorante e non mi basterebbero diverse vite per apprendere tutto quello che vorrei. Figurati se mi metto a giudicare gli altri, o a distribuire colpe: te lo sei proprio immaginato tu.

In secondo luogo, non ho inteso il tuo discorso come un attacco, né sento il bisogno di difendere alcunché. Ho solo commentato, in maniera né ostile né irrispettosa, una piccola parte di un post molto lungo. Precisamente, tra tutti i pensieri da te sviluppati, ho espresso disaccordo su due di essi. Poi, è vero, ho mosso un’obiezione di tipo formale all’uso di termini come “donna” e “maschio”, anziché “uomo”, nella stessa frase, ma si tratta chiaramente di una questione insignificante, almeno in rapporto al discorso complessivo. Liquidiamolo pure come un mio vezzo.

Dunque, di tutto l’articolato pensiero che hai espresso, mi sono limitato a dissentire su due punti specifici. Quello sui pedofili non credo che richieda ulteriori chiarimenti. Circa il secondo, tu avevi scritto: “La donna ha bisogno solo del seme non del maschio. Il maschio ha bisogno invece di tutta la donna”. Secondo me non è così, e questo ha delle profonde conseguenze nella struttura della psiche, nei comportamenti e nelle aspettative di entrambi i sessi, soprattutto a livello inconscio. Il fatto che non ce ne rendiamo conto ha provocato gran parte delle storture attuali, che faremo una fatica immensa a riparare, ammesso che sia ancora possibile.

Per una manciata di decenni una parte della nostra specie ha vissuto circostanze specialissime - sostanziale assenza di pericoli e nutrimento assicurato, con poco o nessuno sforzo fisico - creandosi una situazione che ha dato alla testa a molti, facendo credere loro di essere dei gran fighi, al contrario dei nostri antenati, buzzurri e ignoranti, maschilisti, violenti ecc. I seguaci di Moloch hanno approfittato di questa superficialità per troncare ogni legame effettivo con le generazioni passate, riunendo il gregge in una bolla di eterno presente in cui le pecore attendono passivamente il loro turno di venir macellate. Esse danno per scontato che il mondo che conoscono - la bolla - sia tutto ciò che esiste; non riescono neppure a immaginare i lunghi secoli in cui la sopravvivenza stessa, individuale e di gruppo, era tutt'altro che assicurata, e bisognava perciò organizzarsi di conseguenza, senza riguardo per i nobili principi e i "diritti" del singolo.

Tantomeno sospettano che quelle circostanze specialissime che danno per scontate - il frigo pieno, la settimana bianca, la cena al ristorante, le vacanze al mare, l'appartamento riscaldato, e soprattutto il fatto che nessuno si presenterà alla tua porta con il mitra in mano, per svuotarti il frigo e stuprarti la moglie e i figli... - potrebbero venir meno in qualunque momento: e se ciò avvenisse, come società saremmo tragicamente impreparati, e dunque alla mercé degli eventi. I nostri avi invece lo sapevano molto bene, per questo non si sono estinti. In quel contesto (che continua ad essere vigente, anche se non ce ne rendiamo conto), fra le altre cose, per la donna lo sperma non era affatto sufficiente: essa aveva invece bisogno di impegnare un uomo ad assumere il ruolo di padre, cosa di per sé non scontata né automatica, in modo che non solo provvedesse al sostentamento del nucleo famigliare e della tribù, ma lo difendesse nel caso si presentasse qualche malintenzionato. Su queste necessità essenziali si è articolata l'intera struttura sociale e famigliare, per millenni.

Quanto sopra non voleva essere altro che un complemento a quanto da te espresso; al limite, la puntualizzazione di un aspetto specifico che ritengo importante. Potrei sbagliare, ma non mi sembra di lasciarmi trasportare dalle emozioni, dalla fantasia o dalle altre paturnie che mi attribuisci. Fra l'altro, non giustifico affatto chi guida contromano, e non credo che esista alcuna moralità là fuori, tantomeno funzionante. Esiste una minoranza di persone che osservano sua sponte determinati principi, riconosciuti autonomamente; per tutti gli altri funziona solo la minaccia del bastone.

Cordialità.


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GioCo
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Pubblicato da: @brunowald

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Tantomeno sospettano che quelle circostanze specialissime che danno per scontate - il frigo pieno, la settimana bianca, la cena al ristorante, le vacanze al mare, l'appartamento riscaldato, e soprattutto il fatto che nessuno si presenterà alla tua porta con il mitra in mano, per svuotarti il frigo e stuprarti la moglie e i figli... - potrebbero venir meno in qualunque momento: e se ciò avvenisse, come società saremmo tragicamente impreparati, e dunque alla mercé degli eventi. I nostri avi invece lo sapevano molto bene, per questo non si sono estinti. In quel contesto (che continua ad essere vigente, anche se non ce ne rendiamo conto), fra le altre cose, per la donna lo sperma non era affatto sufficiente: essa aveva invece bisogno di impegnare un uomo ad assumere il ruolo di padre, cosa di per sé non scontata né automatica, in modo che non solo provvedesse al sostentamento del nucleo famigliare e della tribù, ma lo difendesse nel caso si presentasse qualche malintenzionato. Su queste necessità essenziali si è articolata l'intera struttura sociale e famigliare, per millenni.

Quanto sopra non voleva essere altro che un complemento a quanto da te espresso; al limite, la puntualizzazione di un aspetto specifico che ritengo importante. Potrei sbagliare, ma non mi sembra di lasciarmi trasportare dalle emozioni, dalla fantasia o dalle altre paturnie che mi attribuisci. Fra l'altro, non giustifico affatto chi guida contromano, e non credo che esista alcuna moralità là fuori, tantomeno funzionante. Esiste una minoranza di persone che osservano sua sponte determinati principi, riconosciuti autonomamente; per tutti gli altri funziona solo la minaccia del bastone.

Cordialità.

Prendo solo questo ultimo pezzo per fare qualche precisazione. Non c'è in me la volontà di rendere "personale" il discorso nei tuoi confronti. I meccanismi che ci vivono sono tali in ognuno di noi e quindi per estensione anche in te, come in me. Potranno essere più o meno intensi, più o meno avvertiti, ma il processo rimane lo stesso. Nel descriverli guardo a me stesso e poi mi confronto a lungo per capire se vale anche per gli altri. Se diventano infine "altamente predittivi" li assumo come più generali. Poi certamente il mio è più un cenno all'argomento, se no ci vuole un trattato di psico~biologia e non mi sembra il caso.

Quello che scrivi è più che sacrosanto e corretto e lo condivido in pieno. Ma il tuo è un discorso limitatamente storico e sociologico che si inserisce (giustamente) nel quadro a te noto di ragioni che (per te) assumono valore e che si radicano nella tradizione. Va benissimo, non ne contesto una virgola.

Però quando constato che “la donna ha bisogno solo del seme non del maschio e il maschio ha bisogno invece di tutta la donna” lo faccio a prescindere dalla storia e dalla cultura o dal riferimento etnico, dalla morale o dall'esigenza psicologica che poi nasce dal contesto sociale, per esempio con la famiglia nucleare diffusa tipica del proletariato del secondo dopoguerra (prima erano per lo più famiglie allargate). E' puramente una questione fisica e biologica che riguarda la riproduzione e che poi ogni tradizione gestisce in un certo modo. Per esempio oggettivizzando la donna in vari modi, trasformandola ora in un ornamento di lusso, ora in una proprietà che garantisce la discendenza, ora in un divertimento a tempo. Non il maschio ma la femmina è oggettivizzata a causa delle sue funzioni riproduttive. Poi certamente la realtà è sempre più complessa delle analisi puntuali che possiamo farne e ad esempio non è nemmeno detto che la vendita del proprio corpo faccia differenza tra un operaio e una escort ben pagata, se non che la seconda fa anche spesso una bella vita e non di rado pure carriera al cinema.

Quando si constata @brunowald è molto, molto difficile fare discorsi "neutrali". Cioè che non provocano (anche senza volere) il prossimo che finisce per "inquisire" senza volere l'argomento, perché segue percorsi radicati nella sua propria esperienza e che fatica ad accettare nella nuda sincerità. La maternità surrogata però discende da questo aspetto oggettivo da cui si può partire per capire che non si tratta di qualcosa che ci svincola da madre natura, ma esattamente il contrario, è un tecnologia che ci rende molto più dipendenti da madre natura. Emotivamente molto più dipendenti. Perché prende e isola certi aspetti biologici e li porta alle estreme conseguenze. Che poi sia una vacca o una donna, il principio non cambia. Si poggia sugli stessi assunti e i risultati che possiamo aspettarci non sono dissimili.

Però ti invito a riflettere bene su un fatto: questi argomenti sono straordinari perché ci obbligano ad arricchire tantissimo noi stessi e il panorama da considerare. Ci obbligano al confronto con una realtà diversa, distante e smisurata. Ci obbligano a considerare ciò che abbiamo fin'ora escluso, accontentandoci del nostro piccolo e modesto orticello. Questo non vuol dire che le tradizioni siano sbagliate e si deve abbracciare una realtà liquida, il gender o il woke. Solo che nel considerare queste realtà diverse, è bene non farsi trascinare ne da una parte, ne dall'altra, dal tifo da stadio e dall'esagerazione. Che è un attimo, perché i discorsi sono complessi e gli slogan che circolano catturano. Si passa senza soluzione di continuità dall'esternazione dell'orgoglio gay multicolore (che nessuno dei miei conoscenti gay sopporta) alla difesa dell'etero sessualità in quanto stabilita da Dio e dalla tradizione (due ca%%ate astrofisiche in fila) come se la famiglia non fosse mai stata allargata e qualcuno possa arrogarsi il diritto di stabilire la parola divina in terra, manco fossimo nel periodo della santa inquisizione.


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sarah
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@ GioCo. Mi rincresce di averti messo in difficoltà, non era certo mia intenzione. Non ti definire un miserabile, per lo meno non di fronte alle mie considerazioni che non intendono in alcun modo "mettere alla prova" le tue. Sono un miserabile anch'io, allora, poiché non ho le risposte che molte volte andiamo cercando. Ma forse il "bello" è proprio la nostra ricerca, spesso senza esito certo e fatta a partire da convinzioni o esperienze o punti di vista diversi. I temi che poni sono piuttosto complessi e mi pare di capire che a volte lamenti il fatto di non essere compreso dai tuoi interlocutori. Vorrei poterti invitare a non considerare tutto ciò un fallimento. Quando commento le tue riflessioni non ho certezze da imporre, ma solo libere e umili considerazioni personali maturate lungo una vita. Più domande che risposte. Non sempre entro facilmente nella discussione, a volte la evito ma quando lo faccio, beh, anche per me è come dar retta a un "demone", un mettere alla prova le mie idee e nient'altro. Torno alla tua domanda: cos'è per me materiale? Tutto ciò che è concreto, naturalmente esistente oppure creato dall'uomo con i mezzi che ha a disposizione. Risposta deludente, lo so. Provo ad approfondire. Può il materiale coesistere con l'immateriale e il trascendente? Credo di sì. Ed ecco che ho usato il verbo "credere", credo perché non posso fare altro. Non so quali siano i limiti dei nostri sensi e non penso che il materiale coincida esattamente con l'umanamente percettibile. Se, come dici tu, un collegamento sensoriale dovesse persistere anche senza un corpo materiale si tratterebbe comunque di un'esperienza non documentabile per credere alla quale occorre un atto di fede. "Fede" in senso stretto cioè il ritenere una cosa reale senza poterla provare.


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GioCo
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Pubblicato da: @sarah

@ GioCo. Mi rincresce di averti messo in difficoltà, non era certo mia intenzione. Non ti definire un miserabile, per lo meno non di fronte alle mie considerazioni che non intendono in alcun modo "mettere alla prova" le tue. Sono un miserabile anch'io, allora, poiché non ho le risposte che molte volte andiamo cercando. Ma forse il "bello" è proprio la nostra ricerca, spesso senza esito certo e fatta a partire da convinzioni o esperienze o punti di vista diversi. I temi che poni sono piuttosto complessi e mi pare di capire che a volte lamenti il fatto di non essere compreso dai tuoi interlocutori. Vorrei poterti invitare a non considerare tutto ciò un fallimento. Quando commento le tue riflessioni non ho certezze da imporre, ma solo libere e umili considerazioni personali maturate lungo una vita. Più domande che risposte. Non sempre entro facilmente nella discussione, a volte la evito ma quando lo faccio, beh, anche per me è come dar retta a un "demone", un mettere alla prova le mie idee e nient'altro. Torno alla tua domanda: cos'è per me materiale? Tutto ciò che è concreto, naturalmente esistente oppure creato dall'uomo con i mezzi che ha a disposizione. Risposta deludente, lo so. Provo ad approfondire. Può il materiale coesistere con l'immateriale e il trascendente? Credo di sì. Ed ecco che ho usato il verbo "credere", credo perché non posso fare altro. Non so quali siano i limiti dei nostri sensi e non penso che il materiale coincida esattamente con l'umanamente percettibile. Se, come dici tu, un collegamento sensoriale dovesse persistere anche senza un corpo materiale si tratterebbe comunque di un'esperienza non documentabile per credere alla quale occorre un atto di fede. "Fede" in senso stretto cioè il ritenere una cosa reale senza poterla provare.

La difficoltà è parte della ricerca e se mi metti in difficoltà vuol dire che le tue non sono considerazioni banali e per ciò impongono un approfondimento che (dato l'argomento) spinge verso territori sempre meno esplorati in cui è bene procedere con cautela.

Mi definisco miserabile perché lo sono. Lo vedo con chiarezza. Noi tutti siamo esseri straordinari, ma viviamo in condizioni tremende, come chi è caduto in disgrazia. Schiacciati dentro dai pensieri e pressati fuori dagli eventi, forgiati nostro malgrado tra l'incudine e il martello.

"Credere", o avere "fede", non è sbagliato. Semplicemente è la cifra della nostra ignoranza. Crediamo quello che non conosciamo o più semplicemente "non ricordiamo". Per esempio cosa è accaduto prima di nascere ? Ciò rende la fede semplicemente una pratica tra quelle ascetiche scarsa. Perché tende a deprimere la tensione per la ricerca interiore che avverti inesorabile dentro di te. Placa, ma al contempo riduce la sensibilità. Tra tutte le pratiche di fede, la cattolica rimane quella più scarsa e sembra fatta apposta per inchiodare i discepoli nella loro ignoranza. Manco dispone di una sua ascetica "seria": davvero è difficile trovarne una peggiore, ma se ci fosse, immagino che i cattolici l'avrebbero scovata e imposta ai loro seguaci. Per capire il livello, semi~disperato, basta vedere come sia necessario, nell'intento cattolico, fare tabula rasa di qualsiasi altra pratica anche ferocemente, fosse pure quella di popoli tribali. Perché nel confronto perde penosamente e ci fa pure la figura di m...a. I missionari sono nati per quello, impedire che venissimo a contatto con "altre fedi", noi povere pecore. Si sa mai che filtrasse roba "del demonio" che era meglio per noi non conoscere...

Secondo me, i limiti stanno nel corpo, ma noi non abbiamo un solo corpo. Questo a cui ci riferiamo è solo l'ultimo guscio, perduto il quale ne abiteremo un altro più "sottile". Come perdere un vestito. Dimmi, quando sogni e guardi quello che guardi, con che occhi stai guardando ? Quelli della pineale ? Si, potrebbe essere... Ma, quando ti senti osservata e ti giri e c'è effettivamente qualcuno che ti ha guardato, con che occhi hai scorto quella persona ? Quali sono "gli occhi" che guardano il Mondo ? Quali sono i sensi che lo esplorano ? Perché in certi posti dove non c'è nulla, proviamo certe sensazioni, come di timore, come d'essere spiati e in altri altrettanto vuoti no ?

Tolto questo corpo fisico, diventa chiaro che vediamo benissimo anche con l'altro. Anzi, vediamo di più e meglio. Molto meglio. Le interazioni sono "fisiche", non così diverse da quelle che siamo abituati a gestire. Come in alcuni sogni d'altronde. Certo, le "regole" della "fisica" cambiano e con esse il Mondo che ci circonda, perché è un altro corpo che accede ad altre realtà.

Non è difficile oggi rendersene conto ed è semplicemente la deduzione più logica che possiamo fare. Non è difficile avere esperienze che ci permettono di esplorare, di confrontarci con altri. Capire che sono realtà fisiche e sono reali. La difficoltà se mai è di mantenersi in equilibrio tra la conoscenza e la ricerca. Cioè tenere in equilibrio la pretesa evitando accuratamente di esagerare e di farsi prendere dall'entusiasmo. Quel che fai è giusto ed è per te esatto e in specie se ti spinge a riflettere. Basta procedere con perseveranza e per piccoli passi, osservando non tanto la strada percorsa o quella che manca, ma il passo che si sta compiendo per salire. Sapendo, come sai di vedere quel che vedi, che sarai arrivata quando sarai arrivata. Non c'è possibilità di errore. Non c'è scampo. 😊 


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sarah
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"Si sa mai che filtrasse roba del demonio che era meglio per noi non conoscere". 

Già. Io penso comunque che intorno a questa generica definizione siamo tutti, cattolici per primi, ormai vittime di un grandissimo fraintendimento. O di una serie di fraintendimenti. Non è facile da spiegare; tu hai detto una cosa molto vera, una cosa forse abbastanza evidente ma che finora non avevo ancora sentito dire da nessuno e che mi ero limitata a pensare tra me e me. E' vero, se c'è una cosa davvero rilevante che questa epoca tremenda ha portato con sé è l'averci fatto riflettere su argomenti che al massimo venivano sfiorati superficialmente. Eravamo in una specie di sonno leggero e continuo. Di cosa si parlava prima e chi parlava? Soggetti assolutamente mediocri che "sparavano" al massimo aneddoti elementari e storielle che francamente non servivano più a nulla. Poi, improvvisamente, la realtà che è andata oltre l'immaginabile ha svegliato dal sonno coloro che avevano qualcosa di più da dire e per fortuna lo hanno fatto. Persino le persone comuni hanno avuto la possibilità di confrontarsi con temi che sembravano archiviati per sempre, impossibili ormai da approfondire. E invece... E così torno alla tua frase e so di addentrarmi in un terreno difficilissimo, spero di essere in grado di esprimere il mio pensiero. La nostra società ( quella italiana in particolare ) che ha interiorizzato la cultura cattolica ha da tempo adottato un concetto "normalizzato" di bene e male che è fluido e si adatta allo "spirito dei tempi". In questo modo si tenta di far convivere l'antico "timor di Dio" che limita le persone all'obbedienza e alla guida del clero con una visione moderna che ovviamente non può lasciar spazio ad una simile dimensione. L'esito rasenta il ridicolo o lo supera, se preferisci. Ecco, allora i concetti di bene e male ( del consentito e del proibito ) si sono abbassati ad un livello più che elementare, un livello che deve sempre essere adattabile alla situazione del momento. Se la dimensione di fede era già, come dici tu, la via meno appagante per affrontare la dimensione trascendente e la tensione che essa genera in noi, in questo modo è venuto meno anche l'ultimo appiglio. Si è improvvisamente e drammaticamente svelata la mediocrità di chi predica e ne è derivato un vuoto immenso. Un vuoto che credo ci stia portando, volenti o nolenti, ad una ricerca di significati onde poterlo riempire. Qualche tempo fa una persona che conosco, molto più religiosa di me che non vado in una chiesa da una vita, mi ha sorpresa dicendomi: non credo che dureremo ancora altri duemila anni solo parlando di peccati di gola e comportamenti di facciata. Non ho potuto darle torto: in quel che ha detto ho intuito un mio pensiero. Questi tempi atroci forse ci danno la possibilità di fare più chiarezza. Che cos'è quel male di cui tanto si parla? Non lo abbiamo forse visto, subdolo ma abbastanza evidente, davanti ai nostri occhi? L'umiltà con la quale la religione ( diffusa nel mondo occidentale ) ci intima di approcciarci alla nostra dimensione spirituale non dovrà essere confusa, credo, con l'inerzia o la cecità. Il mondo religioso occidentale teme enormemente le critiche mondane che lo accusano di creare inutili e dannosi sensi di colpa e dunque per sopravvivere li elimina. Peccato, perché lo fa nel modo sbagliato: meglio un gesto per salvare il pianeta, meglio chiudere un occhio ( anzi due ) sulle perversioni dei potenti, sulle loro affiliazioni sempre più manifeste e distruttive, sulla deriva antiumana che prepotentemente sta erodendo la nostra natura. Secondo loro, si dovrebbe restare umili e basta senza fare troppe domande. E invece, forse per una sorta di eterogenesi dei fini, le domande sono molte più di prima e le risposte facili sempre più inutili.


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